27 luglio 2009

Balena? Fossilizzata?

Capisco che un uomo di statura internazionale (ehm...) deve occuparsi di affari molto più elevati, ma mi era sfuggita una menzione peculiare. Questo tipo, per vantarsi, ha detto a una signorina sua ospite che nel suo giardino c'era una balena fossilizzata. A prescindere dal fatto che (se non vado errato) i fossili devono essere tutti denunciati alle autorità, come anche le tombe etrusche, come fa questo tipo ad avere una balena fossile quando il record dei cetacei fossili contempla specie dell'Asia centrale, dal Pakistan all'Afghanistan, e dell'Atlantico nord occidentale e centrale alla Nuova Zelanda? Che ci fossero specie fossili nel Mediterraneo mi giunge nuova. Non sarà la solita vanteria da bambino ricco, che porta il pallone, è scarso e vuol giocare in attacco? Ma no, cosa vado a pensare.

P. S. E io insisto che secondo me la Forestale dovrebbe controllare anche quei cactus, perché molti sono specie protette del Sud Ovest degli Stati Uniti, che possono essere esportati solo con certificato.

P. S. II La foto sopra viene da qui. E non è una balena, ma un delfino.

P. S. Ecco, non faccio a tempo a dire una cosa che gli amici di Pikaia mi correggono. Qui c'è la notizia di una balena nel Mediterraneo. Resta il fatto che i fossili si denunciano.

25 luglio 2009

Che si fotta

In fondo i primi a subire l'impatto del riscaldamento globale saranno i poveri del Terzo Mondo, dall'Africa all'Asia e, in parte, il Sud America. Quindi quando sento il ministro dell'ambiente indiano dire che non accetteranno alcun limite alle emissioni di CO2 perché gli stati occidentali ne hanno già fatte di cotte e di crude nei secoli scorsi, mi viene da reagire come da titolo. In più il tipo, Jairam Ramesh, è un relativista culturale, quasi postmoderno. Ecco cosa dice:
accused the developed world of needlessly raising alarm over melting Himalayan glaciers. He dismissed scientists’ predictions that Himalayan glaciers might disappear within 40 years as a result of global warming. “We have to get out of the preconceived notion, which is based on western media, and invest our scientific research and other capacities to study Himalayan atmosphere,” he said. “Science has its limitation. You cannot substitute the knowledge that has been gained by the people living in cold deserts through everyday experience.” (grassetto mio).
Cioè, siccome quelli sono là da millenni, e non sembra loro che i ghiacciai dell'Himalaya si stiano ritirando, allora non si stanno ritirando? E quando gli scienziati occidentali (imperialisti e governati dai poteri forti, senza dubbio) dicono questo, i contadini del tetto del mondo - o meglio, il loro ministro dell'ambiente - ribattono che non è vero. Finita. Mi ricorda tanto un tedesco col polso rotto vestito di bianco che si fida della parola di allevatori nomadi nel deserto del Medio Oriente di 4000 anni fa.

L'immagine sopra viene dall'articolo citato, e ha questa didascalia:
Map of the glacier elevation changes (in meters) between February 2000 and November 2004 for the glaciers in the Spiti/Lahaul region. Two glacier groups are distinguished depending on their location relatively to the Chandra River valley.

24 luglio 2009

Espertoni

Non che io lo sia, ma almeno cerco di essere un po' più obiettivo. E, visto che chi è più colto di me parla di musica, perché non posso farlo io? Gli espertoni del titolo sono quelli che hanno fatto la scaletta di questo capolavoro. Presentato da Enrico Ruggeri, è diviso in 7 puntate, e inizia con la rivoluzione del rock (i "gruppi di giovani musicisti [che] cominciarono ad aggiungere adrenalina e ritmo al blues americano, inventando un nuovo suono e un nuovo fenomeno musicale: il rock"); presumo e spero ci siano anche i Beatles, oltre a Yardbirds o Kinks o Rolling Stones.
La seconda puntata so già che non la registro neppure. Ecco di cosa tratta:
Le avanguardie
Dagli esperimenti di Andy Warhol con i Velvet Underground, e dagli influssi psichedelici dei Pink Floy
(sic!!) alla teatralita' di David Bowie, questo episodio traccia la storia di come l'arte abbia permeato il rock.
Prima che questi fighetti si mettessero a fare gli intellettuali, gli altri quindi producevano basso artigianato, come Beggars Banquet, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band e Led Zeppelin III?
Si procede con il punk; carini, per la verità, specie My way come la canta Syd (arrangiamento Simon Jeffes - e chi è? direte voi), ma hanno solo distrutto il progressive, di cui non si parla per niente, prima di distruggere loro stessi.
Poi c'è l'heavy metal, cioè Black Sabbath e Judas Priest. Bravini anche loro, ma i Led Zeppelin?
Infine il grundge; cioè REM, Pearl Jam e Nirvana. Bene gli ultimi due, ma chi ha messo Stipe nel grundge?
Si finisce con tutti allo stadio e l'indie rock. No comment, leggete voi.
Mancano personaggi secondari come
Dylan (magari perché non è rock)
Progressive (tutto, ma proprio tutto)
West Coast (i Quicksilver Messenger Service non sono rock?)
Jimi Hendrick (troppo casino?)
Southern rock (ce l'ha nel nome, saranno pure rock)
Springsteen.
Insomma, non so che dire.

Un brano NON di rock

23 luglio 2009

Vedo e prevedo

E' luglio, e ci si comincia a preparare per i grandi appuntamenti dell'autunno. Fra di essi, i festival della scienza; Genova ha un programma ma non definitivo, mentre Bergamo ha già sparato i suoi nomi. Sappiamo che la contrapposizione laico-religioso in Italia non vale (i laici non esistono) ma in questo caso si può fare un'eccezione; il festival di Genova è organizzato da una casa editrice laica, quello di Bergamo ha un coté più religioso, con notevoli addentellati con il mondo della destra, se non altro come visione del mondo.
Un esempio sono le passate edizioni del Festival della scienza di Bergamo che si possono vedere nel sito di quello futuro. Nel 2004 per esempio alcune conferenze furono organizzate da quei simpaticoni di Galileo 2001 (un'associazione ferocemente antiambientalista e perdutamente tecnofila) come Battaglia e Regge. Una conferenza su "L'evoluzione vista attraverso i nostri geni" aveva come moderato un professore di diritto canonico, e in "Etica, scienza e fede" intervenne addirittura il cardinale Martino (Merlino, mi chiamo Merlino - citazione dotta), noto per la sua opposizione alla teoria dell'evoluzione e l'endorsement del libraccio dell'Alberona.
Quest'anno come detto il programma non è ancora definitivo, ma le antenne mi hanno vibrato quando ho visto che si parla di cambiamenti climatici (il Battaglia di cui sopra ha vinto (forse) il premio "A qualcuno piace caldo"). Guarda caso non è un esperto italiano, né un climatologo (nonostante quello che dice la presentazione, confondendolo con suo padre). È Roger Pielke jr, professore di environmental studies e autore di numerosi libri di politica della scienza. Non è un negazionista rabbioso, anche se Sourcewatch la pensa diversamente (forse l'organizzazione si è scottata con quello che è successo con Fred Singer all'inizio dell'anno al Museo di scienza e tecnologia a Milano) ma non è neppure un fisico dell'atmosfera che possa spiegare cosa veramente accade. Anche se correttamente il comunicato stampa parla di "si affronterà la questione dei rapporti tra la comunità scientifica internazionale e il mondo politico, in relazione ai cambiamenti climatici e ambientali del pianeta".
Insomma, è eccessivo parlare di un "vorrei ma non posso" da parte della chiesa quando tratta la scienza? Perché non invitare un italiano; i nomi ci sono, eccome, per parlare di clima? Costava meno anche il biglietto.

22 luglio 2009

La guerra dell'Italia alla scienza 1

Ho preso spudoratamente il titolo da qui, anche se l'autore si rivolge a un quotidiano, non a un'intera nazione come qui (io faccio le cose in grande, mica paglia). Allora, il primo capitolo è questo: L'Italia boccia il solare termodinamico. La notizia è che una mozione firmata da circa 300 premi Nob... (ah no? Chi allora? Gasparri, Nania e Dell’Utri? Stai scherzando, vero?), insomma la mozione dice che siccome non siamo ancora riusciti a ricavare niente da questo cazzo di solare termodinamico allora è meglio smettere di pagare miliardi e miliari di euro per un prog... (non sono miliardi e miliardi? Quanto sono? 15 milioni? Per tutto il progetto? Ma se i tedeschi ne hanno spesi 10 solo per un tubo?). Insomma, visto che abbiamo buttato via l'occasione di essere i primi al mondo per la geotermia, tra i primi per il nucleare, tra i primi per il fotovoltaico, non vogliamo farci mancare nulla e buttiamo al cesso l'occasione di essere tra i primi anche nel solare termodinamico. E diamo i soldi al nucleare. Per chi diceva che il nucleare non blocca le ricerche in altri settori.
A volte ritornano. Ricordo che Dell'Utri e Nania sono protagonisti anche della puntata 0 de "La guerra dell'Italia alla scienza".


La foto sopra è dell'Enea, il suo impianto della Casaccia.

21 luglio 2009

Mmm...Magico Lipton

Sono venuto in possesso di un prezioso documento. Una delle prime copie esistenti di Magic Italy, il magazine del sito italia.it (presumo) per i lettori in lingua inglese. La parte iniziale è dedicata all'Abruzzo, presumo in occasione del G8. Non ho letto tutto, anche perché la prima pagina ha la presentazione del Presidente del consiglio, e non riesco a reggere la luce che emana dalla sua augusta foto. Ho letto con piacere invece la paginetta che riguarda la fauna, che vedete qui accanto (cliccate per ingrandire). Accanto alla foto di un orso che secondo me è tutto meno che d'Abruzzo, e di un felino, il testo magnifica la fauna della regione, con particolare attenzione all'orso marisicano (vedere per credere), di cui dice che il parco d'Abruzzo ospita 100 (cento) esemplari. tanto per cominciare, un'ultima stima dice che non ce ne sono più di 50 (cinquanta), e non nel solo parco nazionale, ma anche nelle zone limitrofe. Che poi un orso possa easily be seen mi sembra ridicolo. Notare anche la descrizione gentile della dieta dell'orso; sembra che vada avanti solo a macedonia, tralasciando cadaveri e insetti, di cui si nutre.
Il bello viene dopo, quando si descrivono altri animali. Ovviamente nel parco ci sono i lupi, le "mountain goat" e le linci. Cui si riferisce la foto sopra, che ovviamente ritrae un gatto selvatico. Quanto alle mountain goat, chi le ha viste. Perché non scrivere quello che sono veramente, cioè camosci (chamois)?
Insomma, nel giro di pochissime righe ci sono almeno tre errori grossolani.
Capisco che l'ignoranza della natura è un vanto della nostra classe culturalmente elevata, ma questo sarebbe lo strumento per far arrivare in Italia altri turisti?

19 luglio 2009

Perché, perché?

Il calamaro è sempre gigante?
Questo qui accanto, per esempio,

E' LUNGO DIECI CENTIMETRI.

E Repubblica lo chiama calamaro gigante.
Perché?

Torniamo seri

Un altro video, questa volta su Darwin. Chi parla per oltre un'ora è John van Wyhe alla Case western university. L'argomento è Charles Darwin: The True Story e van Wyhe, che ha fondato e direttore del The Complete Work of Charles Darwin Online. La conferenza è interessante dal punto di vista di storia della scienza e della biologia di Darwin, perché chiarisce alcuni miti della vita e del pensiero dell'uomo.
Eccola:

17 luglio 2009

Petizione per il Museo

Per far vivere il Museo di Storia Naturale di Milano






Sign for Aiutaci a salvare il Museo di Storia Naturale di Milano


Un po' di scienza

Su Science c'è il solito blocco di notiziole interessanti, che però non vedo (colpa mia, lo so, non leggo tutto) su altri organi di stampa a parte questo blog - che ricordiamo NON è un organo di stampa. Allora, la prima dice che calcolando la variabilità dell'mtDna di alcuni neanderthaliani si è scoperto che la popolazione era molto piccola; forse c'erano solo circa 3500 femmine - che sono le uniche che contano, dicono i genetisti.
Poi altri hanno scoperto che quando sentono il sonar di un pipistrello (Eptesicus fuscus) alcune farfalle (Bertholdia trigona - è quella sopra col pipistrello) urlano a loro volta con i loro ultrasuoni e incasinano (jam) il sistema sonar dei pipistrelli. Io sapevo che alcune si lasciano cadere, non che ribattessero con le stesse armi.
C'è infine un articolo di "politica" per così dire, in cui David Tilman dell'università del Minnesota afferma che è possibile raggiungere una buona efficienza nella produzione di biofuel senza emettere troppa CO2, ma che questo deve essere per forza unita a una diminuzione dell'uso dei combustibili e un aumento dell'efficienza della produzione agricola. Ce la faranno i nostri eroi?

P. S. Volevo anche commentare la notizia della diminuzione delle dimensioni del cromosoma Y, ma non riesco a ritrovare il riferimento in cui questa notizia era riportata - non adesso su Plos, ma qualche anno fa. Forse era addirittura il libro Y di Steven Jones, ma non lo ritrovo. Insomma, è tutto per dire che è una NON notizia. Ed è l'unica che ritrovo sui quotidiani...


P. S. La foto sopra è di Science, di Nikolai Hristov

15 luglio 2009

E questi?


Grazie a Google alert sono venuto a conoscenza dell'esistenza di un curioso convengo, dal titolo Religious Responses to Darwinism 1859-2009. Curioso perché ci sono eccellenze scientifiche (tra gli speaker ufficiali c'è Pietro Corsi, che non è l'ultimo dei pirla, e Ronald Numbers) e persone abbastanza sconosciute. Ora, io non sono certo uno studioso raffinato di rapporti tra scienza e religione, specie nel campo storico, ma mi piacerebbe conoscere alcuni di questi, per chiedere loro chiarimenti su posizioni storiche della religione nei confronti del darwinismo. Molti speech sembrano piuttosto innocui, ma un paio mi hanno incuriosito trattandosi di italiani. Sono Gennaro Auletta, che parlerà di The Darwinian Theory of Evolution from the Perspective of a Catholic-Oriented Theology (ecco l'abstract) e Cesare Catà, con una conferenza sul tema The Truth of the Mystery. The Fatal Absence of Medieval Culture in Darwin's Scientifc Perspective (abstract). Auletta è coordinatore scientifico del progetto Stoq, e Direttore Scientifico della Specializzazione in Scienze della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Gregoriana. In questo link ragiona a lungo su una nuova definizione di specie che avrebbe pensato insieme a Padre Rafael Pascual durante una scuola che non ho ben capito cosa fosse (nell'intervista non c'è data). Dopo aver introdotto il problema della specie con questa frase: Tenga presente che è relativamente semplice distinguere tra clades e clades (tra generi diversi - sic) nella scala discendente, cioè quando si parte dai concetti più generali, tipo animale per esempio, e via via si scende, con livelli decrescenti di generalità, fino ad arrivare alla distinzione in mammiferi, etc.; anche se, va detto, non esistono criteri uniformi generali in base ai quali viene fatta questa classificazione. Sono soprattutto criteri ad hoc, e possono essere quindi criteri genetici, morfologici, etc.. In ogni caso, fin qui si può procedere con una relativa facilità. Ma quando si arriva al concetto di specie, che sarebbe per così dire il genere più piccolo che raccoglie direttamente gli individui, e non c'è niente sotto di esso, si hanno difficoltà enormi. Perché non è più sufficiente vedere la differenza, ma sarebbe necessario avere delle specificazioni positive che individuino quella determinata specie particolare. E questa è una cosa enormemente difficile. Ed è questo il punto che ci ha spinto a fare la scuola,
si arriva a una nuova definizione. Che, secondo i due studiosi, è...
un insieme di popolazioni con derivazione comune; qualitativamente discreto, perché secondo noi è molto importante che la specie sia individuata con una differenza qualitativa ben precisa (quindi con caratteri ereditari, che a loro volta sono soggetti a mutabilità): sia genetica, sia dovuta a condizionamento ambientale; fin qui la parte generale. Questo concetto poi viene a coincidere con quello tradizionale, biologico, di specie, laddove vi sia un sistema riproduttivo basato sulla sessualità biparentale.
Se devo dire che ho capito, mentirei.
Tornando al convegno, Auletta affronta, almeno nell'abstract gli elementi disturbanti dell'evoluzionismo darwiniano, che sono
• The absence of any “direction” in evolution.
• The role played by random mutation and environmental accidents
Che sono anche le cose che secondo me distruggono la coerenza della religione e la possibilità della coesistenza tra religione ed evoluzionismo. Come li risolve Auletta? Il primo ricorre come spesso accade in questi ultimi anni alla Conwaymorrizazione della storia della biologia:
Recent results especially about convergence phenomena in evolution, show that a process that has no finality in itself could be canalized along certain directions.
Un processo non finalistico ma che può essere canalizzato? Ho capito bene? Inoltre l'intelligenza è adattativa, e un organismo intelligente controlla l'ambiente meglio di uno non intelligente (andateglielo a dire ai batteri). La seconda obiezione è superata dicendo che la convergenza diminuisce il ruolo del caso (ancora) e l'indipendenza tra ambiente e e organismo fa respingere l'istruttivismo (che io non so cos'è. ndb.). Insomma, fin qui un tentativo di non farsi respingere dall'evoluzionismo. Curioso, forse poco interessante, ma non invadente.
Molto più peculiare l'intervento dell'altro italiano, tale Cesare Catà, dell'università di Macerata e assessore alla cultura e istruzione del comune di Porto San Giorgio (giunta Pdl-Lega). Il tipo, che dev'essere una specie di genio perché fa parte della Rena (Rete per l'eccellenza nazionale) in cui sono raccolti giovani che una volta sarebbero stati definiti rampanti, ha un intervento su The Truth of the Mystery: the fatal absence of medieval culture in Darwin's scientifc cerspective. Accusa Darwin di aver assunto come sua filosofia il positivismo, e aver respinto il mistero come parte della realtà.
Questo perché:
As many scientist with an initial Darwinian setting acknowledge today, a Positivistic pattern is not applicable for a scientific life-evolution theory. Perché? Mah.
E concude dicendo che:
Specifically, I intend to take in exam the concept of “life-evolution” in Christian Neo-Platonism of Middle Age, as a philosophical response to Darwinism. So far so good, direbbero gli inglesi. Sembra un po' di philosophical mumbo jumbo, ma innocuo. Più interessante vedere com'è riportata la presentazione su un sito italiano (eccolo) che dice palese palese:
La tesi argomentata da Catà consiste nel mostrare come la tesi evoluzionistica darwiniana non sia una tesi propriamente scientifica, in quanto non risponde ai caratteri del metodo galileiano: non nè verificabile per esperimenti, nè dimostrabile per descrizione matematica. Inoltre, i ritrovamenti di fossili, le ricerche statigrafiche, la datazione di collagene delle ossa dei dinosauri, le più recenti ricerche dei genetisti mondiali, sembrano confutare da ogni
lato l'ipotesi di Darwin.

Ah, ecco. Ora si capisce tutto. Il fantasma di Zichichi e dei creazionisti italiani un po' d'accatto torna a sollevare la sua brutta testa. E questi sono assessori alla cultura e vanno ad Oxford...


P. S. Sempre nel solco della letteratura-scienza che non si parlano, questo tipo dice che le teorie di Darwin rimangono controverse. Ma in fondo è un cinematografaro...

Letteratura

Sul Corriere della sera del 14 luglio un pezzo di tale La Capria mi ha incuriosito, perché il suo titolo era Si stava meglio quando l'aria condizionata non c'era. Dopo breve ricerca ho scoperto che questo La Capria è uno scrittore che ha pubblicato oltre venti libri di narrativa. Il pezzo non mi pare un capolavoro della saggistica (ma io non ci capisco niente) ma vorrei esaminarne il contenuto. Dopo aver raccontato la sua gioventù, nella quale non esistevano caldo o freddo (per ragioni psicologiche e di tradizione) La Capria dice più volte che, se capisco il messaggio, si stava meglio non tanto quando si era più giovani, quanto quando quella che regnava sovrana era l'ignoranza sul futuro. In particolare sulle condizioni meteorologiche e lo stato della Terra. Ecco un frammento significativo:

Non arrivavano continuamente notizie della fine del mondo o giù di lì!
S’ignorava l’effetto serra, lo scioglimento dei ghiacci, la sparizione
sotto il mare d’interi arcipelaghi, la triste fine riservata alle foche
e agli orsi polari, e così via


Non capisco bene se in questo pezzo ci sia anche un giudizio di valore, anche se quanto segue farebbe intuire che certe cose è meglio non saperle - effetto serra compreso - perché tanto prima o poi da qualche parte qualcosa di brutto accade. Il pezzo finisce con un'ode all'imprevedibilità, ai temporali e una deprecazione sulle previsioni del tempo, che tolgono alle vacanze il loro bello, con una chiusa su: è meglio lasciare andare le cose come vanno perché solo così è possibile qualche sorpresa come quella che ho ricordato.

Ora, è difficile strappare da un articoletto di poche battute un significato profondo; poiché però l'ho sentito dire da moltissima gente, e questo La Capria sembra sia una specie di maître à penser, non mi pare sbagliato dire cosa ne penso. Cioè che il pensiero comune, in Italia rappresentato dai letterati - che stanno per persone colte - sta cominciando a vedere con fastidio questo strapotere della cultura scientifica, con la sua voglia di spiegare e prevedere tutto, con la smania di capire cosa accade e soprattutto cosa accadrà. La curiosità di scoprire come va il mondo, e come andrà specie nei momenti più brutti (Toglile l’imprevedibilità con la previsione e tutto il più bello scompare, perché le hai tolto (alla vita) la sua vera sostanza), è un atteggiamento scomodo e spiazzante. Perché non continuare a vivere nel presente, senza preoccuparsi del futuro e soprattutto senza pensare che sia meglio cercare di governare il cambiamento (se mai cambiamento c'è)? È, anche questo, uno degli oggetti del contendere tra le due culture, di cui parlo ogni tanto anche in vista dell'incontro cui sto lavorando. E, visto che faccio parte di una delle due e capisco poco l'altra, mi sembra che la cultura letteraria, anche adesso, anche in Italia, rimproveri a quella scientifica la voglia di sapere e la curiosità sul futuro (una specie di sindrome di controllo alla rovescia). Perché cullandosi nel passato non si dissacra il mondo. Come diceva Keats di Newton, il compito della scienza è un orrido unweaving the rainbow by reducing it to a prism; e lo affermava alzando un calice e maledicendo lo sgradevole matematico. Fatte le debite proporzioni, questo La Capria mi sembra un suo epigono.

14 luglio 2009

Sciopero



Pensare di equiparare un blog alla stampa professionale vuol dire non conoscere la realtà dei blog, della stampa e della professione giornalistica. Oppure significa cercare di zittire l'unica voce lontana dalle logiche di Minzolini e Fede. Per questo oggi scioperiamo.

12 luglio 2009

Economia

Non sono mai stato particolarmente appassionato di economia, sia quella spicciola di casa (basta vedere i miei conti) sia quella teorica. C'è troppa matematica fondata sul nulla, su comportamenti umani assolutamente ideali (la mano invisibile dovrebbe mettere a posto le cose per i consumatori?) e che sono facilmente smentiti dal senso comune. Già solo un articolo come The tragedy of the commons, che tutti trovano almeno ragionevole, distrugge molti dei presupposti alla base dell'economia moderna, dalla mano invisibile alla scelta razionale al mercato ideale. C'è poi la faccenda dei limiti del pianeta e della crescita infinita (cui si aggiungono i servizi degli ecosistemi, non conteggiati nei bilanci), per non parlare del Pil, che mi fanno pensare quanto poco sia il tempo per sprecarlo in letture di economia. Ma la crisi attuale mi ha fatto pensare che in fondo ci sia un legame tra la stessa e i miei soggetti preferiti, cioè l'evoluzione e l'ecologia. Prima di tutto il fatto che il comportamento degli operatori del mercato non tende a massimizzare il bene del mercato stesso, ma quello degli operatori. Insomma, sono operatori egoisti; e da lì al gene egoista il passo è breve. Uno dei presupposti della teoria dell'evoluzione infatti è che il tornaconto immediato, nel tempo e nello spazio, sia il metro di giudizio sul quale si scontrano le combinazioni di geni e fenotipo che noi chiamiamo individui. Poiché, in fondo in fondo, un commerciante o un imprenditore altro non è che una combinazione di geni e fenotipo che deve sopravvivere fino alla prossima generazione, perché non valutare il suo comportamento in base allo stesso principio? E questa è in fondo una limitatissima spiegazione della crisi attuale; Madoff e company si sono dati da fare per ottimizzare anzi aumentare la loro fitness. Madoff lo hanno beccato (ma intanto si è riprodotto) altri no (specie in Italia, adesso che la class action taglia fuori Cirio, Parmalat e compagnia rubante). A confortarmi in questo pensiero c'è adesso un bell'articolo sul New York Times che parla esattamente di questo. Di come cioè l'egoismo personale e il tornaconto immediato facciano premio sul bene comune. E che, mano invisibile o meno, senza un controllo dall'alto (che in natura non si ha, ma che lì non serve) le crisi si ripeteranno a distanza sempre più ravvicinata.
Un'altra ragione la trovo in questo intervento di Al Gore al Smith School World Forum on Enterprise and the Environment. Riprendendo una vecchia idea (ancora) dei Limiti dello sviluppo, Al Gore dice che il cervello umano non è adatto a rispondere a minacce lente e astratte, non c'è niente da fare, non le vediamo come minacce. Anche perché le vie che vanno dall'amigdala (il centro delle emozioni) alla neocorteccia sono a senso unico: emotional emergencies can spark reasoning, but not the other way around. Il tutto mi sembra un po' troppo tirato via (e devo controllare un paio di libri di anatomia) ma a prima vista l'idea funziona.
Per finire, solo il controllo razionale può superare i problemi dell'egoismo miope, tipico di ogni specie.

10 luglio 2009

Quiz di scienza

In occasione di un sondaggio sull'attitudine degli americani (statunitensi) verso la scienza, il Pew Research Center Initiative ha pubblicato un piccolo quiz sulle conoscenze scientifiche, dando un risultato che compara poi con quello degli americani. Ecco il mio qua sopra (non c'è troppo da vantarsi, però).
Sono molto interessanti anche i risultati del sondaggio, che si possono trovare qui, commentati da Larry Moran di Sandwalk. Alcuni dati sono sconcertanti, e secondo me mostrano come agli americani importa la scienza quando li fa vivere più o meglio (medicina, ingegneria), non quando spiega loro il senso della vita (biologia, fisica).

09 luglio 2009

Eccesso di velocità

Spiegatemi (da Repubblica):

Sì alla soglia dei due gradi, ma no a taglio emissioni del 50%

Sarebbe a dire: Sì al limite di velocità per le automobili, ma nessuna multa per chi lo supera?

08 luglio 2009

Papa ed evoluzione

Potrei ripetere il titolo decine di volte, tante sono le dichiarazioni di questo papa sull'evoluzione e su una visione del mondo che aborre (e che secondo me contribuisce all'incompatibilità tra scienza e religione). Allora, nell'ultima enciclica di cui parlano i giornali, Caritas in veritate, dopo aver detto che la gente che guadagna poco dovrebbe guadagnare di più (ma va?), tocca anche le questioni che mi interessano più da vicino, quella ambientale ed evolutiva (insieme). Il testo globale non l'ho ancora letto (44 pagine - non 144 come dice Repubblica, a meno che non l'abbiano stampato a corpo 18 - di affermazioni per lo più banali e apodittiche unite a giochi di parole diciamo che non mi attirano), ma ho letto gli articoli sui giornali e soprattutto i commenti di Giampaolo Crepaldi, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.
Quando parla di ambiente, le frasi sono queste (parlando di ecologia ambientale)
Questa, infatti, deve liberarsi da alcune ipoteche ideologiche che consistono nel trascurare la superiore dignità della persona umana e nel considerare la natura solo materialisticamente prodotta dal caso o dalla necessità. Tentazioni ideologiche oggi presenti in molte versioni dell’ecologismo. L’impegno per l’ambiente non sarà pienamente fruttuoso se non verrà sistematicamente associato al diritto alla vita della persona umana, primo elemento di una ecologia umana che faccia da cornice di senso per una ecologia ambientale."
A parte l'argomento, che sembra misterioso ma fa da contrasto con altre parti del documento in cui si parla di ecologia umana, sentirsi accusare di ipoteche ideologiche da un prete fa un po' ridere, e mi fa una certa impressione. Nel senso che la "superiore dignità della persona umana" è la più classica della ipoteche religiose, derivata da visioni del mondo di pastori nomadi in un deserto del Vicino Oriente oltre 4.000 anni fa. La scienza ha semmai dimostrato nel giro degli ultimi 400 anni, e più specificamente negli ultimi 150, che la persona umana ha una dignità che si è data da se stessa, che non ha nessun valore assoluto nei confronti della natura, che la scala naturae è autoglorificazione e che il barone di Munchhausen ha insegnato molto ai nostri ideologi. In una frase poi (materialisticamente prodotta dal caso o dalla necessità) Rinaldi, non so se il papa ha detto proprio così, spazza via tutta la teoria dell'evoluzione. Perché, se la capisco bene, la teoria stessa dice che la natura e quindi l'uomo sono (o meglio, dovrebbero essere studiati e vissuti come se fossero..) proprio prodotti materiali, e sono nati da un'interazione tra caso E necessità. Non da caso O necessità, ma da tutte due. L'ultimo frammento (la priorità dell'ecologia umana su quella ambientale) è proprio ciò che ha portato al disastro attuale. È la rappresentazione religiosa della "tragedy of the commons". PRIMA io faccio i miei interessi (o quelli della specie) POI casomai mi occupo di salvare il rospo dorato del Costa Rica - foto sopra - o la tigre siberiana. Che ci siano peana da tutto il mondo politico e no sta solo a significare che la visione del mondo del signore di Roma con le scarpine è profondamente condivisa. Non è un bel pensiero.

La foto sopra è: the work of an U.S. Fish and Wildlife Service employee, taken or made during the course of an employee's official duties. As a work of the U.S. federal government, the image is in the public domain.

Se qualcuno lo dice meglio...

... meglio farlo parlare. A proposito del mio post di ieri (chi si inventa agenti esterni e chi vuole capire che accade), ecco l'ultimo episodio di Mr. Deity su magia e curiosità. La citazione di S. Agostino è anche su un libro di Dawkins (vedi sotto).




Ecco cosa legge Lucy:

07 luglio 2009

Chi rifiuta cosa

John Wilkins ha pubblicato un articolo chiedendosi se i creazionisti sono razionali o meno (l'articolo originale costa 34$, ma qui c'è una versione precedente, in doc). La sua tesi è che coloro che si oppongono alla scienza non sono proprio del tutto irrazionali, ma si fanno i giudizi in base a quella che definisce "razionalità limitata" (bounded rationality) che li crea in base a una serie limitata di fatti e nozioni e tempi a disposizione. Wilkins estende questo giudizio anche a tutti coloro che si oppongono ai fatti scientifici (come coloro che negano il legame Aids/Hiv e il riscaldamento globale). Non sono convinto che questi ultimi siano proprio come i creazionisti, ma questo mi ha fatto venire in mente una semplice spiegazione anche per il contrasto tra scienza e religione. Spiegazione nel senso che dà una giustificazione per quel che accade, non che spiega nel senso scientifico del termine. Secondo me, e molti altri (Jerry Coyne e PZ Myers per esempio) le spiegazioni del mondo derivate dalla scienza e dalla religione sono in conflitto. Altri, come Mooney, dicono che invece sono perfettamente compatibili.
Se le spiegazioni fossero incompatibili (come per esempio l'impossibilità fisica della resurrezione, e il racconto della resurrezione) uno si trova a dovere decidere da che parte stare. Alcuni riescono ad accettare tutte due le visioni del mondo; altri no. E quando sono posti di fronte a questo conflitto, scelgono.
Quel che penso io è che la scelta stessa la si compie molto presto nella vita, diciamo intorno ai dodici-quattordici anni, quando ci si rende conto che quello che vi hanno raccontato a scuola, al catechismo o a casa va in contraddizione con quello che vedete fuori dalla finestra. Ma ciò non significa che quello che vi hanno insegnato sia irrazionale; solo che obbedisce a logiche diverse, che a loro volta possono essere spiegate con l'innata voglia dell'uomo a pensare che ci sia sempre sotto (o dietro) qualcosa, di solito un agente reale (meglio scappare vedendo un cespuglio che si muove - potrebbe essre un leone). Solo chi obbedisce alla logica del "what you see is what you get" sempre e comunque arriva a rigettare le spiegazioni della scuola-casa-catechismo. Altri sono perfettamente contenti di quello che hanno, e non trovano affatto contraddittorio che il mondo non obbedisca alle regole che hanno appreso. Per questo credo che ancora molti non vedano affatto il conflitto tra le due visioni del mondo; sono platonici nel profondo del loro cuoricino. Capirlo potrebbe aprire le porte a discussioni futtuose, credo.

06 luglio 2009

Minaccia dall'alto

Cioè dalle alte latitudini. Quasi a confermare notizie o sospetti che risalgono ad anni fa, un nuovo studio fa sapere che nel permafrost delle regioni artiche e boreali ci sono almeno 1672 Pg di carbonio organico, circa il doppio di quanto dicevano le stime precedenti.Ovviamente il primo pensiero è andato a cosa accadrebbe se tutto il territorio dove c'è questo ben di dio di metano cominciasse a sciogliersi. Le conseguenze non sono ovviamente quantificabili appieno, ma certo il metano avrebbe una grossa influenza sul clima terrestre. Unito a questo c'è il fatto che le regioni nordiche sono molto più soggette a riscaldamento di quelle alle altre latitudini. E che quindi scaldandosi di più cederebbero il metano molto più rapidamente. E il bilancio anche temporale del carbonio?
"Radioactive carbon dating shows that most of the carbon dioxide currently emitted by thawing soils in Alaska was formed and frozen thousands of years ago. The carbon dating demonstrates how easily carbon decomposes when soils thaw under warmer conditions,"
Confrontate questi dati con la riluttanza di tutti gli stati seri ad abbassare le emissioni di carbonio di cui si sta parlando in questi giorni al G8 (tra casini e donnine facili, e non parlo di ministre, non solo diciamo). E alle dichiarazioni del zichiccone nazionale sui batteri dormienti nel permafrost, una delle più grosse bufale degli ultimi mesi (anche se sono propenso a credere che lui ci credesse davvero).

La foto sopra è la Siberia, dal Global Carbon project

01 luglio 2009

Miscellanea su scienza e giornalismo

Un post che è più che altro una specie di appunto, ma che magari serve anche ad altri. Si sta svolgendo a Londra la 6th World Conference of Science Journalists, a cui partecipano pochi italiani, che io sappia (ci dovrebbe essere Fabio Turone - non io, comunque 8-)). I materiali postati dalla conferenza e dalla rivista Nature, che ne è sponsor, sono moltissimi, e molto vari. E dipingono un quadro piuttosto cupo della situazione, con il giornalismo scientifico che sembra non avere futuro, minacciato da una parte dai mezzi di comunicazione di massa e dall'altra dagli scienziati che bloggano e twitterano e comunicano in qualunque modo, ma certo non giornalisticamente - vedremo.
Tra le cose da leggere ci sono questo editoriale di Nature (non firmato) in cui si dice che il giornalismo è in crisi (e quello scientifico di più), ma che gli scienziati potrebbero aiutarlo, per esempio: They can start by recognizing that they will increasingly be talking to reporters who have no experience in science at all. A questo proposito ho trovato un paio di link interessanti, che si rivolgono ai giornalisti economici e agli economisti, ma che potrebbero andare ben per altri. Qui e qui c'è un doppio dodecalogo da imparare a memoria, sia per noi che per il contraltare - gli scienziati. Non sono d'accordo su tutto (il plurale di aneddoto non è dati, ma aneddoti!) ma è interessante.
Sempre da Nature, ecco un pezzo eccellente che dipinge i giornalisti come preti che trasmettono il verbo dall'alto, gli scienziati (o meglio gli articoli delle riviste) al basso, il pubblico. Ci sono problemi da una parte e dall'altra; per quanto riguarda i giornalisti:
Alongside this is a need for science journalism to develop roles analogous to those of political journalism or literary and artistic criticism. We need to have the willingness to acquire more expertise so we can understand the technical details of the science, be able to interrogate and be critical when necessary, and not feel intimidated by those we are interviewing.
Non sono convinto di diventare un critico letterario (così tanta fuffa non saprei scriverla) ma un minimo di autocritica è sempre necessaria.
Sempre da Nature un bel forum sulla morte del giornalismo scientifico (e dai!). Da come se ne parla ormai da qualche mese mi sembra che sia sempre più vivo, ma magari è solo scaramanzia.
In un modo o nell'altro (non me lo ricordo) sono arrivato anche a quest'iniziativa che riguarda Darwin. Al suo interno c'è un survey (pdf) sull'accettazione di Darwin e l'evoluzione in alcuni Paesi. I numeri sono lunghi e complessi, ma come al solito gli Stati Uniti ci fanno la figura di arretrati. Per esempio in questi due campi:
Less than half of those surveyed in Russia (48%), South Africa (42%), USA (41%), and Egypt (25%), who know something about Charles Darwin and his theory of evolution, agreed with the opinion that enough scientific evidence exists to support this theory. The results also show that people polled in the USA, South Africa and India are the most likely to believe that life on Earth, including human life, was created by a God and has always existed in its current form (all at 43%).
C'è molto altro, leggetelo tutto.

L'immagine sopra proviene da Nature


P. S. Aggiornamento: qui c'è l'intero spreadsheet dei dati

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Now playing: The Beatles - Norwegian Wood (1965) (.977 The Classic Rock Channel)
via FoxyTunes

Ma il ministro sa l'inglese?


La ministra borrowjack ha qualche giorno fa esternato sulla necessità di avere più privato anche nelle zone protette, perché non siano, dice lei "negate alla fruizione pubblica"; invita a che "Le arèe marine non vanno chiuse ma aperte, mi si passi il termine, al «culto» dei molti che amano il mare". Per puro caso su una rivista online di scienza (Plos biology) ci sono un paio di articoli sulla fruizione delle aree protette. CI sono dati, numeri, considerazioni supportate dai fatti eccetera. Lo so, a ministri del governo non piace la realtà, ma vorrei tanto che trovassero qualcuno che gli traduce gli articoli (non pretendo che sappiano l'inglese). Il primo ha preso in esame il numero di visitatori in zone protette in 20 Paesi, e ha notato una correlazione tra Pil e cambiamenti pro capite nelle visite ai parchi nazionali e simili. E ha notato che nei Paesi più ricchi c'è in effetti una diminuzione dei visitatori nei parchi nazionali, che però sembrano compensati dalle visite all'estero. È come se i parchi degli Stati Uniti fossero pieni così pieni di gente che gli americani non trovano meglio che andarsene in Messico o in Africa. C'è altro, ma questo mi sembra un risultato interessante. L'altro articolo fa un'analisi più ampia di tutta la letteratura, e fa notare prima di tutto che sì, va bene, le zone protette sono importanti per il turismo, ma soprattutto sono fondamentali per i servizi degli ecosistemi, e valgono miliardi di dollari solo per quello. Per quanto riguarda il turismo, ripete che ci può essere una partnership con i privati, ma "Partnerships with tourism developers, however, have incurred high costs, brought few visitors and minimal revenue (<6%), earned no net revenue for conservation, and reduced benefits for private recreational visitors". E conclude, sull'argomento: "If individual visitors cause impacts, agencies can restrict access or activities. This is not politically feasible for large private developments. Arguments advanced by commercial tourism interests are
not supported by evidence; however, this is lobbying, not logic
". Poi fa notare la stessa cosa dell'altro articolo: "They are so crowded that people go to other parks or other land tenures". Ma purtroppo: "Conservation is a far more valuable use of parks than tourism and recreation, so in theory, parks agency budgets should only reflect conservation management costs, and visitation rates should be irrelevant. In practice, however, since conservation decisions are political rather than economic, these new data are of enormous importance to conservation worldwide". Cioè, per il ministro, non dovrebbe fregare a nessuno se nei parchi ci va più o meno gente, ma purtroppo anche qui entra la politica, e quindi i voti, e le decisioni politiche non hanno niente a che fare con la reale protezione. Ministro, legga prego. E la smetta di dire...


La foto sopra è di AnMoKio, ed è licensed under the Creative Commons Attribution ShareAlike 2.5

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