29 maggio 2008

Come parli, frate?


Mò basta, crucco. Candidati tu, invece di governare per interposto nano...

"Avvertiamo con particolare gioia i segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo. Esso è legato al profilarsi di rapporti più sereni tra le forze politiche e le istituzioni, in virtù di una percezione più viva delle responsabilità comuni per il futuro della Nazione".

E batte anche cassa...

"In uno Stato democratico non sembra giustificarsi l'esclusione di un adeguato sostegno all'impegno delle istituzioni ecclesiastiche nel campo scolastico".

4 miliardi di euro per 8 per mille e cosa varie non gli bastano.
Ma si può?

Come l'industria distorce la scienza

Oltre alla guerra dei repubblicani (americani) alle affermazioni della scienza, comprese quelle dei loro stessi organismi, è uscito un libro anche sulla lotta dell'industria all'affermazione della scienza. Il libro si intitola "Il dubbio è il loro prodotto", e racconta di come, a partire dal Big tobacco fino alla Exxon, le tecniche di offuscamento e di generazione del dubbio sono quasi sempre le stesse. Spesso ci sono addirittura le stesse persone dietro le campagne contro il blocco del fumo o contro il riscaldamento globale di origine umana. Qui c'è un assaggio dello stesso autore. Poiché in Italia la situazione non è comparabile (che il Cnr, per fare un esempio, dica qualcosa sull'ambiente non frega niente a nessuno - casomai i nostri politici sappiano cos'è il Cnr), il libro non può essere "trasportato" nel nostro Paese. Ma secondo me l'atteggiamento dell'industria in toto non è diverso qui o negli Stati Uniti; con la differenza che la posizione dell'industria qua è talmente forte (tanto che si parla di "cultura industriale" - figuriamoci) che non hanno neanche bisogno di smentire o distorcere le voci della scienza. Ultimo esempio la marcegaglia, che può parlare di nucleare senza che nessuno le dia sulla voce.

28 maggio 2008

Placo... che?

Volevo metterlo anch'io appena fosse caduto l'embargo, per più ragioni. Ma Repubblica mi ha battuto sul tempo (!). No, senza scherzi. Allora, secondo Nature in Australia hanno scoperto un pesce, un placoderma in particolare, che hanno battezzato Materpiscis attenboroughi. La particolarità del fossile è che il pesce, che ha 375 milioni di anni, è un embrione collegato con il cordone ombelicale alla madre, come risulta da questa immagine














e da questa ricostruzione.










La scoperta è ovviamente eccezionale, perché è forse il primo esempio di "parto" vero e proprio. Anche perché i Placodermi sono ritenuti i più antichi tra i vertebrati dotati di mascelle, e di conseguenza si pensava che avessero anche altre caratteristiche "primitive", come appunto la deposizione delle uova. La notizia si presta a numerose considerazioni. Prima di tutto il fatto appunto che ormai primitivo e avanzato sono connotazioni senza senso. Ogni specie animale è un mosaico di tratti e adattamenti che l'uomo considera primitivi solo perché non sono presenti nella sua struttura. Un animale depone le uova? È primitivo, come l'ornitorinco. Un animale partorisce piccoli vivi? È avanzato, come l'uomo. Questo significa anche che gli adattamenti sono ben lontani dal poter essere considerati parte di una scala naturae, e che ognuno di essi nasce e scompare secondo contingenze ambientali ed evolutive. Anche il corpo umano, quindi, è tutt'altro che un meccanismo perfetto, e la nostra specie non può essere considerata l'ultima arrivata sulla Terra, come spesso di sente dire. Ci sono quindi anche in noi elementi "primitivi" e altri "avanzati". La forma delle mani è la prima cosa che mi viene in mente come esempio di primitivo. Altro particolare, magari marginale ma giornalisticamente interessante. La specie è stata battezzata Materpiscis attenboroughi, che ovviamente significa "madre dei pesci di Attenborough"; è stata infatti dedicata a Richard David Attenborough (vedi nota nei commenti), l'autore di numerosi documentari sulla vita sulla Terra, e decisamente uno dei maggiori divulgatori del nostro pianeta.
Allora, che c'entra Repubblica? Nella sua pagina di oggi ha pubblicato una piccola photogallery in cui ci sono le foto del fossile. E fin qui tutto bene. Purtroppo il tutto è accompanato da questa didascalia: Viene considerata una delle scoperte più importanti nel campo della paleontologia. E' un fossile di Placoderm, pesce con un embrione e cordone ombelicale ancora attaccato. Il ritrovamento è stato fatto in Australia e presentato al Museo di Victoria dal dottor John Long. Il Placoderm ha 375 milioni di anni. Posso capire che le mie considerazioni su primitivo e avanzato siano un po' troppo, ma non capire quasi niente della notizia è veramente curioso. Prima di tutto, si parla di sesso, invece che di nascita di animali vivi. Capisco che il sesso ci dev'essere stato, prima, ma la notizia non è certo la nascita del sesso (che risale a qualche centinaia di milioni di anni prima). Poi chiamare il fossile un Placoderm è come definire un animale animale. O un giornale giornale Poi non si capisce come hanno fatto a mancare la notizia della dedica a Attenborough, che in fondo è noto anche in Italia. Non per parlare male dei colleghi, ma mi sembra la solita cosa fatta scrivere a uno stagista di passaggio; accuratamente uno o una senza alcuna preparazione scientifica.


P. S. Aggiornamento alle 15,35. Adesso è diventato "Il fossile della madre-pesce". E' già meglio, ma la didascalia è ancora la stessa.

27 maggio 2008

Poemetto

A me è piaciuto moltissimo. E non è neanche creazionista.

“Three monkeys sat on a coconut tree
Discussing things as they're said to be.
Said one to the others, "Now listen, you two,
There is a certain rumor that can't be true
That man descended from our noble race.
That very idea is a disgrace.
No monkey ever deserted his wife,
Starved her babies or ruined her life.




















And another thing you will never see:
A monkey build a fence around a coconut tree
And let the coconuts go to waste
Forbidding all the other monkeys to taste.
If I put a fence around this tree,
Starvation would force you to steal from me.
Here's another thing a monkey won't do:
Go out at night and get on a stew,
And use a gun, or club, or knife
To take some other monkey's life.
Yes, man descended, the ornery cuss -
But, brother, he didn't descend from us.”

26 maggio 2008

Anche i fisici ci si mettono


Un articolo di Freeman Dyson, fisico sommo e grande esperto di clima (ah, no?) ha riacceso un po' il dibattito. Il pezzo è la recensione di due libri sulla New York review of book, ma Dyson ne approfitta per emettere le sue sentenze. Che sono. Se esiste il riscaldamento globale (GW) nessun problema perché tanto la tecnologia ci aiuterà; prima di tutto ingegnerizzando "carbon-eating trees" (l'idea è di Nordhaus, un economista autore di A Question of Balance, uno dei libri recensiti, ma Dyson la accoglie). Cioè alberi che mangiano carbonio, presumo con un'efficienza di molto superiore a quella di adesso. Perché anche adesso gli alberi mangiano carbonio, ma anche l'erba e il plancton lo fanno. Mi viene da pensare che invece di spendere soldi cercando di spingere l'efficienza degli alberi nel fare la fotosintesi sia molto meglio non abbattere quelli che ci sono già. Tipo Amazzonia o Africa o Sud est asiatico, per esempio. Ma Dyson dice invece che per combattere il GW sarebbe meglio sostituire un quarto delle foreste del mondo con una varietà che mangi il carbonio della stessa specie. Cioè abbattere un quarto dei pini e degli abeti della taiga (non pensiamo neppure alla foresta tropicale, troppe specie da sostituire) e cambiarli con pini e abeti ingegnerizzati per mangiare il carbonio? E la struttura dell'ecosistema mentre abbatti gli alberi? Che fine fa?
Un'altra obiezione è che abbattere il consumo di carbonio costa molto. Grazie, si potrebbe dire. Ma non abbatterlo costerebbe molto di più.
Dopo questa moderata visione della futura tecnologia, Dyson affronta invece la scienza del global warming. E dice che non ci crede. Ma lo fa nella solita maniera degli scienziati un po' inascoltati; afferma infatti che chi crede nel GW lo fa per ragioni religiose, non scientifiche. E la religione cui ci si appella è l'ambientalismo. Addirittura Environmentalism has replaced socialism as the leading secular religion. Oltre tutto gli ambientalisti sono ossessionati dal GW, e dimenticano ben altri problemi del pianeta, come la distruzione dell'ambiente, la povertà e l'ingiustizia sociale. Esattamente lo stesso approccio del mai abbastanza dimenticato Lomborg. Che la pensino allo stesso modo?
Intanto, a Kobe (non Bryant, è una città in Giappone) i ministri dell'ambiente del G8, tra cui la prestigiacomo (che dice che il trattato di kyoto è troppo pesante), si sono accordati per aspettare e vedere. Sai che novità.

La didascalia dell'immagine è: Figure 2: Projected future regional patterns of warming based on three emissions scenarios (low, medium, and high growth). Source: NASA Earth Observatory, based on IPCC Fourth Assessment Report (2007)

25 maggio 2008

Prepariamoci a un'altra piattellata


Copiando come al solito dal mio sito preferito, questo , ho scoperto che su una rivista prestigiosissima, e altrettanto pesante, cioè Behavioral and Brain Sciences è uscito un articolo molto interessante che si intitola Darwin’s mistake: Explaining the discontinuity between human and nonhuman minds. L'articolo è a pagamento (40$, minchia!) ma se ne può leggere una versione preliminare qua (ripeto, non è quanto è uscito, è solo un preprint, ma si dovrebbe capire). Secondo gli autori, le capacità cognitive dell'uomo non sono rintracciabili in altri animali, anche se, ma lo dicono solo in una nota, dovrebbero essere nate anch'esse dalla selezione naturale, perché altri meccanismi generali per la stabilizzazione della variabilità e la nascita di nuovi tratti non si conoscono. Gli autori dicono che l'uomo possiede un PSS (qui una bella spiegazione da wiki) che gli altri animali non hanno, e quindi il cervello dell'uomo è diverso da quello del resto della creazione. C'è, insomma, un salto che oserei quasi definire ontologico tra noi e per esempio un bonobo. I commenti che seguono l'articolo (che non ho letto) sono molto critici, così come lo è il post di Wilkins.
La discussione è interessante, ma cosa c'entra Piattelli Palmarini? Uno dei maggiori proponenti di questa teoria della mente (non nel senso di theory of mind, ma di teoria che riguarda la nascita della mente) è Jerry Fodor, noto oppositore della selezione naturale come generatrice della mente. Lo dice anche qui. E Fodor è buon amico e collaboratore del nostro MPP, con cui ha scritto un libro proprio per opporsi alla selezione naturale darwiniana. Aspettiamoci quindi, prima o poi, un bell'articoletto corrieresco in cui MPP dice qualcosa come "La mente? Non è nata con Darwin", oppure "La mente smentisce Darwin". Che ne pensate di "Darwin mente sulla mente"?


L'immagine viene da qua. Lo so che rappresenta un cervello e non la mente, ma nessuno me l'ha ancora fatta vedere...

Post scriptum. Per una volta non ho notato che Formenti l'aveva già segnalato, quasi con le mie stesse parole (cercate il 20/5/08-Uk. Mi scuso con Daniele.

23 maggio 2008

Annusare l'aria


Una volta caduto l'alibi di un ministero dell' ambiente "verde", tutti si scatenano a dire qualcosa di grigio- cemento. E allora, via col nucleare (qui uno delle migliaia di articoli sull'argomento), via con gli Ogm (sull'ultimo magazine del Corriere, con un'inchiesta che reitera le solite ragioni del pro o contro), via con le "grandi opere" a partire dal mitico ponte sullo stretto. Che dire, mi pare che i miei colleghi abbiano, come detto sopra, annusato l'aria e stiano cercando di accreditarsi come grandi esperti di questo o quel tema. Il che va bene se il tema riguarda il calcio (in fondo tutti sanno cos'è un fuorigioco) o l'economia (basta parlare un un po' di inflazione e di crescita). Il problema è che questi temi, specie gli Ogm e il nucleare, sono estremamente complessi, e anche chi ci lavora da decenni fa fatica ad avere le idee chiare. Per il nucleare, ad esempio, le voci contrarie sono parecchie, e mi pare che quelle favorevoli emettano giudizi un po' a vanvera: il nucleare di quarta generazione, per esempio, è di là da venire. E quello di terza non è che stia meglio. Al di là della questione ambientale, quella dei costi è la più pressante (se vogliamo vederla con il limitato orizzonte dell'economia). Non parliamo poi del problema degli approvvigionamenti di uranio. Certo, se guardiamo all'aspetto puramente di produzione, il nucleare potrebbe non essere male: è controllabile, ha pochi punti di produzione, emette CO2 in quantità rilevabili ma non rilevanti. Ma allo stesso modo, gli impianti sono più vulnerabili (e il controllo e l'antiterrorismo dovrebbero teoricamente farne lievitare i costi). Inoltre con lo sconvolgimento del ciclo dell'acqua dovuto al riscaldamento globale (ah, non esiste? E allora perché la usate come scusa per costruire le centrali nucleari?) fare una centrale sul Po, l'unico fiume italiano che potrebbe sopportare un prelievo rilevante, non farebbe altro che sconvolgerne ancora di più l'ecosistema, già abbastanza stravolto da sbarramenti, introduzioni di alloctoni e prelievi agricoli. Il problema delle scorie, infine, è ancora completamente da risolvere. Ma al di là della mia posizione, quello che volevo far notare è una restaurazione tecnicistica e antiambientalista presente su molti giornali. Sembra quasi che l'assenza dei verdi abbia portato alla luce la vera anima degli operatori della comunicazione. Che sembrano spesso più realisti del re. Non voglio dire che non sia logico parlarne in modo razionale, ma questo buttarsi tutti a destra mi insospettisce. L'opposizione poi ne approfitta per fare da sponda al governo, con giustificazioni quanto meno ridicole. E, ultima nota, quando la signora marcegaglia dice che "il nucleare è l'unica soluzione" (ecco qui) mi pare che il suo grado di approssimazione non sia molto differente da quello di claudio "quel rompicoglioni di biagi" scajola. E di tanti altri. Ma d'altronde, non ci si può certo aspettare molto dall'industria...

22 maggio 2008

Torna Gaia?

Sembrerebbe di sì. Ricordo che l'ipotesi Gaia (non la gaia ipotesi, come scrisse tempo fa un quotidiano italiano) afferma che la Terra funziona come se fosse un organismo vivente, cercando di mantenere l'omeostasi e quindi condizioni che sono più consone alla vita. "Funziona come" non significa che è; poiché, bene o male, ho letto quasi tutto quello che ho scritto l'originatore dell'ipotesi stessa, James Lovelock (l'ho anche intervistato, eoni fa), ho sempre seguito con attenzione le conferme e le smentite all'idea. Un'ultima viene da un lavoro pubblicato sui Proceedings of the national academy of sciences. La ricerca dice che alcune alghe brune pluricellulari, le laminarie (kelp), possono essere esposte alla luce del sole sulla spiaggia; ma la luce del sole non gli fa bene, e quindi le piante sono sottoposte a stress ossidativo. Per difendersi, tendono a emettere iodide, uno ione dello iodio che agisce come composto antiossidante. Ma non è quiesto l'importante; oltre che essere antiossidante, lo ione funziona come un nucleo di condensazione per le goccioline d'acqua, e quindi sopra le spiagge dove ci sono le laminarie si formano nuvole. Che a loro volta fermano la luce del sole. Potrebbe essere, anzi probabilmente lo è, un effetto secondario del composto; ma ciò non impedisce di pensare "alla Gaia", cioè che le alghe emettano lo ione proprio per difendersi dall'eccessiva luce del sole. Anche in questo caso è un comportamento come se, non certo un aspetto primario, e ovviamente tanto meno volontario , delle alghe. Ma proprio su questo si basava l'ipotesi gaia; su sistemi viventi che, in un modo o nell'altro, si comportavano come se volessero ristabilire l'omeostasi e difendere le condizioni in cui vivono. Da qui ad estendere il comportamento all'intero pianeta ci vuole abbastanza poco. La ricerca mi sembra sinceramente molto bella.

























© Pi Nyvall CNRS 2008 (this image can be obtained from the CNRS photo-library, phototheque@cnrs-bellevue.fr)




19 maggio 2008

Epigenesi si o no? E l'evoluzione


Mi è stato segnalato questo delizioso trattatello su Il sussidiario.net. La segnalazione proviene come al solito da Formenti, qui. Poiché però Formenti cita solo il pezzo e lo commenta poco, cerco di farlo io, con un avviso; quando leggo questi "trattati" sull'evoluzione o l'evoluzionismo da parte di medici, pediatri, ingegneri o chimici, presumo sempre di non aver capito, di aver frainteso sia quello che scrivono sia l'intera teoria dell'evoluzione. Ma poiché poi alla fine si dimostra che un po' di ragione ce l'ho, mi butto nell'impresa.
L'articolo è del mitico Bellieni (ne ho già parlato qui), che ha una buona conoscenza dell'argomento (fecondazione et similia; è un neonatologo). Purtroppo parte dalla spiegazione dell'epigenesi, che mi sembra corretta anche se un po' viziata, per arrivare a questa spiegazione dell'evoluzione - tra il suo testo in corsivo ci sono i miei commenti:
La seconda riguarda l’evoluzione della vita, perché si è visto recentemente che queste alterazioni, questi “silenziamenti” che vengono dati al dna dall’ambiente, invece di sparire al momento in cui si formano nella persona i nuovi gameti, cioè l’ovulo e lo spermatozoo, restano impressi e diventano talvolta ereditari. Questo significa che il meccanismo dell’ereditarietà dei caratteri non è più solo legato alla selezione naturale casuale, come voleva Darwin, ma anche all’interazione con l’ambiente. (enfasi mia). Che Darwin abbia parlato di selezione naturale casuale tendo a escluderlo. Ed escludo con fermezza che ne abbiano parlato i suoi successori, i neodarwinisti degli anni '30-'40. Men che meno ne parlano i proponenti della Nuovissima Sintesi (diciamo così), cioè l'unione di evo-devo e genetica evoluzionistica. La selezione naturale infatti è tutto meno che casuale, ed è forse il processo più deterministico dell'intera teoria evolutiva. Taglia infatti fuori totalmente le forme di vita che non sono adatte all'ambiente, al qui e ora, alla contingenza. Le mutazioni, classicamente intese, sono totalmente casuali, anche se esistono frammenti di Dna che mutano più rapidamente di altri.
Già tutta la teoria dell’evoluzionismo casuale zoppica per tanti motivi. Nelle scuole si insegna che noi deriviamo per una casualità dalle scimmie, che la giraffa ha allungato il collo perché a un certo punto non c’erano più le pianticelle basse e sono sopravissuti solo gli animali col collo lungo, e che in fondo c’è intrinseco nella natura un criterio di sopravvivenza del più adatto o del più forte, che poi ha anche dei risvolti sociali nel maltusianesimo e via dicendo.
L'evoluzionismo casuale non esiste, ed è quello che gli inglesi chiamano straw-man, uomo di paglia. Cioè una costruzione che il Bellieni si è fatto a suo uso e consumo e distrugge comevuole. Che nelle scuole si insegni... è una palla bella e buona.
Primo, perché non è vero. Noi discendiamo da specie che sono antenati comuni a noi e alle moderne scimmie antropomorfe (accanto si vedono gli scheletri di uomo e altre specie di antropomorfe); che discendiamo dalle scimmie lo dice solo l'orrida alberoni, i creazionisti americani e Bellieni. Secondo, perché il ministro moratti (cui bellieni è senz'altro vicino politicamente, ma questo non c'entra) ha abolito l'insegnamento dell'evoluzionismo alle elementari e medie. Vedi a questo riguardo il numero di Micromega di circa tre anni fa. Per quanto riguarda le giraffe, la caricatura è persino comica; vuol dire il Bellieni che le giraffe hanno cominciato ad allungare il collo (!) quando non avevano più da mangiare? A parte che ci sono dubbi su questa interpretazione (sembra che il collo lungo sia servito anche e forse soprattutto per combattere), il processo della selezione naturale è continuo e graduale secondo Darwin (discontinuo e a scatti secondo gli equilibri punteggiati) ma assolutamente lontano dalla caricatura di Bellieni. Quello che ha raccontata sarebbe una caricatura persino del peggior lamarckismo, figuriamoci il darwinismo. Sopravvivenza del più adatto o del più forte poi sono baggianate, e i richiamo a Malthus è una reductio ad Hitlerum. La prima affermazione perché secondo la teoria evolutiva sopravvive chi fa più figli - o meglio nipoti - non il più forte in assoluto. E il darwinismo e teorie seguenti spiegano a meraviglia anche l'altruismo e la vita in gruppo e in tribù. Non tutti gli animali sono brutali egoisti (a parte l'uomo, voglio dire).
Questa teoria comincia però a scricchiolare anche sotto i colpi di queste nuove conoscenze, perché sapere che anche l’ambiente può dare dei messaggi al dna e che questi possono essere ereditari, dà la chiara impressione che l’evoluzione non avviene soltanto perché casualmente avviene una mutazione del dna e tra le diecimila mutazioni possibili sopravvive casualmente quella che si integra meglio con l’ambiente, ma che è invece l’ambiente stesso a indurre l’alterazione all’espressione del dna e non ai suoi geni.
Qui Bellieni non sa, non capisce o fa finta di non capire. E' ovvio che è l'ambiente stesso che induce mutazioni nel Dna, lo si sapeva già negli primi anni del secolo scorso. Chi altro può essere, lo spirito santo (ops)? Peccato che il dogma centrale della biologia imponga che il segnale (o i messaggi, secondo Bellieni) non siano in grado di andare dall'ambiente al Dna. Ecco la citazione di Crick, che ha proposto il dogma stesso: The central dogma of molecular biology deals with the detailed residue-by-residue transfer of sequential information. It states that such information cannot be transferred from protein to either protein or nucleic acid. (F.H.C. Crick, 1970). Se conosce casi in cui un messaggio, un segnale, un dato significativo sono andati dalle proteine al Dna, ce lo faccia sapere.
Questo è interessante anche perché vari ecologisti ormai stanno spiegando che su questa base si incomincia a intravedere che questo scambio di informazioni tra ambiente e dna ha quasi una valenza finalistica. Non arrivano a parlare di creazione, ma arrivano a capire però che le cose si dirigono comunque verso un progresso, verso un qualche scopo che non riescono a identificare. Parlo di ecologisti importantissimi, il premio nobel Prigogine per esempio, oppure Enzo Tiezzi, che ha recentemente preso il premio nobel col gruppo di Al Gore. Costoro arrivano a dire che la vita si è evoluta sulla terra non in una forma casuale, ma in una forma stocastica, cioè in una forma in cui tanti cambiamenti casuali “inspiegabilmente” tendono verso un obiettivo ideale.
Qui si sfiora il ridicolo. Primo, gli ecologisti sono una categoria inesistente; è una pessima traduzione dell'inglese ecologist, che vuol dire ecologo. Che poi Prigogine sia un ecologo, lo scopro adesso. Era un fisico e chimico russo naturalizzato belga. Nonostante i suoi contributi allo studio delle strutture dissipative, importanti anche nella spiegazione del fenomeno vita, è tutto meno che un evoluzionista. Sono curioso anche di sapere dove ha detto che lo scambio di informazioni tra Dna e ambiente ha una valenza finalistica. Che Tiezzi, un chimico-fisico, avesse preso il Nobel non mi era noto (pulò essere, ma ne dubito, che fosse nell'IPCC). Che poi abbia contribuito alla teoria dell'evoluzione, è altrettanto strano. Che poi, anche se Prigogine e Tiezzi avessero detto quello che ha affermato Bellieni, senza portare uno straccio di prova (se fosse il contrario sarebbe su tutti i giornali scientifici della Terra), il tutto sarebbe assolutamente irrilevante.
L'ultima frase poi è esilarante. La vita sulla Terra non si è evoluta in forma casuale, ma stocastica, dice il dottore. Che significa casuale, aleatorio. Per quali contorsioni mentali stocastico va a significare in una forma in cui i cambiamenti casuali tendono verso un obiettivo ideale è in mente dei; o tehillardii.
C'è tutta una parte finale che riguarda anche la concezione di teoria, ma dopo questo tour de force non me la sento di attaccare anche questo. Ci penserà qualcun altro.

Finisco con una breve bibliografia, che consiglio a tutti i lettori del Sussidiario.net:
# Charles Darwin. L'origine delle specie.
# Mark Ridley. Evoluzione (ed. italiana sulla III ed. inglese del 2004), McGraw-Hill.
# Richard Dawkins. L'orologiaio cieco. Milano, Mondadori, 2003
# Telmo Pievani, Creazione senza Dio. Torino, Einaudi, 2006
# Telmo Pievani, La teoria dell'evoluzione. Bologna, Il Mulino, 2006
# Richard Dawkins, Il racconto dell'antenato. La grande storia dell'evoluzione. Mondadori, Milano, 2006

17 maggio 2008

Come cambia il pianeta

L'embargo è passato, e quindi posso mettere anche qui una notizia che mi pare nessuno abbia ripreso. Strano, perché il complotto comunistambientalistarossverde di solito è molto potente, e riesce a far pubblicare qualsiasi stupidaggine. Allora, alla notizia: questo è l'abstract di Nature:
A vast array of physical and biological systems are being affected by the world's warming temperatures, says a large-scale analysis incorporating almost 30,000 data sets stretching back to 1970. The effects can be seen worldwide, report researchers led by Cynthia Rosenzweig in this week's Nature.
Rosenzweig and her colleagues compiled data on 829 physical systems, such as the timing of spring river runoff, and roughly 28,800 plant and animal systems, all of which have shown documented changes over the past few decades. In around 90% of cases, the trends are consistent with the predicted effects of a warming climate, the researchers report.
The analysis builds on the work of the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), which last year concluded that anthropogenic climate warming is "likely" to have had a discernible effect on physical and biological systems. The new research shows that climate warming is the overriding factor in changes to the world's natural systems, outstripping the more modest effects of other factors such as deforestation and other land-use changes. Moreover, the researchers conclude that the temperature increases observed at continental scales cannot be explained by natural climate variations alone.

Lo studio dice che il riscaldamento globale è il fattore più importante che trascina le modifiche degli ecosistemi terrestri e marini. E' anche più forte della deforestazione e di altri cambiamenti del pianeta. E' vero che i dati di base provengono da quegli estremisti dell'IPCC, ma sono tutte parti di studi e articoli da tutto il mondo. Difficile trovare qualcosa di più completo.
Qui sotto c'è l'immagine che riguarda l'Europa, con il significato dei dati in un quadratino.




















Che significa questo:






Cioè i numeri sono la percentuale di dati fisici o biologici coerenti con il cambiamento ambientale causato dal riscaldamento globale. Mi sembra difficile trovare qualcosa di più convincente, anche perché qui non ci sono modelli o altro da criticare; si sta parlando del presente, non del futuro.

P. S. Il sempre attento professor Formenti mi fa notare che la freccia nel disegno in alto non rimanda a niente, e che il numero cui si riferisce è 28.117, come da questa immagine corretta:

















----------------
Now playing: Buffalo Springfield - Out Of My Mind
via FoxyTunes

Dì qualcosa!!

Sempre gentile, educato, misurato. Anche quando cancellano il tg3 (o quel che è), il veltro dice: considero sbagliata la decisione di ridimensionare uno spazio informativo prezioso che in questi anni ha contribuito ad offrire ai cittadini un' informazione equilibrata e corretta. Il tutto è qua. http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/rai/rai/rai.html
Ma se non sei d'accordo, perché non dici: Se ci tolgono l'unico telegiornale che non assomiglia a quello di Fede facciamo un casino infernale, cazzo!!!!
Ti hanno eletto per fare opposizione, porcatr...

15 maggio 2008

Ambientalismo e scienza

Uno dei risultati positivi delle ultime elezioni, forse l'unico, è il fatto che ci siamo liberati di una genia di verdi dalla facile collocazione politica, e dalla difficile collocazione ambientalista. Non lo dico io, ma buona parte degli amici provenienti dal mondo dell'ambientalismo, della ricerca e del giornalismo che ho sentito in queste ultime settimane. Se riusciamo a proseguire il discorso, si va sempre a finire al titolo del post. E la domanda è quindi: “Perché gli ambientalisti italiani hanno sempre respinto ogni approccio scientifico ai problemi dell'ambiente?". Non che sappia la risposta, o meglio, ne ho una io che ha poco valore. Per questo cerco sempre di guardarmi intorno. E ho trovato saggio di Yuval Levin, pubblicato sulla rivista The New Atlantis, un organo dichiaratamente di destra che ribatte all'accusa che non solo la destra bushiana ha attaccato la scienza, ma anche la sinistra. In particolare mi interessa la parte in cui dice: But the perspective of environmentalism could hardly be more different than that of modern science on the questions of nature, power, progress, and man. E prosegue: If you had to devise a complete opposite to this scientific view of nature, a mirror image in essentially every respect, you would probably end up with roughly the notion of nature that gives shape to the modern environmentalist ethic. Anche il resto del saggio, politicamente molto connotato, insiste sull'argomento e lo articola in maniera molto colta. A questo risponde un post sul blog di Chris Mooney e Sheril Kirshenbaum. Il commento di Sock puppet of the great Satan (!) dice infatti:
Positing environmentalism as the antithesis of science by assertion, when in fact the strength of environmentalism as a political force is *dependent* on the scientific assessment of environmental threats as they threaten our way of life, or photogenic elements of nature.
1970s, 1980s: Environmentalism strong around perceived threats from organochemicals, acid rain, toxic (superfund) sites, freshwater contamination.
1990s: Environmentalism weak, as immediate threats from toxic sites, organochemical pollutants and acid rain abate, but consensus of climatologists around climate change still developing. Environmentalism at its low ebb in
mid-late 2000s: Consensus of climatologists/artic scientists around climate change becomes stronger. Corporations clamber over each other to be green. Environmentalism on the upswing as a political force.
The Environmental and earth sciences have a powerful effect on the political strength of political environmentalism.

Questo mi fa tornare alla domanda di inizio post. Perché in un Paese come gli Stati Uniti gli ambientalisti sono visti spesso come alleati della scienza (e il contrario) qui in Italia sono nemici, e almeno indifferenti osservatori?

14 maggio 2008

Ancora musica

Sono da sempre (almeno dal primo disco comperato, credo fosse My feet are smiling) un appassionato di Kottke. Ma non avevo mai visto un video come questo:
.
Durante un concerto del 1971 in Giappone, credo, Leo passa da Last Steam Engine Train a Stealing quasi senza che me ne accorga. E sono pezzi che conosco a memoria, non nel senso che li suono, ma che li ho sentiti mille volte.

13 maggio 2008

Piattelli Palmarini ha un figlio e mezzo

Cioè, non lo so se abbia figli o sia spostato. Ma certo il suo ragionamento qui mi fa pensare che sia possibile avere un aumento della popolazione della famiglia Piattelli Palmarini con l'apposizione di un numero di figli inferiori a uno. L'articolo mescola interessanti spiegazioni (ovviamente giuste, l'uomo non è mica scemo) e interpretazioni così lontane dalla realtà che ci si chiede se non l'hanno scritto in due. Il pezzo riguarda il sequenziamento del genoma dell'ornitorinco, uno strano essere (qui c'è anche un breve film) che vive nelle acque dell'Australia orientale. Allora, il genoma della bestia è abbastanza complesso, nel senso che, come dice Palmarini l'ornitorinco ha ben 10 cromosomi sessuali, cinque paia di X nelle femmine, cinque X e cinque Y nei maschi. Ma poi riprende con E ha in tutto la bellezza di 52 cromosomi, contro i nostri 46. La prima frase è interessante - tutti i mammiferi hanno un X e una Y, credo - la seconda senza senso. Chi se ne frega se ha 52 cromosomi? E' così straordinario? Guardate qua. Incredibile, il licaone ha 78 cromosomi. E l'echidna, parente dell'ornitorinco, addirittura 63, con il maschio che ne ha XXY e la femmina XXXX. Inoltre, sono dispari, non pari come tutti gli altri animali bennati. Una felce ne ha 1260 (!). Ma andiamo avanti. L'autore va avanti per un po', parlando di geni che fanno scendere i testicoli e malattie dei bambini. Ma poi salta a un Una considerazione su questo punto ci interessa tutti, però, perché depone contro l' idea darwiniana classica che l' evoluzione biologica proceda sempre e solo per piccoli cambiamenti cumulativi. Forse qualcuno deve avvisarlo che l'idea darwiniana classica è un'idea darwiniana, cioè di Charles Darwin; e che, mio dio, Darwin è morto (un po' come dio). Dopo Darwin è venuta la nuova sintesi, la genetica e l'evo-devo, solo per dirne alcune. Perché dimenticare queste elaborazioni della teoria di base? E' come dimenticare Einstein e accusare Newton di non spiegare la fisica moderna, dalla radiazione del corpo nero alla cromodinamica quantistica.
Ma torniamo a Piattelli Palmarini. Nella sua furia iconoclasta, dice che la famiglia di geni "rilassinici" ha subito uno sdoppiamento: una famiglia di geni, d'un tratto, ha prodotto due famiglie di geni che potevano pilotare due tipi di eventi. Fin qui tutto bene. Poi però Palmarini afferma che l'autore dell'articolo dice È difficile immaginare che processi fisiologici tanto complessi e tra loro intimamente compenetrati (discesa dei testicoli nei maschi, placenta, mammelle, capezzoli e ghiandole lattee nelle femmine) possano avere avuto un'evoluzione per piccoli passi, attraverso molti cambiamenti scoordinati. Credo che la frase originale però sia questa: You can imagine that it would be difficult to evolve highly complex physiological processes with relatively nonspecific interactions between proteins,, qua. Ma continua: The real tipping point, Hsu discovered, occurred when the ancestor gene was duplicated in a way that was likely a genetic fluke. This type of random event is thought to be important in evolutionary leaps, such as the development of a placenta, that are difficult to explain by the ongoing gradual accumulation and selection for minute changes, such as beak shape or coat color. Cioè, oltre ai cambiamenti graduali che sono proprio dell'antica tradizione evoluzionistica (antica perché darwiniana, anche se non sono convinto che il buon vecchio Charles fosse così dogmatico) ci sono anche meccanismi perfettamente conosciuti come la duplicazione genica (il link conduce a una lunga bibliografia del fenomeno) o cromosomica. Verso la fine Piattelli Palmarini sbrocca un po' troppo. Ecco come: Pilotati dai meccanismi microscopici che presiedono alla replicazione dei geni, [le duplicazioni] avvengono per conto loro, prima che i loro effetti sbattano la faccia contro la selezione naturale, e non procedono per piccoli passi. Sembra quasi che Piattelli ritenga che la selezione naturale debba precedere le mutazioni. E, sempre nella stessa frase, mette in contrasto le duplicazioni geniche con i piccoli passi. Qualcuno lo avvisi che le mutazioni sono solo uno dei mezzi con cui si crea la variabilità. Le duplicazioni sono un altro; e perfettamente lecito. Se vuol leggere L'evoluzione in quattro dimensioni (libro perfettamente darwiniano), capirà che la sua meraviglia è fuori luogo. E infine, mi vuole spiegare com'è possibile non capire che Non si hanno due copie e mezzo, o tre copie e un decimo? Come tu non hai un figlio e mezzo, direi io. In fondo l'autore del pezzo sul Corriere si tira un po' su, forse per non dare troppi appigli agli antievoluzionisti. E dice Il segreto, ancora largamente misterioso, risiede senz’altro in proprietà interne, nell’organizzazione dei sistemi genetici, non nella selezione naturale. La selezione naturale della teoria darwiniana classica può agire solo su quello che le complesse interazioni della fisica, la chimica, l’organizzazione interna dei sistemi genetici e le leggi dello sviluppo corporeo possono offrire. La frase, sono sincero, mi sembra un po' oscura (quali sono queste proprietà interne, per esempio?) ma la conclusione non è affatto scorretta. Però, c'è chi legge solo quello che vuole.
Un simile pezzo di bravura non è passato infatti inosservato nel mondo degli antievoluzionisti. Ne parla per esempio La voce di Fiore, o Chesterton. E ovviamente quei simpaticoni di Sussidiario.net, un sito ciellino (devo parte di questi link a Daniele Formenti, link aggiunto il 14-5, una specie di Bibbia per queste discussioni). Tutti o quasi con toni trionfalistici, come a dire "Avete visto, che avevamo ragione?". Nessuno si spinge a dire che l'ornitorinco era stato creato, certo, ma insinuano dubbi di incompletezza della teoria e sulla necessità che nei laboratori dei biologi si faccia sempre più strada questo stile pluralista e aperto a tutte le evidenze, testimoniato da Piattelli Palmarini; come pure che Nature continui a dare spazio a tutti i tipi di contributi; e che i media nostrani non traducano solo gli articoli politicamente (darwinianamente) corretti (da Sussidiario.net). Siccome l'evoluzionismo darwiniano non sa spiegare perché l'ornitorinco sia così fatto (questo è quello che hanno capito loro, ovviamente), qualcos'altro deve averlo fatto. Ma come abbiamo visto prima, quel qualcos'altro è morto.
Vogliamo finire con due parole degli autori dell'articolo? The stepwise evolution of these independent signaling pathways through gene duplication and subsequent divergence is consistent with Darwinian theory of selection and adaptation,. Provengono dall'abstract di Genome research. Straight from the horse's mouth, direbbero gli inglesi.

P. S. c'è anche un ottimo post su Progetto Galileo.

02 maggio 2008

Caldo. O freddo. O tutti e due

Mi scuso per la pigrizia, ma è il 2 maggio e sono a casa. Non ho voglia di scorrere tutti giornali online e i blog che direttamente o meno parlando di riscaldamento globale, per sapere se hanno riportato una notizia che sta facendo ribollire i blog stranieri. Allora, secondo un articolo di Nature,pubblicato sul numero del 1 maggio, un modello di un gruppo di ricerca tedesco dell'università di Kiel (qui il loro comunicato stampa) corregge le previsioni di costante riscaldamento da qui al 2020 e oltre. Dice infatti che a reprieve may be expected over the next decade, as natural climate variations may temporarily offset the long-term warming trend. Cioè che probabilmente nei prossimi dieci anni o giù di lì ci aspetta una sosta al riscaldamento, perché le variazioni naturali potrebbero temporaneamente ostacolare il trend di riscaldamento. Il lavoro in sé è interessante, ma limitato in scopo, in tempi e spazio. Cioè questa "previsione" si applica in particolare al Nord America, all'Europa e ovviamente all'Atlantico. Il tutto è racchiuso in questo grafico:
di cui questa è la didascalia:
Model projections are twentieth century-RF followed by A1B scenario simulations ('20C-RF/A1B'); 'Stabilization' forecasts assume greenhouse gas concentrations fixed at year 2000 levels. Each point represents a ten-year centred mean; vertical bars indicate ensemble spread; verification and forecast periods are indicated (dark shading begins 2008, indicating the start of the true forecast period). Three additional decadal means (joined by a dotted line) show the evolution of the initialized and un-initialized 2005 predictions extended till 2030. Correlation of both hindcasts and climate model projections with observations are given in brackets. Correlation of the twentieth century-RF simulation with observations is greater than that of the hindcasts, but only marginally at the 5% significance level. Observed global mean temperature anomalies are from HadCRU.
Il tutto ci dice una serie di cose interessanti. Prima di tutto, per l'aspetto scientifico, che gli autori dell'articolo sono ben lontani dal dire che il riscaldamento si è fermato; ecco la frase dal LORO comunicato stampa The improved predictions suggest that global warming will weaken slightly during the following 10 years. Semplicemente che le variazioni locali e temporanee stabilizzeranno per alcuni anni il riscaldamento globale, e solo nella zona del Nord Atlantico (proprio come aveva detto anche, in un post molto contestato, Realclimate). Poi, verso il 2020 tutto riprenderà come al solito, e il riscaldamento previsto da questo articolo diventerà come quello previsto dai modelli dell'IPCC. A parte alcuni dubbi derivati dal fatto che è stata utilizzata solo la temperatura superficiale delle acque oceaniche, alcuni commentatori hanno fatto notare che la previsione di un raffreddamento del Nord Atlantico era già presente in un articolo di Science. Oppure addirittura in un pdf di James Hansen (addirittura). Io ricordo anche un vecchio libro di Wallace Broecker che prevedeva l'indebolimento della corrente del Golfo e di conseguenza il raffreddamento del Nord Atlantico; ed erano circa 20 anni fa, forse più. Secondo, che i negazionisti hanno subito approfittato della notizia per estenderla a tutto il mondo e per sempre. Ecco per esempio un articolo del Telegrph (quotidiano inglese), che proclama come gli scienziati predicano che il riscaldamento globale potrebbe fermarsi. O un commento di un deputato americano, da sempre "nemico" del riscaldamento globale (quello che aveva invitato Crichton come esperto del clima a un dibattito al parlamento). Terzo, nessun giornale italiano, neppure il Giornale o il bieco Libero hanno pubblicato la previsione; forse non l'hanno capita, o i loro giornalisti non lavorano il Primo maggio (!). Insomma, il solito minestrone di scienza piena di dubbi (la fonte), corrotta da chi legge gli articoli dei giornali on line e ci costruisce un castello di carte,per poi essere ulteriormente modificata da coloro che hanno interessi più o meno vari a contrastare l'idea che il riscaldamento globale abbia origine umana. Prevedo però nel giro di un paio di giorni la grancassa del nuovo governo all'opera. E sfido chiunque dei giornalisti che scrivono sull'argomento a leggere l'articolo originale di Nature, non resoconti di terza o quarta mano.

Share it

Sociable