Come sanno i miei 0 lettori, ho molto a cuore la sorte del giornalismo scientifico in Italia e nel mondo. Ritengo che una buona comunicazione su quello che accade nel mondo della scienza sia indispensabile per una società quanto meno informata e libera.
Stasera sono andato in Stazione centrale, a Milano, per presentare la rivista per cui lavoro nell'ultimo incontro degli Angoli della scienza a Milano. il protagonista era Edoardo Boncinelli, e parlava di "cervello e libertà", o qualcosa di simile. Come altre volte, ma questa volta un po' di più, non mi è piaciuto. Forse era stanco o forse non è il suo argomento. Ma la banalità della comunicazione è stata decisamente troppa; che siamo più liberi di un topo è quasi ovvio, che siamo infinitamente più liberi di ogni altro animale, come lo scimpanzé o il bonobo, lo dice solo lui. Che solo gli animali abbiano constraint biologici e noi solo quelli culturali è una posizione di una banalità sconcertante. Ancora una volta mi sembra che questi biologi arrivati dopo siano un po' deboli dal punto di vista della storia della scienza di cui si occupano. Troppi accenni a cose come "animali inferiori", troppi errori nel riportare storie ormai classiche (per gli etologi) come quella delle cince in Inghilterra che bevono la panna del latte, mi hanno un po' deluso. Non che ne avessi bisogno.
Fortunatamente ho letto un lungo saggio su "giornalismo scientifico" inun blogo di un "collega" americano che mi ha un po' rincuorato. Andatevelo a leggere per capire perché.
Tutto questo per dire anche che se quando ho cominciato ci fossero stati tutti questi mezzi forse non mi sarei dovuto costruire una preparazione tutto solo, con gli inevitabili errori che mi trascino dietro. Anche se adesso posso dire di non essere poi molto peggio di tanti altri colleghi. Quando riesco a scrivere qualcosa di scientifico...