Finite le ferie (molto bene, grazie), sono stato assalito da messaggi di Google Alert che ho impostato su Darwin. A parte il profluvio di post su una trasmissione televisiva dal titolo Ciao Darwin, condotta da Bonolis e basata a quanto ho capito su uno scontro di cervelli, nei meandri della rete si celano interessanti scintille di conoscenza. Molti per esempio sono gli oppositori di Charles Darwin, convinti di aver capito la vita, l’universo e tutto quanto, e che deridono quei pochi milioni di nesci al mondo che si basano sul verbo di un vecchio naturalista inglese. E lo fanno con grande convinzione (se vogliamo vederla da una parte) o spocchia (vista dall’altra). Per esempio questo signore (Samuele Becci) pubblica un blog in cui si dichiara
il tentativo non riuscito di un filosofo, con alcuni vizi.
Il primo? Leggere cose evolutive e non poter credere di aver avuto un nonno scimmia.
Il secondo: ahimè, credo di essere cattolico.
Nessuna di queste cose è un difetto, e infatti non credo che nessuno glie le possa rimproverare. Il fatto è che ogni tanto pubblica recensioni e interventi su altri antievoluzionisti, come per esempio in questo post. A parte il mettere il nome dopo il cognome, cosa estremamente irritante, il signore, fisico e ricercatore nel campo dell’ottica oftalmica, insegna Optometria presso l’Università del Molise, ha prodotto un libro in cui risponde a L’illusione di Dio di Dawkins (non mi ci metto neanche) e altresì dimostra che l’abiogenesi è impossibile, quindi è impossibile anche l’evoluzione. Da dove derivi l’inferenza, chiedetelo a lui. Io non l’ho capito. Le critiche sono piuttosto datate: per esempio l’esperimento di Miller e Urey non ha prodotto tutti i venti aminoacidi, oppure il brodo primordiale non poteva essere perché:
oggi si afferma che, in base ai dati sperimentali ottenuti facendo la media di tutte le rocce disponibili di una certa età, l’atmosfera del passato non era molto diversa dall’attuale
Questa è decisamente nuova, visto che tutti i libri che ho consultato parlano di condizioni variabilissime (vedere per esempio qua, in cui si mostrano le variazioni del livello di ossigeno in atmosfera). Continua poi ovviamente con la termodinamica (che dimostra come la nascita spontanea della vita sia impossibile), con l’esempio del Boeing di Hoyle (“la probabilità della generazione spontanea della vita nel brodo primordiale sarebbe uguale a quella che ha un tornado che passando attraverso un deposito di rottami riuscisse ad assemblare un Boeing 747”), con le considerazioni dei creazionisti Usa che
si vede come il contenuto di informazione richiesto perché si generi spontaneamente la vita è tale da rendere la probabilità di realizzazione casuale dell’evento pari a 1/10-863
Si finisce con questa frase illuminante:
Circa l’ipotesi di una evoluzione per rampe e accumuli successivi (Gould direbbe Exaptations), essa contraddice la natura olistica e teleologica delle strutture biologiche [come sostenuto non solo da promotori dell’ID, ma anche da panteisti quali F. Capra, o agnostici alla G. Edelman – nomi cui il testo non fa riferimento, e che mi permetto di aggiungere io].
C’è anche, ed è lodevole, il tentativo di ovviare a questi ostacoli (??) con una teoria. Che sarebbe la teoria sinatropica della vita, secondo la quale:
si danno «fenomeni che evolvono dal futuro verso il passato» il che «ha avuto riscontro sperimentale nell’osservazione, in laboratorio, di antiparticelle e di fenomeni di non-località quantistica».
Ecco come, in poche parole.
«la materia vivente, invece di diventare sempre più disorganizzata, potrebbe reagire a segnali quantistici provenienti dal futuro, cioè all’informazione necessaria per lo sviluppo della vita.
Al lettore avveduto la voglia di proseguire nella lettura.
Un’altra pagina,anzi un intero blog, è qui. L’autore, autodidatta, ragiona a lungo sulla dialettica caso-necessità, con considerazioni che non so giudicare, e su teorie-ipotesi-idee proprie dell’evoluzione come selezione naturale o mutazioni. Mi pare, da quel che ho letto per le cose che rientrano nella sfera della mia conoscenza, che il buon De Michelis faccia un po’ di confusione tra progresso e perfezionamento, tra individui e livelli superiori. Ho letto tutti i post sotto il tag biologia, ma non posso certo dire di aver capito cosa volesse dire l’autore. Secondo me il tutto è un po’ un’insalata di filosofia e statistica e considerazioni proprie e altro. Al solito, se avete voglia, date a leggere il tutto.
Finisco con l’esemplare meno rilevante, un post del blog Dalla ragione alla fede, in cui si dimostra l'assoluta contradditorietà dell'ateismo scientifico e dei neodarwinisti. In base a cosa? Al fatto che Fisher e altri erano anglicani, e che i veri darwinisti (non i neo-darwinisti) erano tutti credenti. Ergo, Dio e Darwin non sono in contraddizione. Anche qui, da dove deriva questa conclusione lo sa solo lui.