Blog di scritti, pensieri, ruminazioni su scienza, ambiente, giornalismo e variazioni sul tema.
26 maggio 2010
25 maggio 2010
Much ado about nothing
Image via Wikipedia
Come pochi di quelli che hanno commentato, e sicuramente nessuno dei preti che l’hanno fatto, mi sono letto tutto l’articolo di Craig Venter e Co sulla creazione della cellula sintetica. È un lavoro piuttosto tecnico, anzi parecchio, ma tutto sommato è comprensibile (se l’ho capito io…). Le mie conclusioni sono un po’ diverse da quelle di altri commentatori, specie da chi parla di “fare come Dio”, “creare la vita” o cose così. Secondo me si tratta indubbiamente di uno straordinario pezzo di bravura biotecnologica, in cui un intero genoma è stato ricreato grazie a un pazientissimo lavoro di incollaggio di frammenti nucleotidici per fare pezzi piccoli, che però poi hanno dovuto essere inseriti in una cellula di lievito per essere trasformati in qualcosa che un’altra cellula (un batterio) potesse leggere e trarne qualche messaggio significativo. Quando questa cellula (privata del suo genoma) ha ricevuto il genoma nuovo - leggermente modificato e soprattutto firmato da Venter – ha cominciato a produrre le nuove proteine. Una cellula sintetica sicuramente, nuova rispetto a ciò che esisteva prima, ma niente che si possa anche lontanamente paragonare a “creare la vita”.
· Prima di tutto Venter ha replicato un genoma esistente. Cito dal lavoro originale:
The syntethic genome described in this paper has only limited modification from the naturally occurring M. mycoides genome.
· Secondo, per mettere insieme i pezzi di cromosomi (piccolini, circa un migliaio di coppie di basi) hanno dovuto chiedere aiuto a un lievito (Saccharomyces cerevisiae, quello che mettete nel pane e nella pasta) e sfruttare le sue capacità assemblative per costruire il cromosoma intero.
· Terzo, e più difficile da spiegare anche filosoficamente, i geni messi nel batterio nuovo sono identici a quelli del batterio vecchio. Venter li ha fotocopiati. Comincerò a pensare che ha fatto un grosso passo avanti solo quando costruirà da solo geni del tutto nuovi, che producono nel batterio nuovo proteine o altri fattori non ancora esistenti in natura. Poiché però costruire enzimi che abbiano un significato e soprattutto una funzione mai prima esistita non è proprio un gioco da ragazzi, e dovrebbe probabilmente passare per un sacco di tentativi ed errori (non si può ancora ricavare con precisione la funzione di un enzima dalla sua struttura terziaria, ricavabile dalla sequenza del Dna), secondo me ci vorrà ancora qualche anno prima che Venter o chi per esso “crei” veramente qualcosa di nuovo. Bagnasco può quindi stare tranquillo; nessuno ha giocato a fare Dio. Anche perché se Venter avesse giocato a fare Dio non sarebbe neppure esistito…
Ci sono inoltre altre considerazioni da fare. Prima di tutto il ruolo del Dna. Da quando andavo all’università, i miei professori mi hanno insegnato che il Dna è il depositario delle informazioni, NON il demiurgo che comanda la vita della cellula. Certo, il progetto è tutto lì; ma se dai a una squadra di bergamaschi un progetto di casa, chi la costruisce, loro o il progettista? E se la casa deva cambiare, crescere, modificarsi, chi chiami, l’architetto o i bergamaschi? Insomma, il Dna non comanda niente, è solo il depositario delle informazioni. Secondo me anche Venter si è fatto un po’ prendere la mano dalla metafora del Dna come cervello della cellula (come anche Marco Cattaneo delle Scienze, che nel suo blog dice: “Filosoficamente, forse, è il risultato più importante: perché sancisce definitivamente che è il DNA che comanda”). Non è vero, comandano le condizioni di vita della cellula, i suoi enzimi e i sensori che fanno scattare questa e quella funzione del Dna. Poi, e finisco, questa disperata ricerca della cellula su misura si contrappone alla disperata ricerca della cellula già esistente, e che fa le stesse cose che farebbe la cellula di Venter. Sono assolutamente certo infatti che da qualche parte nelle profondità marine o vicino ai pozzi di petrolio ci sono batteri o archea che sono in grado di fare le stesse cose che Venter vorrebbe far fare al suo batterio costruito in laboratorio. Tutto sta ad avere pazienza e cercarlo; come per gli agronomi che cercano di modificare mais o cotone con batteri estranei (esattamente come ha fatto Venter) senza avere la pazienza di cerca in natura la pianticina di mais resistente a vari parassiti. È il solito volersi svincolare dalla natura, fare più in fretta, accelerare le dinamiche evolutive, “creare” qualcosa di nuovo senza sottoporlo al vaglio della selezione naturale. Che, bene o male, Bagnasco o non Bagnasco, è l’unico agente che blocca le forme di vita che non si inseriscono nel mosaico della vita. Venter vuole intervenire con un pezzo quadrato in un buco tondo (magari ci ritorno). Ma i risultati possono essere anche simili a questo:
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- Craig Venter is not playing God yet (guardian.co.uk)
- You: 5 Implications of Venter's Synthetic Life Form (newsweek.com)
19 maggio 2010
La nuova capa delle negoziazioni del clima per l'Onu...
Anche se comincia malissimo:
But she did suggest it was wrong to devote all political attention to curbing harmful gases, saying efforts to help countries adapt to a changing climate had become "relegated to the side, and need to come to the centre and front".
Meglio l'adattamento che il blocco delle emissioni quindi. E chi adatta i coralli e le specie che si estingueranno per l'eccesso di CO2?
13 maggio 2010
Conferenze di altissimo livello
Notizie di Science
Come ho detto altre volte, mi pare che le notizie rilanciate da Science per la stampa abbiano più appeal di quelle di Nature. Forse è solo questione di scelta dell'ufficio stampa, o di mia idiosincrasie, ma questo è. Insomma, tutto ciò per dire che le notizie uscite oggi sono molto interessanti.
La prima dice che le lucertole del genere Scleropus in Messico hanno perso il 12 per cento della loro popolazione a causa del riscaldamento globale. E che secondo una previsione il 20 per cento delle specie di lucertole saranno scomparse nel 2080. L'autore, il notissimo erpetologo Barry Sinervo (il cui faccione è il soggetto della foto sopra), dice che il riscaldamento è stato troppo veloce perché le lucertole potessero adattarsi e scampare all'estinzione.
La seconda notizia dice che la legge delle conseguenze inattese (e l'evoluzione per selezione naturale, e l'ecologia) colpisce anche nel caso di tecnologia in apparenza a prova di bomba. È vero, dicono gli autori, che il cotone Bt in Cina ha diminuito l'uso di pesticidi e ovviamente anche la presenza di insetti sensibili alla tossina del Bacillus thuringensis, ma ha anche modificato pesantemente l'ecologia (semplice e quindi fragile) dei campi, portando a un aumento degli insetti NON sensibili alla tossina. In particolare di alcuni miridi (la più grande famiglia di eterotteri) che, essendo parecchio eurifagici (si dice?), si sono messi a mangiare frutta e verdura attorno a non finire. Pensare a queste conseguenze sembrava troppo difficile, forse, per i contadini asiatici, ma fossi stato un responsabile della politica agricola cinese, un pensierino all'evoluzione ce l'avrei fatto.
La terza notizia dice che l'Archaeopteryx, e il suo socio Confuciusornis, fossero al massimo degli scivolatori d'ala, non certo dei volatori veri e propri, che battevano le ali. Questo perché le loro penne erano tutto meno che robuste, e anche se avessero avuto un rachide molto forte, non sarebbero state sufficientemente robuste per sostenere il volo battuto questi "dinosauri-uccelli".
C'è infine una conferma all'idea che troppa CO2 non fa bene alle piante. E che quelli che dicono "più anidride carbonica--->più crescita delle piante" stanno mentendo - ora anche sapendo di mentire. Questo accade perché l'eccesso di anidride carbonica blocca in qualche misura l'assorbimento di azoto dal terreno. Gli studi, fatti su Arabidiopsis e grano (chi se ne frega della prima, direte voi, ma il secondo è abbastanza importante), portano a concludere che l'arricchimento con la CO2 ostacola l'assimilazione.
Dida della foto: Biologist Barry Sinervo holds a pregnant mesquite lizard (Sceloporus grammicus), one of the species he is studying in his lab at UC Santa Cruz. Some local populations of mesquite lizards in Mexico have gone extinct due to rising temperatures. [Photo by Jim MacKenzie/UCSC]
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- Island Reptiles Buck an Evolutionary Trend (news.sciencemag.org)
12 maggio 2010
Per quel che serve…
Image via Wikipedia
Ma credo che a qualcosa possa essere utile. Scienziati e ricercatori di varie discipline hanno appena firmato una lettera, pubblicata su Science e ripresa anche dal Guardian, in cui chiariscono una volta per tutte che i dubbi disseminati dai negazionisti (in buona fede o meno) sul riscaldamento globale non hanno ragione d’essere. E stigmatizzano gli attacchi personali e spesso decisamente pericolosi verso i ricercatori che si sono impegnati per chiarire come stanno le cose sotto il sole pe quanto riguarda il Global warming. Questi punti sono il succo:
- The planet is warming due to increased concentrations of heat-trapping gases in our atmosphere. A snowy winter in Washington does not alter this fact.
- Most of the increase in the concentration of these gases over the last century is due to human activities, especially the burning of fossil fuels and deforestation.
- Natural causes always play a role in changing Earth's climate, but are now being overwhelmed by human-induced changes.
- Warming the planet will cause many other climatic patterns to change at speeds unprecedented in modern times, including increasing rates of sea-level rise and alterations in the hydrologic cycle. Rising concentrations of carbon dioxide are making the oceans more acidic.
- The combination of these complex climate changes threatens coastal communities and cities, our food and water supplies, marine and freshwater ecosystems, forests, high mountain environments, and far more.
La lettera si conclude con: We also call for an end to McCarthy- like threats of criminal prosecution against our colleagues based on innuendo and guilt by association.
Le affermazioni sono piuttosto forti, e credo che possa servire a tacitare almeno quelli che hanno dei sinceri dubbi sul cambiamento climatico. Dalla mia classificazione e da quel che penso, credo che i “sinceri scettici” siano molto pochi, e la maggior parte dei negazionisti siano potentemente in malafede, compresi Giorello e Bellone. Ma magari l’autorità dei firmatari, ci sono anche 11 premi Nobel, possa per un po’ far smettere la persecuzione giudiziaria e non verso i ricercatori, un vero clima da caccia alle streghe che intende fermare la ricerca, non chiarire la situazione e proseguire con il business as usual.
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- National Academy of Sciences Members Denounce 'McCarthy-Like Threats' by AGW Deniers (trueslant.com)
- Peter H. Gleick: Climate Change and the Integrity of Science (huffingtonpost.com)
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05 maggio 2010
Chi, nervoso io?
Questa tesi, articolata in modo civile da due scienziati che dicono di dovere molto a Darwin, è molto forte, destabilizza, come si è visto anche dal nervosismo delle repliche [...]
Ora, io divento nervoso per almeno tre ragioni diverse:
1) Mi hanno colto in flagrante delicto, e non so come discolparmi. Allora sudo, allargo il nodo della cravatta, e sono nervoso.
2) Parlo con qualcuno che affronta l'argomento come un pierino petulante, e si afferma sicura di qualsiasi cosa dica, anche delle palesi stupidate.
3) Ho un dialogo con qualcuno che ribatte una tesi poco sensata ancora e ancora, anche dopo essere stato smentito più e più volte.
Mi pare che i cantori di F&PP sui giornali del povero perseguitato abbiano confuso l'origine del nervosismo. I biologi evoluzionisti si sono sentiti dire le cose dei due autori per migliaia di volte, le hanno smentite per altrettante, e ancora adesso sono obbligati a leggere gli stessi argomenti di D'Arcy Thompson o di Goodwin, ma cinquanta o vent'anni dopo. Sarei nervoso anch'io, e il nervosismo è perfettamente giustificato. Se solo iniettassero nei loro dibattiti quel pizzico di buona fede che ci hanno messo Pigliucci e Mandrioli (per fare due esempi - qui e qui altri) nel rileggersi per l'ennesima volta le "argomentazioni raffinate" di F&PP forse capirebbero perché il mondo della scienza è nervoso.
Sarebbe, per dire, come se ferrara dovesse leggersi almeno una volta al mese le prove che il suo padrone è un ladro ninfomane evasore e dittatore. Sarebbe nervoso anche lui (con la differenza che queste prove sarebbero vere...).
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01 maggio 2010
Rotta di collisione 1
Una notizia del genere me l’aspettavo da qualche decennio, direi. Secondo Stuart Butchart e colleghi su Science, l’esame di 31 indicatori della biodiversità, come numero e abbondanza delle specie, dimensione della popolazione, tasso di deforestazione e altri, ha portato a concludere che “indicators of robust biodiversity showed declines over the years, while indicators of pressures on global biodiversity showed increases”. Ciò significa che le promesse del 2002, quando i Paesi del mondo di riunirono per cercare di combattere la diminuzione della biodiversità, sono state tutte disattese. Gli obiettivi del 2010, l’anno della biodiversità, non sono neanche in vista, anzi, stiamo andando nella direzione opposta. E concludono
If world governments are serious about preserving Earth's species, these researchers argue that reversing detrimental policies, integrating biodiversity into land-use decisions, and boosting funding for policies that tackle biodiversity loss head-on is the only realistic route to take.
A questo aggiungo un’altra notizia. Jake Rice, che guida l’Advice and Assessment at the Canadian Department of Fisheries and Oceans, dice molto semplicemente che “measures to conserve marine biodiversity are in contradiction with policies to protect food security”. Col risultato che entrambi le politiche sono destinate a fallire. Poiché per il 2050 abbiamo bisogno di 70 milioni di tonnellate di proteine dal pesce in più, dice Rice, la cosa migliore sarebbe pescare dove il pesce c’è, nelle zone più ricche. Che però sono anche quelle designate a essere protette. Oppure costruire fish farm nelle zone costiere. Con le conseguenze di aumentare l’inquinamento; in più, le fattorie di pesce hanno bisogno di altro pesce, più in basso nella rete alimentare, e questo è ecologicamente irresponsabile. Potremmo anche mangiare direttamente nelle parti basse degli ecosistemi, tipo le meduse. ma a questo punto non rimane niente per le specie più sopra, e ciò potrebbe ripercuotersi con conseguenze inenarrabili su tutti gli oceani. Risultato? "We can't have full conservation of marine biodiversity and a well nourished additional 2 billion people on Earth". Punto.
Questo fa il paio con la politica del tonno rosso o delle balene, delle foreste tropicali o del cambiamento climatico, adottata da tutti i Paesi del mondo. Ci sono molti altri esempi, che finora erano rimasti per così dire nascosti, sotto traccia. Ma che chiariscono che, se dobbiamo scegliere tra proteggere la natura per le generazioni future e continuare con il business as usual, non ci sono dubbi. Damn the torpedoes, full speed ahead!
Dida della foto sopra: The critically endangered Araripe Manakin Antilophia bokermanni, which is declining owing to ongoing habitat clearance for agriculture within its tiny range in Brazil, is included in the Red List Index, one of the indicators being used to track trends in the status of global biodiversity.
Image courtesy of Andy & Gill Swash (worldwildlifeimages.com). Da Science
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- Humans driving extinction faster than species can evolve, say experts (guardian.co.uk)
- The value of biodiversity (guardian.co.uk)
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Come dice il buon professore
Image via Wikipedia
Questa volta la critica definitiva viene da un professore di genetica dell’università di Modena, Mauro Mandrioli. Su Pikaia, ovviamente. Ed è puntuale, chiara, quasi elementare nelle sue conclusioni (a parte la storia dell’Inter, di cui chiederò conto…) e devastante come poche altre. A questo punto se Piattelli Palmarini prosegue con le sue interviste sui giornali italiani, comincio a pensare alla malafede.
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