26 dicembre 2009

Parlare al muro

Nonostante lo faccia di lavoro, trovo estremamente difficile spiegare in maniera convincente ai defensores fidei alla De Mattei cosa ci sia di sbagliato in quello che è accaduto. Proviamoci.
Ammettiamo che fuori da ogni ombra di dubbio sia stato stabilito che la gravità è una forza mediata da particelle che si chiamano gravitoni, che fanno avanti e indietro tra i corpi per attirarli l'uno verso l'altro. Al presidente del Cnr (biologo evoluzionista) proviene da parte del vicepresidente la richiesta di una stanza per fare un convegno su "Angeli e gravità". Lui la concede, dicendo che tanto la stanza è gratis. Qualche mese dopo il vice chiede ancora dei soldi per pubblicare un libro sui risultati del convegno. Che sono i seguenti: i gravitoni non esistono, chi fa avanti e indietro sono piccoli angeli (gli stessi che danzavano sulla punta di uno spillo) che agganciano a ogni corpo una minuscola gomena e li tirano uno verso l'altro. Che fa il presidente? Concede i soldi per il libro o no? E se lo fa, dice che ognuno è libero di esprimere la propria opinione? E se non lo fa, Feltri e coro di voci berlusconiane dicono che ha tarpato le ali alla ricerca? Dicono gli inglesi "damned if you do, damned if you don't". Qualsiasi cosa tu faccia sbagli. Perché allora non chiedere ad esperti del ramo, i gravitologi, un parere sull'argomento? Il parere dato è: sono vaccate, lasci stare. Ma lui i soldi li da lo stesso. Risultato? il mondo della scienza e non solo ci deride per settimane e settimane.
Qual è stato il problema del convegno? Che non c'era niente da discutere, che evoluzione è sicura quanto e forse più della gravità, che le opinioni dei convenuti sono al minimo ridicolo, al più oltraggiose per chi le pronuncia. Che, come ebbi a dire qualche post fa, sono i FATTI, i DATI che fanno ridere, non le PERSONE. Potrebbero essere anche degnissimi studiosi, ma se quello che dicono è ridicolo, non lo si divulga con i soldi dello stato. Se leggete bene i lai dei giornalisti del giornale, vi accorgerete che non hanno mai il coraggio di dir cos'hanno affermato i partecipanti al convegno; che la Terra ha circa 6000 anni, che i dinosauri convissero con gli uomini, che il Gran Canyon nacque inun anno (quello del diluvio universale). Leggete tutto, e scoprirete che se la prendono con Telmo o Ferraguti o Formenti perché dicono che le PERSONE non sono degne, non i FATTI. Classico rovesciamento di prospettiva.
Ecco per esempio un elenco di libro già pronti, di cui chiederò un contributo al Cnr:

Relatività; la morte di una teoria
Gravitazione: come scompare un'idea balzana
Termodinamica: chi l'ha vista
Geologia: scienza o fantascienza?
Teoria del legame: chi lega cosa?

E via andare. De Mattei o Maiani mi darebbero i soldi?

21 dicembre 2009

Ancora sul libero arbitrio

Ho trovato questa citazione in questo libro:

You, your joys and your sorrows, your memories and your ambitions, your sense of personal identity and free will, are in fact no more than the behavior of a vast assembly of nerve cells and their associated molecules. Who you are is nothing but a pack of neurons.

E questo chiude la questione, anima o non anima.

20 dicembre 2009

Il senso della vita

Dunque, su indicazione de L'estinto, sono andato a leggermi questo post sul blog di Giorgio Isral, che di solito non frequento perché capisco ben poco.
Questa volta però l'argomento è interessante, cioè il contrasto tra due visioni del mondo; da una parte coloro che considerano il pensiero una semplice escrezione di ghiandole cerebrali (uso volutamente un modo di porre le cose un po' Ottocentesco) e chi invece ritiene che sia un'interazione tra livelli diversi di realtà, alcune fisiche altre un po' meno (?). Qui ovviamente mi perdo, perché se non mi si spiega cosa influisca sul cervello per farlo pensare (anche se presumo sia l'anima), non posso andare avanti se non facendo metafisica, e su questo argomento sono assolutamente privo di mezzi. Però, da quel che capisco, Israel respinge l'opinione che il mondo sensibile e misurabile, specie il pensiero umano, sia tutto quello che esiste. È una concezione che in questo caso chiama parallelismo, che equipara la vita cerebrale e quella mentale. Perché, in questo caso, lo scienziato starebbe uscendo dai confini del suo campo, e starebbe facendo filosofia, in particolare appunto metafisica. Quindi, anche riprendendo Bergson, Israel dice che gli aspetti del funzionamento del cervello rivelati dalle neuroscienze descrivono solo gli aspetti “locomotori” dell'attività mentale. Che presumo siano i momenti (visibili agli strumenti) in cui il cervello si muove; ma non pensa. Il pensiero è un'altra cosa. Una “cosa” secondo lui non descrivibile “con fenomeni spazio-temporali rappresentabili nei termini della spazio-temporalità matematica”. Se ci si rivolge solo a questa ipotesi si fa metafisica. Che non si può fare. Perché? Perché se si accetta l'ideologia naturalistica (notare il sottile giudizio di valore con la parola ideologia) si chiude la porta alla religione.
Il naturalismo infatti ha “come scopo la riduzione del pensiero e dell'anima a mere manifestazioni di processi fisico-chimici. Entro questa riduzione i temi della libertà, della finalità e della morale si dissolvono” (nei commenti spiega perché, dicendo che è assurdo pensare che il libero arbitrio possa nascere da un fenomeno chimico-fisico, senza specificare ancora perché). La sua proposta è non cadere nella trappola delle neurofilosofie, ma usare i risultati della neuroscienze solo quando hanno un valore indiscutibile e far dialogare la teologia (che salta fuori solo ora, mi vien da dire) con le filosofie che hanno tentato di superare le aporie dei grandi sistemi ontologici, come Bergson e Husserl.

Certo, il pezzo è uscito su l'Osservatore romano, e non poteva certo avere un tono diverso, ma ho notato un paio di contraddizioni che non mi spiego. La prima è quella di equiparare il pensiero e l'anima. La secondo respingere tout court il naturalismo come spiegazione del mondo fisico. Sono in fondo due facce della stessa medaglia, quella che cerca di introdurre anche nei laboratori una dimensione non fisica (e quindi metafisica? non so) che però influenza il mondo fisico. Mi ricorda per certi versi la proposta del premio Nobel per la medicina John Eccles. Anche perché si può respingere il naturalismo filosofico senza respingere il naturalismo metodologico. Cioè il fatto di pensare e agire “come se” non esistessero dimensioni metafisiche – che non sono percepibili; se lo fossero non sarebbero metafisiche – e lavorare in laboratorio senza la preoccupazione che in fondo tutto quello che succede nel cervello, cioè i pensieri, non siano prodotti solo da entità fisico-chimiche, ma ci sia qualcosa, l'anima, che può influenzarli. Insomma, si agisce come in una simulazione al computer, in cui si può essere un mago, un chierico e un guerriero. Senza per questo, appena usciti di casa, afferrare uno spadone e far fuori il tramviere. Che poi da tutto ciò alcuni (io tra essi) traggano la conclusione che il naturalismo dev'essere anche metafisico e neghi quindi la presenza di realtà ulteriori, sono fatti loro. La distinzione tra i due naturalismi è nota da qualche annetto, e mi meraviglio che Israel non l'abbia usata. probabilmente non c'entra niente, ma io vado avanti.

Il naturalismo metodologico mi spiega che non posso pensare che i pensieri (di cui vedo i risultati e anche le “procedure” molto grossolane quando faccio risonanza magnetica funzionale) siano la stessa cosa, o meglio, siano influenzati, dall'anima. Senza per questo presupporre che l'anima non esista; se uno vuol crederci, nessuno si oppone. Come nessuno si oppone alle dichiarazioni di chi crede nell'esistenza di una teiera tra Marte e la Terra (qui un'altra teiera). Il che mi fa balzare alla mente un'ultima cosa. Se, come ho capito, l'anima o qualcos'altro di metafisico influenza in un modo o nell'altro le azioni del cervello, visto che gli animali l'anima non ce l'hanno, come fanno a pensare? Mi viene da dire che secondo questa concezione non pensino (e andatelo a dire agli etologi). Oppure che abbiano l'anima...
Nei commenti, tutti molto dotti, mi pare di cogliere un vero terrore di alcuni al pensiero che il naturalismo possa anche essere lontanamente vero e che quello che si vede sia tutto ciò che c'è. E che quindi, secondo loro, l'uomo non abbia dignità e senso e non esita il libero arbitrio.

Vi lascio con il testo di My mind's got a mind of its own, dei Phish


My mind's got a mind of its own
It takes me out a walkin' when I'd rather stay at home
Takes me out to parties when I'd rather be alone
My mind's got a mind of its own

I've been doing things I thought I'd never do
I've been getting into trouble without ever meaning to
I'd as soon settle down but I'm right back up again
I feel just like a leaf out in the wind.

(chorus)

I seem to forget half the things I start
I try to build a house and then I tear the place apart
I freeze myself on fire and then I burn myself on ice
I can't count to one without thinking twice

(chorus)

I tell myself to do the things I should
And then I get to thinkin' that them things ain't any good.
I tell myself the truth but know I'm lying like a snake
You can't walk on water at the bottom of a lake

17 dicembre 2009

Climate Scoreboard

Cosa accadde 6000 anni fa...


Come tutti sanno, circa 6000 anni fa il mondo fu creato da un vecchio con la barba bianca che divise la luce dal buio e creò erba e animali. Purtroppo hanno scoperto alcune tavolette sumere che risalgono a circa 6000 anni fa, anche loro. Ed ecco il risultato:

Sumerians Look On In Confusion As God Creates World

Ci sono fonti e fonti (oppure; i dati sono comunisti)

Questo link manda a un articolo di tale P. Battista. Non lo conosco molto, so solo che ogni tanto vedo suoi articoli che però trattano di "costume", cioè chiacchiericcio generico. Questa volta si è dato un obiettivo molto alto, cioè sbugiardare, dalle colonne di Sette del Corriere, gli scienziati del Climagate, denunciando la loro "mail per alterare i dati sul riscaldamento globale". E parla di uno scienziato che dice "sono riuscito a usare il trucchetto di Michael Mann per nascondere il declino delle temperature in alcune serie a partire dal 1981". E prosegue "giuro che ho usato tutti i trucchi che conosco per tirare fuori qualcosa". Finisce accusandoli di "alterare deliberatamente i dati, nascondendo quelli scomodi, manipolando con sapienza le cifre". Insomma, c'è il sospetto della contraffazione di tutti i dati. E la percezione che non dobbiamo fidarci degli scienziati. Fonti delle traduzioni (le lettere erano in inglese, credo)? Nessuna. Chi ha detto cosa? Non si sa. Chi ha veramente alterato i dati? Michael Mann, l'unico citato? Non si dice. E allora andiamo a vedere da dove Battista trova le sue informazioni. Non sono, l'ho già detto, molto bravo, e quindi se l'ho trovato io non dev'essere difficile farlo. Sembra che buona parte derivi da un articolo di tale Piero Vietti, che ha scritto sul Foglio (minchia che fonte!) un lungo e circostanziato articolo - qui una versione. Vietti è un laureato in giurisprudenza, che ha fondato una compagnia teatrale e probabilmente ha sentito quelli dell'Istituto Bruno Leoni (qui una loro produzione). Battista, senza citarlo, ha addirittura copiato la sua battuta sul fatto che se l'avesse scritto Crichton sarebbe stato noioso; a mio parere non capendola. L'articolo di Vietti, al di là del cherry picking, è buono e pieno di dubbi sulla rilevanza o meno delle lettere. Quello di Battista invece è grossolano e pieno di citazioni abborracciate. Non è tutto tratto da Vietti, perché alcune si trovano anche qua, un paginone del Corriere sulla vicenda - almeno Battista è stato in casa sua. Ma insomma, quello che voglio dire è che un op-ed di un giornalista famoso su un giornale strafamoso, in Italia, si avvale a volte di fonti di secondissima mano, neanche troppo obiettive. E ne approfitta per alzare il ditino e agitarlo dicendo "Ah, vi ho beccato!". Andare all'origine, e cercare di capire cos'è veramente successo non rientra nel suo compito. Forse, ma dico forse, non ne è capace.
Andiamo a vedere invece cosa fanno quelli di Realclimate. Dopo un riassunto (anche qui) dell'intera querelle, con spiegazioni frase per frase dei punti critici, hanno detto "Le accuse più gravi mosse ai vari Jones e Tremberth sono di manipolare di dati, nasconderli e non usarli perché le temperature fossero come volevano loro". Ebbene, fanno una cosa semplicissima: prendono i dati grezzi - pubblici - usati anche dai "manipolatori" inglesi, e li usano per tracciare una curva senza alcuna alterazione anche quelle necessarie per pulire un po' di dati - tipo non usare dati estremi, troppo caldo o troppo freddo. Cioè, fanno scienza. Il risultato è che la curva che ne nasce (qui sopra) è praticamente identica a quella generata dai dati pesantemente "manipolati". Non solo, indicano anche il sito di un microbiologo italiano (eccolo) che ha fatto più grossolanamente la stessa cosa; ottenendo gli stessi risultati. Non solo II, in un post successivo chiedono a due scettici molto famosi (Scafetta e West, che dicono che è tutta colpa del Sole, delle nuvole e cose così) la stessa cosa che loro hanno chiesto alla comunità internazionale dei climatologi: dov'è il codice con cui avete trattato i dati? Risposta: non te lo diamo, fattelo tu.
La differenza? Che quelli di Realclimate, come tutti gli scienziati, si basano sui dati e non sulle dichiarazioni, gli scettici si basano sulla (incaute, incautissime, poco urbane e scioccanti, senza dubbio) dichiarazioni degli scienziati e non sanno leggere o usare i dati.
Qui è una differenza di approccio che si riscontra anche presso gli antievoluzionisti; che citano spesso a sproposito Darwin e Wallace e Huxley eccetera, non pensando o non sapendo che a parte il rispetto per la figura di Darwin agli evoluzionisti moderni non gli ne frega niente. Loro si basano sui dati, che sono nuovi di giorno in giorno. E tutto ciò richiama la mia osservazione sul fatto che chi fa scienza la pensa in un certo modo e chi non l'ha mai fatta non ha l'habitus mentale di farlo. E fa come gli avvocati; cerca di torcere le parole al suo volere. Ma i dati sono molto più difficili da torcere, e nessuno ha ancora dimostrato che la temperatura NON è aumentata. Nè che l'evoluzione Non sia un fatto E una teoria.

Ecco la dida della curva sopra:
Comparison of CRUTEM3v data with raw station data taken from World Monthly Surface Station Climatology. On the left are the mean temperature anomalies from each pair of randomly chosen times series. On the right are the distribution of trends in those time series and their means and standard errors. (The standard error provides an estimate of how well the sampling of ~30 stations represents the full global data set assuming a Gaussian distribution.) Note that not all the trends are for identical time periods, since not all data sets are the same length.

15 dicembre 2009

Mr. B. vs Duomo diMilano

Vediamola dal punto di vista etologico (sto parlando del "lancio del duomo"). La risoluzione di problemi di rapporti attraverso la violenza fisica e "verbale" - in senso latissimo - è sempre stata presente nella storia della vita. In linea molto generale gli animali dalla vita sociale meno complessa adottano lo scontro fisico come metodo di risoluzione dei contrasti: penso a insetti o alcuni pesci o a molti altra taxa che vediamo litigare nei filmati televisivi. Man mano che la vita sociale diventa intricata, i segnali si intensificano e complessificano, fino a superare spesso in presenza lo scontro fisico vero e proprio. I cervi per esempio, usano i palchi per segnalare all'altro la propria forza (vedi però il problema del l'honest signalling) e solo al limite, quando hanno una forza comparabile, si arriva allo scontro. I segnali quindi, e perciò stesso i segnali vocali e in definitiva l'utilizzo del linguaggio, sono sostituti della violenza fisica. Ma se il linguaggio prende il sopravvento e uno dei "contendenti" si appropria di tutti i canali di comunicazione, con un linguaggio estremamente violento, cosa resta all'altro, se non utilizzare la violenza fisica vera e propria?
Se il ragionamento precedente non giustifica in nessun modo l'uso delle statuette del Duomo contro l'arcata dentaria - o quel che è - di Mr. B , allo stesso tempo svela come menti non particolarmente fredde possano fare un percorso inverso, e invece di utilizzare il linguaggio in un contesto di società estremamente complessa si rivolgano alla violenza fisica. Dopo essere stati investiti di violenza verbale per almeno 15 anni.

14 dicembre 2009

Attenzione; speculazioni qui sotto

Paopasc, che studia la fisiologia della mente, a leggere il suo blog, mi fa una domanda molto complicata a partire dal mio post sulla morale darwiniana. Poiché questo è un blog, le risposte sono assolutamente speculative e poco researched (nel senso che non sono andato a vedermi la letteratura del tutto). La domanda è questa:

la cultura porta qualcosa che in natura non esiste o è una semplice (o complessa) elaborazione dell'istinto di specie?
Cioè: la cultura porta nuove categorie etiche oppure tutte sono riconducibili a quelle più o meno possedute da un gruppo di Pan troglodytes?
Questo nell'ottica (se vuoi olistica) che i sistemi complessi contribuiscono con qualcosa che è loro proprio al comportamento generale, sono cioè di più della semplice somma.

Alcuni termini sono poco definiti. Cos'è l'istinto di specie? Sono quasi certo che non esista un etogramma comune e partecipato diffuso in TUTTI i rappresentanti di una specie, a meno che non si tratti di taxa molto poco complessi. Ogni popolazione contiene infatti individui che si comportano in un certo modo, altri in modi magari totalmente differenti. In casa ho due acquari (piccoli) ognuno dei quali contiene un Archocentrus sajica (o Cryptoheros, o quel che è - malefici tassonomi). Sono due fratelli: uno è aggressivissimo, sempre nascosto, e scava in continuazione; l'altro è pacifico, sempre all'aperto e non tocca il fondo. Non parliamo poi di specie dalla vita sociale complessa, come scimpanzé o delfini; qui ci sono vere e proprie personalità differenti. Che probabilmente condividono poco più della fisiologia di base (esagero, ma spero si capisca). Cosa vuol dire allora istinto di specie? Potremmo parlare di categorie condivise dalla maggioranza di una popolazione (perché almeno per alcune specie dalla vita sociale complessa esistono comportamenti esclusivi di una determinata popolazione- e allora perché non pensare anche a categorie "etiche"?).
La seconda formulazione va in questo senso, anche se usare lo scimpanzé comune come termine di paragone è secondo me scorretto, perché è una specie a noi contemporanea. Sarebbe meglio usare una specie che precede la divisione della linea che conduce Homo a quella che conduce a Pan. Non è possibile quindi fermiamoci allo scimpanzé. La mia risposta, dopo questa premessa è che sì, la cultura umana ha generato categorie etiche non riconducibili al comportamento di un gruppo di scimpanzé. Ma allo stesso modo, secondo me ha generato ANCHE NEGLI SCIMPANZE' (o in altri animali) categorie etiche non riconducibili a quelle presenti nei nostri antenati comuni. Non sto a questo punto a cercare di capire se questi comportamenti abbiano meno una base genetica (penso che sia molto debole, ma come detto sopra non ho prove). E poi, la genetica contiene in sé l'etica, quindi...
Insomma, per ogni specie l'approccio olistico potrebbe portare a dire che i suoi comportamenti "etici" o "morali" sono diversi, e sono un intreccio di base genetica, elaborazione di questi stessi geni e sovrastrutture culturali che potrebbero essere anche definite proprietà emergenti. Che queste siano presenti nell'uomo in misura spropositata rispetto alle altre specie non fa cambiare il giudizio, che risale a Darwin, che la differenza tra l'uomo e un'altra specie presa a caso è di quantità, non di qualità.
Come dicono gli yankee, my two cents.


Update 0:09 Sul ragionamento precedente si infrangono le pretese di universalità delle leggi morali delle chiese, di qualsiasi chiesa, che si contraddice (ma questo è sparare sulla Croce Rossa) quando dice che le SUE leggi sono naturali - nel senso di create e instillate da una divinità - e quindi universali. Mentre l'osservazione comune è che cambino nel tempo e nello spazio, proprio come le categorie etiche squisitamente culturali. QED.

13 dicembre 2009

A proposito di risse bestiali

Tupaia, su L'orologiaio miope, ha postato una serie di litigi fra animali. Ho visto questo e lo segnalo anch'io, come complemento al suo post:

Mi sembra interessante


Le premesse sono non-italiane. Attendo i risultati con impazienza.

12 dicembre 2009

Tutto il creazionismo minuto per minuto

Seguendo, attraverso il mio Ezio Luzi di fiducia (il professor Formenti, qui il suo sito), la querelle sul libro antievoluzionista che anche IO ho pagato (e Maiani non me lo ha chiesto), mi sono resoconto di una cosa curiosa. Tra tutta la formazione schierata contro e a favore del buon Roberto "mammaliturchi" De Mattei, gli unici che avrebbero titolo per parlare sono tre: Marco Ferraguti, nella sua funzione di Presidente della Società Italiana di Biologia Evoluzionistica (Sibe) e di raffinato e curioso professore ordinario di evoluzione biologica, Ferdinando Boero, professore di Zoologia e Biologia marina all'Università del Salento e Telmo Pievani, professore associato di Filosofia della Scienza a Milano Bicocca - devo dirgli che il pezzo su Micromega era meraviglioso, ma diplomaticamente carente. Tutti gli altri - tutti quanti - sono nesci qualsiasi, se li guardiamo da punto di vista della loro conoscenza dell'evoluzione biologica. Ecco la formazione:
Cabibbo è un fisico
Hack è un fisico

Cattaneo un giornalista
De Mattei uno storico
Ferrara un giornalista (??)
Agnoli professore di lettere classiche
Maiani un fisico
Meotti è un giornalista filosofo (non so di che "corrente")

Ho mischiato i contro (in grassetto) e i pro proprio per far notare un'altra cosa. Che chi fa scienza vera o la divulga è assolutamente contro il libro di De Mattei, chi non sa neppure come si fa scienza, e non è mai entrato in un laboratorio, insomma, i classici intellettuali italiani che non conoscono il II principio della termodinamica, sono a suo favore. Maiani (in corsivo) si è comportato come un politico (aggiunta ore 18:03).
Vorrà dire qualcosa?

Sopra, un'illustrazione tratta dal libro di scienze delle scuole medie frequentate da De Mattei.

11 dicembre 2009

Evvai!!

Siamo anche su Science, giornale scientifico tra i più famosi al mondo. Va beh che è quella comunista di Laura Margottini, ma l'articolo è ben fatto. Riguarda il creazionismo di De Mattei e la libertà di espressione di Maiani.
Vergogna dei suddetti? Credo nessuna.

"cioè lei praticamente non ha mai assaggiato una sacher torte?!.."no"...."bene, continuiamo cosi, facciamoci del male!"

10 dicembre 2009

Morale darwiniana?

Un paio di commenti nei post scorsi (specie questo) mi hanno istigato nella ricerca di tesi contrarie. Oddio, non del tutto contrarie, ma che chiariscano il mio pensiero. Il quale non differisce molto da quello di Mark Hauser che ha scritto un pezzullo per Edge (Bono è fuori che aspetta... no, lasciate perdere). Il titolo è già chiaro di suo: It seems biology (not religion) equals morality. E le intenzioni dell'autore sono queste: Where I intend to be divisive is with respect to the argument that religion, and moral education more generally, represent the only — or perhaps even the ultimate — source of moral reasoning. Come spesso accade in quello che dice Hauser, sono d'accordo quasi al 100%. La sua tesi è che non è vero (per niente) che la religione sia la fonte della morale, per le ragioni che evidenzia lui. Cioè che a volte il nostro pensiero immediato in situazioni moralmente critiche è uniforme e condiviso in tutta la specie umana; per esempio, l'azione è più colpevole dell'inazione. Se questo è vero, la base (attenzione al termine) delle leggi morali non può non essere nella natura? Da quel che dice Hauser, ovviamente si può affermare che su questa base si è costruito un edificio di cultura (non necessariamente religiosa, anzi) che ha modificato il tutto. Non sempre in maniera perfetta, ma sicuramente in maniera diversa secondo le condizioni, i tempi e i luoghi. Questo mi fa venire in mente che la posizione degli etologi e dei sociobiologi moderati(ssimi) non è molto diversa. E che ho ancora da qualche parte un libro che si intitola Le basi biologiche del comportamento sociale umano, di Robert Hinde. Ha qualche anno, ma le posizioni erano chiare già allora, nel 1977. Chi pensava che l'intera costruzione della società e del comportamento umano non avesse basi biologiche aveva, e tuttora ha, torto - detta un po' grossolanamente. Cioè, la natura è condivisa, la cultura e la morale (da essa derivate) sono relative e modificabili. Anche e soprattutto le "leggi" morali, meglio, i precetti, derivati dalle religioni. Ergo, il papa ha torto, perché la sua battaglia sul relativismo è fondata su premesse assurde. Anzi, il relativista è LUI. O no?

07 dicembre 2009

Da assaporare

Si può anche non essere totalmente d'accordo nel considerarlo il più grande evoluzionista del XX secolo (il più longevo forse, ma Dobzhansky e Fisher mi sembrano più importanti), ma sicuramente Ernst Mayr è stata una figura fondamentale nella scienza dell'evoluzione. Non solo per le sue idee sulla speciazione e sul concetto biologico di specie, ma anche per le sue opere di divulgazione che riguardano la filosofia delle biologia e l'importanza di Darwin per il pensiero moderno. Proprio questo argomento è il soggetto di un saggio che Mayr ha spedito (senza che nessuno glie lo chiedesse...) a Scientifican American nel 1999. Finora il saggio era a pagamento, anche se riprendeva la prolusione del Nobel del Crafoord Prize conferitogli dalla Royal Swedish Academy of Science nel 1999, ma adesso si può leggere nella sua interezza qui, gratis per 30 giorni. E' decisamente da considerare tutto, anche se come dicevo alcune cose non sono proprio condivisibili; se non ricordo male, per esempio, Wilkins spiegò qualche tempo fa che il passaggio dal pensiero essenzialista a quello popolazionale non fu così netto, da prima a dopo Darwin. Ma insomma la presentazione del pensiero di Darwin da parte di Mayr è molto buona. C'è anche spiegato perché il pensiero evoluzionista NON può andare d'accordo con la religione, nonostante l'articolo di Facchini sull'avvenire di qualche giorno fa; il fatto è che quasi ogni religione o visione del mondo considera l'uomo come il punto finale della creazione, o dell'evoluzione o di quel che volete voi. E la selezione naturale NON ragiona in termini di punti finali (nella selezione non c'è futuro, solo passato). L'articolo è così ben scritto che potrebbero capirlo persino De Mattei o Agnoli; ma qui sicuramente esagero. Per capire qualcosa bisognerebbe collegare i neuroni; e loro...

Per chi volesse, c'è anche un podcast di SciAm da parte dell'editor che ha ricevuto, e rivisto, il pezzo di Mayr. Molto interessante e vivace.

03 dicembre 2009

Io glie li chiedo

Adesso mando una lettera a Maiani (presidente del Cnr) per chiedergli i soldi - pochi - per pubblicare un libro sul fatto che la luna è fatta di formaggio quark, che i gravi cadono perché ci sono gli angioletti che li tirano a terra e che la Terra gira attorno al sole perché c'è una corda che la lega. Oh, intendiamoci, sempre nell'ambito del «carattere aperto delle ricerca intellettuale» e sperando nella sua «personale contrarietà a ogni forma di censura delle idee».

Insomma, che ca**o hanno i fisici che non capiscono l'evoluzione? Mai.

01 dicembre 2009

Ce l'ho anch'io

Diciamo la verità, ero un po' invidioso dei blog di successo (non faccio nomi, ma solo cognomi - In minoranza) e fatti molto meglio di questo, che avevano o hanno ogni tanto il loro troll. Qui solo seriosi amici che mi danno sempre ragione. Invece, se andate a vedere qui troverete un messaggio che comincia con "continuando l'analisi del suo blog" e mi invita a studiare un po' di matematica perché, emulo forse dello Zichichi nostro, ritiene che fisici e ingegneri capiscano di più la matematica e possano facilmente smentire "la metafora della scimmia che battendo su una tastiera per 3 miliardi di anni tira fuori la Divina Commedia". Se a questo aggiungete che non si firma, che mi ha mandato altri due messaggi in cui 1) ripete pedissequamente "accuse" all'evoluzionismo, come l'inspiegabilità dell'esplosione cambriana e della complessità della biochimica 2) mi chiede di fornire un'analisi critica delle sue convinzioni darwiniane, capirete tutti che anch'io ho il mio troll (gli altri due messaggi, che erano appesi a L'importante è partecipare, non li pubblico perché sono anonimi). Spero non si spaventi e continui, in fondo se non mi riempie la casella mi diverto anche.

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