24 aprile 2010

Ultima chiamata per F&PP

Three of this year's books on evolution

Image by penmachine via Flickr

Poi non se ne parla più, perché la divisione in nesci e scientes è troppo drastica e infine ridicola (da una parte gli evoluzionisti, dall’altra articolisti del Giornale, figuriamoci). Uno dei più attivi e famosi blogger, Jerry Coyne, autore di un ottimo libro sull’evoluzione “Why evolution is true”, ha finalmente prodotto la sua recensione del libro di F&PP. E’ qui. Non è assolutamente caritatevole, e mette a nudo le notevoli ignoranze degli autori in tema evolutivo; hanno già fatto lo stesso PZ Myers e Barbujani. Il mio filosofo della biologia di riferimento, John Wilkins, critica Coyne per alcuni punti filosofici, che mi sembrano rilevanti e neanche troppo difficili da capire (persino io ci sono arrivato).

Reblog this post [with Zemanta]

22 aprile 2010

Scolopendre e varie

gigantea (7)

Image by todbaker via Flickr

Qualche post fa  mi ero chiesto cosa avrebbe detto Minelli dell’essere tirato in ballo da F&PP. Ecco la risposta; il professore non è contento.

Reblog this post [with Zemanta]

I gentili colleghi del Foglio…

… riassumono (alcune del)le critiche non italiane al libro di Fodor e Piattelli Palmarini (da qui in poi F&PP), senza spiegare cosa dicono. Colto dal sacro fuoco della tabella, la rifaccio qui sotto, con quello che può essere utile alla comprensione del fenomeno

Fonte Autore (biografia) giudizio su F&PP
The Guardian Mary Midgley (filosofa) positivo (qui il mio post)
Boston Globe Michael Ruse (filosofo della scienza) negativo
Boston Review Ned Block and Philip Kitcher (filosofi della biologia) devastante (qui risposta di F&PP)
The Indipendent Peter Forbes (giornalista) non è una critica, ma un articolo – negativo
Nature (non si legge) Massimo Pigliucci devastante
The Atlantic Wire Max Fisher non è una critica al libro

Come si vede, ancora una volta, chi si occupa di scienza e biologia considera il libro un failed attempt, un tentativo fallito, di criticare Darwin. Solo una filosofa come la Midgley, che dimostra di non capire quasi niente di evoluzionismo, ha una reazione positiva al libro. Ovviamente ci sono molte altre critiche al libro stesso (qui per esempio una su un blog di Nature, o un bell’articolo di Giorgio Manzibiografia – sul Riformista), e appunto i blog ribollono di questi giudizi. Se si controllano le fonti (il primo mestiere del giornalista, peraltro) si scopre quello che ho detto sopra – chi sa è contro, chi non sa, è a favore. Si convinceranno mai i colleghi del Foglio che F&PP hanno sbagliato quasi tutto?

Reblog this post [with Zemanta]

10 aprile 2010

Aggiornamento di “Facciamo la conta”

Come da titolo, ho aggiornato le tabelle del post Facciamo la conta. I nuovi nomi sono in grassetto. Faccio solo notare il vero delirio dell’intellettuale (?) Veneziani, che spara una serie di aggettivi ripetendo che lui il libro non l’ha letto, non sa niente di evoluzionismo eppure si sente in dovere di parlare contro gli evoluzionisti. Secondo me questo è l’atteggiamento della maggior parte degli oppositori del darwinismo – non so niente, eppure parlo. Ma magari mi sbaglio.

Aggiornamento dell'aggiornamento. Ho inserito tra i pro anche Pietro Greco - unico giornalista. Vorrà dire qualcosa?

08 aprile 2010

Ecco il nonno

Australopithecus sediba: A New Species of Homo-Like Australopith from South Africa.

Il titolo è tutto un programma. La collocazione temporale è interessante, la struttura intrigante. Magari sarà una nuova Lucy, magari farà la fine di Darwinius. Ma non chiamatelo anello mancante, per favore. Ne parleremo.

Dida della foto: The U.W. 88-50 (MH 1) cranium. The cranium forms part of the holotype skeleton of Australopithecus sediba from the Malapa site, South Africa. Photo by Brett Eloff courtesy of Lee Berger and the University of the Witwatersrand

Facciamo la conta (aggiornato II)

Non accenna a diminuire la polemica tra Piattelli Palmarini (in Italia) e il resto degli evoluzionisti sul libro che sta per uscire scritto dallo studioso del linguaggio e dal filosofo Jerry Fodor. Oggi sul Corriere della Sera esce un lungo articolo di PP che riassume le sue posizioni di decisa contestazione sull'onnipotenza della selezione naturale. A parte che inizia con una piccola marcia indietro, affermando che Darwin era un grande scienziato e che aveva ragione su molte cose, il prosieguo dell'articolo reitera le solite obiezioni, dicendo che c'è altro al di là della selezione naturale. L'elenco dell'altro è piuttosto curioso, perché un evoluzionista potrebbe rispondere solo "E allora, tutto qui?". Nel senso che il drift genetico, l'evo-devo, le mutazioni neutrali, la selezione limitata dalla densità (che credo sia la density-dependent selection) e i constraint interni sono noti da anni e annorum, e nessun evoluzionista (nessunissimo) pensa che la selezione naturale sia l'unica forza agente sul fenotipo. Ma che sia una delle più importanti per lo sviluppo di nuovi tratti e la fissazione di essi nelle popolazioni; e quindi l'evoluzione. Citare Minelli e le sue scolopendre con i piedi dispari, o Kirschner per dire che l'evoluzione funziona seguendo i limiti strutturali o addirittura è impazzita in alcune meduse - di cui sbaglia pure il nome latino - mi sembra ridicolo (chissà se Minelli è d'accordo). Ma l'oggetto del post è un altro, e ha a che fare non con l'evoluzione in sé - c'è ovviamente gente più qualificata per commentare, come per esempio Barbujani domenica sul Sole24 ore - ma con gli eserciti contrapposti citati ad abundantiam nell'articolo del Corriere.
A favore di PP (non cito le innumerevoli interviste fatte A Piattelli Palmarini o a Fodor dal Foglio, la Repubblica eccetera) nell'articolo e altrove si citano:

Autore Testata Occupazione
Nicoletta Tiliacos
Foglio
Giornalista
De Mattei
Giornale
Vicepresidente CNR- storico
Andrea Lavazza
Avvenire
Giornalista?
Vari autori
Foglio 30/3 1-2/4
Giornalisti
Giulio Meotti Foglio Giornalista
Marcello Veneziani Il Giornale 10/4 Intellettuale (?) fascista (!)
Giuseppe Sermonti Il Foglio 7/4 Genetista in pensione

Ecco le voci contro:
Luigi Luca Cavalli-Sforza
Repubblica
Genetista di popolazione
Massimo Pigliucci
Nature
Evoluzionista e filosofo
Block e Kitcher
Boston Review
Filosofi della scienza
Telmo Pievani
Corriere della sera
Filosofo della scienza
Michael Ruse
Boston Globe
Filosofo della scienza
Guido Barbujani
Il Sole 24ore
Genetista attivo
Pietro Greco L’Unità Giornalista scientifico


Come si vede, e non è per denigrare i miei colleghi, gli esperti dell'argomento si sono schierati TUTTI contro le tesi di Fodor e Piattelli Palmarini. I contrari, tutti di una parte politica, probabilmente non sanno distinguere un codone da un Anas acuta. Come al solito, non si vuole dire che la scienza sia una democrazia e vinca chi ha più voti, né che il principio di autorità abbia un qualche valore in una discussione. Ma se tutte le stroncature provengono da chi capisce qualcosa di evoluzionismo, e genetica in particolare, possibile che a Piattelli Palmarini non sia venuto in mente che qualche falla il suo ragionamento la deve avere? O deve solo farsi ascoltare per vendere il libro?

07 aprile 2010

Come compilare il modulo: anello mancante

Human evolution mural at Dover High School

Image by Colin Purrington via Flickr

Per adesso è in inglese, appena ho voglia lo traduco. Ma può servire per i colleghi un po’ volenterosi dei quotidiani. C’è anche l’immagine accanto. Che, come il modulo sotto, è SBAGLIATA

 The Mainstream Media Missing Link Article Generator
University of ________ scientists say they’ve found a “missing link” that could help to rewrite the history of human evolution.
Experts called it (exciting/wonderful) and said it fills a crucial gap in the fossil record.  The ___ million-year-old creature was not a direct ancestor of modern humans but will allow scientists to answer key questions about what our early ancestors looked like, said researcher ________.    If it is confirmed as a missing link between __________ and __________, it would be of immense scientific importance, helping to fill in a gap in the evolutionary history of modern man.
Professor _____ _____, an eminent _______ at ______  University who wasn’t involved in the research, welcomed the find.  “The discovery is the most important find since ________ and fills a critical evolutionary gap,” he said. 
_______ and ______ experts have remained silent about the exact details of what they have uncovered, but the scientific community is already (abuzz/alight/aflutter) with anticipation of the announcement of the find when it is made on ________.

Reblog this post [with Zemanta]

QED

Charles Darwin Has A Posse

Image by Colin Purrington via Flickr

Come per dimostrare l’assunto del post precedente, ecco il nuovo contributo al dibattito da parte del vicepres del Cnr, de mattei. Il pezzo, che solo un fogliaccio immondo come il giornale del presdelcons poteva ospitare, è una riproposizione degli argomenti di F&PP sulla non sufficienza della selezione naturale nella generazione delle specie. Da quel che ho letto delle argomentazioni dei due studiosi americani, entrambi hanno una conoscenza, come dire, un po’ light e ingenua della selezione naturale, e sollevano obiezioni che i critici hanno distrutto facilmente (io, caprone che sono, non le avevo capite subito). Però molti argomenti della pars destruens sono fondati su sottili distinzioni filosofiche che lasciano a tutta prima sconcertati, e l’intero libro sembra essere (quando arriva in Italia cercherò di leggerlo) piuttosto consistente. Anche se la pars construens è decisamente debole (“non lo sappiamo” e stop). Ebbene, fra tutte le argomentazioni di F&PP, de mattei pesca alcuni esempi che secondo me fanno ridere, e li approccia ancora peggio. Usa per esempio il caso di una vespa parassita che riesce, pungendolo nel punto giusto, a guidare la preda, uno scarafaggio, fino al nido e deporvi le uova. E si meraviglia delle precisione del comportamento che, secondo lui e i due autori, è troppo perfetto per essere generato dalla selezione naturale. Non so veramente se anche F&PP usino lo stesso approccio, ma ecco un passo: “Per quanto lungo possa essere il tempo in cui le vespe sono in circolazione, non è possibile immaginare l’emergere «a casaccio» di un comportamento così complesso, sequenziale, rigidamente pre-programmato”. E perché non è possibile? Perché è troppo perfetto. Perché “a casaccio”? Non si sa. E’ il classico argomento per ignoranza, che nessuno, neppure i più ingenui tra i creazionisti, usa più. Altri passaggi sono ancora più stupidi; per esempio definire “casuale” (ancora) la selezione naturale, o indicare soluzioni ottimali solo perché sono simili alle forme delle spirali e delle galassie, o definire la serie di Fibonacci “sezione aurea”. Dico il tutto per dimostrare come de mattei utilizzi l’approccio che ho descritto nel post precedente per trattare un argomento che non conosce e che non si degna neppure di studiare; la sua preparazione umanistica e storica gli “consentono” di dimostrare un disprezzo e un vero e proprio schifo per l’intera materia “evoluzione” che gli argomenti che usa contro di essa non devono essere sottili o fondati: possono essere vaccate sparate a raffica, senza nessun rispetto per l’intero corpus darwiniano e post darwiniano, nessuna voglia di confrontarsi con le elaborazioni di tutti i filosofi della biologia, nessun tentativo di capire la sottigliezza delle analisi degli evoluzionisti. Certo, da un de mattei non ci si può aspettare attenzione e preparazione ma, se anche l’esempio è spinto all’eccesso, non posso non pensare che egli rappresenti il classico “consulente della gelmini”, che modificano a loro piacimento l’intero sistema scolastico italiano e riducono le ore di scienze (nel complesso dei licei), lasciando un solo liceo veramente scientifico e una pletora di licei che rientrano nell’ambito degli studi umani.

Reblog this post [with Zemanta]

06 aprile 2010

Una lunga (e inutile) battaglia

RIMINI, ITALY - AUGUST 28:  Mariastella Gelmin...

Image by Getty Images via Daylife

La piccola digressione sul fatto che la maggior parte dei consulenti della Gelmini siano laureati in lettere o giurisprudenza ha spinto una delle blogger più ascoltate della rete (Galatea, la quale la ringrazio 8-P) a farmi notare che non tutti i laureati in lettere sono come li dipingo io. È ovvio, rispondo, anche perché sarebbe un errore logico dire che, poiché i consulenti del mistero dell'istruzione sono dei nesci perfetti per quanto riguarda la scienza, allora tutti i laureati in discipline umanistiche lo sono. Basta semplicemente ricordare quel che è accaduto circa 4 anni fa con l'affaire moratti-darwin per capire che gli allora consulenti (e con essi l'attuale vicepres del Cnr – che qui spara una vera e propria salva di vaccate, se capita ci ritorno) non solo non hanno la più pallida idea di cosa parlano, ma anche e soprattutto dimostrano un "qualità" particolarmente diffusa nel dibattito: il disprezzo verso l’altro. Non solo non sanno, ma non vogliono sapere, non ritengono utile nella costruzione della propria cultura avere la minima nozione di termodinamica, di chimica, di fisica o di biologia, specie evoluzionistica. In media, le persone vogliose di conoscere quello che hanno detto Einstein e Darwin non hanno una grande e profonda preparazione umanistica; è come se questa impedisse loro (e mi piacerebbe che qualcuno che la pensa così mi spiegasse se è vero, e se lo è perché) di accettare idee che, almeno in apparenza, vanno contro la loro visione del mondo. Le professoresse che tre settimane fa mi hanno spinto a proseguire erano ancora curiose del mondo, non solo della storia o della geografia o di lettere. La parola chiave qua è in media, ovviamente. È altrettanto ovvio che il difetto è reciproco, cioè che molti scienziati non hanno nessuna voglia di mettersi a leggere "La coscienza di Zeno" (quorum ego), ma lo fanno quasi con vergogna. Invece chi disprezza la scienza lo fa con profondo orgoglio; da snob (forse), ritiene che Darwin parlasse di animaletti e Einstein pensasse che “tutto è relativo”. Non voglio ricominciare con la solita solfa delle due culture, ma solo far notare che la battaglia per far capire come la cultura scientifica abbia la stessa dignità di quella umanistica (e secondo me anche un filo di più) sia in Italia ormai persa. Parlo anche del mio ambiente, quello del giornalismo, in cui come ho detto spesso, chiunque può scrivere di qualsiasi cosa, basta che abbia una bella penna. L'atteggiamento è piuttosto diffuso, tanto che quando si cerca di far capire ai colleghi perché sia necessario un laureato in fisica per fare domande con un minimo di logica sull'LHC,la risposta è sempre "Ma basta informarsi". No, non basta, bisogna avere una preparazione sopraffina per capire cosa sta accadendo in quel di Ginevra. E un’altrettanto sopraffina preparazione per NON scrivere per l'ennesima volta "anello mancante" quando di parla di fossili umani, come nel caso del mignolo di Denisova cave (che è tutto meno che un anello mancante, visto che non ha portato fino a noi) e del nuovo fossile africano, ancora embargato da Science. E non è questione solo di gestione del potere, e di voler far piacere a santa madre chiesa. Una prova? eccola. Sul Manifesto trovo questo sommario: Da Cartesio a Darwin, è una storia di sopraffazioni, dove vige la legge del più forte. Cartesio può darsi, ma ho i miei dubbi, ma Darwin sicuramente non ha fondata la sua teoria sulla “legge del più forte”; Spencer certo, ma non Darwin. Perché non chiedere al primo evoluzionista che passa per la redazione se la frase sia vera? Perché nelle redazioni trovi solo laureati in discipline umanistiche.
Non faccio, per rispondere a Galatea, di ogni erba un fascio. Dico solo che i fasci di erbe che la pensano come ho descritto prima sono al potere. Ovunque, dai giornali ai ministeri. Il perché il potere viva praticamente solo di una delle due culture, lo lascio ai titolari del potere stesse. Umanisti, perché?

Reblog this post [with Zemanta]

01 aprile 2010

Abbastanza in basso

Blue fin tuna

Image by niallkennedy via Flickr

No, non parlo delle elezioni. Anche se è curioso ad ogni elezione scoprire che questo paese sta spostandosi sempre più in una direzione sconosciuta ai più, parallela alla realtà e probabilmente in rotta di collisione con quest’ultima (non ditemi che stiamo andando a destra, perché non è vero). No, il titolo mi serve per collegare due fatti apparentemente lontani, ma secondo me piuttosto connessi. Uno è l’esito della Conferenza di Copenhagen dello scorso anno. L’altro è l’esito della Conferenza della Cites a Doha. In entrambi i casi, l’uso della parola fallimento secondo me è un eufemismo; ma non è questo che conta. Quello che mi ha colpito è che sia nell’uno che nell’altro caso quello che hanno detto gli scienziati (climatologi ed esperti di pesca) è stato bellamente ignorato, senza neanche ribattere che c’erano altri studi (magari falsi, magari pagati) che dimostravano il contrario. La stragrande maggioranza dei climatologi sono d’accordo che il clima terrestre sta andando a escort, e che se non si fa qualcosa i problemi potrebbero anche raggiungere un punto di non ritorno (tipping point); lo hanno detto e stradetto, forse con voci ancora troppo flebili secondo me. E tutti gli esperti di pesca hanno detto che se non si protegge tra gli altri il tonno rosso, tra qualche anno le popolazioni potrebbero scomparire, e non tornare mai più (com’è accaduto per altre specie). In entrambi i casi, i governi di tutto il mondo hanno detto molto chiaramente “Ce ne sbattiamo. Noi andiamo avanti così, perché questo è il nostro stile di vita. Noi vogliamo continuare a bruciare carbone e mangiare sushi o zuppa di pinne di pescecane”. Senza distinguo capziosi, senza neanche una parola sulla attendibilità dei dati, sull’estinzione possibile (anzi, quasi certa) delle specie non protette – oltre al tonno, ci sono anche gli squali e altre entità. Niente, solo un bel “Chissenefrega!”. I commentatori hanno detto, in un caso e nell’altro, che è il trionfo del businness as usual, che il commercio ha vinto sulla protezione dell’ambiente e la scienza, che i paesi in coma alla lista degli ingollatori di natura (tipo gli Stati Unit, il Giappone o la Cina, tanto per non far nomi) stanno riducendo il pianeta a una specie di terra bruciata in cui la tragedy of the commons è il meno che possa accadere. E’ secondo me un momento cruciale della storia della Terra, quando le esigenze di un approccio vincente (il capitalismo, tanto per essere chiari) vanno contro la sopravvivenza stessa della maggior parte dell’umanità. Che i governi si siano decisamente schierati da una parte (che è anche quella dei votanti) e non facciano ormai neppure finta di ascoltare la voce della scienza, ma anche solo quella del buon senso – non puoi continuare a pescare tonni o squali e sperare che ce ne siano sempre per un numero infinito di anni – mi fa solo ben sperare. Con questo approccio, l’estinzione della specie uomo come fattore ecologicamente rilevante si fa sempre più vicina. E, liberata dal giogo, spero che la natura possa continuare a produrre specie e riempire ecosistemi come dice lei.

Reblog this post [with Zemanta]

Share it

Sociable