30 luglio 2008

Doppio post


Su sollecitazione della solita signora tupaia, che non so come possa lavorare con tutto il pensare che fa, mi sono guardato in giro per capire perché hanno chiesto sul suo sito del tuatara, quel rettile "antichissimo" che sta in Nuova Zelanda. E ho scoperto che anche lui è a rischio per il riscaldamento globale (è il primo link che ho trovato), come le tartarughe marine e coccodrilli e tutte le specie in cui il sesso è determinato dalla temperatura. La notizia è interessante, ma come al solito l'hanno data a un povero stagista laureato in lingua e letteratura uzbeca, che ne ha tratto quello che ha capito.
Ne approfitto per mettere qui come promemoria il link a un bel post sull'interazione tra scienze e studi umanistici. Il post ne richiama altri altrettanto interessanti, che delineano la situazione statunitense. Fate un po' il confronto con quella italiana...
e buone ferie.

Immagine da Wikimedia commons

29 luglio 2008

Ecco chi c'era cascato


Mi devo scusare con la Stampa, che non ha fatto notizia sui famosi 50.000 che non lo erano. La stampa italiana (con la minuscola) non si è lasciata però sfuggire l'occasione, e ha pubblicato questa notiziola. Purtroppo mi è sfuggita, perché di solito questo giornale ha altri utilizzi quando mi capita in mano (il mio gatto ringrazia). In poche righe il monovocalico Patarga è riuscito a infilare una tale serie di cazzate che mi tocca dubitare della sua buona fede, per non parlare della professionalità.
Ne approfitto per aggiungere questa chicca. Su Repubblica un topo piumato bevitore è stato illustrato con un'immagine che presumevo corretta (non c'è il nome latino della bestia, quindi non si può sapere se è giusta). La seconda immagine invece ritrae non un topo, non un altro roditore, ma addirittura un pipistrello (probabilmente un vampiro). Ah, andando a controllare ho scoperto che non è un topo (nella notizia ci si spinge a dire che è un muride, chissà perché), ma una piccola tupaia (Ptilocercus lowii), cioè appartiene all'ordine degli Scandentia. Più vicino agli uomini che ai topi, forse.

P. S. Grazie alla signora tupaia ho corretto il primo link. Mi spiace, non so perché hanno parlato del tuatara.

25 luglio 2008

Se lo dice lui...


Da questa intervista apprendo che Neil Young accusa la Apple (e spero con essa tutto il mondo dei computer e dei venditori di musica online) di aver abbassato la qualità per guadagnare di più e più in fretta. Non che Young sia un tecnofobo, anzi, tano che sta per uscire - lui dice - tutta la sua collezione in Blue-ray disc. Mi toccherà comperare un lettore Blue-ray). Ma ci tiene molto alla musica, più di quanto non faccia (per quel che so) la maggior parte dei "musicisti" moderni. Young dice che l'Mp3 è veramente una iattura, e che il vinile è ancora meglio di tutto, come profondità di suono e qualità. Tendo a prendere tutto quello che dice Young come oro colato (ricordo ancora di aver ascoltato "Per voi giovani" il giorno dell'uscita di Harvest, e non sono riuscito neppure a uscire con gli amic). Però sono d'accordo solo in parte con le sue affermazioni. Quello che è decaduto non è tanto (o meglio non solo) la forma della musica, ma soprattutto il contenuto. A parte poche e doverose eccezioni (che non mi sogno neppure di dire) credo che la maggior parte di quello che passa per musica adesso sia semplicemente una colonna sonora "tappezzeria" e ascolarla per quello che è, con arrangiamenti, testi, melodie eccetera sia proprio fuori dagli interessi delle case discografiche. Se tutti ascoltassero la musica con la passione di qualche anno fa, certe ciofeche da primi in classifica non esisterebbero. Poi è ovvio che un Mp3 da 128kb non deve essere ascoltato. Ma preferisco After the gold rush a 128kb piuttosto che il primo in classifica in formato lossless.

20 luglio 2008

Ho scoperto chi c'è cascato coi 50.000 fisici

E' qui. Non lo conosco, ma prima di questo post ne pubblica un altro di uno "scettico" che è stato debitamente demolito da Tim Lambert. Previsione azzeccata; adesso aspettiamo i giornali.

Preparatevi



Se le imprese del cavaliere mascarato e delle sue donzelle (tipo la Prestigiacomo che vuole privatizzare i parchi nazionali) non invadono i media italiani, preparatevi prima o poi a leggere un bell'articolone con un titolo simile a questo "50.000 fisici americani sono contro il riscaldamento globale antropogenico". La storia è circa questa: l'American Physical Society (un'associazione che ha circa 50.000 membri) ospita nel suo sito vari Fora di discussione, in cui ovviamente si discute; non è come essere al bar, ma gli articoli non sono "scientifici" nel senso più stretto del termine. Uno di questi forum si chiama Physics and Society online forum. In questo forum è stato postato un messaggio, per iniziare una discussione, che mette in dubbio l'origine antropogenica del global warming. Anzi, afferma che There is a considerable presence within the scientific community of people who do not agree with the IPCC conclusion that anthropogenic CO2 emissions are very probably likely to be primarily responsible for the global warming that has occurred since the Industrial Revolution. Quindi, non solo questo messaggio, ma un numero considerevole di scienziati mettono in dubbio l'AGW. Capisco che da qui a dire che i fisici americani mettono in dubbio l'AGW ce ne passa molto, ma sono assolutamente certo che, per esempio, mercoledì La Stampa ci farà un bell'articolo. Oppure anche il Corriere, per non parlare di fogliacci come Libero o Il Foglio. Ma andiamo a vedere un po' più a fondo le cose. Come dicevamo, Physics and Society online forum è un organismo informale dell'American Physical Society, in cui chiunque - all'interno della società - può postare quello che vuole. anche se un minimo di controllo c'è, ovviamente, specie nel caso degli argomenti più dibattuti. Per esempio, in testa al Forum c'è questa affermazione: The executive committee of the Forum on Physics and Society, however, believes that the statement in the July 2008 edition of our newsletter, Physics and Society, that "There is considerable presence within the scientific community of people who do not agree with the IPCC conclusion that anthropogenic CO2 emissions are very probably likely to be primarily responsible for the global warming that has occurred since the Industrial Revolution," exaggerates the number of scientists who disagree with the IPCC conclusion on anthropogenic CO2 and global warming. That statement does not represent the views of APS or the Executive Committee of the Forum on Physics and Society. The FPS Executive Committee strongly endorses the position of the APS Council that "Emissions of greenhouse gases from human activities are changing the atmosphere in ways that affect the Earth's climate. Devo tradurre? Non è finita. Tra i partecipanti al forum c'è tale Christopher Monckton, terzo Visconte Monckton di Brenchley. Lord Monckton non è un ricercatore (men che meno un climatologo) è un giornalista dell'Evening Standard, un tabloid inglese. In testa al suo contributo c'è questa frase: The following article has not undergone any scientific peer review. Its conclusions are in disagreement with the overwhelming opinion of the world scientific community. The Council of the American Physical Society disagrees with this article's conclusions. Un minimissimo di ricerca mi ha portato a capire cosa c'è dietro. Non tutti lo hanno fatto, e non tutti lo faranno. Credo sia questione di cattiva volontà, non di bravura (io non sono bravo).

P. S. La figura in cima rappresenta la variazioni stagionali della temperatura superficiale, da qui.

18 luglio 2008

La solita zuppa


Il buon cardinale di Vienna, Christoph Schönborn, ha pubblicato sull'Osservatore Romano un lungo articolo sulla compatibilità di evoluzione e creazione. Il titolo è rivelatore "Creazionismo ed evoluzionismo senza ideologie possono incontrarsi". Ci voleva un punto interrogativo, e la risposta sarebbe stata no. Ma andiamo con ordine; il pezzo è troppo lungo per una "recensione" e colgo alcuni spunti che secondo me, com'è successo per l'articolo sul New York Times di circa due anni fa, denotano malafede o mancata conoscenza dell'argomento.
Inoltre per gran parte dell'articolo utilizza approcci della fisica (con una lunga disquisizione su Newton) approcci che sono molto diversi da quelli della biologia che, ricordiamo, è scienza storica e del tutto diversa dalla fisica. Schönborn richiama, con altre parole in apparenza più dotte ma che in effetti richiamano allo stesso approccio, l'idea paleyiana dell'orologiaio e della complessità irriducibile e dell'argomento per incredulità.

L'articolo è caratterizzato da numerose curve a U, in cui l'argomento viene abbandonato e si affronta un altro topic senza spiegazione. Per esempio dopo che sono comparsi Newton e Aristotele (che ovviamente fa parlare della classificazione della cause), il cardinale comincia a far entrare la religione, con questa curiosa affermazione:
...questioni che ogni essere umano prima o poi si pone: «Da dove veniamo? Dove andiamo? Qual è il senso della vita?». Ma queste domande non dovrebbero esser poste dapprima alla religione?. La risposta è, o dovrebbe essere: «No, perché?». A queste domande può rispondere chiunque e, al di là di quello che accade in Italia, la religione non ha preminenza sulle altre discipline (e neppure sull'opinione di un camionista). Come non ce l'ha la biologia o la fisica, peraltro, che risponderanno a modo loro e con risposte degne quanto quelle della religione.


Il quadro qui accanto si chiama "The sense of life" ed è di Matt Kaplinsky

Altra frase curiosa è: Non diviene allora infondata la risposta religiosa alle domande essenziali dell'essere umano, senza fondamento, come una ghirlanda che si libra nel vuoto, che senza motivo, senza fondamento afferma che esisterebbe un senso, un progetto che sottende tutto ciò, e che tutto avrebbe un fine ultimo, voluto da Dio e da Dio realizzato? La risposta è sì, ovviamente, ma Schönborn non sopporta il credo quia absurdum, e quindi inizia il suo processo di surrettizia invasione della religione anche nella razionalità; processo che ha la spinta maggiore proprio nel caposervizio del cardinale, cioè il papa.
E qui c'è un capolavoro. Newton si spinge ancora oltre: dal cieco gioco di caso e necessità non può generarsi la varietà delle cose. Proprio il contrario afferma la teoria dell'evoluzione oggi diffusa: l'intera varietà delle specie è nata dal gioco privo di orientamento delle forze della mutazione e selezione. Quindi gigante contro gigante; quale poi sia l'autorità di Newton (uno dei più grandi di tutti i tempi - argomento per autorità) sulle dinamiche evolutive lo sa solo Schönborn.
Dopo una lunga discussione su cause aristoteliche, che come tutti sanno hanno un valore molto relativo in biologia, il cardinale richiama uno dei suoi eroi, Jaki, che accusa Darwin di ossessione all'idea di fornire una spiegazione scientifica plausibile dell'origine delle specie che potesse interamente fare a meno dell'atto separato della creazione divina. A parte che, come fa notare anche Formenti, sarebbe di che vantarsi di aver scoperto una spiegazione scientifica di un avvenimento naturale, che Darwin sia ossessionato mi sembra sinceramente da ignoranti. Nessuno gli ha mai letto dei tormenti di Darwin verso la sua scoperta, e verso sua moglie? Nessuno di questi figuri ha mai riflettuto sugli anni passati dalla scoperta alla divulgazione dell'idea di selezione naturale? Sarebbe un ossessione aspettare 20 anni? Altra topica: l'intera varietà delle specie ha origine nelle mutazioni casuali e nelle loro opportunità di sopravvivenza. Il che non rende necessario alcun intervento separato del creatore. Darwin non sapeva niente di mutazioni, ma solo di variazioni, e anche questo punto gli era un po' oscuro. La sua idea non era basata sulla causalità delle mutazioni, ma soprattutto sulla potenza deterministica della selezione naturale. Tutto il contrario del caso, insomma. Il fatto che Schönborn insista sul caso è un esempio di malafede. Se non lo è significa che l'argomento gli è oscuro; è allora perché parlarne?
Schönborn prosegue con la fola del Darwin materialista (che dovrebbe essere un insulto) e dei rapporti tra evoluzionismo e marxismo (manca il comunismo e il nazismo e poi abbiamo fatto tris). Fino ad arrivare ad altre a frasi quantomeno oscure come: Tuttavia le neuroscienze non possono «dimostrare» che la mente sia riducibile senza ricorrere al cervello in quanto i loro metodi non sono in grado di orientarsi nelle realtà immateriali. La maggior parte di queste avrebbero come risposta un "E allora?".
Ma c'è anche una pars costruens, come quando il cardinale dice: Occorre separare Darwin dal darwinismo, liberarlo dalle sue catene ideologiche e da una filosofia implicitamente riduzionista caratteristica di «tutta» la scienza moderna.



Una parentesi, liberare Darwin dal darwinismo è anche una delle proposte di Olivia Judson, che ha scritto per il New York Times tre articoli sull'argomento. Articoli molto più informati di quelli di Schönborn, e molto più stimolanti.


Ma torniamo alla chiesa. Questo del darwinismo come ideologia è una vera fissazione delle gerarchie religiose. Mi pare però di capire che un qualcosa diventa ideologico (quindi negativo) quando va contro a quello che pensano loro. Per esempio il meccanicismo, o il riduzionismo o il naturalismo sono ideologici perché in un modo o nell'altro funzionano "come se" il mondo naturale fosse l'unica cosa esistente, come se lo stesso fosse riducibile alla somma delle parti o come se non ci fossero elementi metafisici che influenzano la natura. "Come se" non significa che le cose sono sicuramente così, ma che ipotesi metafisiche, nel mondo delle ricerche scientifiche, sono inutili e spesso dannose. Questa frase è ancora più curiosa: Non mi rendo conto perché dovrebbe essere vietato (così afferma il dibattito negli Stati Uniti) porre nell'insegnamento delle scienze a scuola la questione di Dio, e non chiedersi mai se il materialismo (come visione del mondo altamente discutibile) possa essere insegnato insieme alla teoria darwiniana. Perché "il contrario è insegnato nelle ore di religione" non vale come risposta? E che la metafisica non abbia valore nelle ore di scienze non va bene? E poi, il materialismo è discutibile da chi? E ancora, perché solo il darwinismo (qualunque cosa esso sia) è accompagnato dal materialismo? E la fisica, la chimica, persino la storia, non hanno anch'esse il presupposto del materialismo? Porre la questione di Dio nell'insegnamento delle scienze mi sembra una delle proposte più ridicole che abbia mai sentito. Non è venuto in mente neppure alla Carlucci (che stavolta, sconfitto Maiani, se l'è presa con Settis).
Ma eccoci arrivati alle questioni aperte della teoria dell'evoluzione. Che sono? Apparentemente la sua (dell'evoluzione) visione del mondo. Che secondo il cardinale non sembra conciliabile con la fede in un creatore, se capisco bene. A questo proposito tale Adrian Walker dice: una simile variante problematica della teoria dell'evoluzione è ciò che definisco “darwinismo stretto”: la tesi secondo cui il concorso di mutazione (genetica) e selezione naturale sia una spiegazione sufficiente della nascita di nuove forme di vita. Secondo lui è una variante problematica, secondo i libri di evoluzionismo è... l'evoluzionismo. Sempre Walker finisce: Poiché se mutazione e selezione bastano a spiegare tale nascita, non c'è in realtà alcuna ragione del perché la materia cieca non possa essere la prima origine della vita; una tesi che è (...) inconciliabile con la teoria cristiana della creazione. Mai frase fu più chiara. E ci si chiede. Se è inconciliabile con la teoria [nel senso comune del termine, presumo, non nel senso di teoria scientifica], che si fa, si abbandona la teoria dell'evoluzione (che ha milioni di prove) o la teoria della creazione (prove concrete 0)? E in fondo, se è davvero inconciliabile, chi se ne frega?
Il prosieguo è ancora più peculiare. Parla il cardinale di un libro di Jonas, in cui tre tizi fanno una promessa: far valere la verità secondo cui nell'organismo non agiscono altre forze se non quelle volgarmente fisico-chimiche. Così facendo però fanno nascere una promessa e... Promettere qualcosa, sforzarsi di mantenere la promessa, correndo il rischio che si potrebbe anche non rispettarla: tutto ciò non può essere l'effetto di forze di natura prettamente materiali. Che forze? E chi lo dice? Lui (Jonas, credo). Ancora: E allora?
Il resto del pezzo sono citazioni di Tommaso d'Aquino, ancora una volta con la similitudine dell'aereo in una discarica. E' un po' più raffinato, nel senso che, come si sa, dice che se nella natura fosse insita la nascita della vita (in termini moderni, un aumento della complessità) il tutto avverrebbe continuamente. Direi che il risultato non cambia.
Essendo inoltre legata al mondo materiale, ne consegue (?) che la teoria dell'evoluzione non può dimostrare che non esiste un Dio. Cosa che nessuno ha mai tentato di fare, che io sappia, non dall'interno almeno. Dawkins e Dennet ne hanno tratto conclusioni solo loro, per quel che capisco dai loro libri. E anch'io ritengo che la teoria dell'evoluzione dimostri la non esistenza di Dio; ma non vado a sbandierarlo ai quattro venti come se fosse la verità. La posizione è solo mia, e mia rimane.

Altro salto mortale: Schönborn contesta il concetto di specie: A livello di misurabilità e quantificabilità, species e genera sono parole vuote, ,. 150 anni di discussioni sono passati invano, però, perché gli occhi dello spirito comprendono perfettamente che esiste la specie «gatto». Mayr si rivolta nella tomba,per quel che mi riguarda, e Wilkins strozzerebbe volentieri il primate (nel doppio senso).
Tutto il pippone (molto più lungo del mio, che già è un post illeggibile) si conclude richiamando i concetti di forma, essenza e singing company. La forma è: espressione di un'interiorità che va oltre le sue componenti materiali. E cioè? Dove va?
Dopo una spiegazione che non ho capito della teodicea, il tutto si conclude con un'invocazione alla risurrezione come la chiave del progetto e consiglio divino e il traguardo «dell'evoluzione». Il solito vecchio Teilhard, insomma. E la solita vecchia zuppa del cardinale di Vienna.

17 luglio 2008

Una vexata quaestio


Allora, questo post di tupaia mi ha fatto venire in mente uno dei temi sotterranei ma più scottanti della biologia moderna, che ha implicazioni anche nella filosofia dell'evoluzione e dell'ideologia. È il tema del film dell'evoluzione, che prende spunto da un'affermazione di Gould che dice: «Se riavvolgessimo il film dell'evoluzione, probabilmente il risultato non sarebbe quello che abbiamo davanti adesso sulla Terra, con la specie dominante derivata da un mammifero generico di savana». Alcuni sono d'accordo con quest'affermazione, altri non ne sono convinti. I "campioni" di queste due posizioni sono ovviamente Gould (che non può difendersi, visto che è morto) e Simon Conway Morris, un paleontologo inglese che invece insiste per una sorte quasi identica per tutte le vie dell'evoluzione. I due libri che rappresentano le posizioni sono "A wonderful life" di Gould, e Life's solution di Conway Morris. Non sono libri recentissimi, ma il dibattito sembra non morire mai. Probabilmente nell'impostazione della disputa valgono anche le credenze particolari dei due autori; Gould agnostico ironico, Conway Morris episcopale. Quindi è evidente che per il primo la "vittoria" dell'uomo non sia proprio il fatto più importante né inevitabile della storia della Terra. Per il secondo invece una specie-uomo o uomo-simile, deve assolutamente vincere su tutto il resto della Creazione (e la parola non è usata a caso). Il fatto che moltissimi complessi genici Hox siano presenti fin dall'inizio dell'albero della vita sembra dar ragione a Conway Norris. E' un meccanismo per cui in un modo o nell'altro le specie convergono verso una forma più o meno simile, e quindi l'evoluzione assumerebbe un (sospetto) andamento inevitabile che conduce quasi necessariamente a specie intelligenti. Conway Morris porta altre prove a suo favore, specie le convergenze evolutive che si trovano in ogni libro di testo (pesce osseo, ittiosauro, delfino e squalo sono molto simili). Ma altrettante sono contro (al di là dell'Hox per gli occhi, le forme degli strumenti per vedere sono le più diverse, dagli ommatidi all'occhio come il nostro a quelli dei molluschi, contrario al nostro e molto meglio). Anche se ogni tanto ci sono notizie che vanno in un certo senso,come questa:

Evolution Favors Large Bodies:
Researchers Aaron Clauset and Douglas Erwin present a model of species' body size over evolutionary time that they say explains the distribution of size in 4,002 mammals from the Quaternary period, which began about 1.8 million years ago and continues to the present. There are many pros and cons to being big, but most species in nature do tend to favor large body sizes over small ones.


Che si trova sull'ultimo numero on line di Science. Io sono sempre convinto che la contingenza di Gould la vinca sulla convergenza di Conway Morris, e che quindi il film dell'evoluzione avrebbe portato a un risultato totalmente diverso. Tutto ciò anche alla luce delle "catastrofi" (estinzioni e altre sfighe) che hanno colpito la Terra di quando in quando, spazzando via un buon numero di forme di vita. Dall'altra parte Conway Morris ha interpretato le forme di vita che si trovano nelle Burgess Shales come appartenenti a phyla che ci sono anche oggi, e quindi ha smontato la tesi di Gould sulle grande varietà di piani di vita esistenti durante l'esplosione cambriana. Insomma, il dibattito, che potete leggere dalla viva voce dei protagonisti proprio qui non sembra ancora finito. Anche perché si innesta nelle "finalità" dell'evoluzione, che ogni tanto Conway Morris suggerisce nelle sue opere (come quella sopra). Si vede, ma l'interpretazione è mia, che il fatto che l'uomo (o almeno un essere intelligente, che può capire il progetto divino, ma questo lo dico io) non sia il fine dell'evoluzione gli dà un po' fastidio. E infatti tra coloro cui il libro piace c'è anche Paul Davies, che dice: "Are human beings the insignificant products of countless quirky biological accidents, or the expected result of evolutionary patterns deeply embedded in the structure of natural selection? Drawing upon diverse biological evidence, Conway Morris convincingly argues that the general features of our bodies and minds are indeed written into the laws of the universe. This is a truly inspiring book, and a welcome antidote to the bleak nihilism of the ultra-Darwinists." Oltre che da un fisico tiepido seguace del PI, le sue posizioni sono catturate anche da qualche creazionista un po' raffinato, che in questo modo va a colpire uno dei punti dell'evoluzione che più danno fastidio ai pretonzoli, appunto la contingenza evolutiva e il fatto che le specie sono adattate al qui e ora, e non pensino al futuro. Cosa che Conway Morris sembra non afferrare; o afferrare fin troppo bene. Diciamo, per essere caritatevoli, che abbia esteso il concetto di convergenza un po' troppo in là.


L'immagine proviene da qui


P. S. Ho scoperto che Conway Morris ha curato anche "The deep tructure of biology", il cui sottotitolo è ancora più sospetto; Is Convergence Sufficiently Ubiquitous to Give a Directional Signal. Oltre tutto è dei melliflui della Templeton Foundation, quindi ancora più sospetto.



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13 luglio 2008

In difesa di PZ Myers

Su invito della signora Tupaia, ho inviato una lettera al rettore dell'università del Minnesota per difendere l'autore di Pharyngula dagli attacchi di fanatici cattolici che vogliono farlo licenziare perché li ha garbatamente presi in giro per un affare di ostie rubate e altro. Ecco il testo (l'ho lievissimamente cambiato rispetto a quello di Tupaia; ho messo I invece di We):


Dear President Bruininks,

I am writing in support of Prof. PZ Myers regarding his comments about the "catholic wafers" and the position University of Minnesota would take on the issue.
In my home country, Italy, the whole Physics Department of Università La Sapienza in Rome took position against the pope’s Lectio Magistralis and again some extremist Catholics and a group of opportunistic politicians and journalists, hoping to cause an uproar and exploit it for their advantage, wrote to the Rector, asking him to terminate the employment of those members of staff - but luckily they were unsuccessful.
I strongly believe that science and religion should not mix and that one’s personal beliefs in matters of religion have nothing to do with one’s academic skills and professional competence.
I hope that the University of Minnesota will follow in the footsteps of Università La Sapienza and give a bunch of letters from the lunatic fringe of the catholic community and the moronic death threats they express the relevance they deserve - absolutely none. Furthermore, I hope that the University authorities will see this episode for what it really is - an attempt from the, shall we say, less-than-rational exponents of a religion to dictate the behaviour of a secular institution.

Best regards

firma


Speditelo a bruin001@umn.edu

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09 luglio 2008

Detto, fatto

E' ovvio che il mio sforzo successivo è degno al massimo di un amateur, così gli inglesi chiamano i dilettanti anche un po' imbranati. Nel senso che non so niente di filosofia, poco di scienze naturali, -10 di storia della morale. Ma mi interessa un particolare aspetto della faccenda, cioè se alcuni aspetti della morale stessa siano o no derivati da "elementi naturali". Cioè se ci siano antecedenti nell'evoluzione della nostra specie per come trattiamo le altre persone, o le altre specie. Mi rendo conto che è una discussione piuttosto limitata, ma a me piace molto considerare argomenti un filo borderline, e che abbiano a che fare con quello che l'uomo pensa o fa alla natura. Allora, sembra quasi che il mondo dell'editoria scientifica si stia dando da fare per darmi una mano; sono infatti usciti da poco libri che mi sembrano parecchio interessanti, e degni di spunti. Il primo, ma è solo un ordine casuale, è "Primati e filosofi", curato da Frans de Waal. I primati del titolo non sono vescovi o record, ma proprio noi e i nostri parenti scimmiotti.

Insieme al lungo saggio iniziale di de Waal, derivato da una sua Tanner Lecture, ci sono risposte di altri primatologi o filosofi, che controbattono, in maniera più o meno convincente, alle tesi dell'olandese. Devo dire che ho sempre guardato con simpatia alle tesi del buon Frans, un po' perché mi sono consone, un po' perché quando lo si intervista è sempre estremamente gentile. Forse il suo difetto è di far vedere troppo che lui vuole un gran bene a scimpanzé e bonobo, e che cerca di convincere tutti che non sono molto diversi da noi, nel bene e nel male. In questo modo le sue tesi (che ripeto per me sono convincenti) perdono un filo di peso. de Waal dice semplicemente che la maggior parte dei comportamenti umani non sono che complessificazioni di comportamenti già presenti in altri primati (scimpanzé e bonobo in primo luogo) e quindi per inferenza anche nei nostri antenati del genere Homo e probabilmente Australopithecus. Da quest'idea deriva il fatto che gli uomini sono, per usare il titolo di altro libro di de Waal "Naturalmente buoni". Quindi che in parte la morale (il comportamento moralmente accettato) è un'eredità del nostro passato, non deriva solo dalla cultura e dalla nostra rapidissima evoluzione.

Un altro libro che sto leggendo (anche se l'ho appena iniziato) parla invece di Darwin (ma và?). Si chiama Darwin (ari ma va?) ed è un saggio filosofico di Tim Lewens (qui recensito dal grande filosofo Ghiselin). Ho letto poco, ma da quel poco che capisco, anche Darwin secondo Lewens la pensava come de Waal. Mi riprometto di tornarci. Anche perché, nonostante sia in inglese, la lettura è molto facile e scorrevole.







Un grande libro, sia in senso fisico sia in senso del contenuto, è Menti morali, di Mark Hauser. Qui la tesi è più sottile di quella di de Waal; Hauser (altra persona squisita) dice che abbiamo nel cervello moduli comportamentali innati, qualsiasi cosa voglia dire, che ci fanno agire come se massimizzassimo le scelte morali migliori. E anche questi moduli sono molto probabilmente derivati dalla nostra storia naturale. Sono addirittura precedenti le emozioni, sempre secondo Hauser. Anche se non ho ancora ben capito quale possa essere la loro funzione dal punto di vista evolutivo. Non mi torna, infatti, che dal punto di vista del gene egoista possa esserci gente che salva altre persone solo perché le vede in pericolo. Certo, lo fa solo sacrificandone un'altra (cioè senza grossi sacrifici per se stesso), ed è un primo impulso. Diciamo che una popolazione che fosse composta solo da questi individui potrebbe essere invasa da cheater, con una superiore ESS. Ma è solo una prima riflessione.
In questo tripudio di evoluzionismi, non poteva mancare qualcuno che ritiene l'etica, anzi, la natura umana, un prodotto puramente culturale. È un antropologo-sacerdote, che ha appena scritto un libro "Le sfide dell'evoluzione": la casa editrice - Jaka book - non depone a favore dell'obiettività del testo. E infatti Guido Barbujani sull'ultimo domenicale del Sole 24 ore lo demolisce, sempre congrande garbo. Per una critica più pregnante, ecco il link a un post di Pikaia, scritto da Daniele Formenti, che di Facchini è collega, che riprende un articolo di Facchini su Euresis. Formenti fa notare alcuni punti che, sempre nello stile di Facchini, segnano una discontinuità tra uomo e altri animali. Fino ad arrivare alla frase "l'uomo, non è riducibile a un primate superiore". La virgola non è mia, il pensiero neppure...

06 luglio 2008

Due visioni contrastanti di Darwin


Poiché leggo praticamente solo blog, mi sono capitati sotto gli occhi due post messi on line a distanza di qualche tempo l'uno dall'altro. Uno è del mio faro personale, John Wilkins che, qui, afferma che in fondo non è proprio necessario festeggiare Darwin e la prima volta che in pubblico qualcuno abbia parlato di selezione naturale (è successo il primo luglio di 150 anni fa). Questo perché Darwin è molto importante, ma la maggior parte delle sue idee erano già state precorse da qualcun altro. Leggete il post per sapere chi. Quello di Wilkins è un approccio storico validissimo, che afferma quanto la storia delle idee non sia fatta dalle grandi persone, ma da un clima intellettuale che genera queste stesse idee, prima o poi. Certo, se non ci fosse stato Darwin, Wallace se ne sarebbe uscito con la stessa ipotesi. anche se poi magari non avremmo avuto la selezione sessuale e sarebbe stato più difficile liberarsi dello spiritualismo, ma forse le cose non sarebbero cambiate molto. Un altro articolo del Guardian, invece, ripostato qua celebra invece l'uomo Darwin quasi come indispensabile per il progresso della scienza. L'articolo è forse un po' troppo giornalistico e apologetico, ma mi sembra ben documentato. Non so decidermi tra le due visioni della cosa, anche se Wilkins è ovviamente più preparato del giornalista del Guardian. Mi sembrano comunque due modi non opposti di vedere la storia dell'evoluzionismo. E altrettanto interessanti.

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02 luglio 2008

Questo commento mi trova d'accordo


L'ho trovato su un blog di un genetista (da quel che ho capito) che parla di un fondamentalista evoluzionista. Se non ci credete, andate a leggere. In ogni caso, questo commento mi pare interessante:
For all he knows, the purpose of known space is to convert hydrogen to helium, and life is an accidental byproduct.
Credo che il calcolo sia fatto in termini di spazio occupato da stelle, galassie e compagnia cantante. Io sono d'accordo, anche perché ho letto oggi sulla Stampa un vero delirio di un fisico che, dopo aver raccontato un apologo in cui il Sole e la Terra vengono quasi alle mani, divisi poi dal Logos e dall'Amore (non ci credete? domani faccio la scansione e lo posto) dice che la spiegazione di tutto è il Principio Antropico. Che credevo fosse morto e sepolto da tutte le obiezioni di fisici e biologi sugli altri mondi e la casualità, la contingenza e i milioni di universi.Invece, insieme agli articoli di Zichichi, sempre sulla Stampa, è durissimo a morire. Anche perché dimostra una stupenda ignoranza dell'evoluzione, e dei suoi meccanismi. Se fosse vero, infatti, l'evoluzione avrebbe un senso. Nel doppio significato di direzione e valore. Sarebbe rivolta infatti verso una qualsiasi forma di vita intelligente (che, guarda caso, siamo noi), già da miliardi di anni fa. Cosa che sappiamo non essere vera. In questo caso quindi io sto dalla parte dei biologi. Sarà, mi direte, perché non capisco la fisica. E' vero, ma la biologia del Principio Antropico non mi torna affatto. Anche perché, ovviamente, con i preti il PA ci va a nozze.



L'immagine viene da qui.
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