
Mi è stato segnalato questo delizioso
trattatello su Il sussidiario.net. La segnalazione proviene come al solito da Formenti,
qui. Poiché però Formenti cita solo il pezzo e lo commenta poco, cerco di farlo io, con un avviso; quando leggo questi "trattati" sull'evoluzione o l'evoluzionismo da parte di medici, pediatri, ingegneri o chimici, presumo sempre di non aver capito, di aver frainteso sia quello che scrivono sia l'intera teoria dell'evoluzione. Ma poiché poi alla fine si dimostra che un po' di ragione ce l'ho, mi butto nell'impresa.
L'articolo è del mitico Bellieni (ne ho già parlato
qui), che ha una buona conoscenza dell'argomento (fecondazione et similia; è un neonatologo). Purtroppo parte dalla spiegazione dell'epigenesi, che mi sembra corretta anche se un po' viziata, per arrivare a questa spiegazione dell'evoluzione - tra il suo testo in
corsivo ci sono i miei commenti:
La seconda riguarda l’evoluzione della vita, perché si è visto recentemente che queste alterazioni, questi “silenziamenti” che vengono dati al dna dall’ambiente, invece di sparire al momento in cui si formano nella persona i nuovi gameti, cioè l’ovulo e lo spermatozoo, restano impressi e diventano talvolta ereditari. Questo significa che il meccanismo dell’ereditarietà dei caratteri non è più solo legato alla selezione naturale casuale, come voleva Darwin, ma anche all’interazione con l’ambiente. (enfasi mia). Che Darwin abbia parlato di
selezione naturale casuale tendo a escluderlo. Ed escludo con fermezza che ne abbiano parlato i suoi successori, i
neodarwinisti degli anni '30-'40. Men che meno ne parlano i proponenti della Nuovissima Sintesi (diciamo così), cioè l'unione di
evo-devo e genetica evoluzionistica. La selezione naturale infatti è tutto meno che casuale, ed è forse il processo più deterministico dell'intera teoria evolutiva. Taglia infatti fuori totalmente le forme di vita che non sono adatte all'ambiente, al qui e ora, alla contingenza. Le mutazioni, classicamente intese, sono totalmente casuali, anche se esistono frammenti di Dna che mutano più rapidamente di altri.
Già tutta la teoria dell’evoluzionismo casuale zoppica per tanti motivi. Nelle scuole si insegna che noi deriviamo per una casualità dalle scimmie, che la giraffa ha allungato il collo perché a un certo punto non c’erano più le pianticelle basse e sono sopravissuti solo gli animali col collo lungo, e che in fondo c’è intrinseco nella natura un criterio di sopravvivenza del più adatto o del più forte, che poi ha anche dei risvolti sociali nel maltusianesimo e via dicendo. L'evoluzionismo casuale non esiste, ed è quello che gli inglesi chiamano
straw-man, uomo di paglia. Cioè una costruzione che il Bellieni si è fatto a suo uso e consumo e distrugge comevuole. Che nelle scuole si insegni... è una palla bella e buona.

Primo, perché non è vero. Noi discendiamo da specie che sono antenati comuni a noi e alle moderne scimmie antropomorfe (
accanto si vedono gli scheletri di uomo e altre specie di antropomorfe); che discendiamo dalle scimmie lo dice solo l'orrida alberoni, i creazionisti americani e Bellieni. Secondo, perché il ministro moratti (cui bellieni è senz'altro vicino politicamente, ma questo non c'entra) ha abolito l'insegnamento dell'evoluzionismo alle elementari e medie. Vedi a questo riguardo il
numero di Micromega di circa tre anni fa. Per quanto riguarda le giraffe, la caricatura è persino comica; vuol dire il Bellieni che le giraffe hanno cominciato ad allungare il collo (!) quando non avevano più da mangiare? A parte che ci sono dubbi su questa interpretazione (sembra che il collo lungo sia servito anche e forse soprattutto per combattere), il processo della selezione naturale è continuo e graduale secondo Darwin (discontinuo e a scatti secondo gli equilibri punteggiati) ma assolutamente lontano dalla caricatura di Bellieni. Quello che ha raccontata sarebbe una caricatura persino del peggior lamarckismo, figuriamoci il darwinismo. Sopravvivenza del più adatto o del più forte poi sono baggianate, e i richiamo a Malthus è una
reductio ad Hitlerum. La prima affermazione perché secondo la teoria evolutiva sopravvive chi fa più figli - o meglio nipoti - non il più forte in assoluto. E il darwinismo e teorie seguenti spiegano a meraviglia anche l'altruismo e la vita in gruppo e in tribù. Non tutti gli animali sono brutali egoisti (a parte l'uomo, voglio dire).
Questa teoria comincia però a scricchiolare anche sotto i colpi di queste nuove conoscenze, perché sapere che anche l’ambiente può dare dei messaggi al dna e che questi possono essere ereditari, dà la chiara impressione che l’evoluzione non avviene soltanto perché casualmente avviene una mutazione del dna e tra le diecimila mutazioni possibili sopravvive casualmente quella che si integra meglio con l’ambiente, ma che è invece l’ambiente stesso a indurre l’alterazione all’espressione del dna e non ai suoi geni.Qui Bellieni non sa, non capisce o fa finta di non capire. E' ovvio che è l'ambiente stesso che induce mutazioni nel Dna, lo si sapeva già
negli primi anni del secolo scorso. Chi altro può essere, lo spirito santo (ops)? Peccato che il
dogma centrale della biologia imponga che il segnale (o i messaggi, secondo Bellieni) non siano in grado di andare dall'ambiente al Dna. Ecco la citazione di Crick, che ha proposto il dogma stesso:
The central dogma of molecular biology deals with the detailed residue-by-residue transfer of sequential information. It states that such information cannot be transferred from protein to either protein or nucleic acid. (F.H.C. Crick, 1970). Se conosce casi in cui un messaggio, un segnale, un dato significativo sono andati dalle proteine al Dna, ce lo faccia sapere.
Questo è interessante anche perché vari ecologisti ormai stanno spiegando che su questa base si incomincia a intravedere che questo scambio di informazioni tra ambiente e dna ha quasi una valenza finalistica. Non arrivano a parlare di creazione, ma arrivano a capire però che le cose si dirigono comunque verso un progresso, verso un qualche scopo che non riescono a identificare. Parlo di ecologisti importantissimi, il premio nobel Prigogine per esempio, oppure Enzo Tiezzi, che ha recentemente preso il premio nobel col gruppo di Al Gore. Costoro arrivano a dire che la vita si è evoluta sulla terra non in una forma casuale, ma in una forma stocastica, cioè in una forma in cui tanti cambiamenti casuali “inspiegabilmente” tendono verso un obiettivo ideale.Qui si sfiora il ridicolo. Primo, gli ecologisti sono una categoria inesistente; è una pessima traduzione dell'inglese
ecologist, che vuol dire ecologo. Che poi Prigogine sia un ecologo, lo scopro adesso. Era un
fisico e chimico russo naturalizzato belga. Nonostante i suoi contributi allo studio delle strutture dissipative, importanti anche nella spiegazione del fenomeno vita, è tutto meno che un evoluzionista. Sono curioso anche di sapere dove ha detto che lo scambio di informazioni tra Dna e ambiente ha una valenza finalistica. Che Tiezzi, un chimico-fisico, avesse preso il Nobel non mi era noto (pulò essere, ma ne dubito, che fosse nell'IPCC). Che poi abbia contribuito alla teoria dell'evoluzione, è altrettanto strano. Che poi, anche se Prigogine e Tiezzi avessero detto quello che ha affermato Bellieni, senza portare uno straccio di prova (se fosse il contrario sarebbe su tutti i giornali scientifici della Terra), il tutto sarebbe assolutamente irrilevante.
L'ultima frase poi è esilarante. La vita sulla Terra non si è evoluta in forma casuale, ma stocastica, dice il dottore. Che
significa casuale, aleatorio. Per quali contorsioni mentali stocastico va a significare in una forma in cui i cambiamenti casuali tendono verso un obiettivo ideale è
in mente dei; o tehillardii.C'è tutta una parte finale che riguarda anche la concezione di teoria, ma dopo questo tour de force non me la sento di attaccare anche questo. Ci penserà qualcun altro.
Finisco con una breve bibliografia, che consiglio a tutti i lettori del Sussidiario.net:
# Charles Darwin. L'origine delle specie.
# Mark Ridley. Evoluzione (ed. italiana sulla III ed. inglese del 2004), McGraw-Hill.
# Richard Dawkins. L'orologiaio cieco. Milano, Mondadori, 2003
# Telmo Pievani, Creazione senza Dio. Torino, Einaudi, 2006
# Telmo Pievani, La teoria dell'evoluzione. Bologna, Il Mulino, 2006
# Richard Dawkins, Il racconto dell'antenato. La grande storia dell'evoluzione. Mondadori, Milano, 2006