31 dicembre 2007

Eccomi qua, il 31 dicembre...

... a parlare di cardinali e scienza. Figuriamoci. Comunque, il buon amico dei creazionisti, il cardinal Schoenborn, ha scritto un libro che si intitola Chance or purpose?" (Caso o finalità?). Il sottotitolo è Creazione, evoluzione e una fede razionale. E se qualcuno vuol fare lo spiritoso e mormorare "ossimoro", lo faccia pure. Allora, la quarta di copertina riporta il parere di alcuni "luminari", tra cui il creazionista Michael Behe e l'astronomo Owen Gingerich. Qualcuno che si occupa di evoluzione no, sarebbe stato troppo, e neppure i potenti mezzi del vaticano e dell'imperatore palpatine sono riusciti a trovare un biologo di un'università per esempio della Mongolia interna che scrivesse un pezzetto di plauso a un libro del buon cardinalone.
Non voglio leggere quello che contiene, saranno le solite manfrine dell'austriaco e del tedesco, tipo che la ragione è contenuta nella fede che quindi è un metodo di conoscenza inerentemente superiore. E, come dice il mio conterraneo Fisichella (che mi hanno detto diventerà arcivescovo o cardinale o quel che è, di Milano) se fede e fatti si scontrano, i fatti devono cedere il passo. Aspettiamo la traduzione del libercolo.

30 dicembre 2007

La "cultura" industriale

Quando sento dire che in Italia c'è poca "cultura" industriale, e che gli industriali hanno salvato l'Italia dal disastro, mi vengono in mente alcuni episodi come Marghera o Stava o Priolo o Torino. Poi penso che potrebbero essere stati proprio quello che vengono considerati, cioè solo incidenti. Forse un po' troppo frequenti, ma sempre imprevisti. E allora mi viene da leggere un articolo di Chris Mooney sul Boston Globe, che si dimostra sempre più un giornalista da inchiesta di ottimo livello. Nel pezzo si dimostra come l'industria degli Stati Uniti (tutta, a partire ovviamente da quella del tabacco e del petrolio) sta facendo di tutto per mettere in discussione le conclusioni scientifiche degli enti di controllo americani, a partire dall'Epa. Noi non corriamo questo rischio perché non ci sono enti di controllo scientifici che il governo possa ascoltare quando legifera. Ma se ci fossero sono assolutamente convinto che le loro conclusioni sarebbero contestate prima di tutto da quell'industria che si proclama salvatrice dal Paese.

29 dicembre 2007

350 ppm

E' il titolo di un editoriale di Bill McKibben sul Washington post. E parla di quanta CO2 c'è nell'atmosfera. I 350 ppm sono un dato essenziale, uno spartiacque fondamentale verso vette più elevate, e pericoli più grandi. Non ho dato un'occhiata a tutti i giornali in questi giorni, ma non mi pare di aver visto nessun annuncio di questo genere. Insomma, finché Dini si lamenta che Berlusconi non lo ha pagato abbastanza, tutti i giornali ne parlano; quando c'è la vera notizia la si manca. Quando si dice il giornalismo italiano...
E questo mi serve anche per cercare di mettere giù qualche pensiero su come i miei colleghi trattano la storia del riscaldamento globale. La Repubblica, l'unica che cerca di approfondire un po' la questione, non lo fa basandosi sulla scienza del fenomeno, ma sulle opinioni. Ecco allora una bella "inchiesta" sul pessimismo o l'ottimismo che riguardano lo stato delle cose (dal link ci sono anche gli altri articoli che cito). Con l'ottimismo che è obbligatorio, e il pessimismo che sta un po' rompendo. A questo ha risposto Antonio Cianciullo che si occupa di queste cose da tempo immemore, che prende sottilmente il giro il collega, dicendo che in fondo sarebbe prima il caso di informarsi. C'è anche un'opinione di Michele Condotti, il segretario del Wwf Italia, che in modo purtroppo non molto diretto ha dichiarato proprio quello che dico io. Cioè che i discorsi in Italia non si basano sui dati, ma sulle impressioni, sulle sensazioni, insomma sull'opposizione alla scienza. Un po' come quando chiedono ai giocatori se vinceranno la partita; la risposta è invariabilmente: "Lo spero" (grazie, lo sperano tutti). Oppure come accade alle Scienze, che contrappone l'opinione dell'IPCC a quella di un climatologo italiano, Visconti, che distorce fatti e dichiarazioni. Insomma, l'approccio sentimental-umanistico, che ha una paura folle dei dati, dei numeri, e in fondo della realtà, è quello che impera nei nostri giornali. Anche perché i numeri non li capiscono; provate a chiedere a un giornalista (non a Cianciullo, ma neppure a un giornalista sportivo) cosa significano 350 ppm. Poi vediamo la risposta.

27 dicembre 2007

Questo me l'ero perso

Il papa, come dice anche il New York Times in questo editoriale, è un vero disastro dal punto di vista diplomatico. Ne ha combinate più di Bertoldo, anche se senza cattive intenzioni; insomma, è intelligente ma non si applica. nell'ultimo discorso per la giornata mondiale della pace, che potete leggere qui, c'è un interessante capitoletto, intitolato "Famiglia, comunità umana e ambiente", che chiarisce come la chiesa consideri il problema ambientale molto relativo. Cioè, è relativo solo a una specie,quella umana, che "ovviamente, ha un primato di valore su tutto il creato". Cioè, se capisco bene, le cose che vanno bene a noi e in parte alle generazioni future, vanno bene anche alla Terra, come pianeta. Un aggiornamento del detto "quel che è bene per la Ford, è bene per gli Stati Uniti". Ci sono altre perle che il crucco ha buttato lì nel messaggio, che invito a leggere. Altri papi erano stati più sottili, questo è veramente un crucco di grana grossa, che non si perita di dire "Rispettare l'ambiente non vuol dire considerare la natura materiale o animale più importante dell'uomo". Ovviamente sempre con la posizione che il suo modo di pensare è quello corretto, gli altri sono relativisti.

24 dicembre 2007

Ho un sospetto...

Che qualcuno in Mondadori stia giocando con le traduzioni, e non sempre senza conseguenze. Un esempio è Una fortuna cosmica, l'ultimo libro di Paul Davies, un fisico che si diletta nello scoprire il perché l'universo è quello che è, e perché la vita cosciente (che credo lui intenda solo l'uomo) sia nata: caso o necessità (l'ennesima accezione delle due parole più famose della biologia). Il link sopra rimanda ad Amazon, non alla Mondadori, per ragioni che saranno chiare qui. Allora, il titolo originale è Cosmic Jackpot: Why Our Universe Is Just Right for Life; cioè Lotteria cosmica; Perché il nostro universo è adatto alla vita. Il sottotitolo del libro Mondadori è invece La vita nell'universo: coincidenza o progetto divino?. Poiché ho letto altre cose di Davies, e mi pare di ricordare che abbia qualche collaborazione con la Templeton Foundation (che cerca di conciliare la religione con la scienza, diciamo così), pensavo che il sottotitolo corrispondesse a quello che pensa Davies. Ma ho poi sentito una lunga intervista su Science Friday (cliccando sul link parte l'mp3, o si scarica) in cui Davies si arrabbia anche con un ascoltatore che fa proprio questa domanda. Lui dice che una qualsiasi divinità non c'entra niente, anzi che il suo libro è nato proprio per smentire questa concezione. Insieme a quella del multiverso (o dei multiversoi?). Insomma, mi sembra proprio che la traduzione del sottotitolo sia stata dettata dal ciccione della 7, insomma, il lacché del nano pelato. O no?

22 dicembre 2007

Lunga lettera, mai arrivata

Ho scritto una lettera al direttore de Le Scienze, ma apparentemente la casella è piena, e non è mai arrivata. La riporto qua sotto, caso mai mi scordassi o succedesse qualcosa al programma di posta:

Gentile direttore,
non sono un fisico dell'atmosfera, ma solo un giornalista che si occupa di scienza e ambiente da qualche anno. E ovviamente leggo tutti i mesi la sua rivista, l'unica nel panorama italiano che possa aggiornare su molti temi di mio interesse. Ho letto quindi con attenzione il numero di dicembre 2007 e mi ha abbastanza stupito l'approccio ad alcuni problemi ambientali presenti all'interno della redazione e tra i collaboratori. Prima di tutto la sua posizione sull'articolo dei climatologi del Gruppo di lavoro I dell'IPCC mi è sembrata piuttosto critica, tanto da accusarli di "catastrofismo ambientale". Scordandosi che in molte occasioni (non ultima l'incontro di Bali del mese scorso) altri ricercatori dell'IPCC hanno più volte evidenziato che le conclusioni uscite come posizioni ufficiali sono tutt'altro che pessimiste; peccano semmai di eccessivo ottimismo. Enumerare poi in "molti" i ricercatori che hanno "dubbi e perplessità ben fondate su certe forme di catastrofismo ambientale" mi sembra curioso; anche contando coloro le cui posizioni sono quanto meno dubbiose, non mi pare che ci si allontani molto, a livello internazionale, dal consenso percentualmente molto elevato (che non fa consenso scientifico, ovviamente, ma...). Poche pagine dopo, inoltre, mi è sembrato che la posizione del suo vicedirettore sia addirittura antitetica. La "catastrofe imminente" diventa una visione oggettiva proveniente da organismi internazionali che si occupano di energia. Entrambi mettono in guardia dal proseguire la gestione dell'energia (e quindi le emissioni dei gas climalteranti, per usare una parola molto brutta) senza badare alle ricerche scientifiche.
Sono quindi andato a leggere i due articoli antitetici. Quello dei climatologi dell'PCC non fa che presentare posizioni già ampiamente note, anche se è vero che spesso la stampa italiana e straniera coglie dalle analisi approfondite solo gli aspetti più negativi e gli scenari più catastrofici. L'articolo che più mi ha stupito è stato quello di Visconti. Senza negare la sua indubbia competenza, cui non posso ovviamente controbattere, punterei sugli aspetti comunicazionali. Il primo è quello della citazione dell'articolo di Science del 2004, presumo sia quello firmato da Naomi Oreskes (http://www.sciencemag.org/cgi/content/full/306/5702/1686), che non ha trovato nessun articolo peer reviewed che neghi la realtà del riscaldamento globale di origine umana. Invece di trarne la conclusione che non c'è nessuna posizione contraria semplicemente perché la comunità dei climatologi e fisici dell'atmosfera è concorde sulla realtà dell'origine antropogenica del riscaldamento globale (conclusione che si evince dall'articolo stesso), Visconti si richiama palesemente alla teoria del complotto, per cui "fra il 1993 e il 2003 è stato molto difficile pubblicare articoli che sollevassero dubbi sulle tesi dell'IPCC". Come se tutto il mondo della climatologia si fosse accordato per impedire la pubblicazione di articoli contrari alla tesi del riscaldamento globale antropogenico. Una posizione che richiama molto quella dei creazionisti americani, che non riescono a pubblicare le loro tesi su riviste peer reviewed perché "il complotto dei darwinisti gli lo impedisce". Mi piacerebbe leggere un'analisi successiva, dal 2003 al 2007, quando le tesi dell'IPCC sono state ancora più confermate.
Poche righe oltre, la citazione del rapporto "Temperature Trends in the Lower Atmosphere - Understanding and Reconciling Differences" è quanto meno incompleta. Infatti, nell'Executive summary, oltre alle frasi correttamente riportate da Visconti, si legge nell'abstract "Previously reported discrepancies between the amount of warming near the surface and higher in the atmosphere have been used to challenge the reliability of climate models and the reality of human induced global warming. Specifically, surface data showed substantial global-average warming, while early versions of satellite and radiosonde data showed little or no warming above the surface. This significant discrepancy no longer exists because errors in the satellite and radiosonde data have been identified and corrected. New data sets have also been developed that do not show such discrepancies" (grassetto mio). E più oltre "For observations since the late 1950s, the start of the study period for this Report, the most recent versions of all available data sets show that both the surface and troposphere have warmed, while the stratosphere has cooled . These changes are in accord with our understanding of the effects of radiative forcing agents and with the results from model simulations." (grassetto mio). Le citazioni di Visconti mi sono sembrate quindi molto "mirate". L'articolo prosegue accusando gli autori di conoscenze inferiori a quelle di uno studente di fisica e di "volontà di convincere che la perturbazione antropica ha effetti più vasti di quelli che realmente esistono". Insomma, siamo ancora alla teoria del complotto dei climatologi e fisici dell'atmosfera. Ricordo ancora che non contesto (né potrei) i dati di Visconti; ma solo la sua strategia di comunicazione con citazioni selettive e conclusioni a dir poco affrettate.
Mi aspettavo insomma dalla sua rivista un trattamento più obiettivo e meno contraddittorio di un argomento di grande importanza per la ricerca scientifica e il futuro dell'umanità.

Grazie per l'attenzione

Marco Ferrari

Mi rendo conto adesso che è piuttosto ingenua (volutamente, devo dire), ma mi è venuta di getto, a parte le citazioni che sono andato a cercare. Bah, appena posso la rimando.



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Now playing: PHISH: "Mike's Song"

21 dicembre 2007

Questa me la devo ricordare

Assolutamente da spanciarsi



Per chi non lo sa, l'emperor sono gli Imperatori, che in Francia è Napoleone, e anche i pinguini imperatori.

19 dicembre 2007

Un colpo al cerchio...

Come prima me la sono presa con i miei colleghi, adesso lo faccio con uno che collega non è, secondo me, nonostante sia il direttore de Le Scienze, cioè Bellone. Che, nella prima parte di un lungo articolo sul catastrofismo pubblicato oggi sulla Repubblica, non perde occasione per stare zitto. E, visto che si parla di effetto serra, ci infila la sua solita valutazione sui pericoli che lui dice immaginari degli Ogm. E ci risiamo colo solito atteggiamento: chi si oppone alle scoperte scientifiche (qualsiasi esse siano) è un oscurantista. Che poi possa succedere che le scoperte stesse diano effetti negativi, non sfiora minimamente questo tecnocrati a oltranza. Che non si rendono conto come affermazioni come quelle emesse da loro sono assolutamente tutto il contrario di scientifiche. E' un vero fastidio leggere cose che dice un sedicente scienziato con tono del tutto lontano dal dubbio che, mi hanno insegnato, è la parte più fondamentale dell'atteggiamento scientifico. Poi si arrabbiano se qualcuno li chiama scientisti. Semplicemente perché non lo sono, perché i veri "scientisti" al contrario degli umanisti, coltivano il dubbio e non userebbero mai frasi apodittiche come quella di Bellone.

Ancora una volta sbagliato!

A volte, anzi, molto spesso, l'arroganza superciliosa dei ricercatori mi dà molto fastidio.Questo non significa che non dia loro ragione, e in questo caso non so come fare per stigmatizzare la notizia di un collega; che dimostra tante cose. In questo link si trova una notizia dell'Ansa che dice letteralmente che "E' UNA VOLPE L'ANTENATO TERRESTRE DELLA BALENA". Ora, se fosse così veramente, i titoli dei giornali scientifici sarebbero pieni di questa novità. Ma purtroppo una brevissima ricerca dimostra che la notizia non è proprio così sconvolgente. Infatti il genere da cui deriverebbero tutti i cetacei è tale Indohyus. Che, come sanno tutti gli zoologi bennati, è un artiodattilo. Cioè, appartiene al gruppo che si sapeva benissimo avesse dato origine alle balene e ai delfini. Ora, cosa dimostra questa notiziola? Che in primis la maggior parte dei colleghi non sa cos'è la tassonomia, la pratica e la scienza della classificazione. Bastava un minimo di controllo per vedere che con le volpi non c'entravano niente, i poveri Indohyus, che appunto sono artiodattili, anzi suiformi. Ma questo rivela un'altra falla del sistema culturale italiano; cioè che dire che un animale è "simile a..." un altro taxon corrisponde a dire che quell'animale "è" quell'altro taxon. Forse sto esagerando, ma tutto questo mi dimostra che un giornalista non scientifico vede le specie per quel che appaiono, non per quel che sono. Cioè dimentica totalmente la prospettiva storica, fondamentale per la storia della biologia e dell'evoluzione in particolare. Per non parlare della paleontologia. E' un problema grave, secondo me, perché dimenticare la prospettiva storica in un soggetto relativamente secondario come la biologia (secondario per il giornalismo italiano, non in assoluto) significa scordarsela anche in altri momenti, dalle analisi storiche a quelle sociologiche di Paesi lontani nel tempo o nello spazio. Insomma, si vive nel presente come nel presente vivono gli animali che conosciamo, gli unici che siamo in grado di comparare; e loro non hanno storia. Proprio come il povero Indohyus.

17 dicembre 2007

Sempre più difficile

La difficoltà nelle notizie di scienza non è trovarle (siamo praticamente investiti di notizie scientifiche, giorno dopo giorno, da decine di siti), né nell'interpretarle (leggere l'inglese scientifico non è particolarmente difficile, spesso è più facile dell'italiano "letterario"), ma lo scriverle. Bisogna figurarsi davanti agli occhi un lettore che ti guarda con aria interrogativa e si (mi) chiede: "Perché vuoi che legga questa cosa, invece del solito gossip, o delle acrobazie dei politici?". Certo, è necessario presumere che qualche tipo di interesse ci sia, nel lettore e nella notizia, e che i due "enti" abbiano almeno un punto in comune (siano tangenti). Ma spesso, pur con questo pensiero in testa, la notizia va affrontata come se fosse una comunicazione con qualcuno totalmente "altro da te". Io spesso dimentico questo passaggio, e butto giù una cosa quasi illeggibile. Tanto che dopo che la rileggo, la butta e aggiungo e tolgo, e cambio. Ma i problema è anche quello di farsi capire non tanto dal lettore, quanto dai colleghi e dalla direzione, diciamo così. Cioè da persone il cui interesse verso la notizia in sé e la scienza in generale, è molto molto basso. Quindi anche seguendo tutte le regole non si riesce a farsi capire. Perché sia i colleghi sia i lettori non fanno nessuno sforzo per capire, per afferrare ed entrare nella notizia. Non posso certo pretendere che questi si forzino a leggere cose per cui non hanno nessun interesse; leggano altro, se vogliono, ovviamente. Ma che il lettorato sia totalmente disinteressato a notizie scientifiche, che perciò devono essere torte e modificate fino a farle diventare molto simili al gossip, mi sembra un grave errore. Cercherò di fare qualche esempio, assolutamente ipotetico, quando mi vengono in mente.

15 dicembre 2007

Filmato terrificante

Si sapeva che le orche adottano diverse tecniche secondo le prede e l'ambiente, ma questo filmato che si trova ovviamente su Youtube



assomiglia molto a quello che danno i licaoni, le iene e i leoni (meglio, le leonesse) in Africa. Caccia cooperativa è la prima cosa che viene in mente, ma forse si potrebbe anche ragionare di altre cose più complesse, dalla cultura di singoli pod di orche alla teoria della mente che devono avere per cacciare insieme. Non lo faccio, non sono in grado e non ne ho tempo, ma se il filmato serve solo a stimolare qualche pensiero, non l'ho postato invano.

12 dicembre 2007

Ancora il nucleare

Per una strana concatenazione di cause ed eventi che non ho ancora avuto il tempo di studiare, la Stampa sta facendo una campagna forsennata a favore del nucleare. Anche oggi nelle pagine di scienza un'intera pagina è dedicata all'intervento di un ingegnere nucleare che, rispondendo da oste alla domanda se il vino è buono, dice che tutto va bene e dovremmo ricominciare a costruire centrali nucleari anche in Italia, fra l'altro perché combattono il riscaldamento globale. Dove mettere le scorie? Si vedrà. Gli incidenti? Non sono mai accaduti e quelli che sono accaduti dimostrano che è tutta colpa dell'uomo. Insomma, la solita solfa. Il passo successivo è vedere se la campagna a favore del nucleare (ma contro i soliti allarmisti) sia dovuta alla longa manus della Fiat o a qualche giornalista che vuol fare il bastian contrario.

09 dicembre 2007

Altro libro di grande valore...

Ormai non li seguo più, ci vorrebbe il professor Formenti. E' uscito un altro libro anti darwinista, che si chiama Processo a Darwin. L'autore è tale Marco Responti, e scrive sul Domenicale, la rivista di (credo) di Dell'Utri. E' un esperto di Tolkien, notoriamente amato dai fascisti italiani, scrive spesso di conservatorismo, cristianità, contro l'ambientalismo (ovviamente). Per il resto non trovo niente di cui si possa vantare come esperto di evoluzione biologica. E non mi sogno neppure di comperare il libro. Dovrebbero darmi i soldi per leggerlo.

08 dicembre 2007

Due velocità

Leggendo su Repubblica l'intervista a Nick Mason dei Pink Floyd mi è venuto in mente che in fondo il mondo moderno va velocissimo, forse anzi decisamente troppo. ma che contemporaneamente la musica sta rallentando moltissimo, quasi guidando con lo sguardo rivolto all'indietro. Non c'è una pubblicità priva di musica anni 70, non c'è concerto revival che non abbia un successo spaventoso (vedi i Led Zeppelin). Insomma, roba nuova non esiste o se esiste è solo per vendere. Niente, è solo una riflessione, e non credo che questa situazione porti a nessuna conseguenza rilevante. Ma forse prima o poi, quando morranno tutti i vecchi (ce ne ancora parecchi in giro) la musica ripartirà a correre come l'intera società. Cioè verso il baratro...

01 dicembre 2007

Nuovo documento del tedesco

Con il solito profluvio di chiacchiericcio, il papa ha emesso un'enciclica in cui si dice che l'illuminismo e il marxismo hanno fallito. Per il marxismo non so, ma spero che usi un po' degli strumenti dell'illuminismo per riuscire a diffondere quello che dice, se no tutto rimane nella chiesona di Roma dove abita. Il che non sarebbe male. Per il resto è tutto un bla bla senza senso, in cui si "dimostra" che siccome la ragione da sola non basta e non può guardare oltre se stessa, ci vuole un essere superiore. Ma dove l'ha imparata la logica questo qua? Il papa finisce con altri blateramenti su inferno, purgatorio e paradiso, e sul fatto che "la questione della giustizia costituisce l'argomento essenziale, in ogni caso l'argomento più forte, in favore della fede nella vita eterna". Perché? Perché "E' impossibile infatti che l'ingiustizia della storia sia l'ultima parola". E chi l'ha detto? Io (cioè lui). Mah

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