31 gennaio 2009

Si saranno mica messi d'accordo?

Prosegue l'alluvione degli articoli su Darwin. E in rete accadono cose che voi uma... no, scusate, cose strane. Per esempio il fatto che una rivista come Smithsonian  e un'altra come il National Geographic abbiamo pubblicato due articoli portanti (i principali) con lo stesso titolo: What Darwin didn't know, cioè quello che Darwin non sapeva. Ora, Darwin non sapeva molte cose, dalla genetica alla paleontologia alla chimica alla biologia molecolare. Non per questo è necessario far notare che le conoscenze del vecchio signorotto inglese era limitate. Questo lo sanno tutti. E allora ho pensato che forse questo vezzo da rivista di sicura "fede" evoluzionista non fosse altro che un modo per distinguersi, per far notare al pubblico che loro sono bravi, più bravi degli altri, e non mettono la solita pappetta predigerita  del "genio inglese che ha fatto un viaggio di 5 anni ed è tornato che sapeva tutto". No, loro sono veri giornalisti e sono in grado di fare uno scoop anche a distanza di 150 anni. E scoprono che il genio era anche un ignorante, nel senso che ignorava alcune cose. La gente è più propensa a comperare una copia del Giornale che dice "Berlusconi è un ladro" (la verità, in fondo, niente di sconvolgente) piuttosto che una copia di Repubblica che strilla "Berlusconi vuole una dittatura". Entrambe sono verità, ma il medium è il messaggio e quella roba lì. Il fatto però che entrambe le riviste si siano dedicate a qualcosa di negativo, e non per esempio "Scoperte nuove lettere di Darwin", mi fa pensare che ormai le riviste si stiano rivolgendo a un lettore che aspetta solo notizie controfattuali, in contrasto con l'anima del mezzo di comunicazione, per essere sorpreso. In questo senso il botto lo ha fatto però New Scientist, che ha intitolato il suo ultimo fascicolo Darwin was wrong, cioè Darwin aveva torto. L'articolo ha scatenato un vero e proprio uragano nella blogosfera (ecco un post particolarmente lungo sull'argomento), ma, ancora, non è del tutto sbagliato. È ovvio che avesse torto su un casino di cose, come il fatto che non sapesse che molti esseri viventi si erano scambiati i geni - non sapeva neppure cos'erano i geni!!
L'articolo di New Scientist non è malissimo, anche se ci sono alcuni punti veramente critici - li trovate nel post sopra.

Ha però due problemi: potrebbe armare le capacità dialettiche dei creazionisti, come sembra abbia già fatto (non trovo più il link...), e potrebbe anche gettare più che un discreto discredito sui giornalisti scientifici. Per il primo punto non me ne preoccuperei; anche Gould era citatao di creazionisti. Per il secondo la faccenda è più grave perché se è vero che i giornalisti hanno bisogno degli scienziati (sennò cosa scrivono?) è vero anche il contrario. Nonostante l'esplosione di blgo scientifici in giro per il mondo (persino in Italia) spesso i messaggi dei ricercatori sono lunghi, oscuri e con ben poco appeal. Insomma, se vogliamo che i messaggi della scienza raggiungano anche il "popolo", sono necessari due elementi. Che se litigano fanno male a sé e agli altri. E anche alla società, tutto sommato.

30 gennaio 2009

Caro papa,

non sono io che sono negazionista, sono loro che non sono morti nelle camere a gas

ha detto proprio così?

29 gennaio 2009

Bassi e alti, primitivi e avanzati


Un articolo sull'attuale numero di Plos biology cerca di chiarire alcuni punto oscuri sull'origine dei Metazoi, cioè - essenzialmente - degli animali. L'articolo parte da un esame delle varie ipotesi che, dall'Ottocento, hanno cercato di spiegare da dove derivano i cosiddetti triploblasti, gli animali con tre foglietti embrionali e dalla struttura più complessa, come Cordati, Molluschi e Artropodi. Poiché il cervello umano tende a sovrapporre propri schemi mentali alla realtà, si è sempre pensato che i triploblasti fossero derivati dai diploblasti, che hanno solo due foglietti embrionali, quindi una struttura più semplice e di conseguenza sono più "primitivi" - qui anche una vecchia discussione su Pharyngula, che mi sembra superata dall'articolo i quesitone. Questo lavoro, utilizzando dati morfologici e genetici, ha infatti ridisegnato l'albero della vita, mettendo vicino alle sue radici (non NELLE sue radici, perché le radici stesse sono perse nel tempo), dicevo mettendo vicino alla radici un altro phylum, quello dei Placozoa (il link ha anche una bella discussione sugli aspetti tassonomici della faccenda), rappresentati da una sola specie, il Trichoplax adhaerens, una bestia strana, ma strana strana. Quello che cerca di contrastare l'articolo è la visione che dai Placozoi si sia andati verso animali più complessi, i diploblasti, e che da questi si sia arrivati poi ai triploblasti. Gli autori dicono invece che i diploblasti e i triploblasti sono totalmente "sister group", quindi non sono più primitivi o più avanzati l'uno dell'altro. Quindi non possono essere derivati l'uno dall'altro. E che i Placozoi sono gli animali dalla struttura più semplice. Il problema che si pone a questo punto sono alcune somiglianze tra Bilateria (un altro modo di definire i triploblasti, in base al fatto che hanno simmetria bilaterale) e gli Cnidari possiedono alcune strutture simili (analoghe od omologhe?). E infatti gli autori dicono che se è possibile ipotizzare un'evoluzione indipendente degli assi corporei di diploblasti e Bilateria, non è così faciile pensare che il sistema nervoso, gli occhi o altre particolarità si siano evolute in maniera parallela. La soluzione? Che i geni che hanno dato origine al sistema nervoso fossero già presenti nell'urmetazoo e che i geni stessi precedano la manifestazione morfologica di un organo. Per esempio il genoma dei Placozoi contiene esempi di tutti i maggiori geni implicati nella neurogenesi degli animali "superiori" (anche l'articolo dice higher), anche se non hanno neppure un pizzico di sistema nervoso. Per finire, ecco lo schema che suggeriscono gli autori:

In una nota all'articolo Larry Moran fa notare che il lancio su Sciencedaily parla di animali superiori e inferiori, anche se tra virgolette, dicono io, e conclude Do NOT use the words "higher" and "lower" to describe biological species. Rimandando allo stesso tempo a un post di Ryan Gregory (un esperto di Dna barcoding) sull'argomento, che fornisce anche l'indirizzo di un suo articolo dal titolo Understanding evolutionary tree (qui il pdf intero). Un bel lavoro, per quel che capisco.

28 gennaio 2009

Questa devo metterla

Lo beccato su Panda's thumb, a proposito della foto di un gorilla

Matt Young | January 26, 2009 6:53 PM

I saw a wild primate once. I think he was a bishop.

mrg (iml8) replied to comment from Matt Young | January 26, 2009 9:24 PM

Matt Young said:

I saw a wild primate once. I think he was a bishop.

Did he only walk diagonally?

Non è colpa mia se hanno eletto Obama...



... e quindi cominciano a uscire studi anche da organizzazioni del governo statunitense che indicano come la situazione sia piuttosto critica per il clima mondiale, ora e in futuro. Anche studi con una buona o ottima base scientifica (sempre per quel che posso giudicare). Per esempio questo studio pubblicato sui Pnas (il link rimanda a un comunicato stampa della Noaa, cui appartengono gli studiosi che hanno condotto lo studio, ma esiste anche l'articolo originale di Pnas, ovviamente). Le conclusioni di Susan Solomon e compagni (svizzeri)? Che, anche se smettiamo di immettere CO2 nell'atmosfera a un certo livello, le cose continueranno a procedere com'è oggi per almeno 1000 anni. Ecco la parte più importante:
The study examines the consequences of allowing CO2 to build up to several different peak levels beyond present-day concentrations of 385 parts per million and then completely halting the emissions after the peak. The authors found that the scientific evidence is strong enough to quantify some irreversible climate impacts, including rainfall changes in certain key regions, and global sea level rise.
Ciò significa che:
If CO2 is allowed to peak at 450-600 parts per million, the results would include persistent decreases in dry-season rainfall that are comparable to the 1930s North American Dust Bowl in zones including southern Europe, northern Africa, southwestern North America, southern Africa and western Australia. Altre conseguenze sono irreversible dry season rainfall reduction e inexorable sea level rise. Quest'ultimo dato (al minimo 0,4-1 metro) è calcolato senza tenere conto dei collassi dei ghiacci groenlandesi e antartici, possibili ma molto difficili da determinare.
È ovvio che tutto quello che riguarda il futuro deriva da modelli al computer, e come tali contestabili (specie dai negazionisti), ma questi sono i dati pubblicati, e come detto alcuni post fa, su questi mi baso.

L'immagine sopra, tratta dall'articolo, indica il limite inferiore di innalzamento irreversibile del livello del mare.

Articolo di Dawkins


Anche se non particolarmente amato da tutti per una ragione o per l'altra, val sempre la pena ascoltare la voce di Richard Dawkins, evoluzionista sommo inglese e grande divulgatore del verbo darwiniano. Dawkins pubblica un articolo dal titolo The power of Darwin su Free inquiry, la rivista del Council for secular humanism (sopra la copertina). Anche se ripete concetti e idee già espressi altrove, l'articolo è particolarmente interessante perché presenta un'ipotesi poco scientifica ma molto curiosa e intrigante; quello della "potenza di una teoria". Dawkins dice che una teoria si giudica anche dal rapporto tra ciò che spiega e i presupposti che è necessario assumere per spiegare. Insomma una cosa così:

Power of a theory= That which it explains/That which it needs to assume in order to do the explaining

Non so se qualcun altro ha già utilizzato lo stesso principio per giudicare altre teorie, ma secondo Dawkins questo basta per far sì che la teoria dell'evoluzione sia da considerare la più "potente" mai espressa da mente umana, perché

Power of Darwin’s theory=The diverse complexity of life/Non-random survival

Dawkins prosegue dicendo anche che la sua potenza simula l'illusione di un progetto, ed è questo che spaventa tutti quelli che vi si oppongono, perché People are naturally incredulous that anything so simple could explain so much. E, secondo me, hanno anche ragione. Non nel senso che la teoria dell'evoluzione non sia vera, ma è così apparentemente semplice che non sembra in grado di spiegare l'evoluzione della complessità.
Dawkins conclude con altre brillanti idee, come per esempioo il fatto che la sopravvivenza del più adatto avviene all'interno della specie, non tra le specie (vabbè, l'idea è di Darwin, ma lui la ribadisce). Oppure che la distruzione dell'illusione del progetto non dev'essere presente solo nella biologia, ma anche nell'intero universo, quindi nella fisica. Bel saggio, da leggere.

Anche se... Larry Moran su Sandwalk fa notare che Natural selection does NOT explain all of life and its consequences. Ci sono anche la deriva genetica e altre forze più contingenti cui si deve più che alla pura selezione naturale. E ha ragione anche lui. Dawkins insomma è un adattazionista puro, e non si smentisce mai.

25 gennaio 2009

Altro sondaggio


Ho scoperto (dal Guardian) questo enorme elenco di libri che uno deve leggere. Da lì ho estratto solo quelli di fantascienza e fantasy (e altro, mi pare di capire, tipo l'horror, che non leggerei neppure in un'isola deserta), ed ecco il risultato (in bold quelli che ho letto):

The Hitchhikers Guide to the Galaxy by Douglas Adams
Non-Stop by Brian W Aldiss
Foundation by Isaac Asimov
The Blind Assassin by Margaret Atwood
The Handmaid's Tale by Margaret Atwood
In the Country of Last Things by Paul Auster
The Drowned World by JG Ballard
Crash by JG Ballard
Millennium People by JG Ballard
The Wasp Factory by Iain Banks
Consider Phlebas by Iain M Banks
Weaveworld by Clive Barker
Darkmans by Nicola Barker
The Time Ships by Stephen Baxter
Darwin's Radio by Greg Bear
Vathek by William Beckford
The Stars My Destination by Alfred Bester
Fahrenheit 451 by Ray Bradbury
Lost Souls by Poppy Z Brite
Wieland by Charles Brockden Brown
Rogue Moon by Algis Budrys
The Master and Margarita by Mikhail Bulgakov
The Coming Race by EGEL Bulwer-Lytton
A Clockwork Orange by Anthony Burgess
The End of the World News by Anthony Burgess
A Princess of Mars by Edgar Rice Burroughs
Naked Lunch by William Burroughs
Kindred by Octavia Butler
Erewhon by Samuel Butler
The Baron in the Trees by Italo Calvino
The Influence by Ramsey Campbell
Alice's Adventures in Wonderland by Lewis Carroll
Through the Looking Glass and What Alice Found There by Lewis Carroll
Nights at the Circus by Angela Carter
The Passion of New Eve by Angela Carter
The Amazing Adventures of Kavalier and Clay by Michael Chabon
The Man who was Thursday by GK Chesterton
Childhood's End by Arthur C Clarke
Jonathan Strange & Mr Norrell by Susanna Clarke
Hello Summer, Goodbye by Michael G Coney
Girlfriend in a Coma by Douglas Coupland
House of Leaves by Mark Danielewski
Pig Tales by Marie Darrieussecq
The Einstein Intersection by Samuel R Delaney
Do Androids Dream of Electric Sheep? by Philip K Dick
The Man in the High Castle by Philip K Dick
Camp Concentration by Thomas M Disch
Foucault's Pendulum by Umberto Eco
Under the Skin by Michel Faber
The Magus by John Fowles
American Gods by Neil Gaiman
Red Shift by Alan Garner
Neuromancer by William Gibson
Herland by Charlotte Perkins Gilman
Lord of the Flies by William Golding
The Forever War by Joe Haldeman
Light by M John Harrison
The House of the Seven Gables by Nathaniel Hawthorne
Stranger in a Strange Land by Robert A Heinlein
Dune by Frank L Herbert
The Glass Bead Game by Herman Hesse
Riddley Walker by Russell Hoban
The Private Memoirs and Confessions of a Justified Sinner by James Hogg
Atomised by Michel Houellebecq
Brave New World by Aldous Huxley
The Unconsoled by Kazuo Ishiguro
The Haunting of Hill House by Shirley Jackson
The Turn of the Screw by Henry James
The Children of Men by PD James
After London; or, Wild England by Richard Jefferies
Bold as Love by Gwyneth Jones
The Trial by Franz Kafka
Flowers for Algernon by Daniel Keyes
The Shining by Stephen King
The Victorian Chaise-longue by Marghanita Laski
Uncle Silas by Joseph Sheridan Le Fanu
The Earthsea Series by Ursula Le Guin
The Left Hand of Darkness by Ursula Le Guin
Solaris by Stanislaw Lem
Memoirs of a Survivor by Doris Lessing
The Chronicles of Narnia by CS Lewis
The Monk by Matthew Lewis
A Voyage to Arcturus by David Lindsay
The Night Sessions by Ken Macleod
Beyond Black by Hilary Mantel
Only Forward by Michael Marshall Smith
I Am Legend by Richard Matheson
Melmoth the Wanderer by Charles Maturin
The Butcher Boy by Patrick McCabe
The Road by Cormac McCarthy
Ascent by Jed Mercurio
The Scar by China Mieville
Ingenious Pain by Andrew Miller
A Canticle for Leibowitz by Walter M Miller Jr
Cloud Atlas by David Mitchell
Mother London by Michael Moorcock
News from Nowhere by William Morris
Beloved by Toni Morrison
The Wind-Up Bird Chronicle by Haruki Murakami
Ada or Ardor by Vladimir Nabokov
The Time Traveler's Wife by Audrey Niffenegger
Ringworld by Larry Niven
Vurt by Jeff Noon
The Third Policeman by Flann O'Brien
The Famished Road by Ben Okri
Nineteen Eighty-Four by George Orwell
Fight Club by Chuck Palahniuk
Nightmare Abbey by Thomas Love Peacock
Titus Groan by Mervyn Peake
The Space Merchants by Frederik Pohl and CM Kornbluth
A Glastonbury Romance by John Cowper Powys
The Discworld Series by Terry Pratchett
The Prestige by Christopher Priest
His Dark Materials by Philip Pullman
Gargantua and Pantagruel by Francois Rabelais
The Mysteries of Udolpho by Ann Radcliffe
Revelation Space by Alastair Reynolds
The Years of Rice and Salt by Kim Stanley Robinson
Harry Potter and the Philosopher's Stone by JK Rowling
Satanic Verses by Salman Rushdie
The Female Man by Joanna Russ
Air by Geoff Ryman
The Little Prince by Antoine de Saint-Exupery
Blindness by Jose Saramago
How the Dead Live by Will Self
Frankenstein by Mary Shelley
Hyperion by Dan Simmons
Star Maker by Olaf Stapledon
Snow Crash by Neal Stephenson
The Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde by Robert Louis Stevenson
Dracula by Bram Stoker
The Insult by Rupert Thomson
The Hobbit by JRR Tolkien
The Lord of the Rings by JRR Tolkien
A Connecticut Yankee in King Arthur's Court by Mark Twain
Sirens of Titan by Kurt Vonnegut
The Castle of Otranto by Horace Walpole
Institute Benjamenta by Robert Walser
Lolly Willowes by Sylvia Townsend Warner
Affinity by Sarah Waters
The Time Machine by HG Wells
The War of the Worlds by HG Wells
The Sword in the Stone by TH White
The Old Men at the Zoo by Angus Wilson
The Book of the New Sun by Gene Wolfe
Orlando by Virginia Woolf
Day of the Triffids by John Wyndham
The Midwich Cuckoos by John Wyndham
We by Yevgeny Zamyatin

L'elenco è troppo inglese, poco americano e molto snobbish. Ma insomma...

Sondaggio sulla CO2

Quanto valgano i sondaggi tutti lo sanno. Dipende da chi li fa, dalle domande fatte, da chi è coinvolto. Quando poi si fanno sondaggi sulla scienza, il tutto è ancora più critico; chi intervistiamo, tutti i cittadini o solo gli esperti? Se facessimo un sondaggio sul nucleare solo tra gli ingegneri nucleari, non credo ci sarebbero dubbi sul risultato. Per questo conviene prendere un po' cum grano salis questo sondaggio che Peter Doran ha condotto intervistando 3146 scienziati che si occupano di clima: il risultato pubblicato su Eos lo vedete qua sotto:

Insomma, a questa domanda:
Have mean global temperatures risen compared to pre-1800s levels, and has human activity been a significant factor in changing mean global temperatures? Il 90% dei ricercatori hanno risposto sì alla prima parte della domanda e l'82% alla seconda. La percentuale aumenta fino al 97% di quelli che fanno ricerca attiva sul clima. Quelli meno d'accordo sono i geologi del petrolio e i meteorologi.
Interessante anche vedere la differenza con il pubblico, derivato da un sondaggio della Gallup. Secondo Doran: "The debate on the authenticity of global warming and the role played by human activity is largely nonexistent among those who understand the nuances and scientific basis of long-term climate processes". Pietra tombale sulle discussioni? Per niente, perché lo stesso Eos all'inizio dell'anno scorso si era rifiutato di pubblicare un altro sondaggio, di cui questo è l'abstract.
An online poll of scientists' opinions shows that, while there is strong agreement on the important role of anthropogenically-caused radiative forcing of CO2 in climate change and with the largest group supporting the IPCC report, there is not a universal agreement among climate scientists about climate science as represented in the IPCC's WG1. The claim that the human input of CO2 is not an important climate forcing is found to be false in our survey. However, there remains substantial disagreement about the magnitude of its impacts. The IPCC WG1 perspective is the mean response, though there are interesting differences between mean responses in the USA and in the EU. There are, also, a significant number of climate scientists who disagree with the IPCC WG1 perspective.

Che dire?

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Now playing: PHISH: "Tweezer Reprise" -
via FoxyTunes

23 gennaio 2009

Gli errori di Darwin


Vedo già Blondet salivare alla prospettiva di scrivere un articolo su... dove scrive lui adesso. O Piattelli Palmarini sacrificare ornitorinchi al suo dio DAT (che è l'acronomimo di Darwin aveva torto). Le cose stanno così. La rivista inglese New Scientist ha pubblicato un articolo dal titolo piuttosto "visto": Darwin aveva torto (Darwin was wrong). L'autore riprende un'idea interessante, ancorché non certo nuovissima. Cioè il fatto che, perché l'evoluzione abbia una sua validità, le linee filogenetiche delle varie specie - pur nate da una fonte comune - devono essere per così dire separate. Quando dal tronco nasce un ramo dell'albero della vita, insomma, questo non deve anastomizzarsi con altri rami, altrimenti tutto si incasina e non è più possibile seguire l'origine delle specie vere e proprie. L'articolo, che si può leggere qua, a mio parere non è proprio malvagio: cita studi piuttosto classici e altri recenti, spiega le basi del ragionamento e afferma che in fondo non si può  dimenticare la maggioranza dei viventi (i batteri) solo perché il loro modo di evolvere è particolarmente complesso. Ci sono alcune affermazioni piuttosto pesanti, come "Non abbiamo prove che l'albero della vita sia una realtà" di un biologo francese, Eric Bapteste, dell'università  Pierre and Marie Curie di Parigi. Tutto sommato non un brutto lavoro, se non che... secondo Wilkins, qui, l'autore (ripreso anche dal Telegraph, che conclude con una strizzatina d'occhio al progetto intelligente), ha confuso due piani di evoluzione: quello dei taxa e quello dei geni. Non sono la stessa cosa e, anche se c'è un frequente scambio di geni - persino all'interno degli eucarioti - la nascita di una specie segue sempre bene o male la stessa logica darwiniana della "descent with modification". L'idea fondamentale di Darwin infatti, quella su cui si basa anche la selezione naturale, è proprio la discenza comune di tutte le specie viventi. È anche l'idea che viene più respinta dagli anti-evoluzionisti. Parla dell'articolo anche Larry Moran su Sandwalk (da lì il disegno sopra), il blog evolutionarynovelty. Nessuno ne parla proprio benissimo, e l'autore dell'articolo è intervenuto in un paio di post. La polemica è interessante, anche perché ripeto che secondo me il lavoro non è pessimo. Almeno non come un altro articolo citata da Wilkins, ma su cui non si sofferma, che è apparso su Newsweek, in cui tale Sharon Begley equipara l'eredità dei caratteri acquisiti all'eredità epigenetica. L'articolo è piuttosto terribile, in questo caso, e dimostra una conoscenza dell'argomento abbastanza povera. Insomma, l'anno darwiniano sta entrando nel vivo, e nessuno perde occasione per dimostrare quanto Darwin abbia torto. Peccato che tutti i miei colleghi che scrivono sembra che non abbiano alcuna idea di DOVE Darwin avesse torto. E che non era del tutto colpa sua, perché infondo sono passati circa 150 dall'Origine delle specie. E un filo la scienza è andata avanti.


Terrificante

Questa vignetta è quanto di più raffinato e cinico abbia mai letto:



E la storia di Jurassic Park c'ho anche messo un po' a capirla. Mah, sarà l'età

22 gennaio 2009

Ennesima raccolta di articoli





La rivista ScienceNews (di solito a pagamento) pubblica una buona serie di articoli liberi su Darwin, l'impatto della sua teoria e alcuni apsetti particolari ma interessanti del pensiero darwiniano visto alla luce delle conoscneze moderne. I file pdf possono essere scaricati solo si si ha l'abbonamento, ma i documenti stessi sono invece leggibili e stampabili on line. Qui la prima pagina con tutti gli articoli linkati.
Gli articoli sono:

Darwin's Evolution
di Tom Siegfried

Two centuries ago, modern biology’s founding father was born in England. He became the most celebrated scientist of his time, deciphering the records of life’s history from creatures extinct and living and thereby explaining the genesis of life’s diversity.

Evolution's Evolution
di Rachel Ehrenberg

Darwin's dangerous idea has adapted to modern biology

Molecular Evolution
di Tina Hesman Saey

Investigating the genetic books of life reveals new details of "descent with modification" and the forces driving it.

Step-by-step Evolution

di Sid Perkins

Mining the gaps: The in-between fossils are the hardest to find, but they tell the best stories.

Computing Evolution
di Patrick Barry

An extensive look at the mathematics
formulated around Darwin’s "Tree of Life", his essential diagram of evolution.

A Most Private Evolution
di Susan Milius

Dumb designs for sex: Evolutionary biology walks on the weird side


Mi sono piaciuti particolarmente quello di paleontologia e l'ultimo sull'evoluzione sessuale. Ma sono tutti interessanti.

La fotografia sopra rappresenta un Gerobatrachus hottoni, che visse circa 290 milioni di anni fa. È un fossile di transizione tra gli anfibi più basali e le moderne rane e salamandre. Foto: K. Bendiktsen

Su scienza e religione


Un articolo sul giornale tedesco Der Spiegel (qui la traduzione inglese) ci racconta, un po' alla tedesca, il rapporto tra Darwin, la scienza e la religione. Un po' alla tedesca vuol dire con un percorso non sempre lineare, ma che oscilla un po' tra il rapporto tra Darwin e la religione e quello tra la scienza e Dio o sulla base evolutiva delle credenze, con pizzichi di sale che vengono da nuove scoperte (fossili precambriani, per esempio) o note di politica. Tutto sommato, una buona lettura, accompagnata da una photogallery con alcuni interessanti sondaggi sulla fede negli Stati Uniti e in Europa, come quello sotto.

21 gennaio 2009

Polo sud, che caldo

Ritorno con articoli "seri" sul global warming (d'ora in poi gli articoli seri saranno indicati dal disegnino sulla sinistra - ho copiato l'idea da alcuni blogger ammerecani). Uno dei cavalli di battaglia dei negazionisti è il relativo raffreddamento dell'Antartide rispetto al resto del globo (sembra che almeno sul fronte del "la Terra è un filo più calda" ci sia più consenso). Qui un altro link a un quotidiano statunitense, qui alla controversia su Wiki. Allora, visto che una parte dell'Antartide si raffredda, non vuol forse dire che l'intero pianeta non sta proprio precipitando verso l'inferno caldo? Ecco una ricerca che fa chiarezza. Apparsa sull'ultimo numero di Nature, la ricerca dice semplicemente che tutto il continente antartico si riscalda quanto il resto del pianeta. Se l'Antartide orientale si raffredda, infatti, quella orientale si riscalda a un ritmo tale da mettere l'intero continente al passo con il resto della Terra.
I dati sono questi: warming in West Antarctica exceeded one-tenth of a degree Celsius per decade for the last 50 years. La media tra caldo e freddo è stata fatta, secondo gli autori, interpolando nuovi dati dei satelliti (che vedono la temperatura dell'Antartide solo da 25 anni) e delle stazioni a terra (che però sono quasi tutte vicino alla costa) attraverso tecniche statistiche mai usate prima. I dati collimano, e si possono usare uno accanto all'altro.
Ecco l'immagine che rappresenta il riscaldamento dell'Antartide.
La didascalia recita: warming that scientists have determined has occurred in West Antarctica during the last 50 years, with dark red showing the area that has warmed the most.
Image courtesy of NASA; Credit E. J. Steig.

Non è finita. Una delle ipotesi che spiegano il raffreddamento dell'Antartide orientale tira in ballo lo strato di ozono che, come tutti sanno, si è assottigliato proprio sopra il Polo Sud a causa dei clorofluorocarburi (CFC). Quando lo strato di ozono si sarà ricomposto (ci vorrà qualche decennio, penso) anche l'Antartide orientale comincerà a scaldarsi allo stesso ritmo di quella occidentale.

Nello stesso numero di Nature c'è un articolo che s'intitola: Spring forwards e racconta di come, in conseguenza del riscaldamento globale, la primavera arriva prima, l'autunno dopo e la differenza di temperature tra inverno e l'estate si stia livellando. I tempi sembrano minuscoli; rispetto alla prima metà del Ventesimo secolo, lo spostamento è di circa 1,7 giorni sulla terraferma (i dati sugli oceani sono meno chiari, e sembrano andare parzialmente al contrario). Ecco l'immagine dall'articolo:
La didascalia è questa: trends in the phase of the annual cycle in surface temperature from
1954-2007. Blue indicates earlier seasons and red indicates later seasons. Trends on land are generally towards earlier seasons. Credit A.Stine.

I trend recenti sono molto anomali, e non possono essere spiegati dalla variabilità naturale, dicono gli autori.

Evoluzione in negativo


Chissà perché quando i giornali di divulgazione parlano di evoluzione per selezione naturale e tutte le altre selezioni (è una specie di mantra) cercano spesso di definirla al negativo. Cioè di quello che la selezione NON è, piuttosto che quello che è. Per esempio qui, a Berkely, si parla di misconceptions of evolution. Oppure qui, su New Scientist, si parla di miti e incomprensioni. Il documento più antico, forse, è qua, sul NG talk.origins, che si è trasformato in un sito ricchissimo di risorse. Non che ci siano solo quelle pagine, ma sono molto più frequenti secondo me di siti che parlano di incomprensioni sulla meccanica quantistica (anche se ho trovato questo documento, che mi sembra più per addetti ai lavori). Molti dei documenti sugli errori e le incomprensioni dell'evoluzione sono invece più adatti a un pubblico meno addentro, e più sicuro delle proprie idee, per sbagliate che siano. E non ci sono solo creazionisti, in palese malafede, ma anche molti che all'apparenza sono decisamente intelligenti (fisici o informatici, per esempio). Questo perché, come spesso è stato detto, l'idea dell'evoluzione in sé e per sé è piuttosto semplice - le specie cambiano nel tempo. Ma è molto difficile capire prima di tutto la selezione naturale - le specie cambiano perché l'ambiente (non un agente perfettametne individuabile) le seleziona. E soprattutto molto si ritraggono inorriditi quando cominciano a capire le conseguenze dell'evoluzione. Che cioè il processo non ha direzione, non ha un fine, quindi non ha uno scopo, un "valore" cui tendere. Sia esso la nascita di una specie superiore (come l'uomo, per esempio) o semplicemente un aumento di complessità o di perfezione. Il girare in tondo senza senso, sempre sullo stesso posto - questo è in fondo l'evoluzione per selezione - piace a pochissimi. Come al soltio, Lewis Carroll aveva capito tutto, con la sua Regona Rossa. Insomma, l'evoluzionismo moderno va contro tutte le concezioni del tempo (lineare, circolare, ciclico) che si sono succedute nella storia dell'umanità. E chi siamo noi per dare torto a 4500 anni di civiltà?

19 gennaio 2009

Kakà: è una bufala


Non che il giocatore sia una bufala. Mi è anche simpatico, gioca molto bene e ha vinto una ciamson lì da solo. No, la bufala è l'offerta del ManC e degli sceicchi. Che lo psiconano rifiuterà sprezzante facendo un beau geste e riconquistando il popolo bue dei milanisti. Così vende e compra anche i pochi sentimenti presente nei neuroni dei tifosi. E voi continuate a votarlo?

La foto qui è di Reto Stauffer, in Wikimedia Commons.

Su indicazione di Wilkins

Che dire? Chi ha risposto come me a una domanda che i miei amici "filosofi" mi facevano dal liceo.



Il capolavoro viene da qui.

17 gennaio 2009

Per hronir
















Non mi sono completamente dimenticato della richiesta di hronir su alcuni dubbi che riguardano il riscaldamento globale. Solo che i dubbi stessi hanno innescato una vera cascata di altri dubbi e domande, e ho dovuto fare un po' di mente locale non tanto e non solo sui dubbi, ma (addirittura) sulla professione e il modo di affrontare questi problemi. Perché, vedete, ci sono almeno tre modi per capire se le obiezioni che ti rivolgono sono corrette, e meritano una risposta, o se è meglio lasciar perdere. Tre modi per un giornalista, voglio dire; un ricercatore probabilmente ne utilizza altri. Diciamo che in linea generale, le obiezioni degli oppositori della teoria dell'evoluzione sono sempre piuttosto datate, e risalgono a Paley o compagnia bella. Solo che Paley scriveva qualche decennio (secolo) fa, non l'altro ieri. Quindi in questo caso l'approccio migliore è ignorarli, o prendere spunto dalle obiezioni stesse per cercare di capire le profonde ragioni psicologiche di un'opposizione che spesso rasenta l'ottusità più totale. Usarli, insomma per capire come mai la negazione dell'evoluzionismo provengono per la maggior parte dei casi da destra o dai religiosi. O dalla destra religiosa. Gli altri due metodi sono andare a vedere direttamente dalla fonte (straight from the horse's mouth, dicono gli inglesi, e non mi viene nessuna espressione italiana) oppure usare una strada più tortuosa, ma che è più nelle corde dei giornalisti, cioè capire chi parla e che titoli ha per parlare.
Il primo approccio lo uso, semplicemente, quando capisco abbastanza bene di cosa si stia parlando (evoluzione, paleontologia, etologia, un po' di ecologia); in questo caso spero sempre che l'obiezione sia supportata da una citazione scientifica, vado a vedere quale sia, e leggo il lavoro (se non riesco ad arrivarci, me lo faccio spedire - a parte gli italiani, lo fanno tutti). Confrontando le fonti, non è difficilissimo capire chi ha ragione, anche perché i ricercatori sono diventati bravissimi a scrivere abstract comprensibili. E le riviste hanno un tale apparato di professionisti di supporto che spesso le notizie più importanti sono commentate, e bene. La storia degli orsi polari è un classico esempio di articolo comprensible e di ricercatore affidabile e gentile. Il terzo approccio, il più difficile, lo si usa quando la materia è troppo esoterica per essere capita (da me, ovviamente). E' "capire" la fonte; sì, lo so, nella scienza il principio di autorità non esiste, e quindi cercare di giudicare chi ha detto cosa prima ancora di aver letto tutto è sbagliato. Ma questo metodo è leggermente diverso: se devo confrontare due posizioni che sembrano ugualmente logiche (come in questo caso per climatemonitor e qui per realclimate) mi affido alla lettura della produzione scientifica non in quanto articoli in sé ma in quanto numero e soprattutto argomenti degli articoli scritti. I due link di cui sopra sono stati scritti da Guido Guidi (che non conosco) e da Spencer Weart, in collaborazione con Raymond Pierrehumbert (che ovviamente conosco ancor meno). Il primo articolo cita, come supporto alla propria posizione, solo altri post all'interno di climatemonitor (anche se in un altro articolo citato ci sono almeno 3 rimandi a lavori scientifici). Il secondo cita invece in fondo due pezzi sulla storia dell'effetto serra - qui e qui; sono scritti dallo stesso autore, ma alla fine hanno una consistente bibliografia di qualche decina di pezzi. Correttamente, mi si potrebbe ancora dire che il peso non fa scienza. E allora andiamo a vedere cos'hanno prodotto; il primo, Spencer Wearth, ha questa bibliografia (e Pierrehumbert questa biografia e questa bibliografia). Di Guido Guidi ho trovato questo lavoro sulla curva hockey stick e non altro. Questo non significa, ancora, che Wearth abbia ragione e Guidi torto, ma se devo ascoltare la voce della ricerca, a chi mi rivolgo, secondo voi? Non è finita. Un'altra obiezione sempre di hronir proviene da questo pdf. Che afferma che non ci sarebbe questa grande correlazione fra l'aumento di concentrazione di CO2 e variazioni di temperatura. Il primo problema è che l'autore, Joseph D'Aleo, usa i dati solo dal 1998 al 2008, e dieci anni sono veramente pochi per vedere un trend preciso. Inoltre il periodo è proprio quello che i negazionisti usano per dire che il global warming si è fermato proprio nel 1998. L'uso del 1998 come data d'inizio è sospetto, perché è stato un anno particolarmentecaldo. Da allora, la misura delle temperatura è rimasta costante, con alcuni picchi in su e in giù. Ma solo guardando questo grafico,
che risale alla metà del Diciannovesimo secolo, si può vedere un trend interessante di aumento della temperatura quasi costante. Anche questo post di un blog spiega cosa accade quando si mettono in un grafico i valori di CO2 e temperatura a partire dal 1960. Allo stesso modo gli altri grafici mostrano picchi e valli annuali di temperatura che sono secondo l'autore correlati con fenomeni come El Nino e la Nina. Già, l'autore; Joseph D'Aleo è un meteorologo (non un climatologo) e il pdf postato da hronir non è un lavoro scientifico (a meno che non abbia tolto tutti i riferimenti). D'Aleo è il fondatore di un sito, che si chiama Icecap.us, che molto onestamente si presenta così: It provides access to a new and growing global society of respected
scientists and journalists that are not deniers that our climate is
dynamic (the only constant in nature is change) and that man plays a
role in climate change through urbanization, land use changes and the
introduction of greenhouse gases and aerosols, but who also believe
that natural cycles such as those in the sun and oceans are also
important contributors to the global changes in our climate and weather.
Quindi negazionisti moderati, potremmo dire. Peccato che il D'Aleo stesso sia tra il personale del Science and Public Policy Institute, che a sua volta è collegato all'Heartland institute ma soprattutto a Frontiers of Freedom, un'organizzazione che ha ricevuto soldi da Philip Morris, ExxonMobil e RJ Reynolds Tobacco. Difficile che Frontiers of freedom sia un'organizzazione completamente "libera" da condizionamenti. E che D'Aleo a sua volta scriva quel che vuole.
Le altre domande riguardano il fatto che "all'effetto serra contribuirebbe molto più, ad esempio, il vapor acqueo
rispetto alla CO2  (vero, ma irrilevante, sono le variazioni in su che contano, non la linea di base. E in ogni caso la CO2 contribuisce dal 9 al 30 percento), e comunque il loro effetto sulla temperatura globale
sarebbe di gran lunga minoritario rispetto ad altre e ben più rilevanti
variabili climatiche come la forzante solare (non vero, non c'è stato aumento dell'irradianza solare dal 1978), i cicli di temperature
oceaniche (Pacific Decadal Oscillation, PDO) o le frequenze relative di
El Niño rispetto a La Niña... (nel sito sopra ci sono anche quelli - non c'è correlazione). I dubbi sono ancora molti, ma cercare di trovare il difetto a un'ipotesi supportata dalla maggior parte dei climatologi mondiali con trucchi matematici o scelte accurate dei punti di riferimento mi sembra poco corretto.

16 gennaio 2009

Un'indigestione di Darwin


Man mano che si avvicina la data fatidica del 12 febbraio 2009, i contributi alla conoscenza di Darwin, specie dal mondo anglosassone, stanno diventando francamente ingestibili. Ci pensa già Pikaia a farli conoscere al mondo, ma magari qualcosa è sfuggito anche agli occhi attenti della comunità di evoluzionisti che "governa" il sito. Segnalo quindi, per chi ha mooolto tempo davanti a sé (ognuna dura circa 2 ore), una serie di filmati della Stanford university dal titolo 10 Lectures on Darwin's Legacy. I filmati li ho visti dal sito di Richard Dawkins, anche se probabilmente sono visibili anche dal sito dell'università. Ecco il primo, un'introduzione piuttosto corposa al signorotto inglese:


Le altre conferenze parlano di:

2) Eugenie Scott. Dibattito evoluzione-creazionismo.

3) Janet Browne. La biografia di Darwin.

4) Daniel Dennett. L'impotanza diDarwin per la filosofia (a questo proposito, consiglio il libro Darwin di Tim Lewens - qui, una recensione di Michael Ghiselin)

5) Peter and Rosemary Grant. Ovviamente i "fringuelli" delle Galapagos.

6) Niles Eldredge. La vita e l'opera di Darwin.

7) Melissa Brown. Storia e conseguenze del darwinismo sociale.

8) Paul Ewald. Medicina darwiniana.

9) Russell Fernald. Come il comportamento sociale cambia il cervello degli animali, dai pesci all'uomo.

10) George Levine. L'opera letteraria di Darwin.

Alla fine, sarete degli espertissimi di Darwin. Se poi riuscite a scaricare i filmati sul vostro lettore mp3, meglio ancora.

Ecologia profonda


Non mi pare di aver visto troppo in giro l'annuncio della morte di Arne Naess, un filosofo norvegese che ha parecchio influenzato la mia visione del mondo (e chi se ne frega, dite voi. Beh, io). Naess è uno dei primi iniziatori del movimento dell'ecologia profonda, una visione più complessa e articolata del rapporto dell'uomo con la Terra. Io l'ho scoperta nel 1985 con il libro Ecologia profonda di Devall e Session. Chissà dov'è adesso - sia il libro sia l'ecologia profonda.

Life on Mars?


No, per una volta non è questa (che è ancora un ottimo pezzo, anche se non è Space oddity):



Ma la notizia che la Nasa, riesaminando alcuni dati di sbuffi di metano che provengono da Marte, dice che forse ma forse sono prodotti da esseri viventi. L'articolo è di Science, e dice pressappoco:
The presence of methane implies active geological, or possibly even biological, processes, and the amount of methane observed on the Red Planet is comparable to some active sites on Earth. [...] The observed “plumes” of methane on Mars existed in 2003 and imply that the gas was released from discrete regions on the planet.
Non ho letto l'originale ancora, ma sembra che la scelta sia tra provenienza geologica e biologica (se quella dei viventi di Marte si chiama ancora biologia...). Zimmer, che ha seguito la conferenza stampa dal vivo, e lo racconta in questo post, mi sembra molto cauto. Per quel che posso giudicare da qui, e Marte è forse più vicino all'Italia dell'America, potrebbe anche essere un colpo pubblicitario della Nasa che non mi pare sia vista molto bene da Obama. Anche perché le proposte di studiare il tutto vanno da mandare su qualcuno a spedire robot in grado di scavare una miniera e vedere che c'è sotto...
Chi vivrà vedrà. Certo che, se fosse vero, mi piacerebbe vedere le reazioni delle chiese.

Aggiornamento 00:43. Mi sono accorto (dalla colonna qui a destra...) che ne parla anche Pharyngula.

15 gennaio 2009

Miniminimanuali


Il titolo criptico si dovrebbe leggere mini mini manuali, cioè manuali molto piccoli. Su segnalazione di Presente 2.0 (grazie Fabio), a sua volta segnalato sul blog di Carl Zimmer, sono andato a visitare questo sito incui sono caricati decine e decine di piccoli manuali scientifici che secondo gli ideatori potrebbero essere stampati e sparsi in giro - ci stanno tutti in un foglio A4. Nella pagina stessa ci sono anche le istruzioni per piegarle. Gli argomenti vanno dalle formiche alla selezione sessuale a Darwin ai cefalopodi alla differenza tra batteri e virus (da regalare ai molti girnalisti che conosco). In fondo c'è un pezzetto di testo, che si intitola qualcosa come "Di chi è la conoscenza scientifica". In cui si racconta il paradosso della conoscenza scientifica che pur essendo la forma più democratica di conoscenza (perché più diffondibile e meno soggetta a copyright) è sempre meno diffusa e lascia sempre più spazio a forme di interpretazione del mondo legate alla superstizione e alla "folk XXX" (per XXX mettete quello che volete, dalla fisica alla biologia alla psicologia).

14 gennaio 2009

Pro e contro


Due articoli di segno in apparenza opposto, sempre sul riscaldamento globale. Il primo, uscito su Polar biology (qui c'è solo l'abstract) dice la percentuale di orsi affamati è aumentata dal 9.6 del 1985 al 20,3 del 2006. Questo significa, dice Andrew Derocher, che i cambiamenti del ghiaccio marino hanno modificato le opportunità di caccia disponibile per gli orsi polari. E un esperto di conservazione della natura dell'università di Anchorage in Alaska dice che: «Se il ghiaccio continua a contrarsi, e il fatto sembra inevitabile, gli orsi avranno sempre più difficoltà a trovare cibo». Potrebbero sempre andare tutti in Groenlandia perché, secondo un altro articolo (qui una notizia su Discovery news. La notizia originale è apparsa su Nature geoscience) un ghiacciaio dell'isola ha rallentato la sua corsa preoccupante verso il mare. Ha cioè smesso di sciogliersi a una velocità che faceva temere una scomparsa nel giro di pochi anni. Ecco l'abstract:
The recent marked retreat, thinning and acceleration of most of Greenland’s outlet glaciers south of 70° N has increased concerns over Greenland’s contribution to future sea level rise. These dynamic changes seem to be parallel to the warming trend in Greenland, but the mechanisms that link climate and ice dynamics are poorly understood, and current numerical models of ice sheets do not simulate these changes realistically. Uncertainties in the predictions of mass loss from the Greenland ice sheet have therefore been highlighted as one of the main limitations in forecasting future sea levels. Here we present a numerical ice-flow model that reproduces the observed marked changes in Helheim Glacier, one of Greenland’s largest outlet glaciers. Our simulation shows that the ice acceleration, thinning and retreat begin at the calving terminus and then propagate upstream through dynamic coupling along the glacier. We find that these changes are unlikely to be caused by basal lubrication through surface melt propagating to the glacier bed. We conclude that tidewater outlet glaciers adjust extremely rapidly to changing boundary conditions at the calving terminus. Our results imply that the recent rates of mass loss in Greenland’s outlet glaciers are transient and should not be extrapolated into the future.
Cos'è successo? Secondo i ricercatori (che hanno fatto una ricostruzione al computer, non hanno dati nuovi) l'ipotesi che il ghiaccio sciolto avesse lubrificato l'intero ghiacciaio non regge, e che un altro meccanismo, cioè lo scioglimento dovuto a cambiamenti solo nel momento in cui il ghiacciaio incontra il mare, sembra spieghi meglio la situazione. Il processo è innescato dal riscaldamento globale, ma si ferma abbastanza in fretta. Forse non è quindi il caso di estrapolare troppo in fretta il contributo della Groenlandia all'innalzamento del livello del mare. Anche se uno degli autori dice che gli studi riguardano solo un ghiacciaio e solo della Groenlandia. Può darsi che la situazione in Antartide, per esempio, sia molto diversa.


La foto sopra è in public domain e rappresenta iceberg allo Scoresby Sund, East Greenland, nel luglio 1970.

12 gennaio 2009

Scienza contro "scienza"


C'è qualcosa che non mi quadra. Nonostante le smentite e gli articoli seri e scientifici, i negazionisti non smettono di aggrapparsi a chiunque per negare la realtà del riscaldamento globale antropocenico. Certo, come in tutte le cose non esiste la certezza che il fenomeno sia causato dall'uomo, ma vorrei cercare di avere prove un po' più consistenti del contrario. Ed è questo che non capisco; girano infatti in rete da qualche giorno alcune dichiarazioni di tale Fred Goldberg (intervistato anche dal più serio dei giornali negazionisti, La Stampa della Fiat), che nega il riscaldamento, la diminuzione dei ghiacci del Polo Nord, la diminuzione del numero degli orsi bianchi e anche che ci sia Babbo Natale (no, questo non l'ha detto). Come ogni discreto giornalista farebbe, sono andato a vedere chi è questo Goldberg, qualificato come professore e segretario del Polar Club svedese che "visita ogni anno le zone critiche".
Allora, vediamo l'autorità di questo Goldberg: secondo questa biografia dopo qualche anno nei militari nel 1975 received a doctors degree in welding technology specializing in thermal cutting. Se non vado errato, welding è la saldatura e thermal cutting il taglio termico. Nel 2004 started to get interested in the climate debate and greenhouse effect. Allora, un professore di saldatura (presumo; non ha altre lauree e quindi...) che si interessa di global warming da quattro anni e organizza un seminario internazionale per il Royal Institute of Technology (svedese, presumo). E sarebbe un'autorità? Fate conto che il mio primo pezzo sul riscaldamento globale è del 1987 - circa - e parlava della percentuale di warming causata dal metano, oltre alla CO2. Andiamo avanti: secondo questo post, Goldberg is currently listed widely as an Adjunct Professor, Royal Institute of Technology, Mechanical Engineering, Stockholm, Sweden. However, after corresponding with the Royal Institute of Technology we're been informed that Goldberg is "not currently employed" there. Che fa, millanta?
Oltre che saldare cose, non risulta che Goldberg abbia pubblicato assolutamente niente di scientifico sul riscaldamento globale. Non ho trovato proprio niente anche dopo una ricerca su Google scholar. Le sue idee gli derivano da numerosi viaggi fatti in zona, perché, come dice anche la biografia in fondo a questo articolo "ogni anno va alle Svalbard, un arcipelago tra la Norvegia e il Polo Nord". Notare che l'articolo è pubblicato sul sito del Frontier Centre for public policy, un think tank neo-con canadese. Ah, il suo nome è presente anche nella famosa lista dei 650 studiosi che hanno depositato un Minority report al Senato. Qui un mio post sul fatto.
Dopo questa presentazione, vediamo cosa dice: sulla Stampa nega ovviamente che ci sia alcun riscaldamento, che tutto è dovuto a fluttuazioni naturali, che gli orsi bianchi stanno benissimo, che "circa 3500 anni fa il clima era superiore di 3 °C a quello attuale, che avremo inverni più rigidi, più neve, aumento dei ghiacciai e scarsi raccolti e fame anche in zone autosufficienti". Non ho tempo, e neanche troppa voglia, di controbattere a tutte queste stupidaggini, ma solo ad alcune.
Gli orsi, per esempio: secondo Goldberg: «Ad onta di tutti gli articoli e di documentari più o meno artefatti, il numero degli orsi sta aumentando». Ecco cosa diceva un esperto del Bear Specialist Group dell'Iucn: Ecco la risposta che ho trovato sul suo sito, proprio a proposito dell'aumento da 5000 a 20000 che è stato diffuso da organi televisivi come la Fox: The bottom line here is that it is an apples and oranges issue. The early estimates of polar bear abundance are a guess. There is no data at all for the 1950-60s. Nothing but guesses. We are sure the populations were being negatively affected by excess harvest (e.g., aircraft hunting, ship hunting,self-killing guns, traps, and no harvest limits).
Oppure la storia dei 3500 anni fa. Non so da dove questo saldatore abbia trovato questo dato. L'unica cosa che mi viene in mente è che abbia la memoria labile e si sia ricordato dell'optimum climatico dell'Olocene , per cui le temperature erano molto elevate da 8 a 4000 anni fa. Ho anche trovato questo sito di paleoclimatologia dell'impero del male, la Noaa (da cui proviene l'immagine sopra), che dice proprio:
In summary, the mid-Holocene, roughly 6,000 years ago, was generally warmer than today, but only in summer and only in the northern hemisphere. More over, we clearly know the cause of this natural warming, and know without doubt that this proven "astronomical" climate forcing mechanism cannot be responsible for the warming over the last 100 years.
Ecco l'andamento della temperatura nell'Olocene (il grafico va da destra a sinistra):

E dal 2004 ad adesso la temperatura è ancora leggermente aumentata.
Gli exploit della stampa italiana con Goldberg non sono finiti: ecco per esempio un articolo apparso su libero (postato su un blog conservatore), che riprende tutte le notizie false dei vari siti negazionisti senza peraltro controllarle. Oppure questo post di un eco-blog che invita a leggere l'articolo di cui sopra e aggiunge anche dati in apparenza scientifici. Per esempio che:
Un esempio di questi studi è quello del ricercato (sic n.d.b.) svedese Peter Winsor, che nella rivista scientifica “Geophysical Research Letter” confronta i dati rilevati dai sottomarini passati sotto il mare Artico, e le sue conclusioni sono che lo spesso dei ghiacci è stato praticamente costante tra il 1986 ed il 1997. Finalmente qualcosa di serio, mi dico. E vado a vedere: il dato proviene probabilmente da questo post in cui sempre Goldberg è protagonista. L'altro autore è un biochimico membro del Captus group svedese. Che è an independent Swedish free-market think-tank that promotes the ideas of liberty such as free enterprise, low taxes and individual liberty. Affidabile eh? Comunque, i dati di Winsor sono assolutamente corretti. Peccato che nell'intervista non sia citato che l'articolo su Geophysical Research Letter sia del 2001, e che i dati riguardino il periodo dal 1986 al 1997 (nel post questa dato c'è). Insomma, una serie di approssimazioni, dimenticanze, ignoranza, assoluta incapacità di controllo delle fonti, periodi in esame troppo brevi e robusta malafede (nel caso di libero e forse la Stampa) hanno portato alla glorificazione di questo Goldberg. Se il tutto fosse stato controllato (non pretendo il blogger, ma almeno il giornalista della Stampa - Francesco Saverio Alonzo) vi sareste risparmiati questo post...
Per finire, sempre in tema di ghiaccio artico e antartico, ecco la pagina cui riferirsi.
Alla prossima.

09 gennaio 2009

Facciamo così...

... visto che il cosiddetto dibattito sul riscaldamento globale va avanti a colpi di cialtronate, come l'articolo di tale granzotto sul giornale di qualche giorno fa, cerco di chiamarmi fuori. Nel senso che posterò, quando escono e sono fuori embargo, gli articoli scientifici che escono sulle riviste cui ho accesso (Nature, Science, Pnas) e quelle libere, come Plos. Ovviamente, a differenza degli incompetenti (o in malafede) di libero, foglio e compagnia cantante, metterò gli articoli a favore e contro l'idea del riscaldamento globale antropogenico. Comincio con questo, che è uscito ieri su Science e che recita:

Food Shortages Ahead in a Warmer World (qui da Eurekalert). Dice che il mondo sempre più caldo che ci si prospetta sconvolgerà la produzione e la distribuzione del cibo.
Qui sotto la figura che accompagna il testo, nel comunicato di Science.

La didascalia dice: Likelihood (in percent) that future summer average temperatures will exceed the highest summer temperature observed on record for 2050. For example, for places shown in red there is greater than a 90% chance that the summer-averaged temperature will exceed the highest temperature on record (1900–2006).
Alla fine di un certo periodo (diciamo sei mesi - un anno) conto gli articoli a favore e contro. Arrivederci su questo schermo

08 gennaio 2009

Dieci miti su Darwin (a poi altri)


A partire da un libro che si chiama The Rough Guide to Evolution, l'autore Mark Pallen ha steso una serie di miti sulla vita di Darwin che distruggono alcune nozioni che tutti ritengono corrette sulla vita di Darwin (e chi mi pare di aver letto anche sull'ultimo libro di Niles Eldredge, Darwin, di Codice). I miti sono i seguenti (li metto come si trovano sul sito, con una breve traduzione delle prime righe):

1) Darwin perse la fede cristiana in seguito alla morte della figlia Annie: non c'è nessuna testimonianza o dichiarazione in proposito.

2) Darwin ha ritardato la pubblicazione dell'Origine delle specie per paura delle conseguenze sulla religione e di come sarebbe stata ricevuta la sua idea (anche dalla moglie, aggiungo io): non ha mai ritardato niente, perché lavorava ad altro. È un mito moderno: qui c'è un ottimo articolo al riguardo.

3) Marx voleva dedicare a Darwin Das Capital : non è vero, c'è stata confusione con alcune lettere della corrispondenza di Darwin. Qui un sito che racconta la storia (che ricordo anche in un saggio di Gould)

4) Darwin mentì sull'arrivo della lettera di Wallace e gli rubò l'idea: non è vero. Basta leggere qua.

5) Darwin ha rubato la teoria allo studioso arabo Al-Jahiz, che ebbe l'idea circa mille anni prima di Darwin: non è vero, si trova solo del pessimo materiale in Wikipedia. Darwin non conosceva Al-Jahiz, e non conosceva l'arabo. Qui c'è un lungo articolo (non particolarmente obiettivo) su Al-Jahiz.

6) Huxley distrusse il vescovo Wilbeforce in un meeeting a Oxford nel 1860: non è vero, non ci sono testimoni attendibili all'incontro, e ognuno dei contendenti dichiarò di aver vinto. Ancora, Gould ha raccontato la storia.

7) Darwin si convertì sul letto di morte: non è vero. Chi ha dichiarato questo, una certa Lady Hope, non è mai stata in casa di Darwin.

8) Darwin abbandonò la fede in Dio come conseguenza della sua scoperta dell'evoluzione: non è vero. La conversione all'agnosticismo (non all'ateismo) fu lenta e graduale. In ogni caso credeva in una "Causa prima" dell'universo.

9) Darwin fu responsabile dell'Olocausto: non c'è nessuna connessione tra Darwin e Hitler. Darwin non ha mai proposto nessun tipo di genocidio e Hitler non ha mai citato Darwin come sua influenza.


10) Darwin scoprì l'evoluzione quando visità le Galapagos, osservando i fringuelli: non è vero. Le prime note in tal senso sono del 1836, sulla via del ritorno, e gli uccelli che più lo avevano impressionato sono i mimi delle Galapagos, non i fringuelli.

Qui ci sono altri miti su Darwin, da un sito danese. Come il fatto che Darwin abbia detto che discendiamo dalle scimmie e abbia inventato la frase "sopravvivenza del più adatto". Qui altri miti ancora, dal sito del Guardian.


Il frontespizio dell'Origine delle specie è in Wikimedia Commons.

06 gennaio 2009

Si ricomincia a mentire


Ho appena sentito in televisione lo psiconano che, parlando del ponte sullo stretto, ha affermato che il suo governo ci ha messo cinque anni a progettarlo, e il governo prodi cinque minuti (grazie a pecoracchio) a bloccarlo. La falsità era talmente grande che ho dovuto andarmene lontano dal malefico elettrodomestico, col mal di stomaco. E sono capitato, su indicazione di un frequentatore di un newgroup, su un articolo di un giornale sempre di proprietà dello psiconano, per interposta persona. L'autore, tale vietti, inneggia finalmente allo sgretolamento del consenso sul riscaldamento climatico, in base soprattutto a un Minority Report (che non è il film di Spielberg) depositato al Senato americano. Il rapporto, di 231 pagine, è firmato da 650 scienziati di tutto il mondo che contesta la dottrina che tanto ha fatto guadagnare al premio Nobel Al Gore. Interessante, mi dico, la notizia mi è sfuggita; ma poi mi ricordo che ho appena compiuto gli anni, e può darsi che me la sia dimenticata. E in effetti; il rapporto è di quasi un mese fa, ma il foglio (è il nome del quotidiano) se n'è accorto solo ora. Quand'è uscito è stato ripreso da tutti i siti negazionisti americani, e da quasi nessun quotidiano statunitense - che sono noti covi di comunisti, come tutti sanno. Ma appunto perché tutti l'hanno ignorato, magari c'è qualcosa di buono. Però, chiariamo le cose; prima di tutto, il fatto che sia stato depositato al Senato significa che... è stato depositato. Basta, nessuno l'ha considerato un documento su cui accapigliarsi, a parte il senatore Inhofe, un conservatore al quadrato che è dietro il rapporto stesso. Notare che il documento non è un articolo scientifico, ma un elenco (infinito) di dichiarazioni di vari dissenters, che pensano che tutta la faccenda del riscaldamento globale sia una truffa ordita dai ricercatori per chiedere più soldi ai governi, o per opprimere ancora di più i Paesi poveri attraverso l'Onu, o roba del genere. Esaminare tutto quello che dicono questi è ben al di là delle mie capacità, ma mi soffermo su due aspetti. Gli italiani e i coinvolti nell'Ipcc. Per quanto riguarda i primi, è presto fatto: si tratta di individui senza alcun background nel campo della fisica dell'atmosfera, della climatologia e della modellizzazione climatica. Spicca in particolare il noto zichiccone, che dice human activity has less than 10% impact on the environment e showed that the mathematical models used by the [UN's] IPCC do not correspond to the criteria of the scientific method. Dove lo scrive tutto questo? Su Nature, Science, Pnas? No, su Zenit.org, noto sito peer-reviewed... del Vaticano. L'altro italiano è tale Battaglia, uno dei più vociferi negazionisti; sulla sua attendibilità, lascio la parola a Climalteranti un sito che fa il paio con Realclimate, e al capitolo di "A qualcuno piace caldo", l'ottimo libro di Caserini sul dibattito in Italia. Battaglia scrive anch'esso sul foglio, chissà perché? Insomma, i due italiani presenti sono delle nullità assolute.
Vediamo, e la questione è più complicata, i coinvolti nella lista che sono presenti anche nell'Ipcc; qui la faccenda è un po' più difficile, perché la lista coglie solo alcune affermazioni dei "listati". Per esempio tale Kiminori Itoh, un giapponese che l'articolo del foglio qualifica come collaboratore dell’Ipcc: in un blog ha affermato che:
[I] did some contribution to the IPCC AR4 as an expert reviewer. This is no doubt surprising for an environmental physical chemist like me. I am now even feeling that my original expertise, metrology, was all along close to meteorology; that is, "meteorology" is formed by putting "eo" inside "metrology." It is an exceptionally great pleasure for me that I can introduce to you my recent book "Lies and Traps in the Global Warming Affairs"
Insomma, si occupa di metrologia, non meteorologia.
C'è poi Hajo Smith [il nome è Smit n.d.b.], ex membro dell’Ipcc e sostenitore della teoria, (dice il foglio). Non è vero, è un ex-membro del comitato olandese dell'Ipcc, ed è tutto meno che un sostenitore, perché afferma che dopo aver esaminato come funzionano i modelli I am troubled by the practices I had seen at work in GCM (global climate models), the whole field seemed highly suspicious to me.
Manca Philip Lloyd, che il fogliaccio qualifica come coordinatore degli autori dell'Ipcc. Ovviamente non è vero; la lista lo qualifica come South Afican Nuclear Physicist and Chemical Engineer Dr. Philip Lloyd, a UN IPCC co-coordinating lead author. Fra l'altro del CCS (carbon capture and storage), uno dei metodi per combattere l'accumulo di carbonio, e in questo Lloyd potrebbe aver detto qualcosa. Perché in fondo è tutto meno che un climatologo, ma un Industrial & Petrochemical Consultant.
Finiamo coi pezzi grossi, come il Nobel che non manca mai. In questo caso è Ivar Giaever che ha vinto il Nobel nel 1973 per i suoi studi sull'effetto tunnel (insieme a Brian Josephson). La cui rilevanza per il fenomeno del riscaldamento globale è enorme, come tutti sanno. In fondo, la lista dei 650 (ci sono alcuni nomi listati più di una volta, e il numero totale è 603), è un elenco un po' accozzato di meteorologi, fisici, geologi e altro. Pochi i climatologi. Non è finita, ovviamente, perché il buon vietti (che, ricordiamo, è laureato in giurisprudenza e dirige una compagnia teatrale di dilettanti) conclude con il solito mito che il pianeta ha smesso di scaldarsi dal 1988. In questa pagina di New Scientist si spiega perché questo non è vero in parole semplici, che persino vietti riuscirebbe a capire. No, ferrara no.
Concludo en passant: vietti ha segnalato un sito, tale svipop.org, sito attento a trattare in modo non ideologico quanto riguarda ambiente, sviluppo e popolazione:, dice lui. Ecco alcuni titoli della sua pagina:
"LE BAMBINE VANNO SACRIFICATE IN NOME DEL DIRITTO ALL'ABORTO"
ORIENTAMENTO SESSUALE, L'AGENDA NASCOSTA DELLA FRANCIA
CLIMA, COSI' DISPERATI DA VOLERE LE CATASTROFI (questo è un pezzo del noto negazionista Morabito)
A voi scegliere se le notizie sono "non-ideologiche".

La foto sopra viene dal dataset of NASA's Goddard Institute for Space Studies


Aggiornamento:
vedi che oggi il Corriere ha un articolo sui 650 (chissà perché i miei colleghi si sono svegliati proprio i primi giorni dell'anno). Dopo la solita salva di chiarazioni di alcuni dei listati, Guido Visconti li qualifica come "nella migliori delle ipotesi, perfetti sconosciuti nel settore del clima".
Aggiornamento II 16:00: ho fatto un cambiamento minore al pezzo (indicato in bold) e corretto alcuni errori.

04 gennaio 2009

15 gemme della ricerca


Buon anno a tutti, per cominciare.
Posto qui un pdf uscito su Nature e liberamente visibile che documenta i 15 migliori esempi di evoluzione studiata e documentata l'anno scorso. La lista comprende esempi dalla paleontologia, da studi sul campo e dalla biologia molecolare, ed è la seguente:

Paleontologia
1 Antenati delle balene che vivevano sulla terraferma
2 Dall'acqua alla terra (il contrario della notizia sopra...)
3 L'origine delle penne
4 Storia evolutiva dei denti
5 L'origine dello scheletro dei vertebrati

Sul campo
6 Selezione naturale nella speciazione
7 Selezione naturale nelle lucertole
8 Un caso di coevoluzione
9 Dispersione differenziale negli uccelli
10 Sopravvivenza selettiva nei lebistes (guppy)
11 La storia evolutiva è importante (origine delle doppia mascelle nelle murene)

Processi molecolari
12 I fringuelli delle Galapagos
13 Micro e macroevoluzione si incontrano
14 Resistenza alle tossine in serpenti e molluschi
15 Variazione contro stabilità

Ogni pagina contiene una breve riassunto dell'articolo e il link alla notizia di Nature, per chi può.
Un buon modo di iniziare l'anno.


L'immagine sopra è di Arthur Weasley (aweasley@hotmail.com), in Wikimedia commons, e si riferisce alla notizia 3

01 gennaio 2009

Si comincia l'anno con le stupidaggini


La notizia è leggera e divertente, la traduzione in italiano come la solito indecente. Allora, secondo Repubblica in Inghilterra è scappato un castoro da una riserva, e cercano di prenderlo perché sta facendo "danni a non finire". Per catturarlo hanno fatto di tutto, compreso "una trappola fatta con il miele e una castora".
Questo nella mente del redattore di Repubblica. In realtà il castoro sta cercando una femmina, e si è stabilito su un tratto di fiume non lontano. Per prenderlo hanno costruito una honey trap che non significa trappola al miele o con il miele, ma trappola sessuale, cioè boxes that have the scent of a female beaver: ecco il perché della castora. Ma i miele non c'entra. Il tutto è accompagnato da un filmato di Attenborough, che con il castoro scappato non c'entra niente. Si vede che a Repubblica hanno cominciato a licenziare...


La foto sopra è di Per Harald Olsen, in Wikimedia Commons

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