27 ottobre 2009

Punti di vista

Mentre, giustamente, molti si avvitano in complesse analisi della situazione presente in Italia (vedere qui per un riassunto del tutto), preferisco affidarmi a un vecchio libro di saggezza, che nelle prime pagine ha il diagramma che vedete a sinistra (la scansione proviene dall'edizione originale, quindi magari le edizioni successive sono leggermente diverse). Il libro è I limiti dello sviluppo, e mi pare di capire che la situazione italiana ora si collochi nel quadrante razza, Paese/pochi anni. Se è giusto preoccuparsene, anche perché dopo quello che sta accadendo probabilmente del Paese rimarranno solo macerie, mi piace invece (da vero snob) collocarmi nel quadrante mondo/generazioni future. E pensare che il mondo nel futuro - nemmeno troppo - lontano dovrà fare il conto con questa altra immagine che vedete qui sotto. E' il mondo nel 2008 secondo la Nasa (qui la fonte), con anomalie di temperatura rispetto al valore di base 1950-1980. Non è chi non veda che la maggior parte della Terra è più calda ora di quanto non fosse qualche annetto fa, e a maggior ragione millenni fa. Le anomalie di temperatura sono presenti specialmente nelle regioni settentrionali e nell'Antartide occidentale. Interessante osservare anche come il centro dell'America settentrionale fosse invece leggermente più fredda, così come l'Antartide orientale e il Pacifico centrale. L'America settentrionale è anche (guarda caso) il maggior emettitore di CO2 del pianeta, e l'opinione pubblica governa anche quello che è deciso a Washington. Ebbene, l'opinione pubblica sta lentamente cambiando opinione (scusate) proprio sulla causa del riscaldamento globale. Poiché, riguardatevi il grafico, negli anni 2008-2009 la temperatura NON è aumentata come avrebbe dovuto se il riscaldamento globale fosse un fenomeno lineare, allora negli Stati Uniti sono in meno a credere che la colpa del riscaldamento stesso siano le attività umane. Secondo un sondaggio del Pew research center (ecco la fonte) la percentuale che pensa ci siano prove solide che la Terra si stia scaldando per colpa umana è diminuita del 14% dall'aprile 2008 all'ottobre 2009. E tutto questo perché? Perché il loro cortile di casa si è, in un anno, scaldato meno di quanto avrebbe dovuto secondo il senso comune.
Ripeto: cortile di casa, in un anno. Proprio come Franceschini, Bersani e Marino. E Berlusconi.

25 ottobre 2009

Evoluzione umana 2

La folla (?) di commenti al post sull'evoluzione umana ma ha convinto, insieme al fatto che sono a casa colpito da ferocissimo raffreddore, a dare un'occhiata più approfondita al testa da cui tutto è nato. Spesso accade che gli autori di un articolo scientifico siano estremamente cauti nel presentare le loro ipotesi, con frasi piene di potrebbe e forse. Questi sono più chiari, anche perché la ricerca è cominciata sessant'anni fa (1948). E già dall'abstract dicono che:
We found that natural selection is acting to cause slow, gradual evolutionary change. The descendants of these women are predicted to be on average slightly shorter and stouter, to have lower total cholesterol levels and systolic blood pressure, to have their first child earlier, and to reach menopause later than they would in the absence of evolution. Selection is tending to lengthen the reproductive period at both ends.
Cioè in poche parole pensano di poter prevedere il fenotipo delle figlie (e delle nipoti) delle donne sottoposte allo studio in oggetto. La conclusione è chiara; secondo gli autori, le generazioni successive hanno avuto o avranno un colesterolo inferiore, un'età delle riproduzione più ampia, peseranno un po' di più, avranno un pressione più bassa e altre cose (lo studio ha avuto per oggetto solo tratti di interesse medico). La cosa importante non sono questi dati, ma quanto dicono autori nell'introduzione. Ecco cosa:
[...] natural selection works through differential reproductive success rather than simple differential survival, and individuals in contemporary human populations vary in lifetime reproductive success (LRS). Selection operates on any trait that varies and is correlated with LRS, and traits respond to selection with change across generations if they vary genetically.
Chiaro, no? La selezione naturale, che è l'unico fattore evolutivo che lo studio ha preso in considerazione, non agisce solo sulla sopravvivenza, ma anche sul successo riproduttivo differenziale*, un parametro che varia nella moderna popolazione con le generazioni. Ovviamente il tratto in analisi dovrebbe avere una base genetica, e non solo culturale o per esempio dietetica (che sempre cultura è, peraltro). Tanto che anche gli autori riconoscono che l'eredità non è solo genetica ma anche culturale, e che le due sono inestricabilmente legate. Stessa cosa da dire anche per i valori del colesterolo, che potrebbero variare (calare) anche perché cambia la dieta. Insomma, non è affatto facile distinguere le due spinte al cambiamento. Per tornare a noi, però, la conclusione che si può trarre è che la specie umana è ancora in evoluzione, e che anche se le tigri non ci mangiano più stiamo cambiando lo stesso; lentamente, ma stiamo cambiando. Senza considerare che la riproduzione differenziale non vale solo nella popolazione ma tra le popolazioni, e che la maggior parte della specie è ancora sottoposta a malattie, parassitosi e altri fattori di selezione (fame, siccità, eccetera). **

* Quelli che continuano a dire che l'evoluzione per selezione naturale è "la legge del più forte" farebbero bene a tenere a mente il "successo riproduttivo differenziale". Se solo avessero un posto dove tenere questo concetto.
** Ne ha parlato, qua, anche Jerry Coyne.

24 ottobre 2009

Che religione scegliere

Dal sito Friendly atheist, un comodo e semplice schema da seguire se siete indecisi su che religione scegliere.

21 ottobre 2009

Aggiornamento

Ho aggiornato con un paio di righe il post sull'evoluzione umana. Poco sotto.

20 ottobre 2009

E non ditemi che suonano anche

La funzione sociale e "personale" della musica è uno dei temi più dibattuti e interessanti dell'odierna psicologia evoluzionistica (intesa in senso stretto). Perché ci piace sentire suono che armonizzano e ritmi semplici o intricati? Le risposte sono decine (e alcune si possono trovare nel nuovo libro di Daniel Levitin Il mondo in sei canzoni di Codice) ma tutte fanno notare che se è così diffusa non può essere una semplice sovrastruttura culturale - o può esserlo, ma sarebbe veramente particolare. E se non è culturale dev'essere per forza evolutivamente rilevante; allora la si ritrova anche in animali a noi vicini del punto di vista evolutivo, come le scimmie. Ed ecco che un poster in un meeting presentato alla Society of Neuroscience da ricercatori del Georgetown University Medical Center ha spiegato che in effetti nel cervello di scimmie sveglie (la specie non è detta) ci sono neuroni che vibrano con frequenza fondamentali e armoniche (neurons tuned to the fundamental frequencies and harmonic sounds). C'è cioè una precisa base neurologica per l'ascolto della musica, e se il cervello spreca addirittura i neuroni per ascoltare e interpretate i segnali musicali, qualche valore lo deve avere. Il lavoro si inserisce in una specie di invasione di articoli su "scimmie e musica", come quello di alcune settimane fa che spiega come ai tamarini (come quello sopra) piacciano solo alcune musiche, che corrispondono a suoni che appartengono alla loro vita, diciamo (ecco perché preferiscono i Metallica, ma non gli ne frega niente di Nine-Inch Nails, Tool o “Adagio for Strings” di Samuel Barber). I lavori vanno avanti da qualche anno, tanto che ho scoperto questo articolo sul pitch, cioè la frequenza fondamentale percepita di un suono e altri su scimmie cui danno fastidio le dissonanze. Per non parlare degli uccelli, che con la musica ci vivono (i passeriformi, almeno).
Insomma, serva quel che serva, ma la musica è proprio intimamente legata a strutture cerebrali che hanno una storia evolutiva lunghissima.

19 ottobre 2009

Evoluzione umana

Ferma? Non si direbbe. Secondo Steven Stearns della Yale university, un'analisi della sopravvivenza a lungo termine di circa 2000 donne i ricercatori hanno analizzato alcuni tratti che giudicavano importanti per la sopravvivenza. Hanno poi misurato l'effetto di questi tratti sul numero di figli delle donne, e "the researchers were able to estimate the strength of selection and make short-term predictions about how each trait might evolve in the future. After adjusting for factors such as education and smoking, their models predict that the descendents of these women will be slightly shorter and heavier, will have lower blood pressure and cholesterol, will have their first child at a younger age, and will reach menopause later in life."
Non ho ancora letto il pezzo, e non so quali siano i tratti considerati, ma il messaggio di questo studio è che l'uomo sta ancora evolvendo, se per evoluzione intendiamo essere sottoposti alla selezione naturale e avere una variazione nella percentuale di alleli di generazione in generazione. Bene, siamo ancora più simili alle altre specie di quanto pensato.


Update: su sollecitazione di Mss. Orologiaio miope, sono andato a controllare, e in effetti come ricordavo sono molti coloro che dicono che l'evoluzione umana si è fermata. Tra gli altri ultimamente il genetista Steve Jones e, forse, Steven Gould. Anche qui dicono la stessa cosa. Ma basta googlare "human evolution stopped" e si trovano molti altri riferimenti.

13 ottobre 2009

Senza speranza?

Ci si chiede; perché? Le notizie interessanti abbondano, nelle riviste scientifiche straniere (e ogni tanto le pubblico persino io). E allora, perché una cosa come questa è pubblicata sulla Repubblica, per la firma di Arnaldo D'Amico? La notizia in sé c'è, sicuramente, ma leggendo l'articolo originale (parecchio complicato) le cose sono molto più sfumate. Cerco di dire quel che ho capito io; ci sono due varianti del gene che codifica per una proteina - è un enzima, la catechol-O-metiltransferasi (COMT) - che regola la degradazione della dopamina extrasinaptica. L'attività di questo enzima è inferiore in un mutante "nuovo" (Met) rispetto a uno ancestrale (Val). E sembra che chi ha il mutante vecchio abbia più dopamina nella corteccia prefrontale, e che questo influenzi anche altre strutture "inferiori" - cioè arrivate prima evolutivamente - come lo striato, che a sua volta influenza con un meccanismo a retroazione anche la corteccia prefrontale. Tutto questo è stato supportato anche da studi che dimostrano come "Val homozygotes performed better in a reward-based learning task, in which explicit declarative components were minimized and participants were challenged to adapt to ongoing changes in reward contingencies". Che vuol dire, circa, che gli omozigoti Val apprendevano più in fretta ed erano più flessibili di quelli con l'altra variante, quella nuova. Che, pur essendo più rara, è purtuttavia presente nella popolazione umana e, da logica, in qualcosa è superiore alla variante Val; nell'articolo si dice anche che finora si è insistito sulla superiorità della Met. Insomma, i risultati mostrano che le persone con la variante ancestrale che modula la dopamina in un certo modo sono in grado di pesare meglio e più velocemente, nel processo decisionale, quello che è loro accaduto in passato quando pensano al futuro. Il tutto è piuttosto intricato, come ho detto, ma da lì a capire che gli omozigoti Val-Val hanno il "bernoccolo degli affari" (come dice l'articolo di Repubblica) credo ce ne passi parecchio. Non solo, dedurre che i 14 che, invece, non si sono arricchiti [quelli con la variante Met n.d.b.] hanno mostrato una maggiore attivazione delle zone alte va contro quello che hanno mostrato i ricercatori, che hanno invece fatto vedere che nel processo entra anche, e bene, la corteccia prefrontale, influenzando lo striato. Inoltre per l'autore dell'articolo le zone alte sono quelle evolutivamente "superiori". E infatti dice che ...(il volume della corteccia cerebrale aumenta salendo nella scala evolutiva). Scala evolutiva? Significa forse che i capodogli sono evolutivamente superiori a tutte le altre specie, visto che hanno il cervello più grande? Non è finita: l'articolo riporta anche una frase dell'autrice, Lea Kugel, che dice: «Il nuovo gene [Met] però non sta soppiantando il vecchio tra gli umani, come si poteva prevedere sulla base delle leggi dell'evoluzione». Prego? Le leggi dell'evoluzione prevedono che un gene nuovo soppianti sempre quello vecchio? Ma da quando? Spero solo che sia all'interno di un contesto e che la frase sia spiegabile. Il tutto fra l'altro non ricade nella sindrome da corridoio, visto che l'autore è caposervizio salute di Repubblica. Non è il caso di... nel dubbio astenersi

GENIO ASSOLUTO

Chi ha scritto questa sceneggiatura merita 3 Oscar e anche il Nobel per la divulgazione scientifica. Non c'è? telefonare subito in Svezia.


Per chi non è assiduo frequentatore, in un prossimo post magari cerco di spiegare chi sono i personaggi e di spiegare tutti i riferimenti; compreso la banana alla fine.

12 ottobre 2009

Nessuna regola

In natura, dice un detto, "c'è una sola regola; non esistono regole". E così anche una delle generalizzazioni più diffuse, che non ci siano ragni erbivori, è stata smentita alla grande. Secondo un paio di aracnologi americani, la specie Bagheera kiplingi (dal nome dovrebbe essere un predatore, o no? magari nero e flessuoso), che vive in Centro e Sud America, si nutre dei corpi di Belt delle acacie e di nettare delle stesse, evitando accuratamente il pattugliamento delle formiche che, in uno dei più noti esempi di mutualismo, difendono le acacie dall'attacco dei predatori, nutrendosi in cambio dei corpi di Belt. Il ragno è un salticide, uno dei gruppi più intelligenti tra i ragni, e questo spiega molto del loro comportamento. Anche se l'erbivoria è stata scoperta qualche anno fa in Costa Rica, ulteriori scoperte hanno esteso il caso anche ad altre popolazioni in altri stati, come il Messico, e hanno chiarito la situazione. Molto interessante anche il metodo usato per capire se veramente il ragno si nutrisse in particolare di corpi di Belt o di materiale vegetale. I ricercatori hanno misurato il rapporto tra carbonio 12 e 13, e hanno così scoperto che era quasi identico tra il ragno e i corpi di Belt. Non è finita; siccome questo ragno vive in densità elevata sulle acacie, gli studiosi pensano che ci siano cure parentale, cui partecipa anche il maschio. E ciò significa che l'erbivoria ha cambiato anche l'etologia della specie, oltre che la sua posizione trofica. Il lavoro è apparso sul numero di 13 ottobre di Current biology.

P. S La foto sopra è di R. L. Curry

11 ottobre 2009

Tristezza

Uno magari s'immagina che in fondo i sostenitori dell'Id in Italia siano simpatici zuzzurelloni, che sostengono tesi peculiari senza alcuna base, ma che lo facciano un po' per scherzare, diciamo così. Che non sembrano, neppure loro, del tutto convinti delle tesi. Poi incontri una valanga di odio, sotto forma di post, che neppure contro berlusconi potrebbe essere giustificato. Odio verso Darwin, la scienza, l'evoluzione, accusati di ogni nefandezza. E soprattutto odio sostenuto da una totale e completa cecità e ignoranza verso i dati, le ragioni, le tesi e le teorie che, nate con Darwin, sono oggi alla base dell'intero edificio della scienza della vita. E che consentono a chiunque di vivere se è colpito da una malattia, di capire perché le cose negli esseri viventi (mica nei sassolini in cima alle montagne) sono come sono, di spiegare tutta la struttura e il funzionamento di un intero pianeta. Lo si legge in questo post di un blog che non conoscevo (e che penso non frequenterò più). A metà del testo mi ha preso una noia mortale sulle solite accuse a Darwin di essere il precursore del nazismo, della razzismo, dell'eugenetica (credo manchi il comunismo), di aver distrutto ogni pura e celestiale visione del mondo, di aver causato miliardi di morti in aborti et similia; ma sono arrivato fino in fondo. Per sorbirmi il classico Gish gallop cui è impossibile, oltre che inutile, rispondere. La tristezza del titolo deriva proprio dalla lettura di quest'odio verso una semplice teoria scientifica, e dall'imbarazzo di leggere che il darwinismo "giustifica l'eliminazione dei più deboli da parte dei più forti", che Darwin ha parlato della legge del più forte, che ha stigmatizzato le cure verso i più deboli, e via di luoghi comuni. Totale e assoluta ignoranza dei meccanismi della selezione naturale (non credo ch eil caso possa aver fatto tutto questo). Il tutto, ma qui potrei sbagliarmi, con uno sfondo di "religione offesa dalla scienza", di rimpianto per i bei tempi andati quando Porta Pia era ancora intera e il papa re governava l'Italia, di sguardo nostalgico al medio evo, in cui la scienza non aveva ancora spiegato niente, la società era divisa in classi, i bambini obbedivano ai genitori e si stava decisamente meglio. Se questa è la destra intellettuale, dio (o chi per esso) ci salvi da essa

10 ottobre 2009

Purtroppo no

La Nasa ha affittato un dirigibile per farci ricerca scientifica. Indovinate un po', è uno Zeppelin. Purtroppo, non QUELLO Zeppelin.


08 ottobre 2009

Basta la parola

Beh, veramente basterebbe il titolo. Nel senso che quello che vedete accanto è un articolo del Corriere della Sera di oggi che racconta come l'analisi dei libri di bordo delle navi inglesi, dove hanno navigato da Cook a Darwin, da Bligh al pirata Barbanera (no, questo no) hanno permesso ai meteorologi di determinare che il clima che c'era nel 1700 non è diverso da quello di oggi (immutato questo mi pare che significhi). Poiché però io so che negli ultimi anni il clima È mutato, mi sono andato a vedere le notizie originali, per capire dove la pregevole autrice del pezzo, tale Paola De Carolis, abbia ricavato un'informazione che mi sembra contraddittoria. Ho letto il sito della BBC, quello del Telegraph, persino quello dell'Università del Sunderland e il sito ufficiale dell'archivio dei logbook.Da nessuna parte c'è scritto che gli studiosi ne hanno ricavato che il clima è rimasto immutato dal Diciottesimo secolo ad adesso. Anzi, secondo David Parker of the Met Office Hadley Centre:
"The idea is to extend the data back further so you can develop statistical models of the relationship between weather patterns and harvests and so on, (and) apply those relationships to the future expected weather under climate change." Future expected weather under climate change mi pare voglia dire "il futuro clima atteso sotto cambiamento climatico". O no? Lo so, la traduzione è un po' pedissequa, ma a voler essere letterali...
Sono andato a vedere chi è Paola De Carolis; ho scoperto che ha scritto una recensione cinematografica per il Corriere (qui se ne trovano parecchie, anche se sono specialistiche) un articolo sui nidi (nel senso di asili) e poco altro. Di scienza, niente; e di climatologia, neppure. E vedo sempre più confermata la tesi del corridoio ("c'è da scrive un articolo di scienza, guarda chi passa in corridoio ché lo facciamo fare a lui/lei"). Il problema, a quel che vedo, è che gli abitanti dei corridoi sono spesso, o quasi sempre, non particolarmente ferrati, e spesso negazionisti. Perché, mi dico? Forse il papà di Paola costruisce impianti di condizionamento (che contribuiscono al riscaldamento globale) che ha installato nelle case del direttore del Corriere. E quando ha una figlia che vuole fare la giornalista, la manda proprio al Corriere. Se questa figlia deve scrivere un articolo sul riscaldamento globale, chiede al papà, che nega tutto. Certo che, però, come professionalità giornalistica...

P.S. Pronto a rimangiarmi tutto se Paola de Carolis mi spiega da dove ha tratto quelle notizie.

07 ottobre 2009

Piano B 4.0

Lester Brown ha fatto uscire la nuova edizione del suo Plan B 4.0, un documento ricchissimo di dati che disegna un futuro sostenibile. Il libro è liberamente scaricabile dal sito dell'Earth policy institute, insieme a mp3 di commento e introduzione e file Excel con i dati (aggiornatissimi) su cui si basa il libro.
E voi continuate a occuparvi del lodo alfano. Mah.

04 ottobre 2009

Dubbi

Lo so, in questi giorni in Italia è accaduto di tutto, ma io mi sto occupando di terremoto. Specie l'ultimo, quello dell'Aquila. E mi sono capitate sotto le mani due cartine, che sottoporrei alla vostra attenzione. La prima è questa qui a sinistra (qui c'è anche il pdf, se volete vederla meglio): rappresenta la pericolosità sismica sul territorio nazionale, cioè "la probabilità che in una data area ed in un certo intervallo di tempo si verifichi un terremoto che superi una soglia di intensità, magnitudo o accelerazione di picco (PGA) di nostro interesse". La mappa ha una storia lunga e perigliosa, ma vi basti sapere che è probabilmente il meglio che si potesse fare in Italia, visto che i nostri sismologi sono molto preparati, un po' come giapponesi e americani, anche se non hanno tutti quei soldi. Adesso non si usa più la mappa, ma questo sito in cui si calcola appunto la pericolosità sismica.
Accanto a questa mappa ce n'è un'altra, che rappresenta invece la classificazione sismica al 2006 (è quella sotto). Se guardate bene entrambe le mappe, vedrete che dove c'è il picco della mappa della pericolosità sismica (L'Aquila) in quella della classificazione c'è un buco. Questo perché, come spiegato bene anche in questo documento a cura di due sismologi dell'Ingv, loro l'avevano detto che la zona era pericolosa e probabilmente da inserire in zona 1, ma poiché sono le regioni che devono "aggiornare le afferenze dei Comuni alle 4 zone sismiche" (qualunque cosa voglia dire...) ecco che niente è cambiato. Ci sono altre discrepanze, più o meno spiegabili con quello la stessa ragione. Ci si è messa di mezzo anche una Commissione, che ha stabilito che, dalla pubblicazione dell'apposito decreto "è iniziata una fase transitoria in cui è possibile usare la normativa precedente o quella nuova, a scelta del progettista. Tale fase è stata al momento prorogata fino al 30 giugno 2010". E quindi L'Aquila è rimasta in zona 2. Non che sarebbe cambiato moltissimo, almeno non penso, ma almeno qualcuno avrebbe potuto chiedersi perché quel determinato palazzo è stato costruito con quei determinati criteri. Peccato che stavolta il pdcm non avesse "previsto tutto" com'è accaduto per Messina (vedi sotto). E almeno in Sicilia (da sempre governata dalla ...) non può dare la colpa ai comunisti.

Qui si parla di evoluzione. Astenersi disinteressati

Confesso, a capirlo ci ho messo un po' (ma solo perché pensavo che OB fosse un'altra cosa). Una volta letto, però, mi sono balzate alla mente alcune considerazioni. Ma vediamo di cosa si tratta. In alcuni ciclidi africani (dei generi Labeotropheus, Metriaclima e altri) le femmine hanno un gene che ne determina una variazione dell'aspetto; diventano un po' marezzate, per così dire, e così come quella accanto in alcune condizionisono molto più camouflaged, direbbero gli inglesi (non sono mimetiche, per quel che mi riguarda, perché il mimetismo è un'altra cosa - ma lasciamo perdere). Il gene si chiama Pax7 ed è collocato vicino a un locus che determina il sesso femminili nei ciclidi (per i quali vedi anche questo blog). Purtroppo quando è espresso nei maschi il gene ne disturba, in qualche modo, lo sviluppo cromatico, e questi non hanno il pattern specie-specifico che permette alle femmine di riconoscerli. Quindi sorge un conflitto tra i sessi (Science la chiama "guerra dei Roses evolutiva") perché un tratto che è favorito nelle femmine è sfavorito nei maschi. E' ovvio che anche se le femmine sono poco visibili, senza maschi possono farci la birra con il loro tratto positivo. Allora un'altra mutazione ha creato il locus che determina il sesso, che è dominante rispetto al gene classico; poiché però i loci sono molto vicini, sono cioè in linkage disequilibium, praticamente tutti gli animali che hanno il gene mutato (quello che li fa diventare colorati) sono femmine. La storia è piuttosto complessa, e infatti gli autori ne traggono anche lezioni più ampie, tipo che un meccanismo del genere potrebbe anche aver causato la vera esplosione di specie che caratterizza i ciclidi dei laghi africani. Ma a me viene in mente anche che se un creatore, almeno quello che vorrebbero farci ingoiare i nostri creazionisti, deve fare tutti 'sti casini (geni, controgeni, mutazioni, sesso determinato in maniera diversa per ogni specie), tanto intelligente proprio non deve essere. E che la ricerca è un esempio classico di come la natura lavora alla perfezione con il materiale che ha a disposizione (come diceva Jacob, è un bricoleur) e che infine i biologi possono spiegare tutto quello che vedono e scoprono solo alla luce della teoria dell'evoluzione. Ci vuole molto per smetterla di rompere con il progetto intelligente?

Ecco la dida della foto: A female orange blotch morph of Labeotropheus trewavasae from Ngwazi, Tanzania, is cryptic against the algae-covered rock substrate.
[Copyright © Ad Konings]

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