Sta tutto nell'occhiello dell'articolo di News and Views su Nature: che recita "Le dighe e le deviazioni dei fiumi aumentano la sicurezza dell'uomo. Ma fanno poco per proteggere la biodiversità degli ecosistemi, una necessità a lungo termine". Il commento accompagna un articolo di analisi della situazione dei fiumi in tutto il mondo che appare anche sulla copertina di Nature. La situazione, in poche parole, è di crisi di proporzioni gigantesche. Mettendo insieme l'inquinamento, la costruzione di dighe, l'agricoltura, la conversione delle zone umide e l'introduzione di specie esotiche ha avuto e ha come risultato il fatto che circa l'80 per cento della popolazione umana vive in aree dove le acque fluviali sono pesantemente minacciate, e a loro volta minacciano la sopravvivenza dell'uomo e di migliaia di specie animali e vegetali. "Quello che abbiamo scoperto, dice uno degli autori, è una sindrome globale di degradazione dei fiumi". No c'è bisogno di mettere date e dati, ci penseranno da domani i miei colleghi (oddio, ci spero). Il fatto è che non si può fare a meno di inquinare e costruire dighe, se non si vuole fermare l'economia. Come non si può fare a meno di abbattere alberi se non si vuole fermare l'economia; o di inquinare, se non si vuole fermare... lo sapete. Lo studio è il primo a tenere in considerazione così tanti fattori, eppure non ha preso in esame la presenza di farmaci, l'inquinamento dall'attività mineraria e l'effetto sinergico di tutti questi fattori messi assieme. La rotta di collisione tra le attività umane a breve termine e la sopravvivenza della specie a lungo termine (insieme a quella di migliaia di altre specie) è sempre più evidente. Il rimedio? Secondo gli autori, smetterla di rompere i co... gli ecosistemi naturali, e di buttare soldi (che aumentano il Pil, peraltro) in costosi progetti di "water remediation" che non fanno altro che accumulare danno a danno.Sotto una della mappe tratte dal lavoro, con questa didascalia:
"A new global analysis of threats to water security reveals widespread problems facing humans and biodiversity arising from 23 distinct stressors grouped into four categories. The resulting map reflects the fact that regions with high cumulative threat levels suffer from many types of stressors, and each stressor category shows a complex geographic distribution."
Credit: Barry Carlsen, Copyright University of Wisconsin Board of Regents

