26 novembre 2008

Diritti degli animali e categorie desuete


Il titolo non è male, ma tanto so che non riuscirò a stare allo stesso livello. Lo spunto viene da una Recensione filosofica che riguarda il libro di Roger Scruton Animal rights and wrongs. Quello che dice il libro mi interessa relativamente; per prima cosa è di oltre dieci anni fa, e da allora di strada nel dibattito ne è stata fatta parecchia. Poi l'autore è un conservatore inglese, come dire conservatore al quadrato, che quindi se la prende, a quanto ho letto, con i diritti degli animali perché andrebbero contro la dignità umana (o roba così, ma ripeto, è irrilevante). Quello che mi interessa sono alcune affermazioni del recensore che rientrano nel capitolo categorie desuete; la prima, ripetuta spesso nel pezzo, è quella degli animali superiori. Ecco un esempio Individuando le eventuali affinità (oltre che le evidenti divergenze) col regno degli animali superiori. Sono credo qualche decina d'anni che a un biologo si raggriccia la pelle sentire parlare di superiore e inferiori (lo so che l'ha detto Darwin, ma sbagliava). Eppure, anche tra le persone di "cultura", questa distinzione c'è ancora. Ci si chiede superiori a chi? Anche l'amebone di qualche giorno fa è arrivato a noi dopo circa 3 miliardi di anni di evoluzione. E' più semplice di un uomo? E allora? Per questo è inferiore?
Secondo punto; L’autore, dunque, si impegna a dimostrare che vi è un vero e proprio salto di qualità tra l’essere umano e l’animale, che può essere osservato in base ad alcuni elementi che connotano l’uomo e che sono invece assenti persino negli animali più sviluppati. Che nel 1996 qualcuno senza troppe conoscenze di biologia la pensasse così è giustificato; ma far uscire un libro con questa roba 12 anni dopo mi sembra ridicolo. Le qualità secondo Scruton sarebbero infatti la legge morale, la simpatia, le virtù e la pietas. Che ovviamente ha solo l'uomo; nel primo caso sono propenso a credere che non sia così, anche dopo un'intervista e alcune domande volanti a Mark Hauser (autore di Moral minds) proprio sull'argomento. Per la simpatia non so cosa intenda, ma sono pronto a tirare fuori l'argomento dei neuroni specchio, presenti in tutte le antropomorfe e forse in altre specie (e tutti i libri di de Waal). Per quanto riguarda le virtù, non so che dire, perché la recensione non approfondisce; e la pietas anche se solo aneddoticamente, mi sembra sia stata dimostrata in parecchie specie (elefanti e scimpanzé, per esempio).
Ci sono altri punti piuttosto critici, tipo questa frase, che avrebbe ben figurato nel primo capitolo del Genesi: In terzo luogo, non tutte le specie cui assegneremmo certi diritti (almeno fondandoci sulle nostre emozioni) dovrebbero goderne, in quanto dannose per l’equilibrio tra uomo e ambiente, mentre altre specie, emotivamente ripugnanti, sono utilissime per l’uomo e per l’ecosistema in cui vive. Chi decide cosa sia l'equilibrio tra uomo e ambiente, quando anche gli ecologi dicono che l'equilibrio naturale non esiste, non lo so. E poi potrebbero essere utili per quel fantomatico equilibrio egoistico, ma dannose per gli ecosistemi in senso lato: che faccio signora, lascio vivere la bestia? E l'utilità chi la decide? Mi sembra di ricordare qualche migliaio di casi in cui una specie utile è risultata un vero disastro, tipo perca del Nilo.
Lascio qui il giudizio al resto della recensione che, ripeto, rappresenta indubbiamente il pensiero dello Scruton. Senza scordarmi del fatto che da qualche parte, tempo fa, ho letto una sua apologia della caccia e della tauromachia (Ah, la tauromachia, l'antica lotta dell'uomo contro l'orsetto di peluche). Basterebbe questo per definirlo un cretino. E chiedere al recensore di aggiornare un po' le sue categorie filosofiche.

25 novembre 2008

Spore ed evoluzione


Spore è un videogioco che dovrebbe ricreare le dinamiche evolutive suggerendo il percorso dalla cellula primordiale alle civiltà galattiche. Detto così sembrerebbe una bella idea, ma un'esame più approfondito fa capire che qualcosa non va. Per esempio il fatto che le mutazioni, se ci sono, non sono casuali. E che la selezione naturale non esiste, perché il "personaggio" che voi inventate non può mai morire, quindi essere, come dicono i biologi, selezionato negativamente. Se muore, rinasce nel nido. Infine, il feeling totale del gioco è che ci sia una strada diretta dalla cellula alle civiltà, seguendo la famosa scala naturae. Nonostante ciò, è divertente veder sviluppare i vostri animaletti e vederli lottare o cooperare; ma insomma, con l'evoluzione non c'entra niente. Sono dello stesso parere alcuni blogger di fama, come Myers o Greg Laden, anche se Zimmer la vede in maniera diversa (e nello stesso tempo scrive un bell'articolo sul NYTimes). Da notare anche che Seed, la rivista che ospita i blog di cui sopra ha scritto un bell'articolo proprio su Spore, parlandone né bene né male. Tutto questo perché? Perché giovedì mattina, al Museo di Storia naturale di Milano, si svolge lo Spore Evolution Trophy, una competizione tra gli studenti di varie università italiane (Milano, Modena, Reggio Emilia, Firenze e Parma) che, insieme ai loro docenti, gareggeranno per realizzare la miglior interpretazione creativa della teoria evoluzionistica darwiniana, prendendo come spunto proprio il videogioco Spore. Tra le università che gareggeranno (Facoltà di Design (Politecnico di Milano), della Facoltà di Bioscienze e biotecnologie (Università di Modena e Reggio Emilia), della Facoltà di Scienze della Comunicazione (IULM Milano), quelli della Laurea in Management dello Sport (Università degli Studi di Firenze) e gli studenti della Facoltà di Psicologia (Università degli Studi di Parma), solo una ha una vaga idea di sapere cosa sia l'evoluzione. Tra gli esperti che invece parteciperanno a una tavola rotonda sul tema L’importanza della creatività nell’evoluzione della specie (risposta: nessuna) ci sono alcuni comici (tale Cucciari) sarti (Maurizio Modica e Piefrancesco Gigliotti, di cui ignoro e continuerò allegramente a ignorare l'esistenza), tale Lucilla Agosti che fa la vj(?) e, udite udite, Vittorio Sgarbi. Gli unici che sanno qualcosa dell'argomento sono Chiara Ceci (naturalista e divulgatrice eccellente) e Cristiano dal Sasso (paleontologo sommo del Museo stesso). Poi tra gli esperti è elencato tale Abruzzese, che mi risulta essere "sociologo, scrittore e saggista". Il tutto è moderato da Mario Tozzi - geologo. E' questo quello che Italia si intende un dibattito tra esperti? Diciamo che se Chiara non si arrabbia, le tolgo il saluto...

21 novembre 2008

Questa roba è veramente strana

Certo, sapevamo che il fondo del mare cela ancora parecchi segreti. Ma vedere questa foto, e capire cos'è, è leggermente inquietante. Ecco lo scatto:




Già quella specie di alberi di Natale sul fondo sono strani. Ma la sfera che si sta avvicinando non è niente di quello che potreste pensare. È un unicellulare; nel senso che è una specie di amebona gigantesca, che si sta trascinando sul fondo del mare cercando il cibo. Ha le dimensioni, a quanto ho capito, di un chicco d'uva. Secondo gli scopritori, Mikhail "Misha" Matz dell'Università del Texas a Austin e altri, questa scoperta dovrebbe far ripensare totalmente lo studio delle tracce fossili che risalgono al Precambriano o anche prima. «Se la vedessi adesso, direi che è stata fatta da un animale dotato di simmetria bilaterale. Solo i Bilateria sarebbero in grado di procedere in una direzione precisa». Ma questo è un blob senza forma, che procede lentamente emettendo pseudopodi.
So dove andare se la crisi si aggrava: sul fondo del mare a parlare con l'amebona. Meglio di Veltroni e lo psiconano.

20 novembre 2008

Questo pensavo di farlo io...


...e invece l'ha fatto un australiano (guarda un po'). Allora, sono abbastanza vecchio da ricordarmi quand'è uscito "I limiti dello sviluppo" per i tipi (si dice così?) della Mondadori - quando era una casa editrice seria e Lomborg l'avrebbe schifato. Ce l'ho ancora da qualche parte nella libreria, e mi ricordo che ogni tanto lo sfogliavo dicendo; "sarebbe il caso di vedere com'è invecchiato". Qui c'è una specie di riassunto. Vedere cioè se le idee sono invecchiate bene, se i memi si sono inseriti in qualche modo nella società, insomma. Ma poi ero troppo impegnato/pigro/ignorante da farlo. Tanto sapevo che prima o poi qualcuno si sarebbe dato la pena di farlo. Eccolo qua; si chiama Graham M. Turner e lavoro allo CSIRO Sustainable Ecosystems (lo Csiro è un po' il Cnr australiano, senza la Carlucci che cerca dimetterci un suo amico). Turner dice che il rapporto è invecchiato benissimo, e che tutti quelli che dicono che è stato, ed è, spazzatura, non hanno capito niente. In poche parole, come ho cercato di far capire prima, quel che conta nel rapporto (che come sanno tutti quelli che hanno più di ***nta anni e una coscienza immacolata, avrebbe dovuto essere tradotto come "I limiti della crescita") non sono i dati, sono le idee. Cioè il fatto per esempio che era evidente che prima o poi le risorse si sarebbero esaurite. Ci voleva un economista per dire che si può andare avanti anche con le risorse in esaurimento (me lo ricorda, ma non chiedetemi chi è). Turner, in breve, dice che i concetti espressi sul rapporto sono sempre validi, e che il libro rimane relevant su un certo numero di argomenti, che vanno dall'esaurimento delle risorse, al cambiamento climatico, al picco del petrolio eccetera. Il tutto si può assorbire in tre modi diversi; qui c'è una breve sinossi del tutto, qui si può scaricare una bella intervista a Turner, qui si può scaricare il file intero (una cinquantina di pagine non ben riviste, perché poi è stato pubblicato su una rivista $). Per ora l'ho solo sfogliato (come si sfoglia un pdf?), ma mi riprometto di tornarci appena possibile.
A questo indirizzo si trovano una serie di immagini sul tema "Reducing consumption key to a sustainable future". Questo perché oggi il padrone della tribù (sapete, lo psiconano) ha detto che "Non si può modificare il nostro stile di vita. Ne vanno dei consumi e della pubblicità sulle mie televis... (ah, questo non posso dirlo?)".





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Now playing: Genesis - The Battle Of Epping Forest
via FoxyTunes

08 novembre 2008

Di ritorno da...


In mezzo a tutto quel che è successo, dall'elezione di Obama alla solita e prevedibile gaffe del nano pelato (una simpatica carineria, non trovate?), è sfuggito a molti che a Roma si è tenuto un convegno sull'evoluzione dell'universo e della vita (qui trovate gli abstract di quasi tutti gli interventi). Non intervengo ovviamente sull'evoluzione dell'universo, perché non ne so niente, ma noto che per quanto riguarda l'evoluzione della vita non erano poi molti gli esperti "veri". Oltre a Cavalli Sforza e De Duve, troviamo infatti Rafael Vicuña, un biochimico che si occupa della degradazione della lignina, Fotis C. Kafatos, un genetista definito il più importante biologo greco (il suo curriculum è impressionante), Ingo Potrykus, un genetista tra gli iniziatori delle rivoluzione verde, e altri come Robert J. White, un chirurgo che ha trapiantato la testa di una scimmia su un'altra. Oltre che Marshall Nirenberg, tra gli scopritori del codice genetico. Insomma, un parterre de roy un po' disuguale, ma interessante. Quello che è uscito dal convegno però sono solo le dichiarazioni di papi e religiosi vari, che come al solito mettono in dubbio l'evoluzione per selezione naturale. Ci sono anche alcune cose interessanti, che chiariscono posizioni, per me, assolutamente oscure. Ok, Darwin aveva torto e quindi la selezione naturale non esiste, o non ha fatto molto, o non è sufficiente. E allora? Mi chiedo. Ecco le risposte: Robert White ci spiega la differenza tra uomini e scimmie antropomorfe:
We will argue that at some time in the biological evolutionary course divine intervention with the introduction of a soul/spirit was required to create the unique human species. We will further argue that with the infusion of a soul/spirit at the time of human conception we are, in a sense, witnessing a replication of the creation process of mankind itself.
Poi il cardinal Schönborn, fautore dell'intelligent design ci informa che
La teoria dell'evoluzione non può rispondere ai grandi quesiti che inquietano gli esseri umani. L'uomo desidera sentirsi voluto, scelto, e amato. Non accetta di essere considerato figlio del caso, o ridotto a pura realtà biologica.
Altro intervento, altro prelato: il cardinal Martini dice: L'universo è in continua evoluzione, ma bisogna interpretarla come un'evoluzione che passa per tutti i gradi dell'essere e arriva dalla materia fino al pensiero e all'amore.
Ecco ancora il cardinale di Vienna: Finora la scienza moderna non ha tenuto conto di un fatto decisivo, la leggibilità della realtà. La natura è configurata in maniera tale che il nostro spirito riesce a penetrare nelle leggi in base alle quali è stata costruita. La natura è conoscibile perché porta la firma del suo autore.
Prendo questi interventi non dal letterale, ma da qui
Da qui invece prendo alcuni stralci dl discorso del papa. Per esempio: «Per svilupparsi ed evolversi il mondo deve prima essere e quindi essere passato dal nulla all'essere»; la Creazione quindi, lungi dall'essere un concetto ingombrante o addirittura un ostacolo per la scienza, ne costituisce la condizione primaria. Fare scienza è possibile perché la realtà è data, esiste e si fa incontro all'uomo suscitando la sua meraviglia e la sua curiosità. Ma non solo. La nozione di creazione è alla base anche di ogni discorso sull'evoluzione, in quanto è il rapporto continuo col Creatore che fonda il divenire. La creazione insomma non è soltanto un evento da collocare all'inizio del cosmo, prima del big bang; è piuttosto l'opera continua del Creatore che sostiene tutta la realtà.
Qui stiamo arrivando al punto cruciale. Il sempre vigile Formenti mi segnala che il papa ha detto anche qualcosa come: Affermare che la fondazione del cosmo e il suo sviluppo siano frutto della “provvidenziale sapienza” di un Creatore non vuol dire che la creazione ha a che fare solo con l'inizio della storia del mondo e della vita. Essa implica che il Creatore “origina questi sviluppi” e li “sostiene continuamente”. Il tutto è frutto di un articolo di radio Vaticana, non delle parole del papa, che sono solo quelle virgolettate. Quindi se ho capito bene il papa sostiene una creatio continua. Come dimostra anche questo articolo de L'oddicentale: "il fondamento del cosmo e dei suoi sviluppi è la sapienza provvida del Creatore", ha precisato, "non è dire che la creazione ha a che fare soltanto con l'inizio della storia del mondo e della vita. Ciò implica, piuttosto, che il Creatore fonda questi sviluppi e li sostiene, li fissa e li mantiene costantemente". Non è solo creatore, insomma, ma architetto dell'evoluzione.
Dove poi avvengano questi interventi divini non è mai chiaro. A livello di mutazioni singole? Di nascita dei grandi cladi? Solo per l'uomo? Non si sa.
Mi piacerebbe anche sottolineare un intervento del teologo Mancuso dal Foglio del 2 novembre. Tra le altre cose, trova un'interessante scappatoia al problema della somiglianza tra genoma umano e delle antropomorfe (scimpanzé in primis). Il ragionamento è questo: la differenza tra geni (numero e struttura) è poca, ma tra le specie è tantissima; noi costruiamo civiltà e grattacieli, gli scimpanzé mangiano termiti. Come può l'1,5 per cento del genoma dar conto di questa differenza? Non può, quindi per forza ci dev'essere stato qualcuno che ci ha infuso di qualcosa per differenziarci dalle altre specie. Ecco alcuni passi interessanti: Senza il Dna, niente anima e niente spirito, è chiaro. Ma siccome l’anima e lo spirito si danno (oltre all’università e alla musica, prova ne sia il giornale che ora tenete in mano e il desiderio di conoscere che vi porta a leggerlo, e centomila altre cose che è sufficiente alzare la testa per individuare) ne viene che l’essere umano è maggiore del suo patrimonio genetico, non è riducile alla vita biologica. Poi: Essendo sotto gli occhi di tutti che (con tutto il rispetto per lo scimpanzé) la storia e la civiltà dell’essere umano sono abbastanza diverse da quella dello scimpanzé, molto probabilmente non è il nostro Dna con quel suo piccolo 1,5 per cento di differenza a spiegare l’evoluzione che ci ha differenziato, e ci differenzierà sempre più, dallo scimpanzé.
E infine: Se infatti per la vita biologica siamo quasi identici allo scimpanzé, per la nostra vita spirituale non abbiamo nessuna, non dico identità, ma neppure analogia, col resto del mondo animale. E’ questo più alto livello dell’essere a fare dell’essere umano qualcosa di unico, qualcosa di così stupefacente nel mondo dei viventi davanti a cui la mente umana di tutti i tempi e di tutti i luoghi, per poterne dare conto, ha inferito un suo legame con una sfera del tutto particolare dell’essere, non rintracciabile nella dimensione naturale, e chiamata convenzionalmente “Dio”. Poi prosegue con considerazioni di bioetica che non sono in grado di ribattere, e neppure di capire. Ma il resto mi pare nel solco di quel disperato sforzo che sta facendo la chiesa per distinguere l'uomo dal resto della natura. Cioè, persa la battaglia sull'evoluzione stessa, si sta cercando di dire che tutto va bene, ma solo fino a quando non si arriva all'uomo, che è stato "infuso" di anima, spirito o altro che lo distingue dagli animali. Anche perché in questo modo si ristabilirebbe in pieno la gerarchia della creazione nel Genesi. Che, mi ha fatto notare durante un'intervista la filosofa Cristiana Franco, è il primo documento prodotto dall'uomo che, oltre a definire una precisa gerarchia antropocentrica, dice chiaramente che l'intero pianeta è stato creato per uso e consumo di una specie. Dando così inizio, oltre che alla dominazione di un pensiero "unico", anche alla distruzione del pianeta con una precisa e solidissima base biologica. E se pensate che io creda al mito del buon selvaggio, ricredetevi. Sono convinto che Martin avesse ragione

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Now playing: PHISH: "Coventry Jam"
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