Da molto tempo non tratto di creazionisti, perché la maggior parte di essi stanno diventando la caricatura di se stessi (persino De Mattei non pisc… dichiara più ai quattro venti, specie da che non è più vicepres del Cnr). Ma uno strano sito mi viene segnalato molto spesso da Google, e mi piace rilanciarlo per alcune ragioni. Una è che la denominazione dell’associazione è un ossimoro delizioso: sono i cristiani cattolici razionalisti (UCCR). E’ un po’ come dire “filosofo cristiano” (questa è presa dall’introduzione – di Stefano Moriggi – di questo libro). L’altra ragione è che spesso si occupano di evoluzione: a modo loro, ovviamente, cioè con una tesi da dimostrare, e tutti i disperati tentativi volti a spiegare come e qualmente Darwin avesse torto. Nel giro di pochi giorni, due post hanno attirato l’attenzione di Google news: uno parlava del famoso Australopithecus sediba, che alcuni, in particolare lo scopritore Lee Berger, ritengono il diretto antenato del genere Homo. Con somma gioia i cristiani razionalisti denunciano al mondo finalmente il complotto degli evoluzionisti, che però si sono finalmente scoperti. Ecco che sediba, al contrario di quanto pensavano gli evoluzionisti, è un esempio di cambiamento non graduale. I risultati così «pongono in dubbio la teoria di un graduale ampliamento del cervello durante la transizione da Australopithecus a Homo» (questo è dal sito di Le Scienze). Perché questo fossile sia una prova contro l’evoluzione per i cattolici razionalisti è però veramente un mistero: nonostante abbia letto il pezzo tre o quattro volte non sono riuscito a capirlo. Ci sono solo citazioni staccate dal contesto di Tim White, John Hawks e appunto il sito delle Scienze. Il tutto fra l’altro è parassitato da un blog di tale Pennetta, un curioso laureato in biologia che a quanto ho capito ha molteplici interessi (tra i quali non rientra però la comprensione dell’evoluzionismo…). Il sito e Pennetta insistono anche sul fatto che alcuni pensano al fossile come a un Australopithecus, altri forse addirittura come Homo: non abituati alle discussioni e più adusi ai dogmi, prendono la normale dialettica scientifica (sentite qua per esempio Berger e Wood sull’argomento) come un disaccordo sulle basi dell’evoluzione stessa. Se vogliono, dò loro il numero di telefono e l’indirizzo di almeno quattro antropologi (anche italiani, và) che la pensano in maniera diametralmente opposta su qualsiasi argomento; ma che non si sognerebbero mai di dire che l’evoluzione è sbagliata.
Ovviamente la situazione è molto diversa se si vanno a leggere gli articoli originali di Science (da cui sono tratte le immagini in alto e sopra): infatti la tesi “smentita” (meglio, non confermata) non è quella dello sviluppo graduale del cervello, ma quella dello sviluppo contemporaneo di tutti gli organi corporei, o ancora, dello sviluppo cerebrale come traino dell’evoluzione del resto del corpo. A dirla tutta, nessuno da anni crede più che a nessuna delle due ipotesi: che ogni essere vivente sia sempre un mosaico (meglio, una chimera) di organi avanzati e altri relativamente più primitivi è un dato di fatto che non ha neppure bisogno di spiegazione da quando Jacob ha scritto Evoluzione e bricolage. E che il cervello si sia ingrandito prima di (per esempio) l’acquisizione della posizione eretta è un mito distrutto dall’uomo di Piltdown (che non è propriamente una scoperta dell’altroieri). Anche in questo caso si tratta del solito uomo di paglia (straw man): i creazionisti costruiscono una posizione degli evoluzionisti che nessuno sostiene, o sostiene più, per dire poi che è sbagliata. Ecco la frase rivelatrice “si allontana l’ipotesi di uno sviluppo gradualistico del cervello. E i biologi, ricorda Pennetta, sanno che il gradualismo è un punto centrale del neo-darwinismo”. Può anche darsi che per alcuni neo-darwinisti il gradualismo fosse il punto centrale della loro posizione, ma vorrei ricordare agli ossimori che, a differenza della teologia, la biologia cambia e si evolve: i neo-darwinisti risalgono agli anni ‘30-‘50, e cosa pensassero Fisher, Dobzhansky, Haldane e Sewall Wright, sinceramente, è adesso poco importante – a parte che per gli storici della biologia. La teoria dell’evoluzione ha visto almeno altri 60 anni di cambiamento, e nessuno ritiene più il gradualismo un punto centrale e irrinunciabile. Non vorrei fare i nomi di Gould e Eldredge, o addirittura di Goldsmith, ma ci sono ben altre impostazioni della teoria dell’evoluzione rispetto a quelle di 80 anni fa. Come abbiamo visto prima, poi, non è certo il gradualismo l’oggetto del contendere, ma l’evoluzione a mosaico e la primazia dello sviluppo cerebrale. ma forse sono concetti troppo difficili per i “filosofi cristiani”
.
L’altro articolo sempre dal sito dell’UCCR è molto più complesso da ribattere, perché viene da un esperto del linguaggio, argomento che per me è troppo difficile. Mi pare però di capire che il post, che richiama le tesi del neurolinguista Andrea Moro, si basi essenzialmente sul fatto che il linguaggio umano è una caratteristica profondamente dicotomica rispetto al resto della comunicazione animale. Un qualcosa cioè che non ha basi nel resto delle specie; il tutto si basa anche sul pensiero di Noam Chomsky, che notoriamente la pensa(va?) così. Solo che Chomsky pensa che il linguaggio sia una caratteristica sì che ci distingue dal resto degli animali, ma non credo proprio (o meglio, non ho letto niente in proposito) che lui ritenga il tutto, come dice Moro, un mistero. Ecco cosa dice Moro:
«la variazione tra le lingue umane non è illimitata perché non è, come invece lasciava credere una certa filosofia del 900, né frutto né del caos né di una convenziona (sic) arbitraria. I confini di Babele esistono e sono scritti nella nostra carne. Si aprono dunque quesiti sulla questione dell’evoluzione della nostra specie impensabili nel secolo scorso, ma rimane fondamentale la consapevolezza che il nucleo del linguaggio umano, la sua capacità creativa, è un mistero».
Anche ammettendo che non esistano i precursori del linguaggio nelle altre specie (e mi pare che Chomsky abbia un po’ rivisto la sua posizione) da qui a dire che non se ne conosce l’origine ce ne corre. Ecco un altro brano rivelatore:
L’essere umano rimane misteriosamente irriducibile, infatti «le grammatiche contengono nel loro nucleo la capacità potenziale di produrre strutture infinite. Inoltre, la comparsa dell’infinito non ammette gradualità, esclude cioè che esistano negli altri esseri viventi “precursori” di questa capacità: certamente gli animali comunicano, ma non lo fanno utilizzando meccanismi capaci di “costruire” l’infinito».
Misteriosamente irriducibile richiama alla mente senz’altro la complessità irriducibile dei creazionisti, e il fatto che non esistano precursori non può che ricordare il salto ontologico di Fiorenzo Facchini e di tanti alti prelati. Come si vede, la caratteristica fondamentale sarebbe la potenzialità di produrre strutture infinite. E poiché nessun’altro animale lo fa, allora il tutto è un mistero e deriva da (?). Il classico argumentun ad ignorantiam, che non spiega niente perché allarga le braccia dichiarandosi impotente a conoscere. A parte che da modesto zoologo posso anche dire che i canti degli uccelli e quelli delle balene possono potenzialmente variare all’infinito (e lo fanno anche senza possedere grammatiche ricorsive, per dire), se io non so come si è originato un tratto evolutivamente interessante, non dico “therefore jebus” (ignoro, quindi Gesù). Dico che andrò avanti a studiare, cercherò di capire cos’è accaduto, ne farò un modello e costruirò ipotesi. Nel pezzo da cui è tratto il post (qua) si parla apoditticamente del fatto che:
non abbiamo nemmeno una spiegazione condivisa e chiara in termini evolutivi di come mai tutto ciò sia capitato solo a noi esseri umani, ma non si deve trattare di un fatto marginale, come invece per altri tratti esclusivi di certe specie, visto che proprio la specie umana è l’unica che vive l’esperienza del progresso.
Poiché abbiamo il progresso, gli altri tratti esclusivi di una specie non umana(come esclusivo è il linguaggio umano) allora sono marginali. Sono io che non afferro, o c’è proprio un bel salto logico da riempire in qualche modo? Mi faccio infine un’ultima domanda: come fa un neurolinguista a considerare l’oggetto dei suoi studi un mistero palesemente voluto da un’entità metafisica superiore (anche se non lo dice), e contemporaneamente cercare di svelare le basi evolutive dello stesso mistero sconfessando la teoria stessa dell’evoluzione? In un altro articolo lo stesso Moro dice: si può solo percepire alcuni aspetti della realtà, che nella sua totalità rimane inaccessibile. Ma che questo sia un atteggiamento scientifico, mi permetto fortemente di dubitarne.