Visto che tutti ormai in Italia si stanno adoperando per conoscere l’identità di un misterioso re africano, io mi dedico alla ricerca scientifica. Con un lavoro uscito su Science, cui si riferisce la foto sopra*. Che risponde a una delle domande più importanti della ricerca, con una risposta brillante anche se forse attesa. La domanda è: perché i sistemi immunitari non particolarmente robusti continuano a esistere nel mondo animale? Perché, dicono i ricercatori di Andrea Graham, avere un sistema immunitario molto forte abbassa il successo riproduttivo delle femmine. Un certo tipo di anticorpi, chiamati Ana (self-reactive, anti-nuclear antibodies) presenti nel corpo di maschi e femmine delle pecore Soay di Santa Kilda, combattono i vermi parassiti sia nei maschi sia nelle femmine; ma in queste ultime inducono anche una fertilità inferiore. Quindi un sistema immunitario “intermedio” sarebbe meglio, in modo da avere un compromesso tra difesa dai parassiti e fertilità (ricordiamo anche che i piccoli in fondo sono parassiti, e la madre deve abbassare la sue difese immunitarie per portare a termine la gravidanza). Come spessissimo accade, un tratto – o un adattamento – non è mai sottoposto a un solo tipo di pressione di selezione ed è la risposta a numerose “esigenze” del corpo.
Altra ricerca, sempre su Science, riguarda la minaccia di estinzione cui sono sottoposti i vertebrati. Secondo un folto gruppo di zoologi e eserti di conservazione
52 species of mammals, birds and amphibians move one category closer to extinction each year.
E questo nonostante molte specie non si siano estinte solo grazie agli sforzi della conservazione; senza di essi, la situazione sarebbe state del 18 % peggiore. Il futuro non sarà molto meglio, dicono altri commentatori, ma non si sa bene cosa potrebbe cambiare, perché basta una minima spinta in una direzione per cambiare in molto meglio o molto peggio la situazione. Qui sotto un’immagine** che riporta l’aumento o la diminuzione del rischio di estinzione per categoria delle Liste Rosse (se cliccate aspettatevi una bella attesa – l’immagine è grossina).
* A female Soay sheep in snow on the Scottish island of Hirta, St. Kilda.
Image courtesy of Gina Prior- Science.
** Global patterns of net change in overall extinction risk across birds, mammals and
amphibians (for the periods plotted in figure 3 from the Hoffmann et al. paper) mapped
as average number of genuine Red List category changes per cell per year. Purple shades
correspond to net deterioration (i.e., net increase in extinction risk) in that cell, green to
net improvement (i.e., decrease in extinction risk), and white to no change. The uniform
pattern of improvement at sea is driven by improvements of migratory marine mammals
with cosmopolitan distributions (e.g., Humpback Whale). Deteriorations (e.g.,
Nightingale Reed-warbler Acrocephalus luscinius in the Northern Mariana Islands) and
improvements (e.g., Rarotonga Monarch Pomarea dimidiata in the Cook Islands) on
islands are hard to discern; islands showing overall net improvements are shown in blue.
Note that the intensity of improvements never matches the intensity of deteriorations.
Please see figure 4 of the Hoffmann et al. paper for more information.
Image courtesy of Science/AAAS







