E allora perché ne parlo? Essenzialmente perché mi piacciono, perché in fondo al cuore sono uno zoologo, perché la tassonomia mi incuriosisce, perché come tutte le cose fatte bene sollevano domande e curiosità. E infine perché mi sento un po' responsabile per averlo fatto tradurre, parecchi anni fa, dalla Muzzio, sollecitando Massimo Pandolfi, professore di zoologia e al tempo curatore della collana (e grandissimo esperto di biologia fantastica). Anche se ho messo il link, il libro sembra fuori catalogo. Si può sempre trovare su ebay, spero.
Allora, i Rinogradi (Rhinogradenthia) sono un gruppo (ordine?) di mammiferi di curiosa ascendenza, non dissimili dagli insettivori, ma si contraddistinguono per l'abnorme sviluppo del naso che, con il tempo ha assunto sempre più funzioni. Da organo di sostengo a produttore di muco che cattura le prede, poi divenne anche un organo di locomozione, una struttura per attirare insetti o tentacoli altri animali. Potete vedere parecchi di questi adattamenti al sito francese cui ho fatto riferimento prima. Ma qui ci sono un paio di immagini. C'è anche una buona presentazione sul sito di Focus.it (l'ho fatta io qualche annetto fa, quando lavoravo al sito). Comunque, i Rinogradi sono una delle migliori presentazioni che io conosca di biologia, evoluzione e tassonomia di un gruppo animale. Anche perché, poiché è stato completamente costruito dal zero, non ci sono problemi di parentele con altri gruppi animali.


Comunque i Rinogradi sono solo un esempio, forse il migliore, di zoologia fantastica, quella branca della scienza (sfido chiunque a dire che non lo è) in cui si esercitano a volte gli zoologi,tanto per dimostrare che non è vero che sono sempre così noiosi. Altri esempi sono il recente post di Darren Naish (sempre lui) sugli anfisbenidi come antenati dei mammiferi . Oppure questa paginetta che contiene altri piccoli esempi di animali fantastici; che a sua volta rimanda a questa , sulla fauna di Ugly island. Quest'ultimo è probabilmente ancora più voluminoso dei Rinogradi, ma è tutto online, e perde un po' di fascino.
L'ultimo libro che corona tutto io mondo della biologia fantastica è "La botanica parallela", di Leo Lionni, un illustratore olandese che pubblicò il libro in Italia. On line ho trovato pochissimi richiami al libro stesso, ma in brevissimo (quando lo ritrovo magari riposto qualcosa con qualche scansione) le piante parallele sono quelle che esistono, ma sono difficilissime da vedere se non con la coda dell'occhio. Ci sono vari gruppi, come le artisie o gli arilli, con caratteristiche diverse.
Questa è l'introduzione:
È possibile scrivere un trattato di una scienza inesistente? la botanica
parallela, finto manuale scientifico, che si legge come un romanzo uscito
dalla biblioteca di babele, ci dà una risposta, affermativa, a questa
domanda.
leo lionni è l'inventore, il cronista e l'illustratore di questa nuova
scienza immaginaria, di cui qui racconta le origini, le prime scoperte, le
teorie più rappresentative, gli sviluppi attuali. da poco più di dieci anni,
racconta lionni, vari scienziati, in varie parti del mondo, sono venuti in
contatto con piante dalle proprietà stranissime: la solea, il giraluna, la
sigurya, il tirillo e altre ancora. l'antropologia e la biologia, l'ecologia
e la matematica fanno convergere i loro sforzi per render conto delle
inquietanti caratteristiche di queste piante «amateriche» ed esistenti
soltanto nell'immaginazione. con una sottilissima ironia, che pervade ogni
riga del testo, lionni ci conduce in un viaggio appassionante nell'
immaginario, rovesciando lo schema del manuale di zoologia fantastica di
borges: qui non si tratta di ritrovare i ricchi materiali fantastici
nascosti negli anfratti di una scienza reale ma di esporre un materiale
totalmente fantastico nella forma di un manuale scientifico dall'aria
plausibile.
su questo libro così scrive l'autore: «la botanica parallela non è
facilmente classificabile. non è un romanzo, non è una collezione di saggi.
e non è certo un libro di fantascienza. come il burattinaio giapponese, mi
presento sulla scena senza trucco e senza costume per avvertire il lettore
che si tratta di una finzione, di piante che "prima di essere piante sono
parole". il soggetto del libro, in fondo, non è una flora fantastica ma la
fantasia stessa alla quale ho tentato di dare, attraverso il racconto di una
vegetazione inesistente, una sua solidità poeticamente misurabile, e alla
quale anch'io ho finito per credere».
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