
In mezzo a tutto quel che è successo, dall'elezione di Obama alla solita e prevedibile gaffe del nano pelato (una simpatica carineria, non trovate?), è sfuggito a molti che a Roma si è tenuto un convegno sull'evoluzione dell'universo e della vita (
qui trovate gli abstract di quasi tutti gli interventi). Non intervengo ovviamente sull'evoluzione dell'universo, perché non ne so niente, ma noto che per quanto riguarda l'evoluzione della vita non erano poi molti gli esperti "veri". Oltre a Cavalli Sforza e De Duve, troviamo infatti
Rafael Vicuña, un biochimico che si occupa della degradazione della lignina,
Fotis C. Kafatos, un genetista definito il più importante biologo greco (il suo curriculum è impressionante),
Ingo Potrykus, un genetista tra gli iniziatori delle rivoluzione verde, e altri come
Robert J. White, un chirurgo che ha trapiantato la testa di una scimmia su un'altra. Oltre che Marshall Nirenberg, tra gli scopritori del codice genetico. Insomma, un parterre de roy un po' disuguale, ma interessante. Quello che è uscito dal convegno però sono solo le dichiarazioni di papi e religiosi vari, che come al solito mettono in dubbio l'evoluzione per selezione naturale. Ci sono anche alcune cose interessanti, che chiariscono posizioni, per me, assolutamente oscure. Ok, Darwin aveva torto e quindi la selezione naturale non esiste, o non ha fatto molto, o non è sufficiente. E allora? Mi chiedo. Ecco le risposte: Robert White ci spiega la differenza tra uomini e scimmie antropomorfe:
We will argue that at some time in the biological evolutionary course divine intervention with the introduction of a soul/spirit was required to create the unique human species. We will further argue that with the infusion of a soul/spirit at the time of human conception we are, in a sense, witnessing a replication of the creation process of mankind itself. Poi il cardinal Schönborn, fautore dell'
intelligent design ci informa che
La teoria dell'evoluzione non può rispondere ai grandi quesiti che inquietano gli esseri umani. L'uomo desidera sentirsi voluto, scelto, e amato. Non accetta di essere considerato figlio del caso, o ridotto a pura realtà biologica. Altro intervento, altro prelato: il cardinal Martini dice:
L'universo è in continua evoluzione, ma bisogna interpretarla come un'evoluzione che passa per tutti i gradi dell'essere e arriva dalla materia fino al pensiero e all'amore.
Ecco ancora il cardinale di Vienna:
Finora la scienza moderna non ha tenuto conto di un fatto decisivo, la leggibilità della realtà. La natura è configurata in maniera tale che il nostro spirito riesce a penetrare nelle leggi in base alle quali è stata costruita. La natura è conoscibile perché porta la firma del suo autore.
Prendo questi interventi non dal letterale, ma da
quiDa
qui invece prendo alcuni stralci dl discorso del papa. Per esempio:
«Per svilupparsi ed evolversi il mondo deve prima essere e quindi essere passato dal nulla all'essere»; la Creazione quindi, lungi dall'essere un concetto ingombrante o addirittura un ostacolo per la scienza, ne costituisce la condizione primaria. Fare scienza è possibile perché la realtà è data, esiste e si fa incontro all'uomo suscitando la sua meraviglia e la sua curiosità. Ma non solo. La nozione di creazione è alla base anche di ogni discorso sull'evoluzione, in quanto è il rapporto continuo col Creatore che fonda il divenire. La creazione insomma non è soltanto un evento da collocare all'inizio del cosmo, prima del big bang; è piuttosto l'opera continua del Creatore che sostiene tutta la realtà.Qui stiamo arrivando al punto cruciale. Il sempre vigile Formenti mi segnala che il papa ha detto anche qualcosa come: Affermare che la fondazione del cosmo e il suo sviluppo siano frutto della “provvidenziale sapienza” di un Creatore non vuol dire che la creazione ha a che fare solo con l'inizio della storia del mondo e della vita. Essa implica che il Creatore “origina questi sviluppi” e li “sostiene continuamente”. Il tutto è frutto di un articolo di radio Vaticana, non delle parole del papa, che sono solo quelle virgolettate. Quindi se ho capito bene il papa sostiene una
creatio continua. Come dimostra anche questo articolo de L'oddicentale:
"il fondamento del cosmo e dei suoi sviluppi è la sapienza provvida del Creatore", ha precisato, "non è dire che la creazione ha a che fare soltanto con l'inizio della storia del mondo e della vita. Ciò implica, piuttosto, che il Creatore fonda questi sviluppi e li sostiene, li fissa e li mantiene costantemente". Non è solo creatore, insomma, ma architetto dell'evoluzione.Dove poi avvengano questi interventi divini non è mai chiaro. A livello di mutazioni singole? Di nascita dei grandi cladi? Solo per l'uomo? Non si sa.
Mi piacerebbe anche sottolineare un
intervento del teologo Mancuso dal Foglio del 2 novembre. Tra le altre cose, trova un'interessante scappatoia al problema della somiglianza tra genoma umano e delle antropomorfe (scimpanzé in primis). Il ragionamento è questo: la differenza tra geni (numero e struttura) è poca, ma tra le specie è tantissima; noi costruiamo civiltà e grattacieli, gli scimpanzé mangiano termiti. Come può l'1,5 per cento del genoma dar conto di questa differenza? Non può, quindi per forza ci dev'essere stato qualcuno che ci ha infuso di qualcosa per differenziarci dalle altre specie. Ecco alcuni passi interessanti:
Senza il Dna, niente anima e niente spirito, è chiaro. Ma siccome l’anima e lo spirito si danno (oltre all’università e alla musica, prova ne sia il giornale che ora tenete in mano e il desiderio di conoscere che vi porta a leggerlo, e centomila altre cose che è sufficiente alzare la testa per individuare) ne viene che l’essere umano è maggiore del suo patrimonio genetico, non è riducile alla vita biologica. Poi:
Essendo sotto gli occhi di tutti che (con tutto il rispetto per lo scimpanzé) la storia e la civiltà dell’essere umano sono abbastanza diverse da quella dello scimpanzé, molto probabilmente non è il nostro Dna con quel suo piccolo 1,5 per cento di differenza a spiegare l’evoluzione che ci ha differenziato, e ci differenzierà sempre più, dallo scimpanzé.E infine:
Se infatti per la vita biologica siamo quasi identici allo scimpanzé, per la nostra vita spirituale non abbiamo nessuna, non dico identità, ma neppure analogia, col resto del mondo animale. E’ questo più alto livello dell’essere a fare dell’essere umano qualcosa di unico, qualcosa di così stupefacente nel mondo dei viventi davanti a cui la mente umana di tutti i tempi e di tutti i luoghi, per poterne dare conto, ha inferito un suo legame con una sfera del tutto particolare dell’essere, non rintracciabile nella dimensione naturale, e chiamata convenzionalmente “Dio”. Poi prosegue con considerazioni di bioetica che non sono in grado di ribattere, e neppure di capire. Ma il resto mi pare nel solco di quel disperato sforzo che sta facendo la chiesa per distinguere l'uomo dal resto della natura. Cioè, persa la battaglia sull'evoluzione stessa, si sta cercando di dire che tutto va bene, ma solo fino a quando non si arriva all'uomo, che è stato "infuso" di anima, spirito o altro che lo distingue dagli animali. Anche perché in questo modo si ristabilirebbe in pieno la gerarchia della creazione nel Genesi. Che, mi ha fatto notare durante un'intervista la filosofa Cristiana Franco, è il primo documento prodotto dall'uomo che, oltre a definire una precisa gerarchia antropocentrica, dice chiaramente che l'intero pianeta è stato creato per uso e consumo di una specie. Dando così inizio, oltre che alla dominazione di un pensiero "unico", anche alla distruzione del pianeta con una precisa e solidissima base biologica. E se pensate che io creda al mito del buon selvaggio, ricredetevi. Sono convinto che
Martin avesse ragione----------------
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PHISH: "Coventry Jam"via
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