27 agosto 2010

Echinoderma=pianta

Vabbè, è una notiziola in penultima pagina della Stampa. Vabbè, sono poche righe. Ma perché non chiedere direttamente agli scopritori di un Astrospartus nel mare di Imperia che cos'era quello che avevano scoperto? O fare una ricerchina su Google, e vedere scritto Echinodermi (come i ricci e le stelle marine)? Perché chiamarla pianta, subito, senza indugio? Adesso ho anche il dubbio che le mante citate nell'articolo non siano proprio esistite.


La foto è di Wikipedia.

23 agosto 2010

Un paio di ricerche molto evolute

Science e Nature ci hanno deliziato (oddio, deliziato. Direi che hanno pubblicato articoli interessanti) con pezzi che spiegano, in un modo o nell'altro, alcuni aspetti molto importanti dell'evoluzione. Il primo* spiega il perché dei "tradimenti" (molte virgolette) delle femmine di diamanti di Gould (Erythrura gouldiae). Secondo gli autori, se è chiaro perché i maschi si dedicano alla copulazione fuori dalla coppia, tutto ciò non era invece evidente per le femmine. Poiché la specie si presenta in due varianti di colore diverse, e la fitness è maggiore se si accoppiano maschi e femmine uguali, creando tutte le combinazioni possibili di maschi e femmine "legittime" e di maschi e femmine "amanti" si è scoperto che le femmine hanno un vantaggio dalle copulazioni extracoppia perché la competizione spermatica consente loro di scegliere il maschio migliore. L'altro articolo**, molto più ponderoso, è di un quartetto di studiosi inglesi che hanno studiato l'interazione tra comportamento cooperativo e infedeltà femminile (si presume che il maschio lo sia SEMPRE...). Dopo aver esaminato le due variabili in 267 specie di uccelli, la conclusione che hanno tratto è che il comportamento cooperativo durante l'accoppiamento è associato a una bassa promiscuità, e quindi che l'aiuto al nido (cioè il comportamento degli helpers at the nest) è più comune quando la promiscuità è bassa. Oltre a questa spiegazione "statica" l'articolo si addentra anche in una prospettiva storico-evolutiva, per cui cerca di giustificare anche la transizione tra società cooperative e altre che lo sono meno proprio partendo dalla promiscuità vista come causa. Il tutto non è innovativo, perché segue la "monogamy hypothesis" di qualche anno fa, cui si riferisce lo schema accanto.
Quel che è importante qua è che l'ipotesi si sta trasformando in una teoria con dati che la confermano (e altri che la smentiscono, come afferma Andrew Cockburn in un commento all'articolo sempre su Nature). Un'ulteriore affinamento dell'ipotesi è che nei casi di promiscuità intermedia (non si sa bene se la mamma sia stata fedele o meno), aumenta la discriminazione fraterna, in modo che si è più acuti nel distinguere un fratello da un parente più lontano - o da un non-parente. Il tutto con una raffinata analisi statistica che sembra supportare molto bene l'idea.
Un ultimo pezzo, non un vero articolo scientifico ma un'analisi approfondita scritta tra gli altri da Wilson (E.O), uscirà dall'embargo solo il 26 agosto. Lo leggo con attenzione e lo posto appena posso.


* Science 20 August 2010: Vol. 329. no. 5994, pp. 964 - 967
** Nature Vol 466| 19 August 2010| pp. 969-974

20 agosto 2010

Chi assorbe cosa

I continui allarmi e controallarmi che riguardano il riscaldamento globale lasciano spesso il tempo che trovano. Il fatto che faccia freddo d'inverno (e che quindi il riscaldamento non ci sia) e caldo d'estate (e a questo punto il riscaldamento c'è) è a livello delle discussioni se Cossiga sia stato o meno un presidente democratico (risposta: no). Per capire se un fenomeno è rilevante, è sempre necessario aspettare qualche decennio, ed è per questo che solo articoli come quello apparso su Science questa settimana sono importanti. Dice, in poche parole, che a causa del riscaldamento globale le piante hanno assorbito una maggior quantità di CO2 nel periodo che va dal 1982 al 1999, ma hanno cominciato ad assorbirne di meno dal 2000 al 2009. Le cause di questa diminuzione di assorbimento sono secondo gli autori da ascrivere a siccità su larga scala, che hanno colpito molte regioni tropicali; l'aumento di assorbimento delle regioni temperate non è riuscito a "stare dietro" alla diminuzione tropicale, e quindi il trend è per adesso in discesa di circa 0,55 petagrammi. Anzi, secondo gli autori la siccità (prevista tra i fenomeni indotti dall'aumento di CO2) dovrebbe aumentare e addirittura far "scattare" altri fenomeni a livello ecosistemico. Anche in questo caso è ovvio che il fenomeno non basta ancora a convincere gli scettici e i negazionisiti, e non basterà mai, ma almeno il trend di aumento e diminuzione è studiato su base quasi trentennale, ed è spiegabile solo con l'aumento di CO2 nell'atmosfera indotto dalle attività umane.


La didascalia della foto (da Science) è questa:
Over the past decade (2000 through 2009), periodic regional droughts and a general drying trend over the southern hemisphere reduced global terrestrial net primary production. The color image is the linear trend (slope) of MODIS terrestrial NPP with time from 2000 through 2009. Negative values are depicted with red colors, meaning decreased NPP, or reduced plant growth, while green colors refer to increased NPP (ie. positive slope), or enhanced plant growth. The levels of red and green refer to the strength of the trends.
Image courtesy of Maosheng Zhao and Steven Running, the University of Montana

16 agosto 2010

Oi polloi

Cotton-top Tamarin, Perth Zoo, 2009.

Image via Wikipedia

Questa notizia mi ha un po’ sconcertato. Racconta di un’inchiesta interna all’università di Harvard su casi di “misconduct” da parte di Mark Hauser, uno dei più importanti e brillanti studiosi di “evolutionary roots of the human mind”. Le sue ricerche sono state diffuse anche in libri di divulgazione di larga diffusione, come Moral minds e Wild Minds. Forse perché sono già d’accordo con lui, la sua scrittura mi sembra brillante e le motivazioni coinvolgenti e convincenti. Insomma, lo hanno implicato in un caso di malaffare scientifico per adesso per un articolo apparso su Cognition, un giornale che se ricordo bene ha un impact factor piuttosto alto. Sembra che alcune conclusioni tratte dai suo i filmati siano un po’ tirate per i capelli; ovviamente Hauser non c’entra direttamente, sarà stato qualche student del laboratorio che ha interpretato come voleva alcuni gesti delle scimmie soggette dell’esperimento (cotton-top tamarin, la bestia della foto). Certo, l’interpretazione andava nel senso di quello che ha sempre sostenuto Hauser, che ci fossero cioè nel comportamento delle scimmie antecedenti del comportamento umano, anche se per esempio le scimmie non si riconoscono allo specchio. L’inchiesta dovrebbe andare avanti un po’, e cercherò di tenermi aggiornato. Il fatto però, se le accuse fossero vere, rappresenta un esempio classico di grande ricercatore che si impegna anche in ampia divulgazione (vedi sotto) e rimane probabilmente coinvolto nelle azioni di qualcuno più realista del re, che vuole far piacere al proprio capo trovando anche quello che non c’è. La divulgazione quindi può anche fare male, se visto il tutto dal mio punto di vista. Anche se è del tutto indispensabile. Per credere guardate questi filmati, che provengono da un convegno che si è tenuto alla fine di ottobre 2009. Ci sono decine di conferenze, quasi tutte di altissimo livello; c’è Jerry Coyne, Pietro Corsi, Elliot Sober, David Jablonski, Neil Shubin e anche Mark Hauser, appunto. Sono molto lunghe e complesse, ma probabilmente val la pena di ascoltarle tutte.

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11 agosto 2010

Ma non dormono mai?

Charles.

Image via Wikipedia

Finite le ferie (molto bene, grazie), sono stato assalito da messaggi di Google Alert che ho impostato su Darwin. A parte il profluvio di post su una trasmissione televisiva dal titolo Ciao Darwin, condotta da Bonolis e basata a quanto ho capito su uno scontro di cervelli, nei meandri della rete si celano interessanti scintille di conoscenza. Molti per esempio sono gli oppositori di Charles Darwin, convinti di aver capito la vita, l’universo e tutto quanto, e che deridono quei pochi milioni di nesci al mondo che si basano sul verbo di un vecchio naturalista inglese. E lo fanno con grande convinzione (se vogliamo vederla da una parte) o spocchia (vista dall’altra). Per esempio questo signore (Samuele Becci) pubblica un blog in cui si dichiara

il tentativo non riuscito di un filosofo, con alcuni vizi.
Il primo? Leggere cose evolutive e non poter credere di aver avuto un nonno scimmia.
Il secondo: ahimè, credo di essere cattolico.

Nessuna di queste cose è un difetto, e infatti non credo che nessuno glie le possa rimproverare. Il fatto è che ogni tanto pubblica recensioni e interventi su altri antievoluzionisti, come per esempio in questo post. A parte il mettere il nome dopo il cognome, cosa estremamente irritante, il signore, fisico e ricercatore nel campo dell’ottica oftalmica, insegna Optometria presso l’Università del Molise, ha prodotto un libro in cui risponde a L’illusione di Dio di Dawkins (non mi ci metto neanche) e altresì dimostra che l’abiogenesi è impossibile, quindi è impossibile anche l’evoluzione. Da dove derivi l’inferenza, chiedetelo a lui. Io non l’ho capito. Le critiche sono piuttosto  datate: per esempio l’esperimento di Miller e Urey non ha prodotto tutti i venti aminoacidi, oppure il brodo primordiale non poteva essere perché:

oggi si afferma che, in base ai dati sperimentali ottenuti facendo la media di tutte le rocce disponibili di una certa età, l’atmosfera del passato non era molto diversa dall’attuale

Questa è decisamente nuova, visto che tutti i libri che ho consultato parlano di condizioni variabilissime (vedere per esempio qua, in cui si mostrano le variazioni del livello di ossigeno in atmosfera). Continua poi ovviamente con la termodinamica (che dimostra come la nascita spontanea della vita sia  impossibile), con l’esempio del Boeing di Hoyle (“la probabilità della generazione spontanea della vita nel brodo primordiale sarebbe uguale a quella che ha un tornado che passando attraverso un deposito di rottami riuscisse ad assemblare un Boeing 747”), con le considerazioni dei creazionisti Usa che

si vede come il contenuto di informazione richiesto perché si generi spontaneamente la vita è tale da rendere la probabilità di realizzazione casuale dell’evento pari a 1/10-863

Si finisce con questa frase illuminante:

 Circa l’ipotesi di una evoluzione per rampe e accumuli successivi (Gould direbbe Exaptations), essa contraddice la natura olistica e teleologica delle strutture biologiche [come sostenuto non solo da promotori dell’ID, ma anche da panteisti quali F. Capra, o agnostici alla G. Edelman – nomi cui il testo non fa riferimento, e che mi permetto di aggiungere io].

C’è anche, ed è lodevole, il tentativo di ovviare  a questi ostacoli (??) con una teoria. Che sarebbe la teoria sinatropica della vita, secondo la quale:

si danno «fenomeni che evolvono dal futuro verso il passato» il che «ha avuto riscontro sperimentale nell’osservazione, in laboratorio, di antiparticelle e di fenomeni di non-località quantistica».

Ecco come, in poche parole.

«la materia vivente, invece di diventare sempre più disorganizzata, potrebbe reagire a segnali quantistici provenienti dal futuro, cioè all’informazione necessaria per lo sviluppo della vita.

Al lettore avveduto la voglia di proseguire nella lettura.

Un’altra pagina,anzi un intero blog, è qui. L’autore, autodidatta, ragiona a lungo sulla dialettica caso-necessità, con considerazioni che non so giudicare, e su teorie-ipotesi-idee proprie dell’evoluzione come selezione naturale o mutazioni. Mi pare, da quel che ho letto per le cose che rientrano nella sfera della mia conoscenza, che il buon De Michelis faccia un po’ di confusione tra progresso e perfezionamento, tra individui e livelli superiori. Ho letto tutti i post sotto il tag biologia, ma non posso certo dire di aver capito cosa volesse dire l’autore. Secondo me il tutto è un po’ un’insalata di filosofia e statistica e considerazioni proprie e altro. Al solito, se avete voglia, date a leggere il tutto.
Finisco con l’esemplare meno rilevante, un post del blog Dalla ragione alla fede, in cui si dimostra l'assoluta contradditorietà dell'ateismo scientifico e dei neodarwinisti. In base a cosa? Al fatto che Fisher e altri erano anglicani, e che i veri darwinisti (non i neo-darwinisti) erano tutti credenti. Ergo, Dio e Darwin non sono in contraddizione. Anche qui, da dove deriva questa conclusione lo sa solo lui.

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