26 febbraio 2010

Alè, ce ne siamo giocati un altro

Questa intervista, se non provenisse da una persona ben addentro allo studio delle dinamiche della vita (ho qualche dubbio sull'evoluzione, però) mi farebbe pensare al solito concordista. Ma Stuart Kauffman si occupa della nascita della vita e dell'evoluzione della complessità da molto tempo e, come dicono gli inglesi, should know better. Nel senso che le affermazioni che fa sono o ingenue o volte a vendere un libro che prima o poi dovrà vincere il premio della Templeton foundation. Non so se tutto quello che dice sia farina del suo sacco o interpretazione dell'intervistatore (Brambilla della Stampa, in odore di eresia sia antievoluzionistica sia negazionista). Per esempio un vero biologo non direbbe mai "è possibile immaginare in anticipo tutti i pre-adattamenti darwiniani degli umani?". Il preadattamento puzza di teleologia lontano un miglio, e nessuno usa più la parola; meglio exaptation o altro - che d'altronde cita anche dopo (anche se in questa intervista a Salon insiste per preadattamento) . La domanda stessa è piuttosto stupida; è ovvio, ma gli evoluzionisti lo sanno da tempo, che non è possibile prevedere le traiettorie delle specie in evoluzione; sono troppe le variabili da prendere in considerazione. Ed è anche ovvio che neppure conoscendo tutte le variabili riusciremmo a prevedere l'evoluzione di una specie. Sappiamo solo che le specie si evolvono in base a meccanismi che conosciamo più o meno bene; tra questi c'è la selezione naturale, ma non è certo l'unica. Ma questo non significa che dobbiamo credere che i meccanismi dell'evoluzione siano insufficienti a spiegare il sorgere della vita e la creatività della stessa, la nascita delle specie e la differenziazione delle stesse. Dire che [il riduzionismo] non spiega l’innata creatività naturale che anima ciò che ci circonda e questo vale non solo per la biologia, ma anche, per esempio, per la storia o l’economia vuol dire alzare le braccia e fare affidamento a misteriosi spiriti evolutivi, se vogliamo chiamarli così (Kauffman non lo fa, ovviamente) che spiegherebbero l'origine e la complessificazione dell'ordine. Nell'intervista citata sopra a Salon.com dice anche che la coscienza (consciuosness) non è spiegabile e nessuno sa da dove derivi, forse da interazioni quantiche nel cervello. Ma anche qui mi sembra che cedere al mistero e parlare di creatività dell'universo (di cui solo l'1% ha un qualche tipo di ordine, ricordiamo) somigli troppo a un misticismo New Age. Sarà anche l'età?

25 febbraio 2010

Battuti da Israele

RIMINI, ITALY - AUGUST 24:  Roberto Formigoni,...

Image by Getty Images via Daylife**

Noi abbiamo un patetico vicepresidente del Cnr che mette in discussione la realtà dell’evoluzione. E pubblica libri sull’argomento, senza vergognarsi neppure un po’. Loro, gli israeliani, hanno addirittura un ministro* che mette in discussione la teoria dell’evoluzione e quella del riscaldamento globale. Ecco la notizia. Il ministro dell’educazione, tale Gavriel Avital, dice che:

If textbooks state explicitly that human beings' origins are to be found with monkeys, I would want students to pursue and grapple with other opinions. There are many people who don't believe the evolutionary account is correct

Ovviamente ricercatori e educatori dello stato di Israele hanno subito chiesto le sue dimissioni. Il ministro aveva preceduto il tutto con dichiarazioni bizzarre (o veritiere, almeno la prima…) che l’evoluzionismo vuole la morte di Dio e il riscaldamento globale è basato su risultati poco chiari. Eyal Morag, titolare di un blog scientifico, dice che Avital "doesn't understand what science is, and should therefore be removed from any position related to it."
Noto, en passant, che Avital è un ingegnere, proprio come la maggioranza di coloro che spediscono a Pikaia rivoluzionarie tesi che distruggono l’evoluzionismo.

* mi ricordo che anche noi abbiamo avuto un ministro con le stesse idee, anche se non le ha mai esplicitate. Da cagasotto qual è, ha mandato avanti i suoi scagnozzi.

**La foto sopra è suggerita da Zemanta, che forse sa che un ministro come il figuro in mezzo potrebbe dire le stesse cose, se solo sapesse articolare un discorso

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22 febbraio 2010

Una modesta proposta

Lo so, l’ha già fatto qualcun altro. Ma la mia proposta è totalmente diversa. Ho infatti letto con attenzione le recensioni e le critiche al libro di Fodor e Piattelli-Palmarini (che come vedete la Feltrinelli si è affrettata a tradurre col titolo fantasiosissimo “Gli errori di Darwin”), e le ho trovate quasi tutte giustificatamente irritate dalla poca conoscenza del meccanismo della selezione naturale e degli altri che governano l’evoluzione e la nascita degli adattamenti (nel senso di tratti, non di processi). Ma, come altri, sono rimasto colpito dalla reiterazione  di un’idea che risale ad almeno vent’anni fa, da quando ho letto questo libro di Brian Goodwin (che è morto pochi mesi fa). Cioè che i constraint della fisica e della chimica sono importanti per le strutture biologiche e i biologi evolutivi devono tenerne conto quando studiano la nascita e lo sviluppo degli adattamenti, per non cadere in Just so stories come quelle di Kipling (diciamo, de Kipli – qui la più bella). Dicevo che l’idea non mi sembrava proprio nuova di pacca, ma mi veniva in mente non avevo trovato niente di interessante sull’argomento, nonostante lo trovi affascinante. Mi sono venuti in aiuto un paio di ricercatori (fisici) della Rockefeller University, che hanno studiato perché le piante hanno le venature fatte in quel modo (Phys. Rev. Lett. 104, 048704 (2010). E hanno concluso che:

Leaf venation is a pervasive example of a complex biological network, endowing leaves with a transport system and mechanical resilience. Transport networks optimized for efficiency have been shown to be trees, i.e., loopless. However, dicotyledon leaf venation has a large number of closed loops, which are functional and able to transport fluid in the event of damage to any vein, including the primary veins. Inspired by leaf venation, we study two possible reasons for the existence of a high density of loops in transport networks: resilience to damage and fluctuations in load. In the first case, we seek the optimal transport network in the presence of random damage by averaging over damage to each link. In the second case, we seek the network that optimizes transport when the load is sparsely distributed: at any given time most sinks are closed. We find that both criteria lead to the presence of loops in the optimum state.

Qui sotto il video (tratti dal sito di Science friday)

Da un paio di interviste che ho sentito, mi pare di afferrare – sempre fisici sono, in fondo – che le strutture delle venature fogliari derivano da un interazioni tra esigenze evolutive, cioè la necessità di tenere in piedi la foglia e portare ovunque il cibo, e i limiti dati dalla fisica delle strutture stesse, che ostacolano in parte lo sviluppo completo dell’evoluzione. Addirittura si pensa così che il sistema migliore di trasporto dei fluidi, e quello più robusto e resistente ai danni, sia una rete complessa e gerarchica di loop annidati. Si potrebbe concludere che “i biologi lo sapevano da anni”; ma una dimostrazione così evidente ed esteticamente gradevole della faccenda (nonché utilissima per dimostrare che la ricerca pura VA fatta anche se non produce niente, alla faccia della Gelmini) potrebbe convincere persino F e P-P a pensare di aver sbagliato qualcosa nel loro ultimo libro.

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21 febbraio 2010

Prego, stiamo aspettando

Un articolo su Avvenire stigmatizza il tono derisorio e supercilioso con cui Odifreddi ha intervistato Dawkins ieri su Repubblica. Secondo l’autore

Quanto ai temi e alle idee esposte, sono quelli tipici della propaganda dell’ateismo scientista; talmente ripetitivi che non meriterebbero di essere considerati più di tanto, se non fosse presente un postulato particolarmente insidioso: solo gli ignoranti possono continuare a credere in Dio.

Si butta poi sulla difesa dell’accusa di oscurantismo fatta alla Chiesa cattolica, affermando anche che "

va notato come gran parte delle loro affermazioni non abbiano molto a che spartire con quanto ci dice la scienza. La teoria dell’evoluzione non legittima la conclusione che non esista un Creatore così come non spiega compiutamente il senso dell’ordine e della tendenza alla complessità presenti in natura, ma lasciano aperto lo spazio per la riflessione filosofica e teologica.

Se può essere vero (per alcuni, io la penso esattamente così) che la teoria dell’evoluzione non legittima la conclusione che non esista un creatore, NON è vero che non sia una spiegazione sufficiente dell’ordine e della tendenza alla complessità in natura. La teoria dell’evoluzione modernamente intesa (non quella solo darwiniana) è più che sufficiente per dimostrare che l’ordine può nascere da uno stato più disordinato. Quanto alla tendenza alla complessità, solo i teologi e gli ingenui possono credere che esista. Si consoli l’autore, il fatto che lui stesso sia più complesso di un batterio NON dimostra che l’universo ha una tendenza verso forme più complesse. Se, secondo l’Avvenire, c’è spazio per riflessioni teologiche e filosofiche, prego, si accomodino, e dimostrino la causa che ha portato all’aumento di ordine. Con una sola regola: dire “God did it” squalifica automaticamente colui che propone l’ipotesi.
E’ come quando Pogo* gioca a scacchi con Albert che scaraventa la scacchiera da parte gridando “Terremoto!”

*Non sapete chi è Pogo? Vi siete persi la parte migliore del XX secolo.

20 febbraio 2010

Antropologia della credenza (2)

Comparison of ground based (blue) and satellit...

Image via Wikipedia

Eccoci alla seconda puntata sul come la penso riguardo ai negazionisti, sia del riscaldamento globale che dell’evoluzionismo. Qui la prima. Mi rendo conto che cercare di unificare sotto una sola causa tutti gli “scettici” è velleitario e semplificante all’eccesso. Ma, come dico spesso, questo è un blog e non necessita di approfondite ricerche né di referaggio occhiuto. Allora, nella prima ho cercato una sola spiegazione sulle negazioni di entrambi i fatti (evoluzione e global warming antropogenico) nel fatto che in questo modo si darebbe la colpa all’uomo di fenomeni che tendono da una parte a ridurlo a livello degli altri animali, dall’altra che danno alla specie la colpa di un fenomeno globale su cui a questo punto ha poco controllo. Per quanto riguarda gli antievoluzionisti, non si può dire che non siano coerenti; per loro la specie umana è una creazione quasi perfetta, che solo il peccato originale ha sviato dall’originaria tendenza verso la divinità. Pensare che possa essere imparentata con altre specie (non solo le scimmie quindi, ma proprio tutte) è poco meno che sacrilego. E pensare che possa fare degli errori così grossolani nella gestione del pianeta è altrettanto difficile da capire. Oltre a questo ovviamente ci sono decine di altre motivazioni, dalla sconfessione del libro sacro (di tutti i libri sacri, per questo) all’ovvia “deposizione” dell’uomo da specie prediletta all’orrore che porta il pensare di essere frutto del caso – anche se questo potrebbe essere una conseguenza più che una causa. Senza dimenticare la scomparsa, in un programma di ricerca seriamente e compiutamente naturalistico, di ogni e qualsiasi giustificazione del trascendente (“mente” e anima comprese), e la conseguente perdita di speranza.

Ma vabbé, fin qui ci siamo. Quello che risulta difficile da spiegare è la posizione degli scettici puramente e unicamente verso il riscaldamento globale; pensano cioè che l’evoluzione sia un fatto, spiegato dalla selezione naturale e da altri fatto (drift, effetto del fondatore, estinzioni eccetera) ma storcono il naso davanti  a coloro che si dimostrano sicuri che il riscaldamento del pianeta sia dovuto all’uomo. Non alzano mai la voce, almeno non come i negazionisti più accesi, ma non si dimostrano mai del tutto convinti. Io credo che la causa profonda di questo atteggiamento non sia diversa da quella degli antievoluzionisti; cioè quello che si potrebbe definire orgoglio di specie, che impedisce loro di leggere a fondo i dati (spesso gli scettici hanno anche una buona preparazione scientifica) e che non permette loro di essere convinti con la parte più razionale del cervello. Il ragionamento inconscio potrebbe essere che siano stati così bravi da andare sulla Luna e svelare alcuni dei trucchi più noti con ci si ingannano i creduloni, perché non saremmo in grado di controllare il clima. Le capacità tecniche della specie sono innegabili, insomma, ma niente dice che si debbano estendere anche alle capacità “scientifiche” nel senso più lato del termine. Fatte le debite proporzioni e andando al di là dell’aneddotica, è una spiegazione anche del fatto che molti, moltissimi oppositori del global warming sono ingegneri (Vacca in primis). Così come lo sono molti oppositori dell’evoluzione mi vien da pensare.
Alcuni esempi di questo atteggiamento sono nel sito della Skeptics society, in cui accanto a conferenze di Gould e Diamond si trovano pubblicità al libro Superfreakonomics, già molto stigmatizzato dagli esperti di climatologia, e una conferenza del noto antiambientalista Biorn Lomborg. Oppure la dichiarazione di James Randi di qualche settimana fa sul global warming revisited (l’ha successivamente ritrattata, in maniera piuttosto goffa). Anche i negazionisti/scientisti, insomma, si sentirebbero sminuiti da questa “accusa”. Come ho detto nella prima “puntata”, la spiegazione potrebbe essere semplicistica, ma quello che ho cercato di fare è ricercare UNA sola causa negli atteggiamento presenti nella tabella. Visto che, ancora, questo è un blog, niente mi impedisce di aggiungere altre sfaccettature dell’analisi. Come dice Stephen Stills,
For what it’s worth

 

Lo so, non c’è Young. A Monterey non c’era. In compenso c’è Crosby…

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16 febbraio 2010

Beware of Archos

Non parlo mai di disavventure mie, non interessano a nessuno, ma questa è così curiosa che potrebbe far alzare più di un sopracciglio. Allora, qualche tempo fa acquisto un Archos 5, un aggeggio che legge gli mp3 per sport e per il resto si connette a internet, legge i pdf, i film e molto altro (se paghi"!). Bel tipo, da 120 giga. In poco tempo il pulsante di accensione entra un po' troppo nel corpo e diventa sensibilissimo, tanto che il coso si accende e si spegne da solo. Mando una mail al sito della Archos, descrivendo il problema, ma mi rispondono "Write in english". Io ribatto, in pessimo inglese:

What do you mean by this? I bought the thing in Italy, the website is in italian, nowhere is written that I have to write in english. What if I am an italian customer unable to write something that you understand? My warranty isn't good? That's not fair, you know!
Anyway, here's the deal. The on/off button of my Archos 5 is extremely responsive, and the thing turns on and off at whim, sometimes even without me touching it. Every once in a while it enters a loop, and it turns on and off continuously all by itself. Where's the closest repair shop for the Archos 5 in Italy? Or do I have to send it to you, and in this case where? Thank you very much

Loro mi rispondono così:

Dear Customer,
By your description the product needs to be repaired.
Please contact the shop where you bought the device in order to have details about how to get the device repaired.
Kind Regards,
Archos Technical Support

Cosa avreste risposto voi? Grazie al… o altro?
Cerco di capire se sta ditta ha una sede in Italia e scopro questa pagina:

archos 

In cui si vede che tutti i paesi hanno una sede (Italia compresa), ma solo l’Italia e la Svizzera sono prive di numero di telefono. Devo dedurre qualcosa?

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Diffidare di chi usa il mattone della vita

Diffidare di chi usa il mattone della vita

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14 febbraio 2010

Milana colpisce ancora

Ho già parlato di Milana Runjic quando la signora ha parlato di cultura (a modo suo). Ora, visto che Internazionale continuo a leggerlo, mi sono imbattuto in un'altra risposta curiosa. Alla domanda come si fa a credere in Dio se si conosce al storia e la filosofia, Milana risponde essenzialmente, dopo aver frainteso Marx sulla storia dell'"oppio dei popoli", che rifiutare Dio rende la vita più povera perché significherebbe che la sola realtà su cui possiamo ragionare è quella che possiamo osservare. milana La frase "la nostra natura è così profonda e misteriosa che non esiste scienza empirica in grado di definirla" è la classica resa alla religione, intesa nel senso più lato del termine (anche il New Age rientra in questo novero, e in effetti il tutto mi sembra molto New Age). Il tutto si conclude con una frase degna di Maria Goretti "la totale conoscenza di noi stessi è possibile solo attraverso qualcos'altro: Dio". Peccato che il tutto non sia condivisibile, e che quello che conosce Milana lo sa solo lei. Con questo tutto quello che ha a che fare con la scienza diventa inutile orpello, anzi dannoso schermo, perché ci impedisce di conoscere veramente noi stessi. E' la solita storia della conoscenza scientifica che mortifica il mondo, che ci impedisce di vedere la bellezza in un fiore, che crea il vuoto spirituale e il “disincantamento del mondo” di Max Weber e fa ribellare Shaw e Butler e compagnia cantante. Darwin Loves You

Immagine di Colin Purrington via Flickr

Cedere in questo modo alla non conoscenza vorrebbe dire vivere in un mondo di sogni e di mito; e ovviamente di religione. Vogliamo continuare così a farci del male perché solo la religione dà un senso al tutto (come dice ancora Milana)? Oppure ci potrebbe interessare leggere un libro curioso e profondo, che si intitola Darwin loves you, edito dalla Aboca (sì, quella delle erbe). Parla proprio del buon vecchio Chuck che non ha affatto causato il “disincantamento del mondo” ma anzi ha dato la possibilità di conoscerlo e di rincantarsi. Sono ai primi capitoli, ma se continua come promesso penso che sarà il mio “libro dell’anno”.

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13 febbraio 2010

Arte e Darwin? Massì

Questo progetto vuole unire una delle arti (la musica) con Darwin. Si chiama infatti Darwin song project e unisce otto artisti folk che si sono messi assieme per cantare la legacy di Darwin. Hanno fatto concerti, dischi CD e altro. Interessante, anche se la musica è un po' lontana dai mie gusti (ma alcune ragazze hanno voci eccellenti, e questa canzone è stupenda).

Grazie a: la divagatrice scientifica

12 febbraio 2010

10 febbraio 2010

Antropologia della credenza (1)

No, qui non si tratta di mobili, ma di come e cosa due dei più diffusi "oggetti del contendere" del dibattito contemporaneo abbiamo in comune. Qui sotto ho cercato di fare uno schemino sul tutto, e spero di riuscire a spiegare come la penso nel giro di un paio di post.

Ecco lo schema 

  No a Agw Sì a Agw
No evoluzione negazionisti/creazionisti serristi/creazionisti
Sì evoluzione
negazionisti/scientisti
razionalisti puri e duri

Agw sta per anthropogenic global warming.

La prima casella della classificazione è molto diffusa. Sono coloro che ritengono che il riscaldamento globale non sia responsabilità dell'uomo, e che l'evoluzione sia (al più) solo una teoria. In questo caso, come in ogni altro della tabella, ci sono sfumature più o meno nette. Alcuni potrebbero pensare all'evoluzione come una manifestazione del divino - un mezzo con cui dio ha condotto la creazione all'uomo. O al riscaldamento globale come un semplice periodo della storia della Terra, esistente ma non da ascrivere alle attività dell'uomo. Ma altri ritengono che quest'ultimo non esista e che la Terra abbia seimila anni.
Alla seconda categoria appartengono coloro che negano il riscaldamento di origine umana ma accettano l'evoluzione come dato di fatto da non discutere neppure. Li ho definiti negazionisti/scientisti perché, pur afferrando i complessi concetti dell'evoluzione per selezione naturale, rifiutano di prendere in considerazione i più semplici dati a supporto del riscaldamento globale. Sono per certi versi i più sorprendenti, perché l'atteggiamento razionale che li contraddistingue davanti all'evoluzione e alle sue conseguenze è completamente dimenticato quando si parla di global warming.
La categoria dei serristi/negazionisti è decisamente la più curiosa. E l'unica persona che mi sembra possa rientrare in essa è il papa; che parla spesso degli abusi dell'uomo sulla natura e nega che l'evoluzione per selezione naturale si possa applicare all'uomo.
L'ultima categoria
è costituita da coloro che ragionano sui dati e solo sui dati, e accettano la realtà dell'una e dell'altra cosa. Parleremo anche di questa.

Se la classificazione è facile e automatica, non altrettanto la spiegazione delle ragioni per cui ogni taxon esiste. Visto che della categoria serristi/creazionisti fa parte una sola persona, non è proprio il caso di parlarne; le sue motivazioni possono essere diverse e anche parecchio contorte.
The mechanisms behind evolutionIl no all’evoluzione viene, se ne è parlato spesso anche in questo blog, essenzialmente da motivazioni religiose; con un curioso twist, però. Al di là del rifiuto dai dati (i fossili non provano niente,  la genetica non dice nulla, gli alberi filogenetici sono un caso, il caso stesso non può aver generato la complessità, l’evoluzione va contro la seconda legge della termodinamica e via cantando) la motivazione principale è che l’uomo non può discendere dalle scimmie, che siamo troppo “evoluti” e quindi decisamente diversi dal resto del regno animale e dalla natura (il concetto di scala naturae spinto al massimo). Da questo ne discende anche che un processo essenzialmente cieco NON può coinvolgerci. Noi dobbiamo essere frutto di un pensiero, di un logos che ci ha pensato e ha dato ordine al mondo; e quindi l’evoluzione, che ci ricaccia in pieno nella natura il cui ordine e senso facciamo fatica a capire, non può essere vera. Se vogliamo, è una concezione superomistica (a modo suo) che costruisce un muro tra noi e le altre specie. Quello che mi interessa è quello che ho chiamato curioso twist. Cioè il fatto che una specie costruita a immagine e somiglianza di…(mettere qui la divinità voluta) NON PUO’ SBAGLIARE. Sarebbe contraddittorio (e in certi momenti il cervello umano sta molto attento alle contraddizioni) dire che siamo perfetti ma facciamo errori. E il riscaldamento globale è il classico esempio di errore di gestione. Global_Warming_Map Se dio o chi per esso ci ha dato in gestione il pianeta (da dominare e soggiogare) non è possibile che stiamo mandandolo a catafascio in questo modo così stupido, bruciando petrolio. Un essere quasi perfetto non lo fa. Ed ecco che si riempie anche la casella della negazione del cambiamento climatico. Non è infatti strano che chi sostiene più veementemente (avverbio monovocalico, eh, eh) il no a entrambe le teorie sia la destra religiosa statunitense. Che unisce le due visioni del mondo in una sola concezione univoca e parecchio coerente; siamo “superiori” e quasi perfetti, quindi NON siamo parte della natura, e non possiamo sbagliare nella gestione del pianeta.

(Fine della prima puntata)

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Religione e morale

Avrei voluto scriverlo anch'io, ma visto che c'è già...

Grazie a Brain factor

06 febbraio 2010

Andiamo sul pesante

E’ finalmente uscito il libro di Jerry Fodor e Massimo Piattelli-Palmarini sugli errori di Darwin. Il titolo è ovviamente “What Darwin got wrong” (Dove Darwin ha sbagliato) e racconta quali sarebbero i gravissimi errori che Darwin e i suoi seguaci hanno fatto dal 1859 ai giorni nostri, e di come la teoria sia fatalmente errata (fatally flawed). C’è stata una prima recensione sul sito del combattivo evoluzionista Jerry Coyne, una ottima recensione di Peter Forbes sull’Indipendent (con molte interviste da una parte e dall’altra) e alcuni articoli dei due autori su vari giornali. Tutto sommato, il lavoro è stato accolto come meritava dalla comunità degli scienziati; rumori fuori scena, per dirla in breve. Ma come sempre non mi interessa (o poco) cosa dicono quelli all’interno della disciplina, ma gli esterni. In particolare le Midgley's first book, Beast and Man, was publi...persone di “cultura”, nel senso più italiano del termine. E mi sono imbattuto in questo articolo della filosofa Mary Midgely, sul Guardian, che giudica il libro “piccolo e potente”. Perché finalmente svela come il neo-darwinismo (quello che i biologi chiamano la Sintesi moderna) sia stato per anni e anni chiuso a ogni contributo che vada al di là della selezione naturale come meccanismo principe , e forse l’unico, dell’evoluzione. La Midgely continua (credo dal libro) elencando altri fattori che potrebbero aver influenzato l’evoluzione: l’epigenetica, l’evo-devo, le leggi della fisica e della chimica che influenzano lo sviluppo (citando ovviamente D’Arcy Wentworth Thompson e Wolfgang Goethe) e altro. L’articolo si chiude chiedendosi perché i biologi siano così ostinatamente rimasti attaccati al darwinismo o almeno alla Modern Synthesis; e da buona filosofa se lo spiega con il successo di due libri divulgativi: Il caso e la necessità e L’orologiaio cieco. Perché?

But what made them bestsellers was chiefly the sensational underlying picture of human life supplied by their rhetoric and especially their metaphors. This drama showed heroic, isolated individuals contending, like space warriors, alone against an alien and meaningless cosmos. It established the books as a kind of bible of individualism, most congenial to the Reaganite and Thatcherite ethos of the 80s.

Fin qui Mary Midgley. Per parte mia devo dire che è difficile leggere qualcosa di più superficiale e meno informato. La biologia moderna e la Sintesi sono ancora validi proprio perché hanno costruito un quadro di riferimento in cui evo-devo e compagnia cantante vi si possono inserire con facilità, completando e anzi spiegando meglio alcuni punti oscuri. Dire che (forse a parte Dawkins) tutti si attengono al paradigma “la selezione naturale è l’unico motore dell’evoluzione” significa non conoscere quasi niente della biologia moderna. Che ha scoperto l’evo-devo e l’epigenetica, le leggi della forma e il genetic drift, la contingenza e la casualità eccetera eccetera. Non abbiamo (meglio, non hanno, io c’entro poco) bisogno di filosofi come Fodor o Midgely per spiegare cos’è successo nella biologia moderna, grazie tante. Concludo con le parole di Coyne (a sinistra):
virtually every biologist and philosopher who has followed Fodor’s arguments over the past two years has taken issue with his views on natural selection and with his philosophical arguments. The book will, I predict, give enormous comfort to creationists, but will receive almost no praise from philosophers and scientists.

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04 febbraio 2010

Petizione

Qui la richiesta di una firmetta per rimettere nelle vene della capitale "molare" dell'Italia un po' di cultura. Dopo che hanno cercato di depotenziare il museo di storia naturale.

02 febbraio 2010

Dicono che…

Layout of the NAtional Ignition Facility. Imag...

Image via Wikipedia

In a study published online this week by Science, researchers at the National Ignition Facility, a huge laser for nuclear fusion experiments at Lawrence Livermore National Laboratory, describe their first experiments using all 192 of the facility's beams on test targets empty of fuel. They were able to couple the laser's energy into the target efficiently and implode the target symmetrically—so far, so good. The scientists say they are on target to attempt ignition—a self-sustaining fusion reaction that produces excess energy—before the end of this year.


Da Science DOI: 10.1126/science.1185634

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01 febbraio 2010

Lo scemo del villaggio

Attenzione. Il video sotto non c’è più.

Ma il commento vale uguale.

All’inizio pensavo che fosse un pezzo di satira, sulle orme di cotanto padre. Poi ho capito che no, è proprio scemo lui. Nel video sotto vedete la prima parte di un filmato di Jacopo Fo che tratta dell’evoluzione umana. Dopo aver raccontato, a modo suo, quali siano le origine di alcune strutture umane, come i seni, la mancanza di pelo e la stazione eretta, inizia un pippone sulla teoria di Elaine Morgan sulla scimmia acquatica. Quindi non è tutta una roba da ridere, ci crede proprio, perché il tono diventa leggermente più preciso e direi quasi scientifico. La fa con convinzione degna di miglior causa, e va avanti per parecchio a raccontare scempiaggini. Insomma, dal papà ha preso un po’ di verve, ma anche parecchia prosopopea e una certa italianissima tendenza alle vaccate. Almeno non è creazionista.

Segnalato da Faracci (grazie)

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