
Il buon cardinale di Vienna, Christoph Schönborn, ha pubblicato sull'Osservatore Romano un
lungo articolo sulla compatibilità di evoluzione e creazione. Il titolo è rivelatore "Creazionismo ed evoluzionismo senza ideologie possono incontrarsi". Ci voleva un punto interrogativo, e la risposta sarebbe stata no. Ma andiamo con ordine; il pezzo è troppo lungo per una "recensione" e colgo alcuni spunti che secondo me, com'è successo per l'articolo sul New York Times di circa due anni fa, denotano malafede o mancata conoscenza dell'argomento.
Inoltre per gran parte dell'articolo utilizza approcci della fisica (con una lunga disquisizione su Newton) approcci che sono molto diversi da quelli della biologia che, ricordiamo, è scienza storica e del tutto diversa dalla fisica. Schönborn richiama, con altre parole in apparenza più dotte ma che in effetti richiamano allo stesso approccio, l'idea paleyiana dell'orologiaio e della complessità irriducibile e dell'argomento per incredulità.

L'articolo è caratterizzato da numerose curve a U, in cui l'argomento viene abbandonato e si affronta un altro topic senza spiegazione. Per esempio dopo che sono comparsi Newton e Aristotele (che ovviamente fa parlare della classificazione della cause), il cardinale comincia a far entrare la religione, con questa curiosa affermazione:
...questioni che ogni essere umano prima o poi si pone: «Da dove veniamo? Dove andiamo? Qual è il senso della vita?». Ma queste domande non dovrebbero esser poste dapprima alla religione?. La risposta è, o dovrebbe essere: «No, perché?». A queste domande può rispondere chiunque e, al di là di quello che accade in Italia, la religione non ha preminenza sulle altre discipline (e neppure sull'opinione di un camionista). Come non ce l'ha la biologia o la fisica, peraltro, che risponderanno a modo loro e con risposte degne quanto quelle della religione.
Il quadro qui accanto si chiama "The sense of life" ed è di Matt KaplinskyAltra frase curiosa è:
Non diviene allora infondata la risposta religiosa alle domande essenziali dell'essere umano, senza fondamento, come una ghirlanda che si libra nel vuoto, che senza motivo, senza fondamento afferma che esisterebbe un senso, un progetto che sottende tutto ciò, e che tutto avrebbe un fine ultimo, voluto da Dio e da Dio realizzato? La risposta è sì, ovviamente, ma Schönborn non sopporta il
credo quia absurdum, e quindi inizia il suo processo di surrettizia invasione della religione anche nella razionalità; processo che ha la spinta maggiore proprio nel caposervizio del cardinale, cioè il papa.
E qui c'è un capolavoro.
Newton si spinge ancora oltre: dal cieco gioco di caso e necessità non può generarsi la varietà delle cose. Proprio il contrario afferma la teoria dell'evoluzione oggi diffusa: l'intera varietà delle specie è nata dal gioco privo di orientamento delle forze della mutazione e selezione. Quindi gigante contro gigante; quale poi sia l'autorità di Newton (uno dei più grandi di tutti i tempi - argomento per autorità) sulle dinamiche evolutive lo sa solo Schönborn.
Dopo una lunga discussione su cause aristoteliche, che come tutti sanno hanno un valore molto relativo in biologia, il cardinale richiama uno dei suoi eroi, Jaki, che accusa Darwin di ossessione
all'idea di fornire una spiegazione scientifica plausibile dell'origine delle specie che potesse interamente fare a meno dell'atto separato della creazione divina. A parte che, come fa
notare anche Formenti, sarebbe di che vantarsi di aver scoperto una spiegazione scientifica di un avvenimento naturale, che Darwin sia ossessionato mi sembra sinceramente da ignoranti. Nessuno gli ha mai letto dei tormenti di Darwin verso la sua scoperta, e verso sua moglie? Nessuno di questi figuri ha mai riflettuto sugli anni passati dalla scoperta alla divulgazione dell'idea di selezione naturale? Sarebbe un ossessione aspettare 20 anni? Altra topica:
l'intera varietà delle specie ha origine nelle mutazioni casuali e nelle loro opportunità di sopravvivenza. Il che non rende necessario alcun intervento separato del creatore. Darwin non sapeva niente di mutazioni, ma solo di variazioni, e anche questo punto gli era un po' oscuro. La sua idea non era basata sulla causalità delle mutazioni, ma soprattutto sulla potenza deterministica della selezione naturale. Tutto il contrario del caso, insomma. Il fatto che Schönborn insista sul caso è un esempio di malafede. Se non lo è significa che l'argomento gli è oscuro; è allora perché parlarne?
Schönborn prosegue con la fola del Darwin materialista (che dovrebbe essere un insulto) e dei rapporti tra evoluzionismo e marxismo (manca il comunismo e il nazismo e poi abbiamo fatto tris). Fino ad arrivare ad altre a frasi quantomeno oscure come:
Tuttavia le neuroscienze non possono «dimostrare» che la mente sia riducibile senza ricorrere al cervello in quanto i loro metodi non sono in grado di orientarsi nelle realtà immateriali. La maggior parte di queste avrebbero come risposta un "E allora?".
Ma c'è anche una
pars costruens, come quando il cardinale dice:
Occorre separare Darwin dal darwinismo, liberarlo dalle sue catene ideologiche e da una filosofia implicitamente riduzionista caratteristica di «tutta» la scienza moderna. 
Una parentesi, liberare Darwin dal darwinismo è anche una delle proposte di Olivia Judson, che ha scritto per il New York Times
tre articoli sull'argomento. Articoli molto più informati di quelli di Schönborn, e molto più stimolanti.
Ma torniamo alla chiesa. Questo del darwinismo come ideologia è una vera fissazione delle gerarchie religiose. Mi pare però di capire che un qualcosa diventa ideologico (quindi negativo) quando va contro a quello che pensano loro. Per esempio il
meccanicismo, o il
riduzionismo o il
naturalismo sono ideologici perché in un modo o nell'altro funzionano "come se" il mondo naturale fosse l'unica cosa esistente, come se lo stesso fosse riducibile alla somma delle parti o come se non ci fossero elementi metafisici che influenzano la natura. "Come se" non significa che le cose sono sicuramente così, ma che ipotesi metafisiche, nel mondo delle ricerche scientifiche, sono inutili e spesso dannose. Questa frase è ancora più curiosa:
Non mi rendo conto perché dovrebbe essere vietato (così afferma il dibattito negli Stati Uniti) porre nell'insegnamento delle scienze a scuola la questione di Dio, e non chiedersi mai se il materialismo (come visione del mondo altamente discutibile) possa essere insegnato insieme alla teoria darwiniana. Perché "il contrario è insegnato nelle ore di religione" non vale come risposta? E che la metafisica non abbia valore nelle ore di scienze non va bene? E poi, il materialismo è discutibile da chi? E ancora, perché solo il darwinismo (qualunque cosa esso sia) è accompagnato dal materialismo? E la fisica, la chimica, persino la storia, non hanno anch'esse il presupposto del materialismo? Porre la questione di Dio nell'insegnamento delle scienze mi sembra una delle proposte più ridicole che abbia mai sentito. Non è venuto in mente neppure alla Carlucci (che stavolta, sconfitto Maiani,
se l'è presa con Settis).
Ma eccoci arrivati alle questioni aperte della teoria dell'evoluzione. Che sono? Apparentemente la sua (dell'evoluzione) visione del mondo. Che secondo il cardinale non sembra conciliabile con la fede in un creatore, se capisco bene. A questo proposito tale Adrian Walker dice:
una simile variante problematica della teoria dell'evoluzione è ciò che definisco “darwinismo stretto”: la tesi secondo cui il concorso di mutazione (genetica) e selezione naturale sia una spiegazione sufficiente della nascita di nuove forme di vita. Secondo lui è una variante problematica, secondo i libri di evoluzionismo è... l'evoluzionismo. Sempre Walker finisce:
Poiché se mutazione e selezione bastano a spiegare tale nascita, non c'è in realtà alcuna ragione del perché la materia cieca non possa essere la prima origine della vita; una tesi che è (...) inconciliabile con la teoria cristiana della creazione. Mai frase fu più chiara. E ci si chiede. Se è inconciliabile con la teoria [nel senso comune del termine, presumo, non nel senso di teoria scientifica], che si fa, si abbandona la teoria dell'evoluzione (che ha milioni di prove) o la
teoria della creazione (prove concrete 0)? E in fondo, se è davvero inconciliabile, chi se ne frega?
Il prosieguo è ancora più peculiare. Parla il cardinale di un libro di Jonas, in cui tre tizi fanno una promessa:
far valere la verità secondo cui nell'organismo non agiscono altre forze se non quelle volgarmente fisico-chimiche. Così facendo però fanno nascere una
promessa e...
Promettere qualcosa, sforzarsi di mantenere la promessa, correndo il rischio che si potrebbe anche non rispettarla: tutto ciò non può essere l'effetto di forze di natura prettamente materiali. Che forze? E chi lo dice? Lui (Jonas, credo). Ancora: E allora?
Il resto del pezzo sono citazioni di Tommaso d'Aquino, ancora una volta con la similitudine dell'aereo in una discarica. E' un po' più raffinato, nel senso che, come si sa, dice che se nella natura fosse insita la nascita della vita (in termini moderni, un aumento della complessità) il tutto avverrebbe continuamente. Direi che il risultato non cambia.
Essendo inoltre legata al mondo materiale, ne consegue (?) che la teoria dell'evoluzione non può dimostrare che non esiste un Dio. Cosa che nessuno ha mai tentato di fare, che io sappia, non dall'interno almeno. Dawkins e Dennet ne hanno tratto conclusioni solo loro, per quel che capisco dai loro libri. E anch'io ritengo che la teoria dell'evoluzione dimostri la non esistenza di Dio; ma non vado a sbandierarlo ai quattro venti come se fosse la verità. La posizione è solo mia, e mia rimane.

Altro salto mortale: Schönborn contesta il concetto di specie:
A livello di misurabilità e quantificabilità, species e genera sono parole vuote, ,. 150 anni di discussioni sono passati invano, però, perché
gli occhi dello spirito comprendono perfettamente che esiste la specie «gatto». Mayr si rivolta nella tomba,per quel che mi riguarda, e Wilkins
strozzerebbe volentieri il primate (nel doppio senso).
Tutto il pippone (molto più lungo del mio, che già è un post illeggibile) si conclude richiamando i concetti di
forma,
essenza e singing company. La forma è:
espressione di un'interiorità che va oltre le sue componenti materiali. E cioè? Dove va?
Dopo una spiegazione che non ho capito della teodicea, il tutto si conclude con un'invocazione alla risurrezione come
la chiave del progetto e consiglio divino e
il traguardo «dell'evoluzione». Il solito vecchio Teilhard, insomma. E la solita vecchia zuppa del cardinale di Vienna.