Le antiche carte dei corsari portano un segno misterioso
e ne parlan piano i marinai con un timor superstizioso:
L’isola non trovata F. G.
tutto sia scritto in chiavi misteriose,
effemeridi che guidano ogni azione,
Stelle F. G.

La maggior parte dei blog sono allegre e spesso inutili divagazioni di ottimi scrittori (nel senso che scrivono, non che ci guadagnano con la scrittura). Fa anche piacere leggerli, per un po’. Questo qua invece è nella maggior parte dei casi una noiosa elencazione di nuove scoperte scientifiche, con alcune considerazioni che hanno a che fare con come e perché ‘sta benedetta scienza si deve comunicare. Questo post è un’eccezione, nel senso che si basa solo su intuizioni (orrore!) e non ha alcuna base fattuale (anche se). C’è ovviamente una buona dose di albagìa in questo, ma in fondo mi dico sempre che non sono poi molti quelli che leggono il blog, specie adesso, e così lo uso una volta per sfogarmi.
Allora, da mesi in redazione e fuori stiamo discutendo del perché bene o male (più male che bene) le idee scientifiche facciano una gran fatica a diffondersi e soprattutto a superare un muro di quella che potrebbe essere definita superstizione, ma non lo è, non del tutto. Un coacervo di approcci di senso comune, di interpretazioni facili di fenomeni naturali, di riconoscimento automatico di facce o persone (di agenti, in realtà, in base a quello che si chiama hyperactive agent detector) anche quando non ci sono. E quindi, in definitiva, di spiegazioni molto più semplici da accettare; plasmate, ma fin qui niente di nuovo, dai milioni di anni di evoluzione e soprattutto da quelli passati nella savana ad evitare leoni grossi come orsi e ghepardi grossi come leoni (ricordiamo il detto di Stewart Guthrie “'It's better to mistake a boulder for a bear than a bear for a boulder”). Il tutto è stato spiegato più che bene in questo libro, in cui un filosofo, uno psicologo cognitivo e un neuroscienziato spiegano come molta della scienza sia difficile perché controintuitiva, innaturale e difficile da accettare, in fondo – ma anche in questo, di qualche anno prima. C’è però un altro aspetto che secondo me andrebbe studiato: ovviamente quello che dico dopo è solo ciò che denunciavo prima, un’intuizione senza alcun valore finché non ci fanno degli studi. Intuizioni e suggerimenti che, faccio notare con una punta (!!) di sarcasmo, sono presenti in moltissimi opere letterarie e religiose. E che alcuni hanno visto come precorritrici di molte idee scientifiche, prima di scoprire che per esempio nella Bibbia e in molte altre opere c’è tutto e il contrario di tutto (ma questo è un altro discorso).
Quello che mi pare sia presente in tutte le controversie che contrappongono una spiegazione scientifica a una no sia che queste ultime contengono molto spesso un elemento più o meno rilevante di mistero (come da titolo). Di qualcosa che non sappiamo, che è al di là della nostra comprensione e richiama agenti lontani e molto più complessi del fenomeno stesso, e anche di noi (alla faccia di Occam e del suo rasoio – quella roba che Pluralitas non est ponenda sine necessitate). Le scie chimiche o i terremoti causati da Haarp (o quel che è, non ho voglia di controllare) per esempio implicano una struttura estremamente complessa di organizzazioni segrete e misteriose, che non si lasciano scappare una parola per decenni e decenni, e che fanno quello che fanno per ragioni ancora più misteriose. Non è più facile parlare di condensazione, o di faglie che si spostano? E il complotto per l’allunaggio (ci sono già quelli che dicono che Curiosity non è mai arrivato su Marte, alla Capricorn 1?) O i complottisti dell’11 settembre? E le varie energie che provengono dal centro dell’universo e vanno ad infilarsi proprio dove il cinesino ha infilato gli aghetti? E l’omeopatia? Per non parlare delle religioni. Le spiegazioni di tutti questi fenomeni (si potrebbe procedere, credo) hanno tutti un elemento in comune, appunto il mistero. Nel senso di una interpretazione del fenomeno che lascia un angolino di inspiegato, di non rientrante nelle normali leggi della fisica e della chimica, del “c’è sempre qualcos’altro”, del “ci sono più cose in cielo eccetera”. Che è bello, da certi punti di vista, perché significa che secondo queste persone la scienza non ha ancora spiegato tutto (ed è vero, ci mancherebbe) e quello che manca da spiegare sono leggi sconosciute ma universali, che sconvolgono l’intera struttura della conoscenza umana. Basti pensare al creazionismo; per giustificare una Terra di 6.000 o 10.000 anni la chimica la fisica e la biologia moderne sarebbe da buttar via in favore di nuove leggi. Ancora altamente misteriose ovviamente. Sono approcci che hanno in comune anche il fatto che allargano le loro ali esplicative su qualsiasi aspetto della nostra vita; sono, per dirla con una parola (due), olistiche e onnicomprensive. Che vedono l’universo come un tutto unico, tutto collegato e tutto connesso, in modo che se anche una roccia su Marte si sposta potrebbe avere influenza sul clima terrestre. Notate come spesso in questi ultimi anni questi adoratori del mistero richiamano come spiegazione accessoria l’entanglement quantistico, quello per cui due particelle (beh, le loro proprietà, credo) sembrano essere connesse anche a distanza (molta distanza). Per dire che tutto è connesso a tutto. E come fa a esserlo? Mistero. Quanto a questo, anche l’omeopatia richiama nelle sue spiegazioni forze vitali (vedi vitalismo…) che nessuno è ancora riuscito a spiegare, ma che influenzano in maniera decisa e decisiva la struttura dell’acqua, del farmaco, della diluizione e dell’intero universo.
Perché l’ignoto e il mistero allora, come spiegazione di fenomeni che potrebbero essere spiegati con leggi e proprietà più semplici? Anche se ho detto all’inizio che il tutto erano solo intuizioni con poco valore, ho trovato oggi un articolo che, letto da me almeno, va proprio in questa direzione. È questo qui, ed è l’unico leggibile di una rivista che sembra interessante (dai titoli); non che gli altri non lo siano; non lo so, sono a pagamento. L’autore riprende una serie di altri lavori che hanno a che fare con vari aspetti della fisiologia e della patologia umana. Si intitola “Autism, Psychosis, and the “Two Cultures” - C. P. Snow Reconsidered in Light of Recent Theories about Mentalistic Cognition. Una bella insalata, non c’è che dire; ma interessante, direi, anche se a volte va secondo me troppo nel filone della psicologia evoluzionistica, quindi con basi un po’ ballerine. Insomma, il buon Tanaka (è l’autore) dice che gli uomini si dividono secondo uno spettro che, basandosi sui lavori di Bernard Crespi e Christopher Badcock, classifica come meccanicistico e mentalistico. I primi a quanto ho capito cercano di spiegare le cose in maniera analitica e dal basso, i secondi sono sintetici e per loro i fatti vanno spiegati in una visione più globale e, appunto, olistica. Fin qui tutto bene, a parte il fatto che ci sono anche cause genetiche di questo diverso approccio (non meglio spiegate, a dire la verità). Ma Tanaka, in questo grafico qui, allarga la sua interpretazione 
E dice che le persone che definisce mentalistiche sono proprio coloro che tendono a vedere in ogni azione o fatto o accadimento un agente, ma anche uno scopo, un fino, un obiettivo, in fondo una teleologia, quando non una teologia. Come si vede anche nell’immagine sopra, danno a tutto ciò che vedono e incontrano un eccesso di significato e un valore purchessia. Sono le persone che si dedicano al raccontare storie (storytelling sopra). E qual è una delle componenti più lampanti delle storie, se non il mistero, spesso non svolto e non spiegato. Sono, credo, anche coloro che appartengono a una delle cosiddette due culture, quella umanistica. Che, come dicevo sopra, vede nel mistero, nell’inspiegato e in fondo nell’inspiegabile, qualcosa di fondamentale. Anche se qui si potrebbero fare decine di esempi, dal musicista o l’artista che si rifiuta di “spiegare” la propria opera (l’analisi distruggerebbe l’intero, meglio non entrarci neanche), alla ricerca di cosa c’è dietro e al di là, come nelle citazioni sopra.
Ma lascio come esercizio al lettore trovare negli esempi di tutti i giorni questa volontà di mistero, questa Delusione della Semplicità (lo metto in maiuscolo così si sa che la frase l’ho coniata io…. a dire la verità l’ho trovata anche in un libro del 1700, e basta). Non si accontentano delle spiegazioni della scienza, vogliono sempre che ci sia qualcosa di più. E il mistero per loro deve rimanere tale, sono inorriditi dal tentativo degli scienziati di penetrarlo tanto quanto sono annoiati e respinti dalle spiegazioni. Non sto affatto dicendo che sbagliano, anzi, è probabile che in molte società umane siano o siano stati indispensabili (la ricerca del Graal, mi viene in mente, o l’Eldorado, o la Fontana dell’eterna giovinezza). Quello che mi irrita è il fatto che siano considerati, e si considerino, superiori agli ingegni minuti che hanno, attraverso the aimless blade of science, Slashed the pearly gates.