20 agosto 2009

Prima dell'estivazione

Volevo smetterla di postare per i 15 giorni in cui sono in ferie (o in estivazione come le chiocciole qui accanto), da domani a sabato 5, ma Vale mi fa notare che il Giornale ha messo in campo contro Sartori tutta la sua batteria di esperti del clima, che sbugiardano il vecchio incompetente. Finalmente, dico io, qualcuno che lancia in resta si scaglia contro l'ignoranza scientifica. Vado a leggere l'elenco degli esperti messi in campo dal glorioso organo di stampa del (fratello del) nano pedofilo.
Eccoli:
Umberto Crescenti, ordinario di geologia applicata all'università D'Annunzio nonché fondatore e presidente della Associazione italiana di geologia applicata e ambientale. Tra le altre cose ha scritto questo libro (notare che la "i" in conoscenza non l'ho messa io, ma gli autori del blog - non quelli del libro), insieme a Luigi Mariani, noto negazionista, che ha però una buona preparazione nel campo.
Umberto Tirelli, docente di oncologia all'università di Udine (?), che ricomincia con la storia della Groenlandia verde (dice: come mai la Groenlandia che attorno all'anno mille fu battezzata appunto terra verde, ora è coperta di ghiacci?). Per una risposta, vedere il mio post precedente - in breve, è una balla.
Giovanni Carboni, docente di Fisica all'università di Tor Vergata. Per mancanza di tempo (mio) non sono riuscito a capire cosa insegna.
Carlo Merli, docente di chimica e tecnologie ambientali alla Sapienza di Roma. CIta come grandi esperti Battaglia e Zichichi (E si ricordi che anche il professor Antonino Zichichi è allineato sulle stesse posizioni di Battaglia)
Che io sappia, nessuno di questi si è mai neppure lontanamente occupato di riscaldamento globale a livello scientifico, con pubblicazioni di livello. Le persone che, per una ragione o per l'altra, ho intervistato in questi anni di lavoro (Vincenzo Ferrara, Antonio Navarra, Antonello Provenzale - che è anche un ottimo fotografo - Vincenzo Artale, Stefano Caserini eccetera) si occupano TUTTI di clima, sia come modellazione sia come ricerca sul campo, e sono tutti d'accordo che l'Ipcc non è un'accozzaglia di comunisti.
Come dico spesso, mi occupo di comunicazione, non di leggere le equazioni e giudicarle. E questo articolo mi sembra un ottimo esempio di pessima scelta delle fonti - se vogliamo essere caritatevoli. E di malafede, se proprio devo dirla tutta.

Volete dire che a qualcosa è servita?

Io non ci credo finché non vedo soldi e assunzioni, ma questo articolo mi dà qualche speranza. Certo, la fonte è quanto di meno affidabile ci sia, ma accontentiamoci. Intanto rilancio la petizione e la pagina faccialibro.

Poi, per la doppia serie "Guarda chi si vede" e "Cominciamo bene", ho scoperto che il tipo di cui ho parlato ieri, quel tale mauro della porta raffo (ieri l'ho chiamato Dalla Porta ma si chiama della Porta; faccio ammenda) andrà a lavorare a "Il fatto", il giornale di Padellaro e Travaglio. La cosa curiosa è che questo della porta è definito, sulla Stampa, un "erudito pignolo che da anni sul Foglio racconta gli sfondoni dei giornalisti italiani". Se con le puttanate che ha scritto, questo erudito va a lavorare al quotidiano che è la nuova speranza della sinistra, credo che il nano potrà governare anche da morto.

La foto di cui sopra è di Giovanni Dall'Orto, ed è rilasciata sotto la licenza di Creative Commons «Attribuzione – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

19 agosto 2009

Alla mercé dei dilettanti

Attirato dai quotidiani, mi salta all'occhio un articolo di Sartori che, con il suo solito piglio gentile (ehm..) affronta un paio di articoli - diciamo così - usciti nella galassia di carta del nano pedofilo. Uno è di tale Mauro Dalla Porta Raffo, che presumo nobile, che risponde a sua volta a un editoriale ancora di Sartori. Questo tipo (mdpr, non gs), che normalmente lavora per il giornale (qui una serie di scritti; notare la portata della scienza dallaportiana e in particolare l'articolo "E finalmente piove..." che fa risorgere il mito del mondo che si raffredda citando SOLO Newsweek) scrive una serie di storiche scempiaggini che si ripetono come una litania specialmente dalle parti del governo italiano.
Esse sono: l'Optimum climatico medioevale era più caldo di adesso (non è vero 1), in Groenlandia si coltivava la vite e l'ulivo (!) (non è vero 2), l'attuale periodo di riscaldamento fa parte del Nuovo periodo caldo, che andrà avanti ancora un po' ((lo dice lui 3). Conclude dicendo che non ci sono prove che il buco dell'ozono non ci fosse prima che lo misurassero gli inglesi (devo dire che questa è nuova), e che El Nino opera da sempre (chi ha mai detto il contrario?). Il tutto senza citare un solo articolo scientifico, senza un solo rimando, senza neppure un solo nome di "scettico climatico". È come se io dicessi che il suo capo nanesco fa baccanali orgiastici in Sardegna senza neppure una foto che lo prova...
L'altro bersaglio di Sartori è il mitico Battaglia, qualificato come "un certo Franco Battaglia" che, qui, fa tutta una serie di conti sulla diminuzione delle emissioni degli Stati Uniti. Non so quanto abbiano ragione l'uno o l'altro, non ho fatto i conti, ma Sartori gli racconta con calma, come a un bambino, che il suo modo di vedere la scienza, da "chimico di piccola o nessuna fama" (non è vero, ha vinto il premio A qualcuno piace caldo) è quanto meno ridicolo. Baruffe ferragostane, torneremo a settembre a parlare di gnocca e nani.

1) Ecco cosa dice del Periodo caldo medievale, o Optimum medievale, questo sito
What records that do exist show that there was no multi-century periods when global or hemispheric temperatures were the same or warmer than in the 20th century .... ... In summary, it appears that the 20th century, and in particular the late 20th century, is likely the warmest the Earth has seen in at least 1200 years.
L'immagine sotto viene dal Intergovernmental Panel on Climate Change Fourth Assessment Report (2007). Se non è convinto, qui c'è un bel pdf da scaricare con tutti i dati possibili e immaginabili (basta cliccare download free pdf).
2) Probabilmente il buon dalla porta si è fatto influenzare da quell'altra leggenda dei negazionisti, quella della coltivazione della vite in Gran Bretagna al tempo e non adesso. Non ho trovato una sola citazione di vite coltivata in Groenlandia, al massimo grano là e viti nello Yorkshire. Anche il fatto che si coltivasse la vite in Gran Bretagna, e ora non ci sia, è uno dei tanti miti dei negazionisti, peraltro.

3) Che il clima si stia riscaldando dal 1850 non l'ha mai negato nessuno. Peccato che il riscaldamento abbia subito un'accelerazione negli ultimi 50 anni, come si vede anche dal grafico sopra. E come dicono anche quei comunisti della Noaa: the linear trend for the past 50 years of 0.13°C (plus or minus 0.03°C) per decade is nearly twice that for the past 100 years

Su questo blog si parla spesso di giornalisti poco preparati. Questo secondo me è diverso: è profondamente in mala fede.

18 agosto 2009

Vermi?

Certo, vermi non è un complimento, ma questi non possono essere definiti altro che così. Cioè, hanno l'aspetto vermiforme (allungato e praticamente senza zampe) e il corpo molle. Dal punto di vista zoologico sono tutt'altro, ovviamente, perché i vermi non esistono in realtà. Sono in effetti policheti (anellidi) acrocirridi che stanno nel profondo dell'Oceano Pacifico. E che quando si sentono minacciati lasciano andare delle piccole "bombe" verdi brillanti che risplendono nel buio più assoluto. La maggior parte delle specie erano ignote alla scienza e quindi gli scopritori ne hanno approfittato per dar loro un nome, come Swima bombiviridis. Quello che mi ha colpito, a parte la storia delle bombe, è che queste bestie sono, ai miei occhi, assolutamente meravigliose. Poiché altri cui le ho fatte vedere hanno ritratto lo sguardo schifate, rimango convinto che una cosa come l'Estetica in filosofia sia inutile. No, eh?


© 2009 Karen J. Osborn, Science magazine

17 agosto 2009

Damn the torpedoes!


Vedete qua perché ho intitolato così un post sulla geoingegneria, la più folle della attività umane. La logica che sta alle spalle di questa roba è la seguente: non possiamo fermare le attività umane, perché questo significherebbe tornare alla caverne. Quindi tanto vale che continuiamo a sputare nell'atmosfera CO2, metano e ossidi d'azoto e poi cerchiamo di bloccare la luce del sole che (questa sì, secondo i geoingegneri) fa scaldare la Terra. È la logica del treno in corsa che perde le ruote e va riparato mentre corre, del film Speed, dell'intera civiltà umana. Può darsi che in alcuni casi questo approccio possa funzionare, ma ho la vaga idea che quando una specie dal pensiero limitato come l'uomo cerca di progettare cose di grande complessità (tipo l'Lhc, per dire...) non c'è niente da fare, ma prima o poi le cose vanno male - altro che Murphy. L'estrema complessità della vita, per esempio, sfrutta una ridondanza pazzesca, dal codice genetico al metabolismo. Ma il capitalismo non può permettersi di gettare i soldi in misure di sicurezza. Fino a qui le mie idee, che valgono quel che valgono (poco). Ma una volta interessato all'argomento, non è difficile trovare qualcuno che ha avuto la voglia e il tempo di approfondire; ed ecco un aureo pdf, che si intitola "20 reasons why geoengineering may be a bad idea"; l'autore è questo (ha anche scritto un pamphlet sulle metafore meteorologiche di Dylan - che peraltro si è fatto beccare proprio "inside a rain", guarda te).




Il pdf è qui, dal sito del Bulletin of atomic scientist; qui si trova anche una tavola rotonda sull'argomento. Leggendo le prime tre ragioni "contro", si capisce come chi propone diingegnerizzare il clima è disperato (come presumo sia Crutzen) oppure capisce poco di ecologia planetaria. Anche perché una cosa che la geoingegneria non potrà mai rimediare sarà per esempio l'acidificazione degli oceani che, a mio parere, è anche l'effetto più grave del riscaldamento globale. La ragione più interessante è l'ultima: Unexpected consequences.
Insomma, come al solito quando l'uomo progetta qualcosa di solito non riesce a pensare alle conseguenze future; e la cautela verso un passo più in là è subito respinta con motivazioni prometeiche (dove ci avrebbe portato il principio di precauzione se l'avessimo applicato quando abbiamo domato il fuoco?). Ci avrebbe portato in un posto diverso dalla merda dove siamo adesso, dico io.

11 agosto 2009

Il rampone barante

Cioè il contrario del barone rampante. Questa notizia, che trovo per ora solo on line, dimostra una serie di aspetti del giornalismo "scientifico" italiano che sto cominciando a disperare possano essere "rimessi a posto". In sé non è niente di particolare: alcuni studiosi hanno studiato la disposizione delle ossa del polso di due scimmie antropomorfe africane (gorilla e scimpanzé) per cercare di stabilire l'origine del meccanismo di locomozione attraverso l'appoggio delle nocche (knuckle walking). Questo perché è in atto da anni un dibattito su come l'uomo si è alzato in piedi (come specie). Se cioè siamo scesi dagli alberi a braccia all'aria e abbiamo cominciato a camminare o se i nostri antenati camminassero sulle nocche come gli scimpanzé e a un certo punto avessero deciso di liberare le mani perché servivano ad altro (lo so, scrivere "avessero deciso" fa molto finalismo creazionista, ma a questo punto un minimo di libertà di espressione serve per rendere il discorso più fluido). Si affrontano quindi due modelli diversi di evoluzione dell'uomo, che in realtà cambiano abbastanza poco il tragitto, a parte per gli evoluzionisti, che seguono il sorgere e lo scomparire di adattamenti con grande interesse. Non dico che non sia importante, ma è una disputa molto interna al campo. Per dire dello stato delle cose, il professor Formenti di Pavia mi ha sempre detto che secondo lui il dibattito era chiuso perché gli uomini non si sono alzati da una camminata con le nocche, ma sono scesi dagli alberi e hanno cominciato a camminare. Insomma, i due dell'articolo hanno preso in esame alcuni caratteri delle specie che camminano sulla nocche e hanno scoperto che i modelli di questa camminata sono diversi; i gorilla hanno il polso più diritto, gli scimpanzé un pochino inclinato. Questo significa che i caratteri si sono evoluti secondo sue strade diverse (sono omoplasie, secondo gli evoluzionisti, o analogie) e non hanno un antenato comune. Nell'uomo, a differenza di scimpanzé e gorilla, la camminata è stata dall'inizio su due zampe, sempre partendo da scimmie che abitavano sugli alberi. il tutto è affascinante ma non particolarmente difficile da capire, né particolarmente rivoluzionario. Il giornalista e il titolista di Tiscalinews invece decidono di aggredire la notizia da un altro lato, e farne una vera notizia (all'italiana, cioè qualcosa che rivoluziona il modo di vedere il mondo in atto fino a dieci minuti prima e che verrà rivoluzionato dieci minuti dopo); poiché però non ci sono evoluzionisti in giro per supportare questa rivoluzione copernicana (altro trito standard), allora ci si aggrappa all'iconografia. E infatti: "Forse occorrerà ridisegnare l'iconografia dell'evoluzione dell'uomo che mostra uno scimmione peloso che cammina a quattro zampe e progressivamente si erge a essere bipede". Peccato che nel titolo l'iconografia va persa, e quello che si ridisegna è l'evoluzione dell'uomo; anzi l'evoluzione darwiniana tutta. Ed ecco che arriviamo alla
Teoria dell'evoluzione da riscrivere.
L'iconografia dell'uomo che si alza a partire da uno scimmione, che peraltro sembra scritta dalla Chiesa, e per questo fa arrabbiare tutti gli evoluzionisti andando contro a tutta una serie di idee evolutive ben stabilite (l'evoluzione non è progressiva, non si va da una specie esistente a un'altra contemporanea, non esiste una linea che va da una specie all'altra), diventa la teoria stessa. E se è sbagliato il disegno, è sbagliata anche la teoria che apparentemente lo giustifica. Capisco, è agosto, il nano ninfomane è in vacanza a espiare, devi riempire le pagine, anche quelle di Internet. Ma perché non fare una notizia quasi neutra come quella che si trova su Liberonews (tra tutte le fonti...)?
Notate anche su Libero la notizia "Lenin torna a uccidere" perché una statua di Lenin è caduta e ha ucciso un uomo. Anche qui il simulacro diventa la realtà e la persona che rappresenta.

06 agosto 2009

Devo smetterla di leggere i giornali

Prendo in mano (2 minuti di sosta...) il magazine del Corriere, che non leggo quasi mai. Arrivo a pagina 50, dopo un lungo articolo sulla meteorologia con escursioni sul clima. Per una volta, niente negazionisti, ma Giorgi e Canuto. Mi capita l'occhio su Globopolis, di tale Edoardo Vigna, che confesso di non conoscere. Parla di condizionatori, e dice che negli alberghi della Catalogna spunta sempre più spesso questo suggerimento; che è quello di tenere l'aria condizionata in camera a 25 °C (veramente lui scrive 25°, anche se credevo che i condizionatori fosse meglio tenerli dritti). Allora, prosegue dicendo che Gli impianti che rinfrescano l'aria sono tutt'altro che innocenti: i suoi (sic) hydrofluorocarboni (Hcf) (sic) emettono CO2, causa dell'effetto serra; i picchi di produzione dei giorni torridi costringono le società di energia a creare impianti superinquinanti. Poi nel 2050 il boom della domanda in Cina e India potrebbe far pesare gli Hcf (ancora) per il 19% delle emissioni totali di CO2.
Mi sorge il dubbio di non aver capito niente, e vado a vedere lo studio dell'Agenzia olandese per l'ambiente che ha ispirato il pezzo. Eccolo qua. E dice: By 2050, the effect of hydrofluorocarbons (HFCs) on global warming will be as large as that of 14% of global CO2 emissions. E poi Global HFC emissions in 2050 are projected to be between 9 and 19% of the total global CO2 emissions in business-as-usual scenarios.
Primo: As large as non vuol dire che emettono CO2, ma che il loro effetto è simile a a 14% delle emissioni globale di CO2, perché gli HFC (non Hcf) sono gas a effetto serra.
Secondo: perché prendere il valore maggiore (19%) quando il valore 14% è palesemente la media tra 11 e 19?

Vigna è senz'altro dotato di buone intenzioni, ma questo pezzo grida letteralmente vendetta. Non perché dica cose totalmente sbagliate, ma perché si nota una spaventosa impreparazione su argomenti ambientali; che fra l'altro hanno a che fare con la globalizzazione, l'argomento della rubrichetta. Impreparazione dovuta probabilmente a mancata cultura scientifica (nessuno che abbia una minima laurea in materie scientifiche scrive 25° per 25 °C), ma che sconta anche la mancanza di voglia di prepararsi. O forse, ma qui sono pronto a essere smentito, il profondo disprezzo che sento ovunque per la stessa cultura scientifica.
Mi sa che dovrò dare ragione a Mr In minoranza.

05 agosto 2009

Anche i ricchi...

... si riproducono. Eravamo quasi certi che la fertilità delle popolazioni avanzate diminuisse man mano che aumentava lo sviluppo sociale. Adesso secondo un articolo su Nature (Vol 460, 6 August 2009, pgg 741-743) sembra che questa buona notizia debba essere controbilanciata da un'altra che è doppiamente cattiva. A) Non è vero perché... B) Oltre una certa affluenza la fertilità aumenta. Cioè i ricchi fanno più figli delle classi medie. Le ragioni non sono chiarissime, e in generale gli autori del pezzo non si dilungano troppo, cercando invece di spiegare che secondo loro politiche che aumentino l'Indice di sviluppo umano (che è la ricchezza, ma non solo, anche l'eguaglianza tra i generi e politiche familiari particolari) porterebbero a un abbassamento della diminuzione della fertilità per riequilibrare un po' la situazione nei Paesi sviluppati. Guardatevi attorno; conoscete persone che hanno molti figli, mentre voi ne avete pochi? Allora loro sono ricchi e voi della classe media.

04 agosto 2009

Continuo a non capire

Allora, i signori della London School of Hygiene and Tropical Medicine hanno stabilito senza ombra di dubbio che il cibo biologico e quello convenzionale sono uguali. Precisi. Prova scientifica. Punto. Stabilito.
Carlo Leifert del Qlif ha studiato le stesse cose (non è una review, gli esperimenti li hanno fatto loro), e ha stabilito che il cibo biologico è meglio di quello convenzionale. Senza ombra di dubbio. Punto.
Perché Larry Moran dei primi ha linkato lo studio, e del secondo un articolo del Daily Mail?
Perché i primi sono scienziati seri e affidabili, e il secondo è un buffone (anche secondo Pigliucci e Goldacre)?
Sentono puzza di a priori. O no?

Questa storia del biologico...

... sta diventando un ginepraio. Nella querelle Fas-Sa (perché questo è) entra a gamba tesa anche Ben Goldacre, autore di La cattiva scienza col suo seguitissimo blog. E dice una serie di cose interessanti, come il fatto che l'accusa di scegliere ad hoc gli articoli da sottoporre a review non regge, perché i criteri sono scelti prima della review stessa. Oppure che quello che i revisori della Fas volevano vedere era proprio l'effetto sulla salute dei cibi organici contro quelli no e dire che i primi contengono meno pesticidi è un non sequitur. O ancora che nei rari casi in cui il contenuto di nutrienti (generalmente intesi come vitamine minerali eccetera) era superiore nei cibi organici, c'era un errore statistico cosi grande che il dato era senza valore. Poi contesta gli studi del Quality low impact food, che secondo lui sono inconcludenti. Al buon Ben inoltre dà fastidio il fatto che la Soil association proponga l'uso delle medicine omeopatiche anche per la veterinaria. Insomma, tutto il peso di Goldacre contro la Sa. Ha ragione? Sì, ovviamente, ma a questo si può ribattere che anche la scelta dei criteri è opinabile (perché articoli solo in inglese, per esempio? Ci sono ottimi articoli in italiano, per dire). Goldacre non entra in altri punti contestati, come l'affiliazione di alcuni membri della Fas. O il fatto che ci siano studi del Qlif che parlano proprio di quello che ci interessa, tipo questo (è il pdf di un libretto con pochi riferimenti bibliografici, che sono altrove, o riferimenti a congressi, che valgono poco; qualcosa di rilevante c'è, però). Insomma, per rimanere nell'argomento, siamo nel campo di cento pertiche, diceva mio papà.

03 agosto 2009

C'è già qualcuno che l'ha fatto


A proposito della lotta tra FSA e Soil Association, di cui a questo post, Marco Pagani di Ecoalfabeta ha prodotto tre post (1, 2, 3) in cui si spiegano alcuni arcani del report della Fsa. Tra i quali il fatto che non è chiarissima la scelta degli articoli presi in considerazione e che la Fsa non è proprio un ente governativo indipendente, come dice nella sua home page. Oltre ovviamente al fatto che la domanda vera e propria non era se i cibi biologici contenessero veramente più "nutrienti " degli altri. A questo aggiungo quello che dice Sylvie Coyaud sul suo blog, cioè che la rivista American Journal of Clinical Nutrition non è più autorevole di Novella 2000. E il fatto che alcuni studi che ho seguito, in particolare questo, dicono che c'è differenza tra cibi organici (biologici) e agricoltura classica, anche se ovviamente sono necessari altri studi per chiarire alcuni aspetti dell'intero universo. QualityLowInputFood è un progetto integrato della Commissione Europea che va avanti dal 2004, ed è costato un botto; se non volete fare troppa fatica, qui c'è il link a un pdf preliminare. Cito anche altri studi che sono arrivati alla stessa conclusione di quelli che vedono l'agricoltura biologica come favorevole; per esempio Simbioveg (finanziato dal Fondo integrativo speciale della ricerca del Miur) o quelli di questa bella signora (come questo).
Qui si pone anche un bel dilemma; molti studi del report della Fsa dicono che c'è differenza tra cibi organici e altri; alcuni dicono che non c'è differenza (non ho fatto la percentuale dell'uno e dell'altro insieme). Perché citare come risultato solo quello che dicono gli studi del secondo gruppo? È ovvio che bisogna fare la tara di tutti, ma visto che la cernita è stata feroce, significa che gli studi che dicono che una differenza quantitativa c'è sono stati giudicati validi. Quale logica mi dice che il risultato diffuso deve essere "Non c'è differenza"?
Per tornare al mio post sulla ragione e la razionalità, non vi pare che i dati di chi sostiene una differenza quantitativa siano respinti a priori perché sembrano prodotti da fricchettoni?

02 agosto 2009

Dove sta la ragione?

Non nel senso di "Chi ha ragione", ma di ragionamento razionale (che mi sembra un po' una ripetizione, ma lasciamo perdere). La domanda mi è venuta spontanea in seguito al ribollire mediatico causato da questo, lo studio in cui si dimostra che la produzione agricola organica (cioè biologica) non è meglio di quella non organica, che cioè fa uso di "aiutini chimici". L'assurdità, già rimarcata da Weissbach, del dimostrare che una cosa non è meglio di un'altra, ha però una ragione ben precisa. E' in atto da qualche tempo una specie di lotta - mica tanto - sotterranea tra la Food Standards Agency inglese e la Soil Association. La prima è un independent Government department set up by an Act of Parliament in 2000 to protect the public's health and consumer interests in relation to food. La seconda è la UK's leading organic organisation. Quando la prima dice che non ci sono differenze tra cibi biologici e non biologici, la seconda ribatte che invece queste differenze ci sono. La cosa peculiare, che mi ha fatto scrivere il titolo del post, è che entrambi gli enti sostengono le loro idee con dati scientifici, metaanalisi e ricerche scientifiche peer reviewed (che poi lo siano in riviste un po' debolucce, da una parte all'altra, è un altro fatto). Il dibattito avviene nell'ambito della razionalità scientifica. Non è che la Soil Association dice che "Me l'ha detto l'umile Pepin" e la FSA ribatte con l'Hplc. Insomma, le armi sono le stesse (come cercherò di dimostrare in un prossimo post).
Il problema come al solito è quello che ne esce, cioè l'immagine; i difensori dei cibi biologici sono degli irrazionali sognatori hippy new age lungocriniti e romantici. I difensori dell'agricoltura chimica (lo so che non esiste l'agricoltura chimica, ma capiamoci) invece sono armati di tutte le armi dell'Illuminismo e della ricerca scientifica e vanno in giro in camice bianco sparando dati incontrovertibili. C'è caduto persino Massimo Pigliucci, che di solito è un po' più cauto.
La conclusione? La ragione sta sempre nella modernità, e se qualcuno fa anche solo finta di dire che nel passato alcune cose erano migliori (sostenendo il tutto con dati scientifici) passa subito per hippy new age eccetera. Il tutto avviene non solo nel caso dell'agricoltura biologica, ma praticamente in tutti i campi del sapere scientifico. I contrari all'energia nucleare sono irrazionali passatisti, i favorevoli calcolatori razionali; i contrari agli Ogm vorrebbero raccogliere le spighe una a una, i favorevoli hanno calcolato al millimetro la lunghezza delle cariossidi; i contrari alla corsa allo spazio (ho letto anche questa) vorrebbero tenerci nelle caverne, i favorevoli sono per le magnifiche sorti e progressive.
Possibile che chi si oppone a una tecnologia (qualsiasi tecnologia) abbia sempre contro la Dea Ragione? Ci sarà un momento, un'occasione, in cui i tecnofili sbagliano. O no?

01 agosto 2009

News da Science


A volte le notizie saltano all'occhio per le ragioni più strane: un titolo, una parola chiave (potrebbe essere Italia, per esempio) un'immagine. Questa è proprio il caso di saltare all'occhio: la notizia in sé è molto interessante, credo, e parla di Rna polimeasi, Dna e il metodo che usa lo stesso enzima per arrivarci. Siccome tutto il Dna è avvolto da molecole proteiche (e forma così il nucleosoma) per riuscire a duplicarlo o creare l'Rna c'è bisogno di arrivarci. Lo si fa con la forza bruta, strappando via le proteine e attaccando il Dna, oppure aspettando. E' quello che fa l'Rna polimerasi; si mette lì e quando pian piano le proteine si spostano si insinua e comincia a duplicare il Dna. Che lo faccia in un modo o nell'altro è forse poco rilevante, ma la notizia mi ha colpito per alcune ragioni. Primo, per arrivare a vedere cosa faceva l'enzima i ricercatori hanno usato una "pinzetta ottica" (optical tweezer) che ha permesso loro di vedere cosa faceva ogni molecola. Poi mi ha compito l'immagine (che vedete sopra, proveniente dal lavoro, grazie a Courtney Hodges e Science); è visually appealing, direbbero gli esperti. Ho poi scoperto che la persona da contattare per sapere qualcosa è Carlos Bustamante, che mi ricordava qualcosa, ma non so cosa (fra l'altro Bustamante risponde anche alle domande in italiano, quindi magari arriverà a leggere questo blog). Non so se quelli di Science studiano ogni notizia con così grande attenzione da far sì che ognuno (in particolare i comunicatori) ci trovi qualcosa che lo attiri; certo a me è servito.
Nello stesso numero c'è anche un'altra notizia che probabilmente è molto più importante. Una valanga di autori hanno studiato il modo di far vedere ai nostri nipoti ancora qualche rappresentante della classe Condroitti e della superclasse Osteitti. Lo stato della pesca nel mondo infatti rappresenta in pieno la ormai famosa "tragedia dei pascoli comuni"; chi primo arriva, prima prende il pesce. Che secondo questa logica non è di nessuno, e quindi "se non lo prendo io lo prende un altro". Poiché per un'opera che uscirà ho scritto un pezzo proprio sulla pesca, mi sono informato (si dice così, no?). Lo stato delle cose a tutt'oggi è molto peggio di quanto pensassi, con un'alta percentuale di banchi di pesci sovrasfruttati e al limite dello sfruttamento (anche quelli sfruttati "razionalmente" però, sono lì lì per estinguersi, senza contare che si lasciano veramente le briciole a tutto il resto dell'ecosistema - la presenza di meduse un po' ovunque nei mari sembra denunciare ecosistemi semplificati e forse vicini al collasso). Allora, l'articolo dice che usando strumenti già in atto, come quote di cattura e gestione comunitaria, insieme a incentivi economici - per smetterla - zone protette, reti un po' meno distruttive e altro, si potrebbe forse arrivare ad avere anche per il prossimo secolo qualche popolazione di pesce che può essere usata. Intanto, alcune sono già andate per sempre, come il merluzzo di Terranova o le acciughe peruviane. I ricercatori riconoscono che per ricostruire le riserve di pesce sarebbe necessario abbattere il guadagno a breve termine e programmare quello a lungo termine. Cosa che la specie umana non ha mai fatto nella sua lunga storia...
Anche i dieci comandamenti della pesca olistica dicono la stessa cosa, con altri termini.

Notare che il ricercatore primo nella lista nell'articolo sui pesci si chiama Verme (Worm)

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