26 febbraio 2009

Moralmente disgustoso

Non ho seguito l'argomento come meriterebbe (devo anche lavorare...) ma credo che le basi biologiche della morale "non religiosa" siano un campo di interesse piuttosto rilevante. È anche un'altra ragione per cui il ragionamento di Gould sul Moma mi convince poco (adesso; quando l'ho letto la prima volta mi sembrava geniale). Forse faccio un po' di confusione, ma mi pare che un libro come Menti morali di Hauser sia piuttosto interessante sull'argomento, anche se prende un po' troppo spunto da Rawls. Non che Rawls non mi piaccia, ma nel libro di Hauser avrei preferito più excursus nel mondo non umano per "giustificare" certi comportamenti. Certo, quando l'approccio al comportamento "morale" si basa su un'impostazione genocentrica (il gene per la generosità o quello per l'egoismo) non è che possa essere accolto poi così bene. Ma ci sono spesso prove anche minime che molti comportamenti hanno una base antica, se non proprio totalmente genetica. E spesso anche in questo caso è possibile applicare il concetto di exaptation; non diversamente da una struttura, un comportamento che può essere nato per una certa ragione va a assolvere un'altra funzione. È il caso di un articoletto su Science, che parla del disgusto per le cose... disgustose (tipo escrementi, scarafaggi, ragni - su questi ho qualche dubbio). Che, per quel che capisco, si può trasformare in disgusto per i comportamenti disgustosi, come l'omidicio o l'incesto. Tanto che una delle conclusioni dello studio è che
The study provides some of the first direct evidence that the human
moral system is built—at least in part—from more ancient evolutionary
adaptations, the researchers say

Tutto si basa sul fatto che quando vediamo cose disgustose in ogni senso sono gli stessi muscoli che agiscono per farci sollevare le labbra. Anche gli autori di un articolo della sezione Perspective sempre di Science concludono che questo meccanismo potrebbe essere spiegato dal preadattamento (una parola non particolarmente benvoluta nei circoli degli evoluzionisti, sostituita appunta da exaptation). Ovviamente non è tutto qua, nel senso che come riconoscono anche gli autori, ci dev'essere anche una solidissima base culturale che incorpora il meccanismo del disgusto anche nella violazione della purità e del sacro. Ma sempre una base biologica ci dev'essere. Se non fosse che non hanno capito niente di tutto il resto, darei quasi ragione ai cardinali quando parlano di "naturale" - senza peraltro spiegarlo. Non rivoluzione il campo, ma mi pare un bello studio.

Il giorno in cui la musica morì

Ho mancato di due giorni i 50 del day the music died. Cioè quando Buddy Holly, Richie Valens e Big Bopper caddero a bordo di un aereo (cioè, cadde l'aereo). Il fatto ha ispirato una delle tre più belle canzoni del rock. Questa:



Grazie a Tutto è contingente.

Le altre due me le tengo per me...

24 febbraio 2009

Str***o snob

Stavo uscendo da quel che resta della redazione e ho afferrato una copia della Repubblica. L'attesa del tram si fa lunga e mi decido ad affrontare un'articolessa di Alessandro "maniche tirate su" Baricco, che parla di fondi a teatri, festival, manifestazioni, mostre. Non ci vado molto spesso, tanto che l'ultima mostra che ho visto è quella di Magritte, ma vediamo. Da quello che leggo scaturisce spontaneo il titolo del post: Baricco è veramente uno stronzo snob. Tutto e solo l'elenco di "eventi" che ho elencato sopra secondo lui ricade sotto il grande cappello della cultura. È cultura il teatro di regia, La figlia del reggimento, la musica moderna, l'etnomusicologia e via andare. Vado avanti a leggere, e Baricco procede auspicando che lo stato si ritiri dai finanziamenti ai vari eventi culturali (e dalli!) che costellano la penisola. Dice che i soldi bisognerebbe darli alla televisione, in modo che produca a sua volta programmi che possano spingere verso la cultura. Fino a dire
Che senso ha salvare l'Opera e produrre studenti che ne sanno più che chimica che di Verdi?
Certamente io ho capito male, ma devo spiegarti, maledetto snob, che la chimica vale n volte più di Verdi? Che mi aiuta a capire da dove veniamo e chi siamo? Mi rendo conto di essere snob dall'altra parte, cioè di considerare la scienza la vera cultura (ed è sbagliato, ma io sono io, non un maitre a penser). Abbiamo decine di ragazzi che meriterebbero qualche soldo per fare ricerca, e vengo a sapere che lo stato ha dato 215 milioni di euro alla lirica (ricavandone cosa?), e per unire il danno alla beffa questo fighetto mi dice che dobbiamo dare i soldi al nano pelato per fare trasmissione di libri? In cui magari la sciuretta milanese di turno parla bene dei libri della Mondadori? Ma vadi pure a cagare, vadi.

Telefilm senza Dio

Sto aspettando con impazienza che riprenda la prossima serie di Bones (sì, mi abbrutisco davanti al televisore, perché?). Nel frattempo leggiucchio qualcosa di altre serie curiose e interessanti. Per esempio Numbers, anzi Numb3rs, o il mitico C.S.I. Las Vegas. E mi colpisce un particolare curioso. In un modo o nell'altro, i protagonisti di queste serie sono piuttosto indifferenti alla religione istituzionale, e persino all'idea di un Dio come inteso dalle religioni del Libro. Le forme che assume questo ateismo-agnosticismo sono varie: si va dal sarcasmo continuo di Temperance Brennan (la protagonista di Bones) che usa senza pietà contro il suo partner poliziotto, cattolico osservante e anche piuttosto bigotto - anche se ha fatto fuori un certo numero di esseri umani - all'assoluta indifferenza alla religione dei fratelli Eppes, i protagonisti di Numb3rs. Il più freddo da questo punto di vista è Grissom , il protagonista di C.S.I. Las Vegas, che addirittura in un minitrailer si presenta dicendo "Siamo programmati per credere a un essere superiore" (o qualcosa di simile), come se avesse letto il libro di Pievani, Vallortigara e Girotto. Questo mi ha fatto pensare che in fondo l'America, o meglio Hollywood, non sia così nemico dell'ateismo, visto che le serie sono tra le più viste. Ma poi ho pensato anche a quale sia l'immagine che dell'ateo o dell'agnostico si ricava da questi telefilm. E mi sembra che sia quello di persone sempre borderline con la sindrome di Asperger, spesso poco sociali (Brennan non è molto a suo agio in società, il giovane Eppes ha difficoltà con i rapporti umani, Grissom sembra che calcoli ogni mossa, anche se non pare avere grossi problemi con le donne) e anche molto, molto intelligenti - tutti. Insomma, secondo Hollywood non esistono agnostici allegroni, socievoli e magari lontani dall'assegnazione del premio Nobel. Potrebbe essere (non ho scorso le "biografie" di tutti i protagonisti) che ognuno di essi abbia avuto il suo bel trauma infantile - Brennan sì, per esempio, ma mi pare che gli Eppes abbiano avuto una vita normale. Sembra in fondo che tutti gli atei siano cinici, freddi e poco empatici ma, soprattuto, scienziati; Brennan, Eppes e Grissom lo sono, così come un altro ateo sarcasticissimo, il dottor House. Non esistono poliziotti atei o agnostici, o casalinghe - ma di questo non sono un grande esperto. Il fatto che gli intellettuali siano dei "senza Dio" corrisponde di più all'immagine che gli statunitensi si fanno della categoria.

La foto sopra (Emily Deschanel, la protagonista di Bones) è da Wikimedia Commons.

17 febbraio 2009

Ho trovato uno d'accordo con me

Sono anch'io convinto, come hronir, che ci siano molte persone d'accordo con me sul fatto che evoluzione e religioni (specie quelle rivelate) siano difficili se non impossibili da conciliare. Ricordo anche che questo convincimento mi è venuto la prima volta qualche anno fa, al Festival di Genova, dopo una conferenza di Orlando Franceschelli; gli ho detto se era d'accordo sul fatto che il cardinale Schonbvorn aveva ragione a considerare evoluzione e religione mutualmente esclusive (non ricordo cosa mi ha risposto, ma credo che non avesse dato del tutto torto). Per avere un po' di conforto, mi sono messo alla ricerca di articoli che dicessero bene o male quallo che dico io. Per dire, Dawkins è d'accordo con me (cioè, io sono d'accordo con lui...) ma per ragioni non del tutto simili. Uno dei primi articoli che ho trovato è questo. Si dice in breve che un pastore protestante pensa che il racconto biblico e l'evoluzionismo darwiniano non possano andare d'accordo semplicemente perché la Bibbia afferma (e qui vederci la metafora non è facile) cose che non sono negoziabili come cos'è la creazione, chi c'è dietro e per chi è avvenuta. All'interno dell'articolo c'è anche una piccola nota che mi sembra tomista, quando dice che
God was not merely fashioning the creation of what was already pre-existent, nor was He merely working with a process in order to guide it in some generalized way, nor was He waiting to see how it
would turn out.
Che ci sia del tomismo me lo conferma anche questo articolo, in cui si dice che i seguaci (intellettuali) di San Tommaso non possono essere d'accordo con l'ID per ragioni complicate che potete andare a leggere lì. Io ho altre obiezioni sulla compatibilità, ma trovare già qualcuno che è d'accordo con me mi rafforza nel mio ricercare.

15 febbraio 2009

Attenzione! Pensiero profondo

No, scherzo, da me non può venire niente di veramente profondo,specie su un blog. Però ho avuto uno di quei momenti in cui si riescono a mettere insieme due concetti o due idee, o addirittura due frasi in apparenza lontane. E si crea un corto circuito che nella maggior parte dei casi non porta a niente o, più spesso, è già stato percorso da altri tempo fa. La prima delle due frasi è il motto della Royal society inglese: Nullius in verba. Che deriva da una epistola di Orazio (qui accanto), la prima; i versi dicono:
Ac ne forte loges, quo me duce, quo lare tuler: Nullius addictus iurare in verba magistri, Quo me cumque rapit tempestas, deferor hospes.
Cioè
E perché non mi stia a domandare chi sia la mia guida, il mio nume, ti dirò che senza aver mai giurato sulla parola di alcuno, mi trovo, ma come chi è di passaggio, là dove m’ha portato la vita
Altri lo traducono come non costretto a giurare nelle parole di nessun maestro. Insomma è la negazione del principio di autorità. E quindi il fondamento della ricerca scientifica, che si basa soprattutto sulla ricerca e la verifica di fatti. Però, allo stesso tempo, non può non venire in mente un'altra frase, in latino ancora (anche se l'originale non lo è, ovviamente). La frase è
In principio era il Verbo, e il Verbo era Dio. E il verbo era presso Dio.
È l'inizio del vangelo di Giovanni, e non si può fare a meno di notare che se il motto della Royal Society nega la validità della parola come base di un "corretto ragionare", la parola di Dio si basa solo sulla parola che, anzi, è proprio l'ente da cui prende inizio tutto. Tanto che anche "Verbum caro factum est". Una vera venerazione della parola. Che può anche essere, anzi è, la parola di Dio. Ma sembra parola è. Non è una gran scoperta che la chiesa si basi sul principio di autorità, ma mi sembra curioso che proprio questo venga invece decisamente negato per costruire qualcosa di più umano come la ricerca scientifica.
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14 febbraio 2009

L'hanno fatto apposta, sono certo

Allora, questo articolo racconta bene la storia, ma mi sembra il caso di tradurla, almeno in parte. In risposta a una lista di scienziati-creazionisti (che è come dire idraulici-idrofobi, ma in America succede questo ed altro), Eugenie Scott del National Centre for Science Education ha lanciato nel 2003 il Progetto Steve, che invitava tutti coloro che appoggiano l'evoluzione e si chiamano Steve o sue varianti (anche Stefano) a iscriversi a una lista. Il nome è stato scelto per onorare Stephen Jay Gould, allora morto da poco. In un meeting di qualche ora fa Eugenie Scott ha annunciato che si è iscritto il 1000° Steve, che è nientepopodimeno che Steven Darwin, del Dipartimento di ecologia e biologia evolutiva dell'università di Tulane, a New Orleans. Secondo me gli hanno detto di non iscriversi fino a quando non fossero arrivati al posto 999...

13 febbraio 2009

Bilancio 1

Forse è un po' presto (anzi, è decisamente presto) per fare un bilancio di quello che è avvenuto nei primi due giorni dal compleanno di Darwin. Infatti l'ho chiamato bilancio 1; poi ce ne saranno altri, almeno fino al 150 anniversario della pubblicazione dell'Origine. Per fare un bilancio però è necessario un momento di cambiamento, un qualche avvenimento particolare, curioso o peculiare. È questo è stato una strana tavola rotonda, questa, organizzata dalla Uaar a Milano, in una sede un tempo prestigiosa, la Casa della cultura. Non so chi abbia convinto la Uaar a invitare quegli strani personaggi (voglio dire Catalano, Giliberti e Fratus), ma la serata, passata in compagnia anche del professor Daniele Formenti di Pavia, e di Sylvie Coyaud (che qui racconta con grande verve la serata. Lo lascio fare a lei, i miei neuroni se ne sono andati dopo un po') è stata molto divertente. Insomma, dopo il delirio creazionista ho cercato di chiarirmi un po' le idee sul solito rapporto evoluzionismo-religione. Io un pensiero ce l'ho, ed è che non ci può essere rapporto, perché sono visioni del mondo in completa contraddizione, ma poiché nessuno è d'accordo con me, a parte quei mangiapreti degli americani come Larry Moran (per non parlare di PZ Myers), vado a leggermi tutto quello che c'è in giro. E trovo due pezzi scritti da gentili signore. Il primo è di Susan Jacoby, e s'intitola Darwin The Disturber. L'articolo tocca un po' tutti i temi darwiniani, come il darwinismo sociale, l'agnosticismo o l'ateismo e le spiegazioni naturalistiche. Mi ha colpito una frase, notevole:

I do not understand why it seems so important to theologians (and some sociologists) to find an explanation for human behavior that extends beyond the purely naturalistic [...] But if, as I believe, everything about human beings that we call "spiritual"--our ability to love, to create art, to imagine our own deaths--is inescapably housed within our material corpus, why is that so disturbing?

Già, perché? Quando qualcuno dice in poche parole quello che io ci metto post interi a scrivere non posso fare altro che invidiarlo (...arla, in questo caso).
L'altro pezzo è di Susan Brooks Thistlethwaite, è si intitola A Christian Progressive Happy Birthday to Charles Darwin. Ora, non si pretende che gli uomini di chiesa siano proprio così illuminati come questa teologa americana, ma almeno che leggano un pochettino di quello che scrive non farebbe loro male. La sua tesi è che:

Darwin's ideas are considered controversial by these Christian conservatives precisely because they are freeing for democratic process and they are freeing for theological reflection.

Anche se questa frase è tutt'altro che condivisibile:

Evolutionary biology does not exhaust all that theology has to say about human nature. That's where a Christian interpretation of the whole of human nature is a different interpretation that that of the sociobiologists, in particular, many of whom seek a wholly naturalistic explanation for human nature and behavior. But there are large and increasing areas of fruitful dialogue possible, as second and third generation evolutionary biologists nuance their own arguments.

Mi sembra proprio strano che anche i giovani sociobiologi (chiunque essi siano) cerchino spiegazioni della natura umana che non sia naturalistica: ma insomma, per i teologi, la speranza è l'ultima a morire.
I pezzi di cui sopra possono essere condivisibili o meno, ma almeno sono comprensibili e aperti anche a quello che dice la scienza. Magari capiscono non proprio tutto dell'evoluzionismo, ma almeno non sono quegli abissi di ignoranza e malafede che si aggirano nelle pagine del foglio o di libero. E in fondo fanno un po' pensare quali possono essere i problemi che il buon piccolo Carletto pone alla religione. E mi è venuto in mente un piccolo particolare che senz'altro qualcun altro ha già scritto da qualche parte (specie in questi giorni in cui il profluvio di roba darwiniana è decisamente incontrollabile). Cioè il problema che Darwin e la sua ideuzza pone di fronte alla religione e a tutte le fedi. Che sono due facce della stessa medaglia. Il problema dell'inizio e quello della fine. Mi spiego: Darwin, senza sapere niente di cause prime e seconde, afferma che la variazione è indispensabile per generare le differenze tra i componenti di una popolazione. Non è difficile capire, né lo è stato per i suoi contemporanei, che queste variazioni sono gettate nella popolazione un po' a caso. Non c'è nessuno "scopo" nell'avere piccioni bianchi o neri o pecore con le gambe corte. Non è certo la prima volta che il caso fa irruzione nella biologia. Ma questa volta il caso è la fonte del cambiamento, e del processo generale che governa la storia della vita. È in fondo indispenbile perché noi siamo qua.
Non solo; oltre al principio Darwin contesta anche il fine della lunga storia della vita. Che non siamo noi. Al di là di alcuni pensatori dell'antichità (Lucrezio?) è quasi impossibile trovare qualcuno, e sono quasi sicuro che non ne esistono nelle religioni, che non ponga la storia umana come fine ultimo di tutto il casino che c'è stato prima di noi.
In un colpo solo, Darwin sega il ramo su cui eravamo comodamente seduti da quando il primo sciamano si è fatto venire una buona idea, sia dalla parte dell'albero che dall'altra, che si perdeva nelle nuvole. Ci vuole altro per far infuriare le gerarchie religiose? Ma anche per terrorizzare coloro che su quel ramo sono stati seduti per secoli, se non da millenni. L'opposizione mi sembra più che comprensibile, insomma. Ci si oppone a qualcosa che minaccia non solo la nostra sopravvivenza, ma anche e soprattutto quello che pensiamo sia la struttura dell'intero universo. Che, come dicono Vittorio Girotto, Telmo Pievani, Giorgio Vallortigara in Nati per credere, è stata costruita probabilmente proprio dalla stessa selezione naturale. Che si è tagliata le gambe da sola, per così dire. Insomma, un bel casino.


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11 febbraio 2009

Buon compleanno, Charlie

Dopo un titolo doveroso, mi piacerebbe fare un lungo post che racconta qua e là per il mondo quello che è stata scritto sull'eredità del vecchio gentiluomo inglese. È ovviamente impossibile raccogliere tutto quello che è stato scritto, e quindi è necessaria una cernita anche attenta di quello che esce. Mi piacciono di più quindi gli articoli che in un modo o nell'altro non glorificano Darwin, ma ne calcolano l'influenza sul pensiero del tempo, e le conseguenze su quello futuro. Per esempio un articolo su Forbes da parte di Sean Carroll (lo studioso e divulgatore di evo-devo) racconta la storia di Darwin ma anche quella di Wallace e di Bates (quello del mimetismo batesiano) insieme in Amazzonia. Dal sito di Forbes si può accedere a numerosi altri articoli che ovviamente hanno a che fare anche con il coinvolgimento di Darwin con l'economia. Ma c'è anche un articolo di Lionel Tiger (che, indovinate un po', con quel nome studia il comportamento animale) e uno di Michael Ruse, filosofo della scienza. Non può mancare un pezzo dal titolo Evolution 2.0 sul National post (canadese) che parla della solita diatribe religione-evoluzionismo dicendo che forse quest'ultimo ispira un senso di meraviglia non diverso dalla religione. Questo articolo del Telegraph, inglese, parla invece della critica dei religiosi all'evoluzionismo darwiniano, affermando che non è proprio stato così unanime come si vuol far credere. Punto di vista interessante, appunto. Poi ci sono articoli vari, come questo del Vancouver sun , che racconta L'evoluzione del darwinismo economico. È la seconda parte di una serie di articoli sul futuro della teoria dell'evoluzione; qui il primo. E qui uno sulla solita convivenza possibile tra evoluzionismo e religione. 

Chiuderei con una chicca. Una serie di filmati di circa 10 minuti l'uno che raccontano l'eredità di Darwin. Si trovano su Youtube, e risalgono a qualche anno fa. Ma ci sono quasi tutti i teorici dell'evoluzione, da Wilson a Hamilton a Cronin a Eldredge a Trivers e Dawkins. Da vedere assolutamente.

CHARLES DARWIN - LEGACY 1



CHARLES DARWIN LEGACY 2




CHARLES DARWIN LEGACY 3


CHARLES DARWIN LEGACY 4



CHARLES DARWIN LEGACY 5



E per la serie Great scientists, il primo filmato su Darwin (gli altri li trovate su Youtube - devo proprio fare tutto io?)

10 febbraio 2009

Tornare a Darwin




Lontani dalle urla dei primati e dei nani, che come un'eco fastidiosa proseguono anche dopo la morte della ragazza, non è difficile trovare piccole isole di calma e riflessione. Che hanno a che fare più con i massimi sistemi che con la piccolezza delle nostre vite (e specie la microscopicità  delle loro). Anche perché, nonostante nelle due giornate di venerdì e sabato scorso i contributi al dibattito sulla teoria dell'evoluzione siano stati eccezionali (e ancora grazie a Carla Castellacci per aver invitato cotanta gente), non scordiamoci che giovedì è il compleanno del grand'uomo in persona. Per esempio ho trovato molto bella l'idea del New York di mettere on line l'Origine delle specie sfogliabile, ma con la novità di alcuni capitoli intervallati da commenti di noti evoluzionisti o giornalisti scientifici. Per esempio William Provine commenta questa frase sulla selezione naturale:


It may be said that natural selection is daily and hourly scrutinising, throughout the world, every variation, even the slightest; rejecting that which is bad, preserving and adding up all that is good; silently and insensibly working, whenever and wherever opportunity offers, at the improvement of each organic beingin relation to its organic and inorganic conditions of life. We see nothing of these slow changes in progress, until the hand of time has marked the long lapse of ages, and then so imperfect is our view into long past geological ages, that we only see that the forms of life are now different from what they formerly were.


affermando che è un linguaggio troppo teleologico, e che potrebbe ingannare chi non capisce bene il meccanismo. Il famoso pezzo sull'entangled bank è commentato da Trevor Price, un professor di ecologia.

Allo stesso tempo, però, sempre il New York Times ospita un articolo di Carl Safina che afferma senza mezzi termini che per andare avanti nell'evoluzionismo è necessario seppellire il termine darwinismo per molte ragioni, non ultima quella che tutto cuò che finisce in ismo non va bene perché puzza di ideologia, e perché Darwin ha solo iniziato una rivoluzione che altri hanno completato. Ha insomma dato l'idea che altri hanno sviluppato nello stato in cui è oggi.

Non è d'accordo con l'impostazione il paleoantropologoo John Hawks, che afferma papale papaleche chi accusa Darwin di aver avuto poche idee non lo ha letto. E che una delle rivoluzioni darwiniane più interessanti è stata quella di aver presentato le idee in maniera precisa e soprattutto:

You also have to have the courage to tell the world exactly how your ideas could be rejected.

In compenso un articolo di Nicholas Wade mette in evidenza come Darwin sia stato un precursore, avanti decine di anni rispetto al resto della scienza. Che infattì accettò l'idea di evolzione (trasmutazione, a dire la verità) e ci mise qualche annetto a capire che il meccanismo della selezione naturale era il grimaldello che mancava per entrare nella casa del caso e della necessità. Inoltre prima di capire la selezione sessuale ci si mise altrettanto, se non di più. Nel'articolo c'è anche un'annotazione molto intelligente di Peter Bowler, autore tra gli altri di Fontana History of Environmental Sciences e di Evolution, the history of an idea. Lo storico dice che:
“The general idea of evolution, particularly if you took it to be progressive and purposeful, fitted the ideology of the age. But that made it all the harder to accept that something as purposeless as natural selection could be the shaping force of evolution"
Cioè la solita spiegazione che Darwin non ha fatto altro che rappresentare lo spirito del tempo, uno spirito di cambiamento e di evoluzione in senso lato, è smontata da quest'analisi. La selezione naturale era tutto meno che progressista; come sappiamo adesso, nonaveva direzione e scopo. E questo non era accettabile; e non è stato accettato. Ecco un ultimo pezzo dell'articolo di Wade:

The yearning to see purpose in evolution and the doubt that it really applied to people were two nonscientific criteria that led scientists to reject.
Osservazione che può essere riproposta anche ai nostri giorni quasi immutata.

09 febbraio 2009

Ultima, ultimissima cosa


Questa roba mi convince che la spazzatura più immonda ha più dignità di quel medico, o della giornalista di libero. Ucciderebbero la madre (la loro) pur di apparire, mentirebbero e spergiurerebbero anche sopra il loro libro sacro. Non son amorali, sono antimorali. Esattamente come il loro capo. Questa frase la dice lunga sull'assoluta mancanza di civiltà e pietas: "è sana in tutti gli organi, tranne che nel cervello". Gengis Khan uccideva con la spada, questi lo fanno con la menzogna. E l'Italia è in mano loro...

L'immagine sopra viene da UsaToday.

Due giovanissimi ricercatori


Posso tirarmi fuori dalle discussioni con un post che potrebbe sembrare leggero, ma che in realtà è solo aria fresca (non fritta, fresca)? Venerdì scorso sono andato a intervistare Peter e Rosemary Grant al Museo di storia naturale di Milano; eravamo io, un altro giornalista "in erba" (un comunicatore, direbbero oggi) e uno del giornale. Che, sorprendentemente, ha fatto un buon lavoro (anche se qua e là si vedono gli interventi della redazione). I Grant (qui sopra nella lecture che hanno fatto al Museo per il Darwin day) sono persone assolutamente deliziose, che hanno ricevuto una valanga di premi, escluso il Nobel ma compreso il Balzan (che in quanto a money non è molto distante dallo svedese). I due erano abbastanza stanchi per il viaggio e gli impegni, ma l'intervista è andata avanti per 50 minuti, e tutte le risposte erano rispettose dei questi, anche quando erano stupidi, lunghe, circostanziate, interessanti, appassionate e vivaci; e soprattutto rispondevano alle domande dei giornalisti, non divagavano. Tutte del tipo "Noi abbiamo visto questo, ma potrebbe esserci un'altra spiegazione" - anche se per smentirli ci vogliono 35 anni di lavoro. Il rispetto assoluto per la vita delle bestie che hanno studiato (due o tre specie di fringuelli delle Galapagos, credo del genere Geospiza) nelle loro parole era assoluto. Fino a non intervenire quando la morte era il naturale proseguimento della vita; fino a osservare con passione ed empatia i piccoli colpiti dai parassiti o afferrati dal gufo di palude delle Galapagos. Una lezione di classe, di understatment, di rispetto per l'opinione altrui che mi ha fatto pensare che non tutto è perduto, fuori da questo cesso alla turca che è l'Italia. Peccato che i signori abbiano tutti e due 73 anni (aggiunto 23:47). E che stiano tornando a Daphne Major dai loro fringuelli.
Qui sotto una canzone di molti, molti anni fa. Altrettanto fresca.

Nascondere la testa sotto il tappetto

Certo che in questi giorni stanno accadendo cose che impediscono un normale funzionamento dei neuroni cerebrali della corteccia frontale, sopraffatti da ondate di adrenalina e polipeptidi vari. Ma, se ci si riesce, è forse meglio cercare di analizzare le cose da un punto di vista limitato, quello della scienza. Un punto di vista che vede le cose più lontane, come un telescopio puntato sul futuro con un'apertura di pochi gradi. Così mai come in questi giorni si è parlato poco di ricerca, eppure mai come in questi giorni sarebbe necessario ripensare a tutto quello che la riguarda. Il caso Eluana (non c'è bisogno di link, credo che chiunque voglia avere informazioni possa farlo) dimostra come l'approccio scientifico, cauto e dubbioso, non riesca proprio a entrare in quel che resta della mente degli italiani. Mentre nessun medico dirà mai che la ragazza ha lo 0% di probabilità di vivere, l'osceno pelato fascista si permette di dire che potrebbe rimanere incinta. Nessun rianimatore toglierà la speranza al padre, eppure un cardinale che non sa neppure cos'ha nel cervello è certo che Eluana è viva, nel senso più compiuto del termine. L'approccio della scienza subisce e la ricerca (a parte quella dell'istituto di ricerca tremonti) subisce attacchi senza senso, e senza giustificazione. Oppure tutto passa sotto silenzio, tanto che anche le celebrazioni di Darwin non hanno avuto nessuna opposizione, e persino la Chiesa cattolica si appresta a "celebrare" Darwin a modo suo. Lentamente, dimenticando, sopendo e sopprimendo, si cerca di scordare un punto di vista, una visione del mondo, una costruzione della realtà che fa del dubbio e della tolleranza le proprie bandiere. È proprio il dubbio quello che dev'essere soppresso. I primati urlanti (non stanno zitti neppure se colpiti da un meteorite) sono certi di tutto, dalla vita come dono alla necessità di aspettare i miracoli (tanto, prima o oi arrivano...). Ogni loro affermazione è governata dall'oscena certezza che loro hanno ragione, e gli altri torto. Neppure un minima di umana pietà li zittisce. Ma il sopprimere la ricerca, come scomodo contraltare alla certezza assoluta di aver ragione, una ragione che viene dall'alto, non è un sentimento solo italiano (anche se qui sembra che sia particolarmente diffuso); negli Stati Uniti dell'abbrozato, per esempio, ecco le proposte di tagli di alcuni stimulus project:

  • NSF 100% cut ($1,402,000,000)
  • NASA exploration 50% cut ($750,000,000)
  • NOAA 34.94% cut ($427,000,000)
  • NIST 37.91% cut ($218,000,000)
  • DOE energy efficiency & renewable energy 38% cut ($1,000,000,000)
  • DOE office of science 100% cut ($100,000,000)

Non capisco ovviamente tutte le finezze, e presumo che molti di questi non siano altro che aumenti di budget che vengono negati, ma allo stesso modo tagliare soldi alla Nasa o alla Noaa mi sembra il modo migliore per impedirne il progresso. Come bush fece bloccando un satellite che avrebbe potuto svelare alcune finezze del clima terrestre. Nascondere, sopire, cancellare, mettere la testa sotto il tappeto. In momenti di incertezza, bloccare l'incertezza ulteriore che proviene dalla scienza.
Peccato che questi tizi, Cramer compreso, non smettano di scrivere sul computer, prendere antibiotici o usare l'aereo, strumenti generati dalla ricerca scientifica. Compresa quella sui lupi o sui rospi.

Aggiornamento 9-2-2009 16:46. Qui Chris Mooney racconta a grandi linee la storia dei tagli ai bilanci degli istituti di ricerca americani, di cui sopra. In cui si capisce che fare pressioni sui parlamentari, negli Stati Uniti, serve a qualcosa.

05 febbraio 2009

Invasione degli ultrarticoli

Invasione nel senso che sia Nature che Science che Pnas non si risparmiano con articoli sull'evoluzione, sia lavori originali sia commenti. Il malloppo migliore viene da Science, che pubblica una serie di articoli sulla speciazione, cioè (proprio) l'origine delle nuove specie. Il più interessante, a mio parere, è una dimostrazione che se nasce una specie nuova, anche solo leggermente diversa da quella da cui deriva, si sviluppa una vera  onda di marea che cambia un po' tutto l'evosistema* attorno.
Allora, la specie che è cambiata è una piccola mosca americana (Rhagoletis pomonella) che si nutriva sul biancospino (Crataegus) finché non sono arrivate le mele. Alcuni individui hanno allora cambiato ospite, e si sta così creando una nuova specie che vive sulle mele. Anche se la mosca è veramente minuscola, ha un grosso impatto sulle coltivazioni di mele e quindi è stata molto studiata. Si è così scoperto che ovviamente ci sono alcuni parassiti che fanno crescere le proprie larve all'interno della mosca (quindi sono in realtà parassitoidi); tra gli altri, una piccola vespa braconide (Diachasma alloeum, qua sotto). Che, seguendo la mosca dal biancospino alla mela, si sta lentamente trasformando anch'essa in un'altra specie, diversa da quella che si mangia la mosca del biancospino. Ecco la frase più importante del comunicato stampa:
They found that the same shifts in fly preferences that led to a new species rippled through the community and may have generated new species in the parasitoid wasps as well. In the process, the wasps became reproductively isolated and may have formed a new species of their own (il grassetto è mio).



A questo Science fa seguire una serie di articoli che si addentrano in quello che Darwin chiamava "il mistero dei misteri", cioè l'origine delle specie. Che, nella mosca del biancospino, avviene in maniera simpatrica, cioè nello stesso posto. Secondo Darwin invece (che cambiò idea nel corso della vita, però) la separazione delle specie avviene solo quando due popolazioni si dividono - al di là e al di qua di una montagna, per esempio; in questo caso la speciazione si chiama allopatrica. Il primo articolo dei 5 si intitola: The Red Queen and the Court Jester. Il primo termine sono i fattori biotici, il secondo abiotici. Ancora, ecco la frase fondamentale dell'articolo:

Competition, predation, and other biotic factors shape ecosystems locally and over short timespans, but extrinsic factors such as climate and oceanographic and tectonic events shape larger-scale patterns regionally and globally, and through thousands and millions of years.


Niente di nuovissimo, ma mi è sembrato un ottimo riassunto dello stato dell'arte. Il secondo articolo parla della radiazione adattativa, cioè del perché alcuni gruppi sono più "speciosi" di altri (pensiamo ai ciclidi - Emanuele, questo è per te). Gli autori, Sergei Gavrilet e Jonathan B. Losos, hanno prodotto alcuni modelli di radiazione adattativa e li hanno testati in natura. Il risultato?

Using modeling approaches, we identify 10 general patterns concerning the temporal, spatial, and genetic/morphological properties of adaptive radiation.

Per quel che capisco (c'è della matematica - neanche formule - e il mio liceo classico si fa sentire...) mi sembra un grandioso esempio di come la matematica e la modellizzazione possono aiutare nel chiarire alcuni aspetti fondamentali del mondo biologico (a proposito, qui c'è una bella discussione in due parti su hard e soft science, sul blog di Massimo Pigliucci).
Nell'altro articolo si prende in esame la speciazione ecologica e le sue alternative, in particolare quella "mutation-order" (qualcosa di più simile alla deriva genetica, in cui in popolazioni diverse sorgono differenti mutazioni). Anche qui, ecco la frase rivelatrice:

Tests of parallel evolution of reproductive isolation, trait-based assortative mating, and reproductive isolation by active selection have demonstrated that ecological speciation is a common means by which new species arise. Evidence for mutation-order speciation by natural selection is more limited and has been best documented by instances of reproductive isolation resulting from intragenomic conflict.

Lo specialone prosegue con un articolo sulla speciazione e la definizione di specie nei batteri (in breve: è un casino infernale, perché 'ste bestie si scambiano il Dna tra di loro). Ecco cosa dicono gli autori:

Taxonomists classify these organisms into species in much the same way as they classify eukaryotes, but differences in their biology — including horizontal gene transfer between distantly related taxa and variable rates of homologous recombination — mean that we still do not understand what a bacterial species is.

C'è poi un articolo, che io considero il più interessante, sulla possibilità di predire l'evoluzione genetica. Attenzione, non quali, ma come, dove e quando possano avvenire le mutazioni. È una cosa che ho sempre cercato di chiarire da quando ho letto un libro della Caporale (Darwin in the genome). Ci si spiega meglio qua:

Evolutionarily relevant mutations tend to accumulate in hotspot genes and at specific positions within genes. Genetic evolution is constrained by gene function, the structure of genetic networks, and population biology. The genetic basis of evolution may be predictable to some extent, and further understanding of this predictability requires incorporation of the specific functions and characteristics of genes into evolutionary theory.

Non è finita. Nello stesso numero c'è un articolo per l'origine dell'arte e del simbolismo (che quando scrivo non è disponibile) e varie altre frattaglie di gran gusto, come un articolo sul fatto che la pelliccia nera nei lupi è dovuta probabilmente a un gene sorto nei cani domestici e rientrata nella specie originaria (si chiama introgressione?). 

Ecco qua due lupi della stessa cucciolata a Yellowstone.



















Nel lavoro è implicato anche Randi, un ottimo biologo molecolare dell'Infs (o come ci chiama adesso l'Istituto per la fauna selvatica - conoscendo i miei polli lo ribattezzeranno Ilpsias, Istituto per la libertà di prelievo di specie inutili e anche un po' schifose, e metteranno a capo Francesco Cramer, del Giornale).


*Si, avete letto bene, ho scritto evosistema; la mia mente
fertile ha partorito una nuova parola, che sta a significare
l'interazione tra le specie in evoluzione e l'ecosistema in cui vivono
(non è vero, è stato un errore di stampa, ma lo lascio così).

** La foto della mosca è di Science/AAAS, quella dei lupi è di Daniel Stahler/NPS. Tutte due provengono dal sito di Science.


04 febbraio 2009

Avrei voluto essere là

Nel tempo e nello spazio. In una remota regione della Colombia, il Cerrejon, all'interno di una miniera di carbone a cielo aperto, questa qua sotto, hanno trovato alcuni frammenti di uno scheletro di un serpente. Sempre attenti alla sensazionalità, anche se sono di Nature, gli autori l'hanno già qualificato come il più grosso serpente mai esistito. Visse circa 58-60 milioni di anni fa - poco dopo la scomparsa dei dinosauri (e questo fa pensare che l'evoluzione del gigantismo non è poi un processo così lento) ed era lungo circa 13 metri e avrebbe dovuto pesare non meno di una tonnellata. Le misure sono un'inferenza, il rapporto tra la dimensione delle vertebre del serpentone e quelle dei serpenti viventi. Oltre alla bestia in sé, che hanno chiamato Titanoboa cerrejonensis, i paleontologi hanno ricostruito anche l'ambiente che lo circondava. Dalle prede, coccodrilli e testuggini, alla foresta dove viveva, al clima, ricostruito i base alle dimensioni dell'animale, che a quanto ho capito sono direttamente proporzionali alla temperatura in cui viveva. Proprio il clima era interessante, perché secondo i ricercatori era molto più caldo di quanto avvenga oggi; raggiungeva infatti i 30-30 °C come media annuale. Questo significa anche che un qualche tipo di foresta tropicale poteva (e quindi può) esistere a temperature molto più alte di quelle di oggi. Anche se l'effetto serra era molto potente, quindi, niente impedisce (a parte la distruzione) che anche in un prossimo futuro i tropici possano essere coperti di foreste tropicali. Qui sotto una meravigliosa ricostruzione del tutto, da usare anche come desktop del
computer.




02 febbraio 2009

Braccia rubate agli zoo...

... dove dovrebbe andare a spalare merda di elefante, mentre il proprietario (infuriato) è in gabbia. E lo dico di un collega, figuriamoci. I fatti sono tutti racchiusi in questo link. Il giornalista, tale Francesco Cramer, parla dei "lavori inutili" e pagati profumatamente dalle regioni (quelle anche solo vagamente di sinistra). E si concentra sui "lavori bestiali", in  breve le consulenze faunistiche. Ed elenca: il professor Andrea Gazzola, pisano, professore all’Università di Sassari, espertissimo di lupi. Lui, mago nell’imitare il verso della bestia, proprio per questo è stato ingaggiato dalla Regione per una consulenza da urlo. 8mila 750 euro l’anno per «monitorare la specie lupo (canis lupus) in valle d’Aosta mediante il wolf-howling».
Alessandro Sciarillo: 110 euro per una lectio magistralis di un giorno su «l’ape e i suoi prodotti».
70mila euro per «l’indagine e l’analisi faunistico ambientale per lo studio della lepre variabile, nell’ambito del progetto Gestalp».
Elena Patriarca: sei mesi [] per «l’attività di monitoraggio demografico e l’inventario dei chirotteri presenti in valle». Praticamente un censimento dei pipistrelli: 6mila euro a una delle bat-studiose più autorevoli d’Italia.
Josef Leiter per «rilevare e analizzare la situazione dei gamberi», ma solo quelli «d’acqua dolce»
Professoressa Clara Paola Brambilla per lo «studio del comportamento del cervo nel bacino del Travignolo mediante dati radiotelemetrici»
3mila euro al professor Vincenzo Ferri per il progetto «Mitigazione dell’impatto del traffico stradale sulle popolazioni anfibie».

Questi sono gli studi che il Cramer, tra sghignazzi e colpetti di gomito, stigmatizza. Con un richiamo implicito al nano2, cioè l'ormai mitico brunetta, a suonargliele lui a questi spreconi, che buttano soldi per studiare bestie. Inutili e dannose di per sé, a meno che non siano in salmì, presumo. Ah, ma adesso ci pensa lui, viene lì e ve le canta, tra un risotto e l'altro.
A parte il tono irritante, quello che sconcerta di più in questo organo di stampa e nei suoi degni compari (oddio, stampa...) è il continuo attacco preconcetto a quello che non capiscono. Il direttore (o il nano1) non sa perché si debba studiare il cervo o la lepre variabile (Lepus timidus, a prima maiuscola, la seconda minuscola, e in corsivo)? Allora noi attacchiamo, diciamo che buttano i soldi dei contribuenti, che questi comunisti sono anime belle che vogliono proteggere lepri e pipistrelli, quegli schifosi topi volanti che si attaccano ai capelli delle donne. Soldi per la fisica? A che serve (se non lo sa la carlucci, non ha nessuna utilità)? Soldi per studi di fitosociologia? Ma guarda questi ignoranti, non sanno che le piante non si muovono.
Giornalismo da bar di periferia, ignorante come fede e fiero di esserlo, parole a ruota libera come se io parlassi di basket uiguro. Assoluta mancanza di professionalità (informati, imbecille, a che servono quei soldi). Insomma, braccia rubate allo zoo. Ecco (una delle) reazioni della mailing list vertebrati. Dove le persone sono ancora civili, mica come me:
Come sempre, l'ignoranza "per scelta" (cioè di chi giudica e sbandiera slogan senza "voler" capire) è il problema maggiore. Quando l'ignoranza prende la strada della "ridicolizzazione" del lavoro altrui, poi, non può che destare irritazione. Infine, quando i "ridicolizzati" sono persone con adeguata formazione, tecnici o laureati, che credono in ciò che fanno e si arrabattano con pochi euro sperando comunque di dare un loro contributo a ridurre gli effetti di una gestione irresponsabile dell'ambiente...beh; direi si rasenti lo sconforto e l'incredulità (altro che "cartellino da timbrare"!! Molti di questi lavorano una quantità di ore incredibili senza nessun genere di diritto e riscontro! Ma forse questo è "troppo utopico" perché possa essere compreso dal "brunettista medio").

Sotto i nostri occhi

Lo scioglimento dei ghiacciai è una delle prove più lampanti del riscaldamento globale, e una delle poche (che io sappia) cui i negazionisti non controbattono. Esce ora un rapporto (pdf) del World Glacier Monitoring Service dal titolo Global Glacier Changes: facts and figures, in cui si dice che ghiacciai si stanno sciogliendo a una velocità mai vista prima. Ecco le frasi finali del sommario:

In the current scenarios of climate change, the ongoing trend of worldwide and rapid, if not accelerating, glacier shrinkage on the century time scale is most likely of a non-periodic nature, and may lead to the deglaciation of large parts of many mountain ranges in the coming
decades. Such rapid environmental changes require that the international glacier monitoring efforts make use of the swiftly developing new technologies, such as remote sensing and geo-informatics, and relate them to the more traditional field observations, in order to better
face the challenges of the 21st century.



Nella presentazione sul sito sono un po' più decisi:
it is possible that glaciers may completely disappear from many mountain ranges in the 21st century

Questo è l'andamento del ghiacciaio del Careser, che ho visto qualche anno fa. Il valore si riferisce alla percentuale di perdita, ovviamente (la scala orizzontale va dal 1945 al 2005):


01 febbraio 2009

Quando si dice l'ironia


Il testo seguente è una canzone dei Jefferson Airplane, su Volunteers, scritta dal batterista (Spencer Dryden), mentre nella banda tutti litigavano con tutti e producevano un capolavoro come il disco in questione.


A Song For All Seasons

Well the word was out on the street today
All the friends that I'd met would have to say
While your records line the shelves
You're fighting amongst yourselves
That's a hell of a lot of dues for you to pay
Well the word my friend you know is on the street
It's on the lips of everyone I meet
While you're climbin up the chart
Your band just fell apart
I guess your life just ain't really that complete
You know your car with which I was impressed
Well I hear that it's gonna be repossessed
Well I thought you had it made
But you ain't even paid
For the things that you've bought
Since the acid test
I hear you manager skipped town with all your pay
And your lead singer's bulge turns the censors grey
Wall that's really a doggone shame
But who's there left to blame
And all you ever really wanted was just to play
They say your drummer he's crazy as a loon
Last night they found him baying at the moon
As as for your lead guitar
He just cracked up his car
But he should be out of traction very soon
Well my friend it's time for me to go
I just can't be late for my evening show
You see I've written this tune
And I hope that very soon
I'll be heard on Top 40 radio


Chi riesce ad ascoltare il pezzo, senta bene in pianoforte. E' di Nicky Hopkins; se andate a vedere la biografia di Nicky Hopkins, controllate con chi ha suonato. Risposta - TUTTI

Nel frattempo apprendo che il cantautore John Martin è morto. L'ho sentito un paio di volte in concerto negli anni Settanta. Era affascinante come nessuno. R.I.P.

Qui un video:



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Now playing: The Blues Project - Spoonful
via FoxyTunes

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