28 giugno 2009

Non siamo soli

Chi legge questo blog avrà notato una particolare attenzione che pongo alle vicende che riguardano l'interazione politica-scienza e/o ambiente (ultima la storia della ministra prestigiacomo e dei parchi marini - forse deve andare a farci il bagno la noemi da qualche parte, ho pensato).
Ritenevo l'Italia una delle nazioni più arretrate da questo punto di vista, con rappresentanti della classe politica di una tale livello di ignoranza crassa (e compiaciuta) che nessuno li potesse battere. Ebbene, ho trovato un buon competitor, dicono i signori del marketing: il ministero della difesa del Regno Unito.
Che ha fatto? Ha semplicemente tolto l'appoggio finanziario per la sua parte (un quarto) al bilancio del Met Office Hadley Centre for Climate Change in Exeter. Che, secondo Nature, è
the world-class climate modelling institute whose researchers made key contributions to the last assessment report of the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) in 2007.
Andando a vedere cosa ha fatto il Centro, si scopre che serve a (da Wikipedia):
  • To understand physical, chemical and biological processes within the climate system and develop state-of-the-art climate models which represent them
  • To use climate models to simulate global and regional climate variability and change over the last 100 years and to predict changes over the next 100 years
  • To monitor global and national climate variability and change
  • To attribute recent changes in climate to specific factors
  • To understand, with the aim of predicting, the natural inter-annual to decadal variability of climate
Cenni sull'universo e altre storie, quindi. Specie nel campo dei modelli di circolazione, il centro è veramente world class.
Ma la parte più bella è la motivazione. Sempre da Nature apprendo che: In a statement, an MoD spokesperson said that the cuts, which will come into effect immediately, were made with a view to "prioritizing success in current operations, such as Afghanistan".
Si può essere più imbecilli? (lo so, c'è sempre Calderoli, ma io parlavo di persone normali).

La notizia da qua. La foto dal sito del centro.

27 giugno 2009

Chi violenta cosa?


Visto che sono nato e cresciuto con la sociobiologia, non ho mai del tutto disprezzato la psicologia evoluzionistica. Ma da quando ho letto questo libro ho cominciato ad avere dei dubbi. Che non sono stati certo fugati da quest'altro: scritto bene, per carità, ma fumoso come un libro di critica letteraria o artistica. Oppure come questo, il più bel libro per bambini mai scritto ("O Bananas!" said they, "where did you learn that trick, and what
have you done to your nose?"
). Il disegno accanto è la favola del piccolo elefante.
Insomma, da qualche anno la psicologia evoluzionistica mi sembrava sempre più difficile da digerire, anche se qualcosa secondo me ci dev'essere in tutta la storia dei moduli e del cervello umano. A fare chiarezza è arrivato un articolo di una giornalista americana che, su Newsweek, ha scritto questo pezzetto mica male, facendo la storia e la cronaca della psicologia evoluzionistica, dei suoi approcci alla ricerca e alla scrittura di libri affascinanti e molto venduti, ma con pochissime basi. A questo si è aggiunto un articolo di Jerry Coyne (del 2000) su New Republic e, ancora di Coyne, un post sul suo blog. nell'articolo di Newsweek c'è anche il suggerimento di un cambio di paradigma (diciamo di miniparadigma): sostituire la psicologia evoluzionistica con l'ecologia comportamentale. Un po' come hanno fatto da anni Krebs e Davies con questa serie di libri, che sono raccolte di articoli sull'argomento. Molto tecnici a volte, ma chi vuole veramente imparare cosa sia l'ecologia applicata alla biologia evoluzionistica del comportamento, sono indispensabili.
Il titolo del post viene da uno dei più famosi e controversi di psicologia evoluzionistica, A Natural History of Rape: Biological Bases of Sexual Coercion, di Randy Thornhill, che giustifica la violenza sessuale proprio in base all'interesse evolutivo dei violentatori. Leggete nell'articolo di Newsweek perché il tutto è falso.
Anche perché una volta tanto una giornalista si è impegnata ed è andata contro tutto quello che dicono i giornali per fare articoli "brevi, ricchi e che colpiscono". Roba da scoop, insomma, come "il gene per..." o "siamo programmati per...". Mi piacerebbe conoscere il capo redattore di Newsweek che ha permesso che si scrivessero certe cose (come sapete, la colpa di tutte le nefandezze scientifiche sui giornali è di direttori e caporedattori). Provate a leggere qua.

Ambigramma

Indovinate di chi

25 giugno 2009

Ultime notizie dalla periferia dell'Impero

Dal sito Pikaia, punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di evoluzione, vengo ad apprendere che tale De Mattei (di cui avevo parlato anche qui) è titolare di una rivista chiamata Radici cristiane. Esiste anche su carta, anche se non l'ho mai vista in giro. Ne faccio cenno qua perché questo De Mattei è vicepresidente del Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche (o della religione?). E pubblica, sulla sua rivista, tre pezzi dal titolo antievoluzionistico. Eccoli:
Ho fatto una brevissima ricerca sugli autori, e nessuno ha la più lontana affiliazione con organismi scientifici che dir si voglia. Tutti fanno parte di un sottobosco livoroso di cattolici ipertradizionalisti e antimoderni, come il loro capo De Matttei, antievoluzionisti e negazionisti del clima (Gaspari, Socci e compagnia cantante) che si esprimono su blog, riviste e altri mezzi on line, e no. I link agli autori rimandano ad altri articoli da loro scritti per la rivista; articoli che trattano dei più diversi argomenti, dalla morte cerebrale a Hernan Cortés, Conquistador del Messico. Non ho la possibilità di leggerli, e quindi rimando il commento vero a quando potrò mettere le mani sui testi. Anche se qualche sospetto ce l'ho.

Nel frattempo, di tutt'altro tenore, ecco un pezzo sulla Stampa del ministro dell'ambiente del governo Bifur-Bofur-Bombur, tale prestigiacomo. Già il titolo è tutto un programma: Ai privati le riserve naturali (sottotitolo: A Erode la gestione degli asili, e a Dracula l'Avis). Il ministro infila una serie berlusconiana di ca&&ate, menzogne, leggende metropolitane e dicerie ascoltate nei salotti della sua amica marcegaglia. Tipo "Va superata l'impostazione secondo cui le aree marine (come i parchi e le riserve del resto) devono essere zone negate alla fruizione pubblica". Ma dove vive questa? Negata alla fruizione pubblica, cosa. A parte Montecristo, Sasso Fratino e pochi altri angolini, il pubblico può andare ovunque, e fruire aree marine, parchi e riserve come caspita gli pare. E continua: “superare la cultura secondo la quale solo cancellando dalla carta geografica pezzi di territorio è possibile ottenerne e garantirne la tutela".
E ancora: “Le arèe marine non vanno chiuse ma aperte, mi si passi il termine, al «culto» dei molti che amano il mare e vogliono viverlo e rispettarlo". E chi sarebbero quelli che hanno il culto del mare? "intendiamo rivisitare la normativa nazionale sui parchi e le riserve per coinvolgere i privati nella valorizzazione di queste zone". La parola valorizzazione, la ragazzina ministro non lo ricorda (ma io sì) equivale pari pari a distruzione. Un'area si valorizza costruendo un golf club, un porticciolo turistico, un albergo "ben inserito nell'ambiente", lo si fa "ripulendo" il sottobosco, costruendo sentieri, piste da sci, sciovie, funivie...
Nessun privato affitterebbe un'area (anche a costo zero) se non potesse in qualche modo "valorizzarla", a modo suo. La minus habens prosegue "Se non si uscirà dalla impostazione eco-ideologica della terra e del mare tutelato perché «vietato»...". Eco-ideologica sta per protezione moderna, attenta alla salute degli ecosistemi prima che a quella del portafoglio degli speculatori. E conclude: “Ci sarà una ragione politica se in Francia, in Germania i movimenti politici verdi stanno conoscendo una stagione di grande successo dopo aver sposato la cultura dell'ambientalismo «del fare» e da noi sono invece «specie in via di estinzione» continuando a coltivare un ideologismo elitario". Non ho mai letto tante stronzate in una sola frase. In Francia e Germania i movimenti verdi hanno successo perché si oppongono alla speculazione edilizia, al nucleare, a un modello di sviluppo che traspare esattamente da quello che dice la ministra birignao. In Italia sono fortunatamente scomparsi perché con l'ambientalismo non avevano assolutamente niente a che fare, e facevano dell'ignoranza la loro forza.
Concludo dicendo, visto che si parla di "culto del mare": ministro, mi dai una chiesa che dico io (tipo il duomo di Milano) che te la valorizzo? Mi accontento anche del Colosseo.
Il tutto a costo zero, ovviamente. In fondo, sono sempre un privato.

La foto sopra, lo Zingaro in Sicilia, viene da qua.
E il file è licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons.

24 giugno 2009

Geniale. Ed è dire poco.

Questo è un nuovo episodio di Mr. Deity. Dio scopre la Bibbia. È detto tutto.

Una domanda

Uno studio importante mi ha messo qualche dubbio sul riscaldamento globale. È uscito su Science un articolo decisamente interessante, da studiosi del Lamont-Doherty Earth Observatory guidati da Bärbel Hönisch. Che, ricostruendo il clima da circa 2,1 milioni di anni, dice che l'accoppiamento tra la concentrazione di CO2 in atmosfera e il clima globale esiste, ma che la transizione climatica mediopleistocenica (un periodo tra i 1250000 e i 700000 anni fa in cui i cicli glaciali cambiarono ritmo - da 40000 a 100000) non sembra legata a un cambiamento della CO2 stessa. Ora, forse la notizia più importante è che appunto l'accoppiamento tra anidride carbonica e clima è abbastanza accertato (basta vedere il grafico qui accanto), ma mi viene da pensare che poiché non è stata la CO2 a condure la danza nei cicli glaciali, perché dovrebbe essere lo stesso gas a modificare la temperatura di oggi. Lo so, è un'obiezione da negazionista, che una lettura più approfondita del pezzo senz'altro smentirà, ma poiché il primo pensiero è quello che colpisce di più, credo che sia il caso di chiarire la questione. Magari ci penserà Climalternati o Realclimate. In conclusione, come dice l'articolo, la CO2 non è mai stata alta come oggi, negli ultimi 2,1 milioni di anni, e probabilmente una situazione simile va cercata prima di 2,7 milioni di anni fa.

22 giugno 2009

Dawkins su Darwin

A questo sito si può ascoltare una conferenza (divisa in quattro) di Richard Dawkins che riguarda la figura e l'opera di Charles Darwin (si dice così, no?). È stata tenuta in marzo di quest'anno al Museo di storia naturale di Londra per la Open University, per illustrare i "quattro ponti per capire l'evoluzione", che sono Natural selection, The struggle for existence, Differing theories? e The digital bridge. Alla conferenza è stata aggiunta anche la discussione post conferenza. Sia la conferenza sia la discussione possono essere scaricate anche come mp3.

19 giugno 2009

Congratulazioni!!

Vengo a sapere da questo sito che i Grant hanno vinto il premio Kyoto. E chi sono? dite voi. E il premio Kyoto cos'è? Ecco un paio di link (qui e qui). I due signori - qui accanto - in questione sono tra le persone più geniali, gentili, divertenti e colte che abbia mai incontrato. Come si dice in questi casi, ho avuto l'onore di intervistarli quando sono stati in Italia per il Darwin Day quest'anno; e ho anche pubblicato l'intervista (parte) sulla rivista dove lavoro adesso. Siamo stati insieme quasi un'ora. Nessun altro ricercatore italiano mi aveva mai fatto questo "onore" - a parte gli amici, ovviamente. Se mi rispondono poi (i ricercatori italiani, dico, non gli amici).
Sono riuscito qualche giorno fa a intervistare anche Seth Shostak, il capo del Seti. Che si è fatto trovare al telefono quando mi ha detto che ci sarebbe stato, ed è stato gentilissimo, estremamente ricco di dati e molto divertente ("Scommettiamo un caffé - espresso - che troviamo la vita entro vent'anni?"). Ah, l'America.

Petizione






Sign for Non sparate alla ricerca


Scienza e intrattenimento


Non so quanto di questa idea possa funzionare in Italia, e questo post è solo per presentarla. Si chiama "The science and entertainment exchange", cioè lo scambio tra scienza e intrattenimento, e dovrebbe mettere a disposizione ai professionisti dell'intrattenimento scienziati e ingegneri per far sì che le sceneggiature abbia almeno un filo di attinenza con la realtà. C'è ovviamente un sito web che ne illustra le finalità, racchiuse in questa frase:
science’s many complexities have confounded even the most talented writer, director, or producer, time and again pitting creative license against scientific authenticity and clarity. Dell'organismo fanno parte fior fior di nomi dell'una e dell'altra parte, come Ralph J. Cicerone, Presidente della National Academy of Sciences, e il regista Jerry Zucker (regista tra l'altro dell'Aereo più pazzo del mondo). Ma ci sono anche Gregory Benford (professore di fisica e scrittore di fantascienza), o Steve Chu (premio Nobel e ministro per l'energia del governo Obama), Dustin Hoffman e Lawrence Kasdan, Minsky, Pinker e Sacks. Ah, e Craig Venter. Insomma, un bel mucchio di cervelloni. La buona volontà è una bella cosa, ma riuscire a convincere Hoffmann che la bottega di Mister Magorium non ha realtà scientifica mi sembra un'impresa veramente improba. Per adesso sul sito c'è ben poco, a parte i nomi altisonanti e un simposio, di cui non c'è altra traccia sotto forma di presentazioni o filmati, tenutosi in novembre scorso (più ovviamente un blog). Forse sono troppo cinico, ma mi pare che la comunicazione possa avvenire solo in una direzione, dalla scienza al cinema. E non sotto forma di "attenzione a non tirare troppo le idee scientifiche fino a farle diventare sottili e trasparenti, quindi senza sugo", ma solo come paesaggio di come sarà il futuro e come poter sfruttare le stesse idee di punta della scienza per scrivere sceneggiature fantasiose e piene di effetti speciali. Se uno scienziato alzerà un ditino per dire che nello spazio le esplosioni non si sentono (per dire), ci sarà sempre il "creativo" che inizierà a parlare di "suspension of disbelief" e palle simili, e dirà al signore in camice bianco di farsi da parte, ragazzo, e lasciarlo lavorare. Scommettiamo? Fortunatamente in Italia le uniche fiction che produciamo hanno per protagonisti mafiosi e malavitosi, e lì basta andare in Parlamento e di consulenze (pagate) se ne trovano quante se ne vogliono.
Seriamente, mi sembra un'impresa con poche probabilità di successo concreto. Ma potrei anche sbagliarmi, visto com'è andata The big bang theory.

18 giugno 2009

Darwin su Pnas


Sulla rivista Pnas ci sono una serie di articoli (il link porta alla pagina da cui scaricare, gratis, i Pdf) ancora su Darwin. Passato l'effervescenza dei primi mesi del 2009, si comincia a considerare Darwin anche da altri punti di vista. Già la mostra "Endless forms" parlava di Darwin come ispiratore dell'arte visuale. Su questo numero di Pnas ovviamente si parla della sua influenza sulla scienza, e sulla filosofia. Ne fanno fede alcuni articoli di sicuro interesse, come quello di Michael Ruse sulla rivoluzione darwiniana, o quello di Elliot Sober sui tempi di scrittura dell'Origine. Quello che ho trovato più interessante, da questo punto di vista, è quello di Daniel Dennett, il cui abstrat dice:
Darwin’s theory of evolution by natural selection unifies the world of physics with the world of meaning and purpose by proposing a deeply counterintuitive ‘‘inversion of reasoning’’ (according to a 19th century critic): ‘‘to make a perfect and beautiful machine, it is not requisite to know how to make it’’ [MacKenzie RB (1868) (Nisbet & Co., London)]. Turing proposed a similar inversion: to be a perfect and beautiful computing machine, it is not requisite to know what arithmetic is. Together, these ideas help to explain how we human intelligences came to be able to discern the reasons for all of the adaptations of life, including our own.
L'analogia con la nascita dei computer è curiosa ma intrigante. Il fascicolo contiene tanti altri articoli, come quello di introduzione, di John C. Avise e Francisco J. Ayala. O quello sulla visione evoluzionistica della domesticazione, di Driscoll, Macdonald e O'Brien. O ancora quello di Allendorf e Hard sulla selezione effettuata dall'uomo sugli animali selvatici, ammazzandoli. Insiomma, una vera enciclopedia, una specie di Summa darwiniana che per ora non ricordo in giro. Se a questo aggiungete che è tutta gratis, è un'iniziativa lodevole.

17 giugno 2009

Conseguenze

Entrare nel vivo del dibattito sul riscaldamento globale mi sembra sempre più complesso, anche perché i negazionisti sono sempre più ostinati nelle loro idee. A differenze dei creazionisti, che costituiscono un fronte piuttosto variegato e perciò psicologicamente interessante (vedi qui quattro articoli di notevole vaghezza, sotto Anniversari), coloro che negano il riscaldamento globale, come ho detto in un posto precedente, sono piuttosto noiosi. Molto meglio cercare di capire quali potrebbero essere, come da titolo, le conseguenze del riscaldamento globale sugli ecosistemi terrestri. E meglio ancora quali sono quelle che stanno già avvenendo. In questo viene in aiuto un rapporto del United States Global Change Research Program che, liberato dal giogo dell'amicone del nano ninfomane (ora a sua volta amicone dell'abbronzato) può dire la verità. Che non è affatto divertente. Diviso per settori e per regioni, il rapporto racconta per esempio che alcune farfalle hanno spostato a nord il loro areale, che alcune foreste hanno cambiato struttura e vegetazione, che gli incendi sono aumentati eccetera; questo per limitarsi alle modifiche sopravvenute negli ecosistemi in questi ultimi anni. Tutto questo non basato su modelli, i famigerati modelli che i negazionisti insistono ad accusare delle peggiori nefandezze, ma su dati di fatto pubblicati su giornali peer reviewed e su osservazioni in natura. Proprio quelle che nessun negazionista è mai riuscito a produrre.
Tutto il rapporto è scritto in maniera piuttosto semplice, in linguaggio comprensibile e con dovizia di citazioni (per chi vuole andare a controllarle). Ecco come conclude il rapporto:
Human-induced climate change is happening now, and impacts are already apparent. Greater impacts are projected, particularly if heat-trapping gas emissions continue unabated. Previous assessments have established these facts, and this report confirms, solidifies, and extends these conclusions for the United States.
Qui anche un articolo del New York Times sull'argomento, con interessanti interviste. L'immagine sopra (presa da pag. 16 del Rapporto) elenca le influenze positive e negative delle attività umane sul clima.
Perché il nostro nanetto non chiede cosa ne pensa l'abbronzato, e poi trasmette le conclusioni a vari comunicatori che lavorano attorno per i suoi giornali, da Ferrara e Battaglia a Zichichi a Scaiola eccetera?

16 giugno 2009

Darwinismo sociale? Chi l'ha visto

Oggi solo segnalazioni. Eccellente post di Wilkins sul darwinismo sociale e come "nacque". Partendo da Spencer.
Da leggere, per quando i creazionisti dicono che Darwin è stato l'ispiratore di Hitler

15 giugno 2009

Erbe ed erbette

Un po' di storia. Qualche annetto fa, nel 1991, l'NIH (National Institute of Health) ha creato il Centro nazionale per la medicina alternativa e complementare (NCCAM) per scoprire se veramente tutti i metodi diversi dalla medicina "tradizionale" (sapete, antibiotici e operazioni e magari un po' di prevenzione) potessero in qualche modo funzionare. Il Centro ha sottoposto a test decine di composti e metodi "alternativi" (aromaterapia, omeopatia, rimedi vegetali, fiori di Bach e roba così). Dopo quasi cent'anni, e miliardi (miliardi!!) di dollari spesi, ecco i primi risultati: in breve, non funziona quasi niente. Secondo questo articolo:
Echinacea for colds. Ginkgo biloba for memory. Glucosamine and chondroitin for arthritis. Black cohosh for menopausal hot flashes. Saw palmetto for prostate problems. Shark cartilage for cancer. All proved no better than dummy pills.
Cioè, niente funziona meglio del placebo. Non solo, ma per esempio la cartilagine dello squalo serve solo ad ammazzare centinaia di milioni di squali ogni anno, e sconvolgere ecosistemi marini. Insieme a questi composti, che almeno hanno una realtà chimica, il Centro ha finanziato studi sulla guarigione a distanza e campi energetici, agopressione e magneti guaritori. Andate a leggere tutto, specie le conclusioni di quelli del centro e dei medici alternativi: c'è bisogno di più soldi e ricerche. Aspetto solo l'ultima parola sui re dell'olio di serpente, gli omeopati. Ne vedremmo delle belle.

12 giugno 2009

Albero della vita


Su segnalazione di Sandwalk, indico questo sito meraviglioso che, a ogni coppia di taxon, vi dice quanto siano distanti evolutivamente in milioni di anni. Il sito si chiama Timetree, ed è semplicissimo da usare. L'unico avviso è usare i nomi latini, perché se ci provate con i nomi comuni (in inglese) vi da una serie di alternative; funziona, ma è un po' più complicato. C'è anche (qui) un poster dell'albero della vita, in cui è possibile rintracciare non solo le distanze ma anche le "posizioni" dei vari gruppi di specie. C'è in versione da schermo (tre jpg) e anche da stampa (tre pdf, uno enorme). Non solo, sempre allo stesso indirizzo c'è l'intero libro (centinaia di pagine) su cui è basato il sito - in pdf, scaricabile. Una vera risorsa senza fine.

11 giugno 2009

News di scienza (e altro)

Un paio di notiziole che ho trovato su Science, e un'ideuzza sulla comunicazione (ma va?). La prima riguarda il riscaldamento globale nel passato e, forse, nel futuro. Uno studio di isotopi dell'ossigeno nel ghiaccio dei Poli ha portato a concludere alcuni studiosi (tra cui Ed Brook dell'Oregon State University) che, quando circa 60.000 anni fa ci fu un episodio di improvviso cambiamento climatico, i monsoni si spostarono verso sud. Aumentando così la percentuale di pioggia che cadde sull'oceano e diminuendo così la crescita delle piante (governata dalla quantità d'acqua). C'è da dire che nell'articolo originale ci sono poche righe che si riferiscono al futuro cambiamento climatico, ma non è chi non veda che quello che è successo nel passato non possa succedere anche nel futuro. E che le conseguenze potrebbero essere gigantesche, visto che c'è dimezzo l'Asia.
L'altra notizia riguarda un fenomeno minuscolo ma affascinante. Come fanno i semi di acero a discedere così lentamente quand'è il momento, come nella foto accanto? È vero, hanno un'ala che li aiuta, ma i soliti ingegneri non riuscivano a capire come stesse in aria così a lungo, in modo da poter essere presi dal minimo soffio di vento e trasportati lontano. La scoperta (di ricercatori della Wageningen University in Olanda e del California Institute of Technology) è che sfruttano un vortice che si crea dietro l'ala per rimanere sospesi in aria, un po' come accade a insetti e pipistrelli - e forse uccelli. Gli autori suggeriscono che il "progetto" del seme di acero potrebbe aiutare a creare elicotteri migliori. Per la serie de minimis... a me sembra molto interessante; o se non altro un modo per impiegare i soldi pubblici per una ricerca che sembrerebbe fine a se stessa, ma...
Un'altra ricerca, uscita su Trends in Ecology and Evolution, invece prende in esame l'omosessualità tra gli animali, ma questa volta da una prospettiva evolutiva. Prima di tutto non è stato difficile scoprire che l'omosessualità è piuttosto diffusa negli animali (specie i Vertebrati). E che quindi definire "naturale" un comportamento (monogamia, per esempio) basandosi su quello che fanno le altre specie è una trappola in cui cadono regolarmente gli altri prelati - anche l'altissimo prelato. Nathan W. Bailey, che ha pubblicato la ricerca, dice che secondo lui un atteggiamento omosessuale potrebbe essersi evoluto come comportamento flessibile in molte circostanze, e quindi essere utilizzato in altri casi, come: as alternative reproductive tactics, as cooperative breeding strategies, as facilitators of social bonding or as mediators of intrasexual conflict. Se quindi, in fondo (questo lo dico io) è sbagliato utilizzare comportamenti di altre specie per giustificare l'omosessualità umana, allo stesso modo è scorretto usare le (poche) specie monogame - se mai ce ne sono veramente - per giustificare la monogamia nella nostra. Insomma, il comportamento animale vale per tutto o per niente. E se qualche "comunicatore cattolico" inizia a parlare della natura, fategli presente che ci sono migliaia di comportamenti che non gli farebbero proprio piacere. E che è meglio stia zitto.
Dopo aver letto i primi due articoli, mi chiedo perché una rivista come Science, che dovrebbe fare concorrenza a Nature, riesce sempre a catturare la mia attenzione molto più di quanto non faccia l'autorevole rivista inglese. È una scelta, un caso, un'impostazione filosofica? Non dico che le notizie siano più interessanti, ma solo che per un giornalista scientifico sono più curiose, più vendibili, e che attirano di più. Non so darmi una risposta, che forse dipende dal fatto che Science è americana e Nature inglese.
La foto sopra ha questa didascalia: When maple seeds become airborne, they pick up downward speed and start to spin around their center of gravity, which is located in the nut. This spinning motion is induced by the airflow around the seed as it descends to the ground. Because thespinning, helicopter-like motion of the maple seeds arises automatically it is called autorotation. The autorotation slows down the descent of the seed such that the seed can be carried further away from the tree by wind.
[Photo courtesy of David Lentink]

E ora, per l'angolo della nostalgia:

10 giugno 2009

Q.E.D.

Gh'è no dnè.

Beh, almeno non sono arrivati al punto di distruggere un intero ambiente naturale.

08 giugno 2009

Volano gli stracci


L'argomento è il solito, la compatibilità tra evoluzionismo e religione (compito per i lettori, definire i termini). E sembra che negli Usa ci sia uno scazzo nel gruppo; non tanto tra i religiosi, quanto tra i comunicatori e gli scienziati che si occupano di evoluzione. Alcuni dicono che non c'è compatibilità, altri che invece le due concezioni possono tranquillamente convivere. Gli scambi, anche piuttosto vivaci, nella blogosfera sono piuttosto numerosi, tanto che alcuni hanno tentato di fare post di riassunto. Qui c'è per esempio un post di Mooney che raccoglie buona parte delle risposte alle sue prime affermazioni; il primo post linkato (questo, di Coyne) è particolarmente rivelatore del dibattito. Il problema è che ogni comunicazione è lunghissima, e spesso le parti del dibattito inseriscono nei post risposte a livelli diversi, difficili da districare; come per esempio se l'uno stia dicendo all'altro di stare zitto perché è più diplomatico, oppure se veramente gli accomodazionisti credono che ci possano essere persone che mantengono entrambe le posizioni. Sarebbe bello capire se ci sono vere e proprie ragioni filosofiche, epistemologiche, logiche o storiche che si oppongono all'accomodazionismo (cioè al fatto che evoluzionismo e religione siano compatibili). Io credo di sì, ma questi non ci arrivano ancora. Aspettiamo.

Intanto, sempre per il tema di mettere insieme diavolo e acqua santa, trovo questo bel pezzo su Snow. Da leggere

E le zioni?

Così l'Europa (spaventata da dissennate politiche economiche e finanziarie di destra) si butta a destra. In modo da avere un futuro chiuso e cupo; mentre l'America (Paese di destra) fa di tutto per aprirsi al mondo. E poi non ditemi che Homo è sapiens

07 giugno 2009

Sempre le due culture


Come da titolo, questa mostra, che si intitola Endless forms, illustra l'influenza di Darwin sulle arti. Che non è stata cosa da poco, se, come ci raccontano i curatori, la mostra:
highlight the significance of visual traditions for Darwin, and the often surprising ways in which Darwin’s revolutionary theories inspired artists in the later nineteenth century.
Ci sono dipinti, acquerelli, stampe, fotografie e sculture. In sette sezioni, si spiegano e illustrano tutte le influenze che la rivoluzione della geologia e della storia naturale della seconda parte del XIX secolo hanno avuto sulle arti (anche sugli impressionisti, per dire). Non è finita; ci sono già un paio di podcast e filmati on line (ma anche scaricabili), in cui vari studiosi racconteranno dell'influenza di Darwin sulle arti. Sempre nell'ambito della preparazione del congresso sulle due culture, mi sembra che ci stiamo avvicinando.
Peccato che la meravigliosa mostra di Darwin alla Rotonda della Besana a Milano (complimenti a tutti, Telmo e Chiara in testa, ancora) sia stata snobbata da molta stampa. E che le prolusioni dei politici all'inizio siano state, come dire, modeste. Ma sapevano dov'erano?
Appena ho un minuto per andare a vederla, la racconto anche qua.

Uomini, perché?

È tanto che non dedico un post alla ricerca vera e propria, e l'attesa spasmodica per i risultati delle elezioni europee (?) mi permette di essere un po' più serio e di fare anche qualche considerazione sulla divulgazione, e soprattutto la scelta delle notizie. Sulla rivista Science sono apparsi ben due articoli che parlano, da prospettive diverse, del cambiamento radicale che è avvenuto nelle società umane circa 90.000 anni fa. I due articoli prendono in esame rispettivamente l'origine dell'altruismo e la nascita della cultura (mica paglia, eh; qui si fa sul serio). Nel primo caso l'interpretazione dell'autore, Samuel Bowles, è che una delle più sconcertanti caratteristiche umane, cioè l'altruismo anche verso i non parenti, si sia evoluto perché la guerra potrebbe aver favorito la sopravvivenza di gruppi,
containing altruistic individuals who were willing to risk their own lives in order to fight on behalf of their groups.
Dulce et decorum est pro patria mori e robe così insomma. Non tutto è ipotetico, però; Bowles (che può essere intervistato anche in italiano, perché insegna anche a Siena) ha unito modelli teorici a prove archeologiche ed etnografiche, in modo da dimostrare che la mortalità da guerra era abbastanza comune (il 14% delle morti) da giustificare la sua idea.
Il secondo articolo spiega che la nascita di strumenti avanzati, arte e cultura in Africa circa 90.000 anni fa è dovuta al fatto che:
because populations were mixing enough at those times to spread cultural innovation effectively, and not necessarily because of biological changes in cognitive capacity.
Cioè, eravamo esattamente identici a quelli di qualche anno prima, ma vivere vicino ad altri diversi da noi ha spinto a innovazioni continue, sia tecnologiche sia artistiche sia culturali (questi due termini non sono coincidenti, tra l'altro; o meglio, lo sono solo in questo sfortunato Paese).
Entrambi gli articoli si inseriscono nel dibattito sull'importanza della selezione di gruppo per l'evoluzione, quella umana in particolare. Una stretta interpretazione dawkinsiana della situazione mi è sempre sembrata un po' troppo dogmatica, e alcuni articoli e libri di Wilson (David Sloan, il link è a un articolo divulgativo proprio sulla selezione di gruppo) mi hanno convinto che ci fosse di più. Bastava solo cercare di inserire l'idea in un quadro evoluzionisticamente interessante, senza cadere nelle Storie proprio così.
I due articoli sembrerebbero in contraddizione; nel primo ci ammazziamo, nel secondo collaboriamo. E allora, com'è sto fatto? Secondo Ruth Mace, che ha fatto un paio di paginette di commento sempre su Science:
Were early modern humans in frequent contact with neighboring groups to exchange cultural innovations, or were they inward looking, unwilling to travel, and constantly engaging their neighbors in lethal conflict? Probablyboth, at different times and in different places

Come considerazione finale, noto che questi articoli non sono apparsi da nessuna parte nei nostri quotidiani (come al solito, per quel che posso controllare io). In compenso ci sono stati un profluvio di servizi sul fatto che la risata è evolutivamente nata ben prima dell'origine della nostra linea e che quindi uomini e scimmie antropomorfe sono imparentati anche da quel lato lì. Interessante, certo, ma volete mettere con la nascita della cultura e della "sindrome del buon samaritano"? Eppure di quest'ultimo poco o niente. Come avviene la scelta della notizia scientifica da mettere sul giornale, mi chiedo? Forse è la più semplice, la più curiosa, la più divertente. Oppure si va per esclusione, e una troppo complessa da spiegare, o che non rappresenta un vero e proprio scoop, non viene neppur presa in considerazione? Oppure ancora (e ho paura sia quella vera); se i direttore o il caporedattore non la capisce, dice, "Non interessa al pubblico"?


La didascalia del disegno sopra recita:
Sources of archaeological (filled squares) and ethnographic (filled dots) evidence on warfare and genetic (open dots) data on between group differences. Copyright Nathalie Cary of Science/AAAS

06 giugno 2009

Il nano non troppo pelato e la scienza

Poiché i ministri del suo governo e i suoi lacchè (Ferrara e Belpietro in testa) hanno più volte dimostrato di disprezzare profondamente la scienza, allora come al solito si sacrifica lui per far capire quanto è importante la conoscenza scientifica. E non lo fa scrivendo un articolo o altro; no, troppo facile. Lui DIVENTA la scienza; nel senso che un intero articolo scritto da Terence Kealey, vice-chancellor della Buckingham University, sfrutta l'ossessione del nano non troppo pelato per i capelli per articolare una spiegazione di psicologia evoluzionistica sul perché gli uomini diventano calvi o grigi man mano che l'età procede. Già, la psicologia evoluzionistica aveva la fama di costruire ipotesi un po' a caso (diciamo così). Adesso che tra le sue fila c'è anche il nano non troppo pelato, è completamente sputtanata.
Non solo, l'articolo dimostra come il nano non troppo pelato mente anche quando si fa infilare in testa i capelli che vengono da un'altra parte del corpo. La nuca, cos'avete capito. Insomma, dice le bugie anche con i capelli. Ecco la frase incriminata:
By having his hair transplant Mr Berlusconi has confused his potential partners.

Leggetevi tutto qua. Due risate prima del disastro delle europee non si negano a nessuno.

Ancora su scienza e religione...

Difficile trovare una spiegazione più accurata della posizione della chiesa sull'evoluzionismo (e la scienza in generale, quando la fisica si scontrerà con le loro posizioni).
Eccola:

We begrudgingly recognize your meticulously collected evidence and cogent argumentation on the subject of evolution. But know your place, science. We are the final arbiters of truth. It is for us to hold forth on the truth about man, and if you contradict us then you are wrong. And we don't have to defend our ideas with facts or evidence or anything of that sort. Our pronouncements are not for you to challenge.

Viene da qua

05 giugno 2009

A proposito...

Buttando giù il post precedente su Church, mi sono accorto di una cosa curiosa. Lo studioso tedesco che ho definito l'ultimo sapiente della Terra, Alexander von Humboldt, è morto proprio 150 anni fa, il 6 maggio 1859, nell'anno di pubblicazione dell'Origine delle specie di Darwin. Una specie di inconscio passaggio di testimone, sembrerebbe, tra un geografo tuttologo e il primo naturalista, che sfruttò le conoscenze dei viaggiatori prima di lui per costruire una teoria fondamentale. Che io sappia, nessuno in Italia ha festeggiato degnamente l'anniversario. Ma mi posso sbagliare...

Piano piano II


Il dibattito-tavola rotonda-convegno che stavamo organizzando va avanti piano (come da titolo) ma ovviamente sto accumulando materiale per la eventuale preparazione dello stesso. Sono capitato così su un paio di saggi sull'ultimo libro di Gould (I have landed) pubblicato da Codice. Il primo parla di Nabokov, che oltre alla scrittura, si è dedicato con grande passione alla tassonomia dei Lepidotteri. Il secondo tratta di un pittore americano, Frederic Edwin Church, che ha dipinto alcuni quadri assolutamente grandiosi, come quello che vedete sopra, che si intitola Il cuore delle Ande. Ma l'ha fatto non semplicemente dipingendo quello che ha visto (ha fatto un paio di viaggetti in Sudamerica); no, ha preso ispirazione per la descrizione di un paesaggio dall'opera di Alexander von Humboldt, un esploratore che alcuni giudicano l'ultimo sapiente della Terra, prima dell'esplosione delle conoscenze alla metà del XIX secolo. von Humboldt chiese a Church di ritrarre la fisionomia delle Ande, e il pittore cercò di farlo con i mezzi che aveva, cioè non con una descrizione geografica passo passo, ma con la visione olistica (ops, scusate, non lo dico più). Che ha senz'altro molti difetti, cioè è in apparenza superficiale e immobile nel tempo. Ma ha anche il pregio di avere un appeal estetico (a chi piace, ovviamente) che non possono avere veri libri che descrivono passo passo l'orografia e l'orogenesi, la biogeografia eccetera della catena. Ecco, se vogliamo proprio utilizzare un esempio di "visione" artistica che però ha anche una base scientifica, una specie di ponte tra la cultura scientifica e quella umanistica (a cui mi dicono si devono lasciare gli aspetti che riguardano tra le altre cose l'etica e l'estetica), mi pare che Church possa essere un buon esempio.

03 giugno 2009

Dagli amici mi guardi Iddio II

Lo so, è un argomento che definire esoterico è fargli un favore. Ma a me piace, che dire, e siccome nessuno mi paga per scrivere 'sta roba, mi diverto di più.
Allora, il titolo si riferisce a coloro che non sono proprio contrari alla teoria dell'evoluzione, ma che "se proprio vogliamo che sia valida, deve sottostare ad alcune condizioni". Che sono nella maggior parte dei casi quelle dettate dalla religione. Uno dei rospi più grossi da ingoiare è quello dell'ineluttabilità (o meno) dell'emergenza della specie umana. Per quel poco che capisco della teoria, ciò significherebbe che TUTTO il processo evolutivo così come raccontato da Darwin et al. (bella questa eh?) non ha più valore. Che la contingenza degli adattamenti è una specie di meccanismo a orologeria che scatta solo quando stiamo parlando di altre specie - non della nostra. E che quindi, in fondo in fondo, tutto il processo evolutivo aveva un fine ultimo. Il tutto io l'ho detta molto brutalmente, ma i proponenti di questa corrente (gli amici da cui ci deve guardare il vecchio con la barba bianca) sono molto più melliflui, come dire. Esempio? Un intero sito, che si chiama BioLogos (Bios è la vita, logos è la Parola - capito?). Il sito, sponsorizzato anche da quei simpaticoni della Templeton, che buttano milioni dalla finestra come fossero noccioline, ha lunghe e a volte un po' catechistiche prolusioni che cercano di rispondere a un solo quesito. È possibile conciliare religione ed evoluzionismo (e in subordine la scienza?). Ovviamente la loro risposta è sì, ma poiché devono raggiungere lo scopo senza offendere credenze antichissime, ciò implica configurazioni laoocoontiche del pensiero. E allora ecco le spiegazioni dell'intervento divino a livello quantistico, che non è rilevabile dalla scienza. Il tutto è leggibile qui. Non capisco la meccanica quantistica (forse non la capisce nessuno) ma la risposta di Jerry Coyne, autore di un pregevole libro di divulgazione dell'evoluzione (Why evolution is true), mi sembra più che logica. Ma perché l'entità divina dovrebbe ficcare le sue sante dita nell'orbita elettronica? Per far sì che le mutazioni non siano proprio proprio del tutto casuali. Questo ovviamente vale per una sola specie (indovinate quale), non per altre che sono come l'uomo piccoli ramoscelli alla fine del loro cespuglio evolutivo, come per esempio l'oritteropo (è la bestia sopra*). Perché nessuno dice che il percorso evolutivo converge verso l'oritteropo? Tutto questo discorso è intrecciato con un altro motivo caro ai finalisti o agli accomodazionisti, come li chiama Coyne. Cioè che l'uomo è inevitabile come specie perché il ragionamento di Gould (quello del film riavvolto e svolto) non vale. Non è vero che il film della vita si sarebbe svolto in modo diverso se ricominciassimo da capo. Per la semplice ragione che prima o poi avrebbe incontrato un meccanismo fondamentale dell'evoluzione (la convergenza evolutiva) che avrebbe portato quasi inevitabilmente all'esistenza di un antropoide intelligente. Magari pronto per essere salvato dal figlio della divinità stessa. Il ragionamento mi è sempre sembrato un pensiero ad hoc, ma ora ancora Coyne me lo spiega meglio (qui). Anche Larry Moran di Sandwalk aveva un post sull'argomento. Piccolissimo particolare: se andate a vedere il sito del "famoso fossile spinto dalla stampa" (Darwinius; il sito è questo), vedrete che lo schemino del loading è questo qui sotto. Che tutti dicono essere una rappresentazione sbagliata propri perché inerentemente finalistica, dell'evoluzione umana. E allora perché i grandi "esperti" l'hanno fatto passare a chi ha creato il sito?
Conclusioni? Che per fortuna pare che in Italia quasi nessuno capisca i ragionamenti accomodazionisti (c'è di mezzo la scienza, sapete?), perché altrimenti tutti i giornali ci avrebbero investito con proflusioni di articoli che dicono come evoluzione e religione sono compatibili. Ma aspettiamo, e vedremo.

*La foto sopra è sotto Creative Commons Attribution ShareAlike 2.0.

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