Questa immagine (qui una versione più grande) è particolarmente rivelatrice. Rappresenta la distanza, in termini di mutazioni del Dna mitocondriale, estratto da un dito trovato in una caverna in Siberia tra H. sapiens, Neanderthal e questo stesso dito.
Insomma, sembra che circa 40,000 anni fa in Siberia abitasse una donna (e si spera per lei un’intera specie) che aveva con l’uomo moderno e con i Neanderthal non più di una parentela lontana. Mancano ben altre conferme, non ci sono altre ossa, non ci sono artefatti o altro che possa spiegare come fosse fatta questa specie. Ma la cosa importante è che praticamente l’altroieri, in termini di paleoantropologia, sulla Terra ci fossero almeno 4 specie appartenenti al genere Homo. I sapiens, i Neanderthal, l’uomo di Flores e questa signora o signorina. Le conseguenze per la paleoantropologia la lascio trarre agli scienziati, quelli per la scienza in generale e ovviamente la comunicazione sono sconvolgenti (sempre che il fato sia confermato, cosa che mi permetto di dubitare, per ora). La presenza di più specie di uomini distrugge in maniera totale infatti l’illusione della “specialità” della nostra (di specie). Siamo una delle tante specie di un genere abbastanza, ma non troppo, specioso che per cause ancora da stabilire è riuscito a sfuggire a una stretta forse climatica , come i cambiamenti delle glaciazioni e periodi post glaciali, e approdare a dominare il mondo. Non siamo i prescelti di qualcosa o qualcuno che ha detto che eravamo i “migliori”. Se i tempi della glaciazioni fossero stati diversi, forse a quest’ora a scrivere sto pezzo sarebbe stato un Neanderthal, o questa nuova specie X. Io non ne avevo bisogno, la l’ennesima sorpresa della paleoantropologia è al dimostrazione che ogni taxon tende a speciare appena può, e che non sono certo concetti obsoleti e fuorvianti come “migliore” o “più evoluto” che governano l’andamento della vita. Se questa concezione può valere a grandissime linee (siamo ovviamente più complessi di un batterio o una specie del Cambriano) non vale per periodi più brevi, come quelli che vanno dalla nostra uscita dall’Africa ad adesso. Che dire, per noi è stato un colpo di fortuna, le altre specie sono cadute sul campo. Mi piacerebbe sentire qualche opinione degli antievoluzionisti, sui questo argomento, perché il ritrovamento, se ho ragione nella mia superficiale analisi delle loro motivazioni, colpisce in pieno una delle loro spinte profonde a negare l’evoluzione.
Blog di scritti, pensieri, ruminazioni su scienza, ambiente, giornalismo e variazioni sul tema.
26 marzo 2010
Altro che cespuglio
22 marzo 2010
Ancora sulla scuola
Anche quest’anno, su invito della sorella professoressa, sono andato a fare una lezioncina, più che altro una chiacchierata, su Darwin e l’evoluzione. Ecco com’è andata.
“Quante classi sono?”, chiedo. “Sei. Tutte le terze”, mi si risponde. “Beh, saranno un centinaio, al massimo”, penso. “No, mi dice la professoressa, come se avesse capito, sono 150 e più”. Benvenuto nel mondo della scuola alla Gelmini. Dieci minuti per farli entrare nell’aula; se avessero dovuto farli stare zitti tutti non avrei mai cominciato. Inizio con una presentazione standard; vita di Darwin, ricco e viziato, viaggio da dama di compagnia, Fitzroy, battutine qua e là prima di affrontare il tema. Assoluto, totale blank slate che neanche Pinker. Neppure un sorrisino. Capiranno? mi chiedo. Si, mi avrebbe risposto dopo la professoressa alla fine, capiscono, ma non reagiscono. Parlo senza microfono in un brusio assordante; e snervante. Dopo un’ora mi interrompo e faccio minuti tre di sosta. Quando sono tutti seduti (nessuno si è potuto spostare: “Non sarebbero mai rientrati”) chiedo: “Domande?”. Sì. Me le hanno fatte in tre – 3 – su 150 (anche se una ha fatto da portavoce ad altre, credo). “L’uomo ha smesso di evolversi?”, “Quanto ci mettono le specie a differenziarsi?”, Non male, dico. Poi: “Ma è vero che l’uomo discende dalle scimmie?”. Mi rivolgo alle professoresse, che dicono in coro: “La storia dell’uomo parte dalla rivoluzione neolitica. La paleoantropologia l’ha tolta dal programma la Moratti”. Che quindi c’è riuscita davvero, mi dico. “E io cosa faccio?” chiedo. “Ne parli lei, almeno abbiamo lo spunto per approfondire. L’ha detto il giornalista scientifico, diremo”. Poi “E la legge del più forte?”. E’ una balla, rispondo, non è vera. “E le razze?”. Non esistono. Le professoresse mi spingono a spiegare che le basi scientifiche del razzismo non ci sono, che Darwin non ha mai parlato di legge del più forte, ma di chi si riproduce di più, che l’uomo discende dalle scimmie come voi discendete da vostro cugino. “Vada avanti, vada”, mi dicono.
Le insegnanti mi sono sembrate assediate da un esercito di zombie senza interessi (a parte poche eccezioni) che vogliono mangiare il loro cervello. Come qua:
Solo che ad aprire le porte (if you open up the door, we should come inside and eat your brain, dice Coulton) ci sono altri zombie più potenti, come la decerebrata Gelmini e il suo esercito di consulenti laureati in lettere o giurisprudenza. Meno male che i miei hanno finito prima dell’arrivo di Mariastar.
19 marzo 2010
Par condicio
| Reazioni: |
16 marzo 2010
Scuola? Quale scuola?
Prendo spunto da un post di tupaia sulla scuola italiana, dove trovate tutti i numeri che volete sulla "nuova" scuola italiana e l'insegnamento delle scienze nei licei, con relativa diminuzione del numero di ore, poca chiarezza nei programmi e cancellazione di alcuni temi. Qui mi viene da fare una considerazione sul perché questi dilettanti neanche troppo alla sbaraglio si siano accaniti contro una parte preponderante della conoscenza umana, parte che probabilmente sarà fondamentale in un futuro sempre più legato alla tecnologia e governato dall'incertezza. I numeri di tupaia mi portano a pensare ad alcune ragioni che hanno condotto a questo stato di cose. Una delle ragioni, tanto palese da non esser più neppure nascosta da questi soldati dell'Armata Brancaleone) è la distruzione della scuola pubblica a favore di quella confessionale; soldi ai preti tolti agli insegnanti, che potrebbero anche essere laici, per essere chiari. Ma qui si sta parlando in particolare dell'insegnamento delle scienze. E sono quasi convinto che le ragioni siano due, una prossima e l'altra ultima (direbbe un evoluzionista), che si intrecciano fino a trasformare le motivazioni della banda Gelminotti in un nodo gordiano.Quella prossima è la paura; hanno un terrore folle di quello che non capiscono. E questa banda di avvocati, letterati, poeti e esperti di marketing, degni dell'astronave dei Golgafrincham, non saprebbero distinguere 'equazione di Maxwell da quella di Hardy-Weinberg (non che io la sappia fare, ma questo è un altro discorso...); e quello che non si conosce si evita. Tanto più sei ha il potere di decidere quello che i tuoi figli dovranno studiare. Cosa importa a un bambino, o a un ragazzo, sapere che uno dei più importanti teorici dell'ecologia moderna era italiano (Vito Volterra, che era anche ebreo). Meglio insegnargli la teoria del fanciullino di ??? o infilargli ingola i Promessi Sposi o i lirici greci. Collegato a questa motivazione prossima c'è quella ultima, remota. La scienza, da quando ha cominciato a esistere (nell'antica Grecia, e i cristiani non c'erano ancora, nonostante Zichichi) ha sempre insegnato, a parte le nozioni, il dubbio, lo scetticismo, l'incertezza - saranno proprio gli dei a scagliare fulmini, o punirci per quel che abbiamo fatto? andiamo a vedere. E questo approccio è sempre stato piuttosto sgradito (diciamo così) alle autorità religiose, perché metteva in luce i miti (non nel senso di mansueti) su cui si fondava il loro potere di mediazione.Diretta emanazione di due poteri (a parte quello del Presidente del consigli, che però bada solo alle sue piccolezze), cioè l'industria e la chiesa, questo governo di decerebrati sta programmando così di togliere ai ragazzi la capacità di mettere in discussione la struttura del potere costituito, sia esso l'industria o la chiesa. Marcegaglia e soci hanno bisogno di apprendisti silenti e chini sulle macchine, non di rompicoglioni che mettono in dubbio la proprietà dei mezzi di produzione e che hanno studiato teoria e storia dell'oppressione capitalista con metodi scientifici. E il tedesco e i vescovi hanno bisogno di orecchie vergini in cui infilare le loro nozioni di immortalità, premio e punizione. Senza indizi, senza dubbi, senza che a nessuno, col cervello già pieno di ipotesi scientifiche, venga in mente di fare il san Tommaso e chiedere prove dell'esistenza di questo supposto punitore o premiatore. Solo una mentalità scientifica, scettica, dubbiosa potrebbe infatti instillare i dubbi sull'ordine mondiale, e celeste. Abbattendo l'insegnamento della scienza, e ho il sospetto che anche alla chiesa la riforma Gelmini non vada poi male, si avranno alla fine del liceo o dell'istituto solo ottusi soldatini cui non verrà mai in mente di mettere in dubbio il fatto che un anno di scuola si debba trascorrere, gratis, in fabbrica (e ringraziare anche). Oppure universitari senza la più pallida idea di quali siano le teorie che hanno sconvolto - letteralmente - il mondo moderno, dalla gravitazione all'evoluzione. E che non avranno la minima possibilità di entrare in un'università straniera senza farsi deridere per i buchi di conoscenza che hanno*. È questo che vogliamo? LORO lo vogliono.
*Ricordo che nel 1983, negli Stati Uniti io, mediocre liceale e laureato in biologia, facevo la figura di laureato molto colto, rispetto agli americani del laboratorio.
15 marzo 2010
Ma la Bibbia è un libro di scienza?
LEVITICO 11:21 Però fra tutti gli insetti alati che camminano su quattro piedi, potrete mangiare quelli che hanno due zampe sopra i piedi, per saltare sulla terra.
LEVITICO 11:22 Perciò potrete mangiare i seguenti: ogni specie di cavalletta, ogni specie di locusta, ogni specie di acrìdi e ogni specie di grillo.
LEVITICO 11:23 Ogni altro insetto alato che ha quattro piedi lo terrete in abominio!
Ma forse al tempo della Bibbia gli insetti erano più piccoli e quindi avevano 4 zampe!!
| Reazioni: |
14 marzo 2010
Una vera miniera
Image by ehpien via Flickr
Sono andato a vedere, segnalato da un altro sito (Panda’s thumb) la Smithsonian human origins initiative. Ed è uno dei siti più belli e completi che abbia mai visto; contiene decine e decine di pagine sulle origine, evoluzione e caratteristiche dell’uomo come specie. Fa un uso moderato ma brillante di flash (anche se pare che Chrome lo sopporti poco) e contiene molte notizie rilevanti per lo studio, la divulgazione e l’insegnamento dell’evoluzione umana. Ci sono anche pagine sugli strumenti, le orme, i progetti di ricerca e tanto altro, compresi suggerimenti da usare per l’insegnamento delle nostre origini. Ovviamente viene da pensare che una tale ricchezza di materiali non può essere stata tutta prodotta da centinaia di persone tutte perfettamente in malafede, che si sono messi d’accordo per ingannare il resto dell’umanità proprio sulle sue origini; eppure è quello che i creazionisti puri e duri pensano. Purtroppo non tutto è perfetto; in questa pagina c’è il Broader Social Impacts Committee, che mette insieme esperti di varie religioni per scoprire quale sia l’impatto delle scoperte della scienza sulle credenze. Ma, guarda caso, nel comitato non ci sia neppure un ateo o un agnostico, gli unici che potrebbero parlare della materia senza gli occhiali pesanti e scuri di una fede religiosa. Magari per spiegare che le contorsioni mentali dei teologi per far rientrare l’evoluzione nello schema delle cose di una supposta divinità sono assolutamente inutili.
Lo aspettavo al varco…
Image by Wyoming_Jackrabbit via Flickr
… ed è arrivato. Avevo sempre avuto qualche dubbio su Bellone come divulgatore (non conoscendo la sua opera come scrittore). Pur essendo la traduzione di una rivista saldamente ancora ai principi scientifici (Scientific American), Le Scienze si lasciava scappare ogni anto, nelle news e negli articoli, sparate negazioniste*. Ora esce per così dire allo scoperto, con un editoriale (pdf) che potrebbe tranquillamente essere definito ridicolo, senza tema di smentita. I titolari di Climalteranti lo hanno smontato senza troppi problemi. Quello però che mi lascia perplesso sono le motivazioni di Bellone. Ho già detto, nella mia classificazione delle “interazioni” tra antievoluzionismo e anti-AGW (qui e qui) che coloro che ritengono l’evoluzione un fatto ma combattono la teoria del global warming antropogenico (di questi fa parte anche Giulio Giorello) sono una strana classe, e ho anche cercato di spiegar(mi) come si arrivi a una posizione di quel genere. L’uscita di Bellone non fa altro che confermarmi nella mia ipotesi; credo che essenzialmente, religiosi o no, i negazionisti siano del parere che non sia possibile per l’uomo, essere quasi perfetto per evoluzione o creazione, modificare le cose in modo da “rovinare” la propria casa. Si iscrivono alla classe logica del “non-possibilismo” cui appartengono anche gli antievoluzionisti alla ID. Non è possibile che “cose” così complesse come le cellule siano nate da sole senza intervento dall’alto; non è possibile che poche migliaia di tonnellate di CO2 modifichino il clima terrestre. Da qui si parte; poi, per avvalorare la tesi, usano argomenti ridicoli, fonti chiaramente screditate (se mai sono state accreditate), affermazioni prese fuori dal contesto e argomentazioni che non passerebbero un esame di logica. Questo è tanto più grave quanto più viene da cosiddetti uomini di scienza e/o giornalisti, atti a distinguere tra argomentazioni logiche e no, tra fonti affidabili e no. Cosa succederebbe se Bellone, invece di affidarsi a documenti originali per scrivere i suoi libri, prendesse le informazioni da siti come Svipop, dove scrivono rabbiosi antiambientalisti religiosi (molti post del sito riguardano la lotta all’aborto), o a giornali chiaramente schierati come l’Avvenire? Ne verrebbero opere di valore nullo (o negativo). Il non rendersi conto di tutto ciò dimostra solo come Giorello e Bellone vogliano solo dimostrare un’ipotesi che non è difficile chiamare preconcetta, e cerchino on line tutto quello che conferma la loro posizione. E, come tutti sanno, dimostrare qualcosa cercando on line è la cosa più facile di questo mondo. Ma dimostra anche come l’affidabilità di persone come Bellone e Giorello è molto, molto bassa. Il problema della divulgazione (perché è di questo che parlo, non della scienza del clima) è che se fai un passo falso, dimostrando che il tuo sistema di lavoro non è affidabile, tutto quello che scrivi da quel momento in poi – e anche quello che hai scritto prima – diventa inaffidabile. Che per esempio Bellone non citi neppure un articolo scientifico degno di questo nome (e non credo che abbia problemi a procurarsi, Nature, Science, Pnas o altro) fa pensare che sia andato a cercare argomenti a lui favorevoli tra le pieghe di Internet. Non solo, ma Bellone e Giorello non citano neppure articoli peer-reviewed che contestano scientificamente il global warming antropogenico. Significa che non conoscono neppure la letteratura di base sull’argomento?
* Io continuo a chiamarli così, anche se il Guardian fa un sottile distinguo
09 marzo 2010
Perle ai porci
Sono andato, buon ultimo, a vedere Avatar, perché ho voluto aspettare di vederlo comodo, in vero 3D in una bella sala. L'impressione è come da titolo. Tutte le critiche che ho letto in giro per la rete e sui giornali mi sembra abbiano visto un film diverso da quello che ho visto io; sono, con tutto il disprezzo insito nella definizione, critiche da intellettuali italiani. Perché se è vero che la trama è debole e scontata, ma lo dice anche Cameron, è anche vero che il fulcro del film non è quello, ma l'intero mondo costruito al regista e dai suoi collaboratori. Ho visto decine e decine di riferimenti a film, racconti, fumetti, in generale topoi di fantascienza da qualche anno a questa parte.. Ci sono riferimenti ad Asimov, Sheckley, Dick (ovviamente), Heinlein (ancora ovviamente). Ma soprattutto ci sono richiami a quella fantascienza che costruisce mondi alieni con precisione e congruità, con un'ecologia logica e una struttura del mondo stesso che è - quasi - totalmente diversa dalla nostra; tanto per dire, Farmer o Vance o addirittura Lem.C'è una biologia logica, una struttura del mondo che sta in piedi, un approccio scientifico (e lo dice anche la dottoressa al militare) al fenomeno di Gaia - parliamoci chiaro - che è degno di ben altro e molto maggiore interesse rispetto a coloro che vogliono vedere una trama fantasiosa, una psicologia intricata e personaggi tormentati e sempre a metà tra il bene e il male. Qui non ci sono "semplici" ometti che lottano con aragoste o si stracciano l'animella l'un con l'altro (eccheppalle), c'è un intero mondo modellato e una labirintica costruzione di una società basata su una rapporto intimo e reale con l'intera distribuzione di segnali da parte di ogni essere. Un po' come accade per Expedition di Barlowe, da cui è tratto il predatore di cui sopra (certo, assomiglia molto ai predatori di Avatar, specie al panterone dell'inizio; non per niente Barlowe ha creato i "mostri" di Avatar oltre che parecchi altri film!).
Certo, si potrà dire che una costruzione gaiana come questa è irreale, non può esistere, non è scientifica e via andare. Ma lo possono dire solo gli ecologi o i geologi, coloro che hanno sulla punta della dita "come funziona il mondo". Sentire un supercilioso intellettuale italiano affermare che Avatar manca di profondità e ha una sceneggiatura elementare mi fa pensare: "Tenetevi il vostro Ozpetek, io mi accontento di Cameron".
** Aggiornamento 10/3/2010. L'articolo su Repubblica di Natalia Aspesi di ieri 9/3, che qualifica come bambinoni quelli cui piace Avatar, mi convince sempre di più che ho ragione nella mia analisi. Non sanno cos'hanno davanti e quindi lo disprezzano, preferendo film con linguaggio che loro capiscono.
| Reazioni: |

![Reblog this post [with Zemanta]](http://img.zemanta.com/reblog_e.png?x-id=cbf207c9-5844-43d6-9b32-d186823d8ca3)
![Reblog this post [with Zemanta]](http://img.zemanta.com/reblog_e.png?x-id=71ba9201-fb07-43d3-829f-2b79e4b138ef)