Una bella canzoncina che parla di tassonomia:
L'accento inglese è imperdibile.
Blog di scritti, pensieri, ruminazioni su scienza, ambiente, giornalismo e variazioni sul tema.
28 marzo 2007
Canzone linneana
| Reazioni: |
25 marzo 2007
Al Gore
L'ex vicepresidente degli Stati Uniti mi convince abbastanza (non troppo), anche se ha scritto libri sull'argomento anche vent'anni fa. In questa intervista va un po' sul pratico con un giornalista inglese.
Artisti?
Forse ci faccio caso solo ora, ma quando si deve fare un complimento a uno scienziato si dice che la sua scienza "è quasi come un'arte". Perché? Di un'arte sublime non si dice che "è quasi come una scienza". Sarà il solito bias degli italiani o è un vezzo diffuso in tutto il mondo?
10 marzo 2007
Viaggio in Ecuador
Butto qua, nella sua forma più rozza, il resoconto del viaggio che ho fatto in Ecuador. Molto interessante, anche se pensavo di vedere molte più specie, in particolare di uccelli. Ma tant'è. E' andata benissimo anche così.
Viaggio in Ecuador 19-2 1-3 2007
Integrazione tra sapienza della terra e quella dell'uomo, che deriva da migliaia di anni di convivenza.
Le tribù locali hanno fatto esperienza di millenni di sfruttamento e conoscono alla perfezione i limiti che si devono porre per riuscire a sopravvivere nella foresta tropicale. Conoscono anche piante e animali, la vera ricchezza di questo Paese. In Ecuador, grande un po' meno dell'Italia, vivono circa 12 milioni di persone, e la sua biodiversità è tra le maggiori del mondo; ci sono per esempio 1600 specie di uccelli (in tutta Europa ce ne sono circa 650). Le specie di farfalle sono circa Xxx, così come innumerevoli sono i pesci dei fiumi che si gettano nell'oceano Pacifico o, dopo essersi gettati nel Rio delle Amazzoni, nell'Atlantico. Dalle cifre della biodiversità si capisce che la nazione sudamericana ospita alcuni tra gli ecosistemi più ricchi della Terra. Come la foresta amazzonica, che copre la parte orientale dell’Ecuador. Un approccio europeo vorrebbe che la terra coperta di foresta sia appena possibile trasformata in terreno coltivabile. Gli indios Epera, invece, intervistati dal "titolare" di "Evoluti per caso" Patrizio Roversi dicono di preferire un approccio più "morbido".
20-2 bananeto. Almeno 4-5 diverse cultivar di banane, da banana-mela a baby banana a verde a platano. Alla sera e a pranzo, intere portate di banane, dalle lasagne di banane al dolce ai gamberi avvolti nella pastella di banane. Pomeriggio comunità Libertad, circa 250 persone che coltivano banane e cacao. Ctm Altromercato riesce con la gestione da "fair trade" a coinvolgere anche piccolissimi produttori, che producono fino a 20 cartoni (circa 18 kg per cartone). Alcuni producono banane e cacao in mezzo alla selva, in cui i segni della presenza umana, pur essendoci, sono quasi soffocati dalla crescita della foresta. La vita qui è durissima, anche perché le distanze sono amplissime, e molte comunità vivono quasi isolate.
©21-2 Abbiamo seguito il ciclo di produzione delle banane, dalla raccolta al carico sulla nave. Differenza tra vari produttori, secondo le dimensioni, ma in assoluto niente di interessante.
©22-2 Bosco pietrificato di Puyango. Bosco fossile di circa 65 milioni di anni fa, con vari strati di tronchi fossili, dalle cicadacee alle araucarie ad alcune latifoglie. Deriva da inondazioni ed eruzioni vulcaniche dalle neonate Ande. Poiché la zona è stata invasa anche dal mare, in vari periodi, si trovano anche fossili marini. Simbolo della biodiversità nel tempo. Questo bosco è completamente diverso da quello di milioni di anni fa. La specie dominante un tempo era Araucarioxylon, parente delle odierne araucarie, che oggi nel bosco sono sostituite, come specie più grosse, dal petrino (Cabanillesia platanifolium) famiglia Bombacacee, di cui alcuni esemplari raggiungono e superano i 30 metri. In questo bosco di non più di 2500 ettari ci sono circa 130 specie di uccelli, di solito simbolo di altissima biodiversità. Osservato almeno 10 specie di uccelli in poche ore, più innumerevoli farfalle e altri insetti.
©23-2 foresta di nuvole nel parco nazionale di Podocarpus. Il parco protegge una delle conifere endemiche del Sudamerica, il Podocarpus. Con esso si trovano centinaia e centinaia di specie di piante e animali, spesso fortemente integrati fra di loro in stupendi esempi di coevoluzione. Un fiore di un Lorantacea per esempio è fecondato solo da un colibrì dal becco molto lungo, il becco a spada (Ensifera ensifera), l'unico che riesce a entrare a fondo. Molti piccoli ecosistemi nascono e muoiono su un solo albero, spesso intere popolazioni non si spostano mai dai giganteschi "condomini" naturali che popolano il bosco. Anche in questo intrico i locali sono riusciti a trovare elementi naturali importanti. Per esempio una delle piante più famosi della storia, la Cinchona, dalla cui corteccia si estrae il chinino, un alcaloide utilizzato per contrastare nel corpo l'azione del plasmodio della malaria. La corteccia, diffusa in tutto il mondo, ha permesso vere rivoluzioni storiche, come la conquista dell'Africa da parte degli occidentali. Dopo la conoscenza delle proprietà della Cinchona, si è scatenata una vera corsa all'oro verde, con intere foreste distrutte per strappare agli alberi la preziosa corteccia. Specie dopo che, durante la seconda guerra mondiale, i giapponesi presero il controllo delle piantagioni di chinino. Il parco nazionale Podocarpus è nato anche per proteggere la preziosa eredità genetica (germoplasma) del chinino. Ma così facendo si riesce a salvaguardare anche altre specie, dalle orchidee agli uccelli all'orso dagli occhiali (Tremarctos ornatus), una specie relativamente piccola e onnivora, presente in zona con una buona popolazione.
Vilcabamba, il paese dei centenari. In una valle isolata vive una popolazione con una vita molto. Nonostante gli studi non si sa con precisione il perché di questa caratteristica, potrebbe essere l'acqua o la mancanza di stress o di inquinamento, o forse la genetica. Gli abitanti fumano e bevono (poco), e sono in apparenza molto fatalisti. Si dice che anche solo bagnarsi faccia ringiovanire. Struttura genetica della popolazione potrebbe essere influente, ma vilcabambesi trasportati altrove si ammalano come gli altri. Quindi genetica e ambiente sono interconnessi. Pianta Wilco, leguminosa della famiglia e delle acacie, dal cui frutto si estrae una polverina da annusare che da forza e non è allucinogena. Dal nome della pianta deriva quello della valle. Bamba=valle, wilco=albero .Wilcobamba-->Vilcabamba. Pictadenia colubrina. La temperatura non varia molto dai 18 ai 22 gradi, tutto l'anno, una specie di eterna primavera. Molti occidentali scelgono di passare lunghi periodi a Vilcabamba, e alcuni ci rimangono per sempre. Esiste già una seconda generazione di vilcamambini figli di occidentali, che si sono integrati alla perfezione con la popolazione locale. I quali a loro volta rimpiangono uno stile di vita ancora più antico, e ritengono che, al di là dell'aria e dell'acqua, quello che li fa sopravvivere più a lungo sono i valori trasmessigli dai propri genitori e dalla comunità. Sembra una piccola valle Svizzera ai tropici, senza l'inverno. Nel pomeriggio, scenette varie e una bella cavalcata.
©24-2 da Loja a Cuenca, con passaggio a Saraguro, una comunità di circa 25.000 persone con costumi tradizionali e un linguaggio particolare. Arrivo nel pomeriggio a Cuenca, bella cittadina abbastanza grande. Giro della città e cena.
©25-2 viaggio di trasferimento verso Puyo, circa otto ore di pullman. Fermata a Baños, la porta dell'Amazzonia. Qui partono tutte le spedizioni per l'interno del paese, fino al Rio Napo. Svariatissima umanità si riunisce qui per partire, organizzare e altre attività più o meno lecite. I turisti stranieri non sono tanti perché è sotto il vulcano Cotopaxi, che erutta spesso. Atmosfera plumbea, con una chiesa barocchissima e strapiena di gente, bancarelle ovunque che vendono dolciumi e giocattoli. Da un certo versante in poi, letteralmente le specie vegetali esplodono. Decine e centinaia di specie si affollano in pochi metri quadrati. Piante animali e fiori ricoprono il terreno.
©26-2 partenza ore 3 (!) per l'interno della foresta, dove incontriamo dapprima un grosso crotalo ucciso poco prima. Immagine del contrasto continuo dell'uomo contro la natura. Nell'attesa dell'incontro con le tribù, fotografate due meravigliose falene. Incontriamo prima uno sciamano shuar senza una mano (...). Ci dice di rispettare la natura, ma veniamo a scoprire che ha perso una mano pescando con la dinamite. Ci racconta tutto della mitologia shuar, delle tsinti (sp?) che vivono nel fiume e si manifestano sotto forma di donne bellissime che cantano allo sciamano, il quale trasmette la sua conoscenza quand'è sotto l'effetto dell'ayauasca, un'erba (o mistura di erbe) che gli induce visioni che gli permettono di vedere il futuro suo e dei clienti della comunità. Poi lungo giro sotto l'acqua con Franklin, maestro di scuola che ci spiega le rivendicazioni dell'etnia shuar. Con due bimbe, figlie di Franklin, di 4 e 3 anni, per andare a vedere una grotta dove si nascondevano quelli sotto l'effetto della (vedi file audio, intervista ad Albino, avvocato shuar). Osservate tante specie animali tra cui un paio troglobie, e vegetali. Moltissime specie simili o identiche alle nostre piante d'appartamento, dalle crescita esplosiva. Sono sciafile e idrofile. Nelle nostre case non crescono bene perché trovano un ambiente secco e luminoso. Salto anche nella cueva de los tayos (la grotta dei guaciari, Steatornis caripensis), un parente dei succiacapre (Caprimulgidi) adattato a una vita notturna e di grotta; è frugivoro, e si sposta con clic di frequenze e quindi efficienza molto inferiore a quella dei pipistrelli.
Gli shuar ci raccontano dei progetti di ecoturismo, come sentieri nella foresta per osservare fiori e piante, alloggi in lodge confortevoli, cucina tradizionale eccetera. La serata terrificante festa popolare con canzoni tradizionali (1!) e karaoke di motivi romantici in spagnolo. Grande intrattenitore. Finito con danza popolare di 3 uomini e quattro donne; 5 minuti tutti uguali, con movenze simili a quelle degli yanomami o degli indiani d'America.
©27-2 tappa di trasferimento fino al parco di rio Palenque. Fermati dalla polizia quando stavamo filmando una raffineria. Arrivo in un posto bellissimo, foresta pluviale umida tropicale. Le specie vegetali sono oltre 1200, gli uccelli osservati circa 420, le farfalle 300 e 30 solo le specie di pipistrelli. È solo un francobollo in un mare di coltivazioni, quel che rimane di una foresta che ricopriva tutta la zona occidentale del paese, dalle montagne alla costa. Protetta dalla fondazione Wong, un Ong che investe in educazione ambientale e protezione. Accoglie ricercatori internazionali, specie dagli Stati Uniti, che raccolgono materiale per descrivere sempre nuove specie (è stato appena scoperto un nuovo rettile). Anche se di piccole dimensioni, svolge un'importantissima funzione di rifugio per le specie attorno, che l'attività dell'uomo ha scacciato dai loro ambienti originali, trasformando le foreste in campi. Freddy, la nostra guida, è un biologo che lavora sul posto da un anno e mezzo; eppure, quando gli facciamo notare una grossa e minacciosa formica gialla e nera, ci confessa sconcertato che è solo la seconda volta che la vede. Segno che la biodiversità del posto, nonostante le piccole dimensioni, è sempre crescente. Rio Palenque è notissimo tra i ricercatori perché nella sua piccola ma fornita biblioteca hanno sostato grandi ricercatori come E. O. Wilson, il padre della sociobiologia. Dalla ricchezza del centro, che continua ad essere studiato, i ricercatori hanno ricavato una conoscenza migliore, anche se secondo loro non ancora sufficiente, della biologia delle foreste umide tropicali. A volte accade che, in un caso di "biopirateria scientifica", raccolgano esemplari senza più farsi sentire dal centro. Interazione tra le specie, in particolare tra varie piante e insetti. Molte formiche, molti millepiedi, molti uccelli visibilissimi, tra cui molti colibrì, che passano ronzando quasi invisibili sulla testa del visitatore. Una visita nei recessi più profondi, insieme a Freddy, la nostra guida, ci immerge in una vera cattedrale di alberi altissimi, in cui quasi senza accorgerci cominciamo a parlare a voce bassa, senza che ce ne sia veramente bisogno. Infatti è tale la cacofonia di grida che provengono da uccelli, rane e insetti (tra i quali abbiamo osservato una cavalletta gigantesca, almeno 15 centimetri), che la foresta può essere considerata una specie di cattedrale in cui si svolge ogni giorno, tutto il giorno, un rito pagano cantato. Ci si sente sempre un po' intrusi, e forse sarebbe necessario un soggiorno di qualche giorno per capire veramente l'intrico dei rapporti. Parecchie le piante medicinali, che possono fungere da adiuvante contro malattie come la leucemia. Brookmansia suaveolens pianta allucinogena come lo stramonio. Persea theobromifolia, endemica del rio Palenque, tagliata per farne mobili.
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