26 ottobre 2008

Ancora la religione

Lasciate da parte le buffonerie dei pagliacci al governo, che ormai ha reso l'Italia un Paese senza speranza (prestichi? per esempio si dimostra la peggiore dei ministri dell'ambiente - al suo confronto pecoraro era un genio), direi di dare un'occhiata a cose più serie. Un paio di post e alcuni articoli hanno cercato ultimamente di spiegare il fenomeno religiosità. Attenzione, a quel che ho capito non è la religione, ma il fatto di essere religiosi. La distinzione è sottile ma importante, secondo me: la religiosità può essere una caratteristica presente nella specie e determinata anche dalla selezione naturale, la religione è soprattutto la sovrastruttura che organizza e ordina un sentimento in apparenza profondo. Il mio faro John Wilkins, qui, commenta un pezzo molto bello di Pascal Boyer che appare su Nature, in cui si argomenta che la religiosità (lui la chiama religione, ma secondo me non lo è) è un tratto della specie non diverso dalla musicalità o dalla "necessità" di un sistema politico. L'articolo di Boyer passa poi a esaminar elepossibili spinte evolutive che hanno portato alle credenze religiose o meno). È piuttosto convincnete quando dice che humans are very good at establishing and maintaining relations with agents beyond their physical presence; social hierarchies and coalitions, for instance, include temporarily absent members. Da lì a trovare la causa di qualsiasi fenomeno in enti non naturali (e quindi soprannaturali) il passo è relativamente breve. In più Humans are unique among animals in maintaining large, stable coalitions of unrelated individuals, strongly bonded by mutual trust. Ma la domanda fondamentale è: la religiosità è un tratto adattativo, cioè che aumenta la fitness. Secondo Boyer, la risposta è più modesta, o più grandiosa: 42. No scherzo; secondo Boyer, la religiosità è una proprietà emergente delle nostre capcità cognitive.
Come detto, il tutto sembra piuttosto convencente; non solo a me, ma anche a Wilkins, che intitola il suo post Perché la religione sarà sempre con noi. Poiché è un tratto he egli giudica adattativo, inoltre (almeno per le società agrarie) è probabile che l'ateismo non potrà mai prendere piede, nonostante Meyers. A proposito delle cause delle credenze, però, sto leggendo Sei cose impossibili prima di colazione, di Lewis Wolpert. Che, a parte il titolo preso da Carroll, argomenta in maniera convincente che le credenze potrebbero essere derivate non dalla struttura sociale umana, come pensano in molti, ma dalla nascita degli strumenti che sarebbero anch'essi (in un modo o nell'altro) "cause" e la cui invenzione potrebbe aver fatto pensare proprio a concetto di causa prossima o lontana.

P. S. A proposito di strumenti, l'Italia ha (in parte?) ritirato il finanziamento per uno strumento da mandare su Marte. Ecco la frase in cui si dimostra che lo psiconano comanda anche nei sottoscala, e cerca di risparmiare i soldi per darli alle banche e ai suoi amici che hanno comperato l'Alitalia: new head of ASI, Enrico Saggese, said a shift in space priorities ordered by Prime Minister Silvio Berlusconi will reduce Italy's ESA contributions far beyond levels initially expected, with potentially disastrous consequences for some of the most important November proposals.

18 ottobre 2008

Ma allora insistono!

Io ho aperto questo blog solo per commentare con leggerezza e un po' di spirito ricerche scientifiche e grandi temi di politica. Ma poi, troppo spesso ormai, gli esponenti di questo che loro chiamano governo (in realtà è una dittatura), dicono una tale serie di vaccate che è necessario almeno non farle passare. Segnalarle, diciamo.
Allora, quel tale schifani di cui parlavo nel post precedente, che leggo essere presidente del senato, dopo il solito morto sul lavoro dice: "Cazzi suoi, doveva mettersi il caschetto". Ok, non ha detto proprio così, ma lo spirito è quello. E io dovrei rispettare un essere simile. Beh, peccato che la scala naturae non sia vera...

Al loro posto, magari farei lo stesso


Beh, sì, certo, io non ho le sorti di un Paese sulle spalle, non devo reggere ministeri e personale fannullone. Ma certe cose, prima di dirle, cercherei di verificarle. Persino se mi chiamassi brunetta (dei ricchi e poveri), il ministero che quando apre la bocca insulta. Secondo questa notizia di Repubblica, e questa del Corriere, il "20-20-20" (20% da fonti rinnovabili, 20% di risparmio energetico e 20% riduzione CO2, ndr) è una follia. Per le imprese e il Paese. A questo si aggiunge tale Schifani, che dice L'Europa, consapevole del pericolo che incombe sull'economia reale, trovi una sintesi su temi altrettanto importanti, come quello della tutela dell'ambiente, ma sicuramente meno emergenziali rispetto alla crisi finanziaria e al rischio di recessione. Certo, se penso che sono stati eletti da confindustria e chiesa (che dell'ambiente se ne sono sembra altamente sbattuti) capisco la loro posizione. Ma, se proprio le cose sono così, perché non rimanere zitti, tenersi le proprie opinione aberranti e imbecilli e cercare di modificare i processi decisionali in maniera più soft? Ma poi, ripenso, in fondo sono stati votati da una gran parte degli italiani, quelli che protestano contro le discariche solo se lo dice la camorra, che progettano tre tangenziali una dietro l'altra, che modificano la legge sulla caccia anche se sono contrari i cacciatori. E via così.
Poi mi dicono perché sono pessimista.

La foto della brunetta (insieme a una biondina) viene da qua

16 ottobre 2008

Contrasti

Chissà perché, ma leggendo uno degli ultimi editoriali di Nature:

Nature 455, 835-836 (16 October 2008) | doi:10.1038/455835b; Published
online 15 October 2008

Cut-throat savings

In an attempt to boost its struggling economy, Italy's government is
focusing on easy, but unwise, targets.

It is a dark and angry time for scientists in Italy, faced as they are
with a government acting out its own peculiar cost-cutting philosophy.
Last week, tens of thousands of researchers took to the streets to
register their opposition to a proposed bill designed to control
civil-service spending (see page 840). If passed, as expected, the
bill would dispose of nearly 2,000 temporary research staff, who are
the backbone of the country's grossly understaffed research
institutions — and about half of whom had already been selected for
permanent jobs.


E questo articolo, mi è sembrato che provenissero da due pianeti diversi.


P. S. Mi sono accorto che c'è l'intero editoriale qui. Leggete

10 ottobre 2008

Il blog ai tempi del colera


Non so cosa trattasse il libro di cui ha parafrasato il titolo. So solo che mi ha dato l'impressione di qualcosa di importante (il blog e l'amore) contro qualcos'altro di pericoloso ma passeggero (il colera). Per questo non smetto di scrivere le mie stupidaggini anche in questi tempi, in cui persino una malattia sembra quasi innocua di fronte alla prospettiva di non sopravvivere. Il soggetto è un pezzo di Steve Jones, noto evoluzionista e divulgatore molto british (nel senso che è spesso ellittico e ironico). L'ha scritto qui sul quotidiano inglese The Telegraph. Dopo lunga esposizione di fatti molto noti (l'età della paternità si è abbassata, l'uomo come specie è molto comune, i matrimoni misti sono sempre più diffusi), giunge alla conclusione che l'evoluzione umana, almeno nel mondo occidentale, non funziona più, ha finito di funzionare, non procede. Il pezzo, come spesso accade per Jones, è provocatorio e interessante più per quello che non dice che per quello che dice. Cioè che nella maggior parte dell'umanità la selezione naturale è viva e sta bene, grazie. E che le vittime di epidemie, infezioni, ma anche cicloni, uragani e tsunami sono... vittime, proprio come animali o piante colpiti dalla selezione naturale. Inoltre le cure mediche che secondo Jones hanno "fermato" l'evoluzione sono una cosa di pochi decenni (la penicillina, per esempio, è stato scoperta circa 80 anni fa). Insomma, come dice John Wilkins, l'evoluzione - meglio, la selezione naturale - non si mai fermata. Insomma, un bel dibattito tra chi ha opinioni diverse, ma che, e qui siamo all'oggetto del contendere, conosce l'argomento.
Come è stato trattato infatti sui giornali italiani? Mia moglie mi ha segnalato l'articolo su Repubblica, e io l'ho trovato con la funzione Cerca. Eccolo qui. L'autore è Enrico Franceschini, che non sapevo si occupasse anche di scienza (è l'inviato a Londra). Il testo è brillante e spiritoso, e informa proprio sull'articolo di Jones. Ma riporta anche questa frase: L'uomo (e la donna) che vediamo allo specchio in questo 2008 dopo Cristo sarebbero insomma il modello definitivo, il risultato finale, l'approdo ultimo di quattro miliardi di anni di tenace, paziente, incessante sforzo per migliorare gli organismi viventi. Nessuno, men che meno Jones, ha mai avuto l'idea di dire che l'evoluzione si sia fermata perché l'uomo ha raggiunto il modello definitivo, ed è quindi impossibile migliorare forma e funzione di una specie. Per un evoluzionista, questo è puro e semplice anatema. Per un, pur bravo, giornalista, è normale pensare che l'evoluzione porti sempre al miglioramento di una specie. Perché l'evoluzione tende sempre a... (mettete quel che volete qui). E si può parlare di uomo migliorato. Ma rispetto a cosa? Al passato? Siamo davvero sicuri di essere meglio del ragazzo del Turkana (un pezzo di ragazzo di 1,60 m a 12 anni). O di essere più robusti di un nearderthaliano? Solo perché noi siamo sopravvissuti e loro no?
Ed ecco la perla: Ma nel mondo contemporaneo di riscaldamento centralizzato, vaccinazioni di massa, abbondanza e benessere, le stesse mutazioni che garantirono la sopravvivenza di quei bambini dell'era primordiale o di una a noi più vicina non darebbero più loro il medesimo vantaggio. Dunque non avvengono. Le mutazione non avvengono perché tanto non servirebbero? Sicuro? Lamarck sarebbe senz'altro felice, ma purtroppo le cose non vanno in questo senso. E i genetisti ce l'hanno spiegato da qualche decennio. Il pezzo, dopo aver presentato anche alcune obiezioni (ragionevoli, devo dire) di colleghi di Jones, si conclude con ribadendo il concetto di fine dell'evoluzione come arrivo alla meta. Non molto diverso dal punto omega del solito Teilhard de Chardin. Che è secondo me una delle idee meno evoluzionistiche mai prodotte da mente umana. Insomma, perché si devono conoscere le opere di qualsiasi scribacchino (cui magari hanno dato il Nobel) e non avere neppure le minime basi teoriche di un'idea che ha sconvolto il mondo occidentale da quasi 150 anni? Per finire, sempre con la funzione Cerca, ho trovato un articolo di Luigi Bignami, di qualche mese fa, che dice esattamente l'opposto. Eccolo qua. La differenza è che Bignami sa di cosa parla, e il professore che ha pubblicato lo studio su Pnas lo ha fatto in base a dati certi, non speculazioni personali.
Come pensiero finale, riporto un'esperienza personale. Negli ultimi tre giorni sono stato in Germania per un workshop sulla divulgazione della scienza in Europa. Ho incontrato colleghi di grande professionalità e fama (lo science editor di Süddeutsche Zeitung, o la corrispondente per l'Europa continentale di Nature). Ebbene, a domanda precisa, tutti mi hanno risposto che chi parla di scienza, su qualsiasi mezzo, dovrebbe avere almeno alcuni rudimenti della scienza in questione (meglio se è ben preparato). Anzi, la maggior parte di essi si sono dimostrati abbastanza meravigliati della domanda, come se la risposta fosse scontata. No comment.


Il disegno sopra viene da qui, ed è sotto licenza Creative Commons

05 ottobre 2008

C'è dinosauro e dinosauro


In fondo, mi dico, è solo un articolo di giornale. Per di più on line (non ho ancora visto la carta). Ma poi, ribatto, gli hanno dato una paccata di battute (circa 4300), che per un articolo on line sono tantine. Quindi significa che lo considerano importante. E allora, mi chiedo, perché non dedicargli il minimo di cura che merita? Tipo farlo scrivere a che ne sa un po' di più. Siamo alle solite, sento dire, non passa occasione che tu non parli male dei tuoi colleghi. Forse è vero, ma è per indole e costante tentativo di essere preciso. L'oggetto del contendere, questa volta, è un progetto di Sankar Chatterjee e Rick Lind, un paleontologo e un ingegnere aeronautico, di costruire un aeroplano senza pilota che prenda le mosse da uno pterosauro, Tapejara wellnhoferi. Fin qui niente di male. Peccato che per tutto il pezzo il nome latino della bestia sia scritto con entrambi le iniziali maiuscole (ed è un errore, di poco conto, ma errore). E poi che naturalmente in tutto il pezzo l'animale sia definito un dinosauro. Ora, di classificazione dei dinosauri ne è piena la rete. C'è questa per esempio, o questa (un po' tecnica). Da nessuna parte, se notate, si menzionano gli Pterosauri (come si vede bene anche da qui). Significa che gli Pterosauri non sono dinosauri. E' come chiamare insetto un ragno, per esempio. Non sarebbe stato difficile controllare; persino in Wikipedia (da tutti considerata il Male) dà informazioni corrette. Con un curioso particolare. In quella italiana la specie che vedete sopra è classificata Tapejara wellnhoferi. In quella inglese Tapejara navigans. Dai fossili trovati della specie T. wellnhoferi (ho visto un paio di foto nel meraviglioso libro The illustrated encyclopedia of Pterosaurs, scritta proprio da Wellnhofer - su Amazon lo trovate usato) sono propenso a credere che abbiano ragione gli inglesi e che la specie con la cresta più alta e arrotondata (simile a quella dei diagrammi su Repubblica) sia T. navigans. Insomma, c'è possibilità di fare buon giornalismo, magari con un piccolissimo coté educativo (nel senso stretto di dare informazioni corrette)? Ebbene, lo si butta nel cesso con errori grossolani. Che hanno il problema di fare dubitare anche del resto del pezzo. Se chi scrive non sa che gli Pterosauri non sono dinosauri, perché devo credere che Chatterjee e Lind stiano facendo quel lavoro? In fondo, spesso il giornalismo scientifico italiano (che è l'unico che anche se solo lontanamente so giudicare) sembra un continuo pesce d'aprile. Non è consolante, diciamo.

Il disegno sopra proviene da Wikipedia, è di Dmitry Bogdanov ed è sotto Creative commons

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Now playing: The Misty Wizards - It's Love
via FoxyTunes

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Now playing: Blue Cheer - Feathers From Your Tree (Technicolor Web of Sound (www.techwebsound.com))
via FoxyTunes

03 ottobre 2008

E questa sarebbe arte?



No, non quella sopra, quella è VERA arte.
Secondo gli espertoni della Repubblica, i "dipinti" di questo "artista" sarebbero caratterizzati da irriverenza e "potenza" comunicativa. Sono disegnini dei cartoni animati della Warner con aggiunto un po' di sangue. Niente che non si sia già visto negli stessi cartoni, in cui Bunny ha sparato un milione di volte a Duffy uccidendolo in tutti i modi possibili. Ma gli artisti (quelli veri) della Warner non mettevano il sangue, lo facevano intuire conun'eleganza che questo buzzurro si sogna di notte. Questo tipo, per la cronaca James Cauty, ha reso tutto più splatter e "moderno", con una violenza che mi aspetto che qualcuno definisca "tarantiniana". Insomma, quello che fanno tutti i bambini appena hanno in mano un pastello: disegnano uccisioni e sangue. E infatti la cosa che fa ridere (me) è che secondo questi intellettuali per l'occasione i ragazzi che vogliono entrare nei padiglioni della mostra devono essere accompagnati dai genitori. Che sono gli unici che si scandalizzano; i ragazzi e a maggior ragione i bambini ridono come matti. Della serie "questo l'avrei fatto anch'io", come per molta arte moderna. Alla domanda "Perché non l'hai fatto?" la risposta giusta è "L'ho fatto alle elementari, ma non ho trovato nessun gallerista che sia riuscito a scucire milioni di dollari per queste cagate, e le ho buttate".

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