22 novembre 2012

La fine dalla vicenda? O l’inizio di un’altra?

dibattito-scienzaÈ stata senz'altra una bella avventura, quella iniziata quasi per scherzo e senz'altro con una provocazione. Metto qui quello che ho postato ieri in risposta alle perplessità di alcuni:
È stata la nascita di un coacervo organizzato da parte di pochi volontari che quasi per scommessa hanno raccolto una serie di domande non necessariamente provenienti da espertissimi degli argomenti. Le domande sono quindi generiche e in apparenza banali. Devi anche pensare che il tutto è stato creato in una settimana, dal suggerimento di copiare science debate americano (www.sciencedebate.org) alla creazione del gruppo su Fb con tutti gli annessi e connessi, come sondaggi e liste. Tieni anche presente che il tutto sarà presentato anche alle primarie del centrodestra e a tutte le altre che ci saranno. Per le politiche stiamo organizzando un sito che raccolga un maniera più chiara e meno entropica altre domande, magari più ragionate.
Il tutto non è, né poteva essere, uno sforzo organizzato a livello di quello che hanno fatto i ragazzi americani. Ciononostante (quelli a cui vengono in mente la creatività italiana e “noi siamo dei geni come McGiver” smettano di leggere) ne è uscito un’impresa interessante (al link ci sono le domande e le risposte dal sito delle Scienze) per molte ragioni. Prima di tutto l’idea che da momenti vitali in apparenza caotici possa uscire qualcosa che alla fine si è dimostrato molto organizzato e in grado di smuovere anche i politici. Mi viene in mente il concetto di autoorganizzazione e quasi di autopoiesi, ma lasciamo stare. È ovvio che alla base di tutto ciò ci sono agenti pensanti (la maggior parte) e non molecole chimiche, e che quindi l’esito era un po’ più scontato. Ma appunto perché gli agenti erano tanti (a oggi 874) il risultato non era garantito: le leggi della chimica sono più certe di quella della psicologia.
Un altro punto interessante è stata l’azione di dibattitoscienza come gruppo di pressione. Ovviamente, visto che molti dei partecipanti erano giornalisti, avevano i loro contatti e i mezzi per raggiungere i candidati delle primarie del centro sinistra (voglio vederli contattare quelli del Pdl…). Ma, allo stesso tempo, lo sforzo è stato ancora una volta concentrato e mirato a uno scopo ben preciso che è stato raggiunto (al link un pdf di tutte le risposte, a cura di Andrea Coletta, che non conosco, e qui un mobi) praticamente in tempo – ma leggersi cosa dice la signorina Bencivelli, che di lavoro fa pressione a Renzi. Questo  vuol dire che richieste precise da parte di un gruppo di pressione – non richieste che riguardano casi personali, come licenziamenti o salute, che hanno giustamente la precedenza – domande dicevo che hanno a che fare con la politica generale del governo presente e futuro, possono essere poste senza che il gruppo sia tacciato di avere interessi fumosi e intellettualoidi. Cosa che mi sarei aspettato da qualche governo precedente, quelli di “con la cultura non si mangia”. Questi invece hanno preso le cose sul serio e hanno risposto senza particolare supponenza. Quasi presi di sorpresa, direi, e senza la possibilità di usare (loro sì) la solita spocchia di “fatti in là ragazzo, lasciami lavorare”. C’è cioè, almeno da parte mia, la speranza che questi candidati capiscano che le domande riguardano argomenti forse un po’ generali, ma altrettanto importanti per il futuro del paese e delle altre generazioni. Quelle che seguiranno coloro che ci governano, per dire, non solo le loro.
article-1194446-00138BFC1000044C-638_468x309Ovviamente adesso il gruppo di pressione non può limitarsi a essere un gruppo su Facebook; un po’ perché l’organizzazione sarebbe ancora più caotica man mano che si aggiungo i membri (che sono aumentati di 7 da quando ho iniziato a scrivere), un po’ perché va bene una volta, ma la seconda se ci presentiamo come gruppo di Facebook non ci prendono sul serio. È anche vero che l’appoggio de Le Scienze e del suo gruppo è stato essenziale – il direttore sommo non sarà mai ringraziato abbastanza – ma il tutto è partito da Facebook. L’idea sarebbe quindi quella di creare un sito che raccolga in maniera più organizzata tutte le richieste e le istanze di coloro che hanno partecipato al gruppo, in modo soprattutto che le energie e le idee non si disperdano e soprattutto che l’informazione non si degradi. Con questo voglio dire che da qualche parte ci dev’essere una specie di manifesto (absit con quel che segue) di fondazione del gruppo.
Io, ma qui posso essere corretto, l’avevo inteso non (solo) come mezzo per porre domande che attendevano una risposta precisa dai politici. Ecco quindi la parte che riguarda i giudizi sulle risposte; le ho lette, tutte, un po’ di corsa quelle con i riferimenti di legge, ma non ho ancora un giudizio complessivo. Anche perché mi sono accorto che non tutti l’hanno prese allo stesso modo, non tutti ciò hanno inteso il gruppo come l’ho capito io. Per me doveva essere soprattutto una cartina al tornasole per capire se alcuni dei problemi italiani (e mondiali, peraltro) potessero essere risolti con l’applicazione di uno spirito critico e in fondo scientifico da  parte dei governanti. Per questo delle risposte mi interessano relativamente i particolari, anche perché non sarei in grado di controllare tutti i dati che sono stati sciorinati dai politici. Mi incuriosisce di più le lenti che hanno usato per leggere le domande e stendere le risposte: per dire, che Puppato non sia in grado di distinguere una medicina “scientifica” dall’omeopatia e ritenga che entrambi abbiano cittadinanza nella cura mi insospettisce (vedi pag 71 del libretto di cui sopra): se per caso credesse anche ai nodi di Hartmann, alle energie cosmiche e al reiki? E se il suo approccio negativo agli Ogm fosse dovuto a una qualche visione irrazionale della realtà? Mi fiderei di una così. Se avesse risposto che lei farebbe rimborsare l’omeopatia dal SSN (la farebbe pagare alla mutua, se capisco cosa vuol dire) perché dal punto di vista sociale e psicologico e della persona eccetera l’omeopatia ha un valore, che però non ha scientificamente, l’avrei accettato di più. Così che se avesse detto che è contro gli Ogm perché, chessò, uno studio canadese dice che si può avere trasferimento di geni in specie selvatiche, o che gli insetti evolvono più rapidamente la resistenza al Bt che ad altri mezzi per combatterli (non ci sono studi di questo genere, non preoccupatevi).
Così come mi spaventa la precisa esposizione di Tabacci che nega l’esperienza del protocollo di Kyoto:
Né si può ignorare che per questo motivo il Protocollo di Kyoto e le sue successive evoluzioni non hanno funzionato in modo soddisfacente: non si sono significativamente ridotte le immissioni, mentre si è prodotto qualche guasto economico attraverso i meccanismi compensativi all'interno dei paesi.
global-warming-keep-earth-green-5580917-640-447e subordina la politica dell’energia e la lotta ai cambiamenti climatici all’imperativo economico e allo sviluppo. Insomma, alcuni hanno dimostrato che le loro politiche, quando intercettano i dati e le ipotesi della scienza, che dovrebbe informare la loro azione, preferiscono prendere in considerazione altri approcci. Che non sono ovviamente sbagliati, ma che IO considero miopi e poco rivolti al futuro. Ecco, per me le domande, a questo punto, avrebbero dovuto rispondere a queste mie richieste. Quasi frugare nella mente dei candidati, e scoprire come si pongono di fronte al mondo.
Altri hanno invece inteso il gruppo come un metodo per capire quale sarà la futura politica dell’Italia negli argomenti trattati dalla domande; legittimo, ma diverso dal mio modo di vedere. Altri ancora probabilmente infatti hanno visto le domande come un metodo per farsi un’idea sulle future primarie, e qualcuno avrà intenzioni diverse, che non so e non ho colto. Il futuro sito secondo me dovrebbe a questo punto tenere presente questi due (o tre, o quattro) modi di vedere le domande. E dedicare forum differenti a diversi approcci.
Non mi nascondo che gestire un sito intero, con la probabile valanga di domande che arriverà (ce ne sono già adesso, se scorrete i post del gruppo dibattitoscienza di Facebook). E non nascondo anche che l’abbrivio e l’entusiasmo per un’iniziativa così curiosa e innovativa in Italia – io non ne conosco altre, fatemi sapere se e dove sbaglio – ha fatto sì che molti ci dedicassero il loro tempo, anche prezioso (primo, ripeto, il direttore de Le Scienze e Claudia Di Giorgio, della redazione). Ma quando il tutto diventerà anche soltanto per qualche ora routine, ci saranno le stesse persone? È ovvio che su quasi 900 iscritti qualcuno che si dà da fare lo si trova, ma non vorrei che in questo modo si perdesse l’entusiasmo iniziale e l’impronta primordiale del gruppo. Insomma, pensiamoci e ragioniamo per non disperdere un esperimento meraviglioso in corpore vili.
(Magari tra un paio di giorni leggo bene anche gli altri e do giudizi veri).

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