27 ottobre 2012

I sette samurai

pericolositàPremetto che non ho letto il dispositivo della sentenza del "mancato allarme" a L’Aquila, anche perché non c'è ancora (ho letto solo il documento del p.m. per chiedere il rinvio a giudizio, non sono arrivato alla requisitoria, oltre 500 pagine). Non mi interessa sapere cosa ne dicono i rappresentanti della legge, né probabilmente ci capirei qualcosa, quando si parla di leggi. Quella che mi interessa è dire due cose (da blog) sulla differenza tra modo di pensare, sulla comunicazione e su come il tutto è uscito sui giornali o sui siti. È lí che la maggior parte delle persone interessate si fanno un'opinione, spesso di seconda o terza mano, anche se purtroppo ogni passaggio degrada l'informazione. Lasciamo perdere le interpretazioni fantasiose tipo la comparazione sismologi-Galileo (copyright Clini). O il fatto che sia una sentenza contro la scienza. Non lo è, chiariamolo. Se il giudice ha accolto le tesi del p.m. ha punito la "mancata o errata o incompleta" comunicazione del rischio in occasione dello sciame sismico nella zona, molto probabilmente su suggerimento del mitico Guido "massaggino" Bertoloso. Non è questo che conta, anche perché ogni giorno escono nuove interpretazioni e suggerimenti e intercettazioni che cambiano o stravolgono il senso di ogni fatto: è il fatto che ognuno di coloro che è dedicato alla storia, scrivendo sui giornali cartacei e sui blog e su quelli di elettroni e nelle televisioni ha visto il tutto secondo il suo personale punto di vista. Sarebbe difficile diversamente, anche se mi chiedo cosa succederebbe se avessimo un cervello corrispondente all'apparato visivo della bestia qui sotto. 

Alcuni hanno visto il tutto dal punto di vista della legge, e hanno interpretato la sentenza secondo gli arcani delle leggi, trovandola carente. Altri l'hanno vista come una dimostrazione  di cattiva comunicazione della scienza, punita magari male proprio perché è stata cattiva. Altre ancora ne hanno tratto pessimi presagi (applauditi da tutti) per il nostro paese. Ce ne sono ancora (da cui altri rimandi) e ancora e ancora, di pareri (non parliamo dei siti stranieri). Il tutto ovviamente obbedisce alle sindrome dei sette samurai (o dei ciechi e l'elefante). Ognuno vede solo una parte del quadro e, ovviamente, la giudica la più importante e di questo parla. Quindi questo post sarà solo su quello che per me è interessante, di tutta la storia. Leggendo quello che ha scritto il P.M., infatti, mi sembra di capire una cosa curiosa: la logica della legge è diversa da quella della scienza. Alcune frasi infatti sono, per una persona mediamente dotata di conoscenze scientifiche, assolutamente incomprensibili o illogiche. Ma ovviamente non lo sono per il P.M. o il giudice. Questa per esempio, non mi torna, se non con una torsione dei neuroni (fa parte della requisitoria del P.M.).

affermando che sui terremoti “non è possibile fare previsioni”, “è estremamente
difficile fare previsioni temporali sull’evoluzione dei fenomeni sismici”, “la semplice
osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore” e al
contempo l’esatto contrario ovvero “qualunque previsione non ha fondamento
scientifico”;

E tutto il documento, che non è la sentenza ripeto, è ricco di queste frasi contorte.

Così come è contorta la frase che Marcelli, un "giurista internazionale" dice sul Fatto:

«Inquietante al riguardo appare anche la dichiarazione di Boschi secondo il quale la riunione incriminata sarebbe stata “pilotata” verso una sostanziale ammissione di impotenza nella previsione dei sismi».  

Una dichiarazione del genere è sconcertante. Mi chiedono di dire che non posso prevedere i terremoti? Ma lo faccio tutti giorni, se mi pagano. Queste frasi mi fanno dire come le affermazioni blande e a volte contraddittorie degli scienziati possano essere viste, dal p.m. e dal giudice, come una ammissione di incompetenza e poca chiarezza. Che quindi è da punire. E che il giornalista senza preparazione scientifica le veda come esempio di pavidità, di poca chiarezza, di ritrosia e di voglia di nascondersi dietro ai tecnicismi. Eppure le stesse identiche cose ai miei occhi sono solo frasi caute e dubbiose, proprio come dovrebbero essere tutte le affermazioni scientifiche. Lo scontro lo vedo proprio qui. La scienza deve dare, secondo un giudice o un amico al bar, a chi si rivolge alla sua esperienza buone certezze. Non deve prevedere un terremoto, questo lo sanno anche loro, ma dichiarare con forza :"C'è pericolo, o non c'è." Una visione in bianco e nero, che però è tutto meno che scientifica. Forse, non lo so, un vero comunicatore avrebbe afferrato questa esigenza della giustizia. Che, in fondo è anche quella della gente normale, che dopo la sentenza si è sentita soddisfatta (da cosa poi?). I mondi mentali sono obbligati però: non puoi chiedere alla gente di accontentarsi, in certe condizioni, del dubbio e dell'incertezza. Quando scopri il bosone di Higgs, non puoi dire solo "forse c'è"; non ci si accontenta. Devi esserne certo. Se non puoi prevedere un terremoto, devi dirlo chiaro che il rischio c'è. Il problema, il contrasto, è che nessun scienziato lo dirà mai. Nella maggior parte dei casi, si dirà incerto. Voi direte: “Ma questi sono stati, per colpa di Bertolaso, dei politici, dei costruttori, del B. che adesso si ritira, spinti a dire cose che nel profondo del loro cuoricino giudicavano troppo tranquillizzanti», anche se la parola improbabile viene sempre letta come impossibile - e non sono la stessa cosa. È molto probabilmente vero, ed è per questo che chi li considera capri espiatori, come Marco Cattaneo, ha ragione; ma non per quello che pensa lui. Hanno comunicato male e, secondo la corte, in malafede. Imboccati da altri, proprio quelli sopra, che dovrebbero pagare molto più dei poveri portavoce "tecnici". Che però sono ovviamente colpevoli di essersi lasciati abbindolare dal potere, quello vero.

Non mi interessa addentrarmi nelle finezze del processo de L'Aquila, ma solo far capire che spesso la scienza e gli scienziati usano un linguaggio che, alle orecchie della gente "normale" (quindi anche dei magistrati e dei giornalisti; che sono la maggioranza, attenzione, quindi hanno ragione), suona vago e contraddittorio e impreciso. Insomma, una conferma che la scienza e il mondo comune siano due attività umane divise dallo stesso linguaggio. E dire che “gli scienziati dovrebbero comunicare meglio” non risolve il problema. Non è il meglio che manca, perché col meglio sempre nello stesso linguaggio rimarrebbero. È il “diversamente”; e questo è molto, molto più complicato. Non sono io e non siamo secondo me noi giornalisti quelli che dovrebbero insegnare agli scienziati come comunicare (il cosa lo sanno loro). Sono loro che devono fare chiarezza nel loro mondo e, magari anche con l’aiuto di chi lo fa di mestiere, trovare il modo di dire le cose come stanno. Fatta salva la buona fede, ovviamente.

 

P.S. Per una cronistoria del perché L’Aquila è in zona due, ecco qua un documento dell’Ingv. Leggete e traetene le conclusioni di chi siano veramente i colpevoli

20 ottobre 2012

Ma che cervello grande che hai…

Haeckel_Chiroptera_thumb[1]ResearchBlogging.orgFacciamo un esempio; se dico “Il cervello umano è stato progettato dall’universo per conoscere se stesso”, oppure “Il cervello umano deriva dallo sviluppo allometrico di parti diverse del corpo”, quale vi sembra l’ipotesi più affascinante e che attirerà di più l’interesse del lettore interessato alla scienza, o anche quello interessato alle energie cosmiche? Esatto, la prima. Peccato che per essa non ci siano prove, mentre ce ne sono per la seconda. E quindi mi rispondo che per questo è più facile vedere sulle riviste complessi e complicati articoli di fisica piuttosto che complessi e complicati articoli di biologia evoluzionistica. È molto più facile trovare pezzi di meccanica quantistica (la più intricata teoria umana) piuttosto che di biogeografia insulare. Il primo paragrafo non è una risposta, ovviamente, ma un passo in direzione della spiegazione. Insomma, la fisica è piena di teorie misteriose – l’ho già detto qua – mentre la biologia è piena di ipotesi risibili – gli uomini sono scimmie – che vanno contro il normale funzionamento della mente umana. E poi, quando trattiamo di esseri viventi, le cose sono veramente complicate e sfuggenti. Volete un esempio? eccolo. Ho letto sulla rivista Pnas un articolo che mi sembra decisamente interessante. Si intitola Comparative analyses of evolutionary rates reveal different pathways to encephalization in bats, carnivorans, and primates*. Il titolo è tutt’altro che accattivante e affascinante. Niente grandi sistemi o teorie del tutto. L’articolo stesso è ancora meno lineare; dice, in poche parole, che per capire cosa sia successo alle dimensioni del cervello di pipistrelli, carnivori e primati bisogna tenere presente più fattori di quanto non si pensasse finora. Per esempio che il tragitto evolutivo che ha portato a cervelli di dimensioni diverse da quelle che ci si aspetterebbe in base alle dimensioni del corpo può essere: l’aumento delle dimensioni del cervello (e fin qui…), la diminuzione delle dimensioni del corpo, l’aumento relativamente più veloce delle dimensioni del cervello rispetto a quelle del corpo, e la diminuzione relativamente più lenta delle dimensioni del cervello. Ecco perché il lavoro ha esaminato indipendentemente le dimensioni del cervello e quelle del corpo, per vedere se la crescita del cervello (quando c’è stata) potesse avere spiegazioni diverse da quella classica di “il cervello grande fa bene”. E quali fossero le spinte evolutive che hanno portato alla situazione attuale.

I risultati sono complicati, oltre che complessi. Per esempio:

First, we find differences between the relationship of brain and body mass changes depending on whether the brain and body mass are increasing or decreasing, resulting in different patterns of symmetry in some taxa.

Il tutto quindi è governato da dinamiche diverse secondo i taxa considerati. Per esempio, sembra che nei pipistrelli (sopra, in una fantasiosa ma non troppo raffigurazione di Haeckel, da qui, dove ci sono anche i nomi delle bestie) le dimensioni del corpo siano diminuite più velocemente di quelle del cervello, che di conseguenza è rimasto alla fine del processo più grande. Un corpo più piccolo, è l’ipotesi, permette un volo più veloce e soprattutto maggiore agilità nel volo stesso, consentendo anche quindi di catturare le prede all’interno delle foreste e in luoghi stretti. Che poi in conseguenza della diminuzione del corpo il cervello si sia ingrandito, è un fatto evolutivamente secondario. Che però ha permesso ai pipistrelli di sfruttare il tessuto nervo (relativamente) più grande per l’ecolocalizzazione, la cattura e a quanto pare anche la comunicazione tra di loro** (pdf dell’intero articolo). La crescita del cervello è quindi un effetto secondario della diminuzione delle dimensioni del corpo, a loro volta spinte da altre esigenze evolutive. Per quanto riguarda i primati, l’effetto delle due crescite (o decrescite) è più collegato. Per esempio:

Variation in relative brain size is thus inferred to be driven primarily by variation in brain mass during phyletic dwarfing, but primarily by variation in body mass in lineages where overall size is increasing.

Per fare un esempio della complicazione dell’intero studio, a un certo punto si dice che se la limitazione delle risorse (magari dovute alla competizione con gli uccelli) ha portato a una riduzione delle dimensioni del corpo, il cervello è diminuito in modo ancora più veloce perché ha bisogno di molta energia per funzionare. Per i carnivori, l’evolvabilità della massa cerebrale e di quella del corpo variano in maniera più indipendente di quanto non accada per primati e chirotteri. Un’ulteriore complicazione viene anche, in alcune specie come il tricheco, dal dimorfismo sessuale che ovviamente porta a un aumento delle dimensioni del maschio rispetto a quelle delle femmina, senza che ci sia un corrispondente aumento del cervello. In generale sembra che nei carnivori il cervello aumenti di dimensioni in risposta all’aumento della massa corporea, non per necessità di un organo centrale più complesso.

blog_thumb[1]

Schematic diagram of the relationship of possible evolutionary changes in two traits (body and brain mass). Body and brain mass are measured as rates of change between all ancestor-descendant pairs. Possible scenarios are plotted with respect to the y axis (rate of change in brain mass). The green area indicates increasing relative brain mass, and the orange area indicates relative brain mass reduction. ALC, allometric change. Copyright Pnas.

La conclusione, ovvia, è che le spinta che hanno portato a un aumento delle dimensioni del cervello in alcuni taxa non è necessariamente dovuta sempre alla necessità di avere un cervello più grosso per ragionare meglio. Un solo trade-off (compromesso) tra dimensioni del corpo e del cervello non può spiegare tanti casi in cui il cervello è più piccolo (o più grande) dell’atteso. Cioè:

Relative brain size is the compromise of two traits taking potentially different evolutionary pathways involving different combinations of brain–body adaptations.

La non linearità del ragionamento quando si vogliono spiegare strutture evolute è evidente. Bisogna tenere presente un numero molto alto di variabili che possono influenzare – magari in modi che ancora non sappiamo – questo e quel tratto, che però potrebbero anche essere modificati da qualcosa che non abbiamo ancora visto o scoperto. Ecco perché comunicare l’evoluzione è estremamente difficile; discorsi intricati come quelli che ho fatto sopra non avranno mai casa su una rivista; e non per colpa del direttore della stessa, o della casa editrice. Sono obiettivamente complessi da spiegare e difficili da seguire. È necessaria la voglia di un blogger (svincolato dalla necessità di farsi leggere) che si mette a seguire gli articoli pubblicati sulle rivista scientifiche, e cerca di trasmettere – anche o forse solo per il puro gusto e la volontà di farlo – ai pochi lettori che sono arrivati fin qua come gli esseri viventi siano frutto di leggi di natura che però purtroppo devono tenere presente un quantità di variabili estremamente elevata. E che vanno a costruire un mosaico che potrebbe venire a noia, e che molti hanno difficoltà a seguire; il nostro cervello, pur così evoluto, preferisce spiegazioni lineari, tipo causa=>effetto; se a ogni effetto ci sono almeno due o tre cause abbiamo difficoltà a seguire il lungo ragionamento.

Non sto però parlando di creazionisti o anti-evoluzionisti a priori; loro troverebbero degli esempi della presenza di una “divinità creatrice” in qualsiasi articolo che parla di evoluzione o in qualsiasi post di blog che cerca di addentrarsi in interpretazioni pur caute di fenomeni naturali. No, parlo del pubblico comune, normale, affascinato dal mistero (aridaje) che si perde dopo un po’ e preferisce spiegazioni semplici ma allo stesso tempo misteriose, come quella della prima riga. Ecco perché anche alla Blogfest di Riva del Garda ho detto (oddio!!) che i blogger potrebbero essere parte di una catena che va dall’articolo originale o dal ricercatore al giornalista – scientifico o meno – e infine al lettore/ascoltatore/spettatore. Certo ci sono molti passaggi da fare in questo tragitto, e ogni passaggio vede inevitabilmente degradarsi l’informazione. Ma se il passaggio scienziato=>giornalista corre il rischio di travisare completamente il messaggio stesso, perché non fare passi più brevi e più sicuri, che portano però alla fine a un prodotto (che sia articolo o trasmissione o altro) con un’affidabilità maggiore? Per fare della comunicazione migliore, alla fin fine.

 

* Smaers, J., Dechmann, D., Goswami, A., Soligo, C., & Safi, K. (2012). Comparative analyses of evolutionary rates reveal different pathways to encephalization in bats, carnivorans, and primates Proceedings of the National Academy of Sciences DOI: 10.1073/pnas.1212181109

** Knornschild, M., Jung, K., Nagy, M., Metz, M., & Kalko, E. (2012). Bat echolocation calls facilitate social communication Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences DOI: 10.1098/rspb.2012.1995

13 ottobre 2012

Un paio di cosette

ResearchBlogging.orgStanno accadendo, dentro e fuori il lavoro e la famiglia, troppe cose perché un blogger possa tranquillamente scrivere dei suoi interessi. Ma alcune cose sono anche positive, e spingono a buttare giù su schermo qualche ideuzza che pare degna di essere divulgata. Una specie di oasi di razionalità in mezzo a un deserto di batman urlanti, emotivi e irrazionali, per così dire. Entrambe le notizie (notiziole?) scientifiche vanno nello stesso senso, cioè di conferma della teoria dell'evoluzione. Voi dite, ma ce n'era proprio bisogno? Sì, dico io, perché il famoso deserto di cui sopra sta pian pianino invadendo le oasi, minacciando di ricoprirle con la sabbia dello squallido, ed errato, senso comune. 

La prima* riguarda un minuscolo fossile trovato in Cina, che si chiama Fuxianhuia protensa (la vedete accanto**) e ha circa 520 milioni di anni (è del Cambriano, insomma, un'epoca in cui si trovano moltissime specie che assomigliano a quelle di oggi - e altrettanto che non assomigliano a niente); come molti di questi fossili l'interpretazione di quello che i paleontologi hanno davanti non è sempre certa, ma gli autori dell'articolo sono abbastanza certi che una ombra leggera nella parte anteriore del corpo (ombra divisa in tre gangli, tre zone, e che si estende chiaramente anche nei due occhi - alla fine di due peduncoli) sia nient'altro che la parte più importane del sistema nervoso, cioè il cervello. Che già a quel tempo dimostrava come uno de fenomeni più importanti dell'evoluzione, cioè appunto la cefalizzazione e quindi la specializzazione del sistema nervoso in modo da servire gli organi di senso, qui gli occhi, ma soprattutto di elaborare il segnale proveniente dagli stessi. Il tutto sarebbe molto simile al sistema nervoso di alcuni artropodi dei giorni nostri, a parte alcune branchiopodi (come la Daphnia) che invece l'hanno più semplice. Al di là delle interpretazioni della struttura, che potrebbe non essere un sistema nervoso così complesso, gli autori e i commentatori sono quasi tutti d'accordo che la scoperta è importante e ha una serie di conseguenze. Le più interessanti delle quali sono: se si è sviluppato un cervello così complesso, significa che a qualcosa serviva. A elaborare il segnale degli organi di senso, dicono tutti: come gli occhi o qualche altra appendice che potrebbero servire a inseguire le prede, o a sfuggire ai predatori. Sarebbe in questo modo iniziata una vera e propria "corsa agli armamenti" per mangiare e NON essere mangiati, che ha portato all'odierna complessità di specie e di comportamenti.

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