30 luglio 2006

L'evoluzionista e l'artista

Sul sito della rivista Seed c'è (qui) un botta e risposta tra Andrea Barrett, una scrittrice americana che non conosco, e l'evoluzionista Niles Eldredge. Si parla delle storie, di come usarle per raccontare la scienza e di come storie e teorie abbiano, in parte, lo stesso percorso quando lasciate libere in società. Non conosco afatto gli scrittori italiani, ma sono pronto a scommettere (poco) che nessuno potrebbe anche lontanamente sostenere un dialogo con un evoluzionista, né sarebbe in grado di capire di cosa si stia parlando quando si fa la distinzione, per esempio, tra ipotesi e teoria. Insomma, gli scrittori italiani per me sono decisamente ignoranti in argomenti scientifici, e non importa loro assolutamente niente.

22 luglio 2006

Giornalisti e direttori (di giornali)

Questo l'ha scritto un docente di giornalismo alla Columbia, e riguarda il giornalismo scientifico. Lui l'ha scritto prima, ma, se ci credete, l'ho appuntato anch'io, quasi uguale, nel telefonino, come pensiero da sviluppare. Allora, ecco K.C. Cole:
"[Editors] tend to be very accomplished people. They're used to being the smartest guys in the room. So science makes them squirm. And because they can't bear to feel dumb, science coverage suffers." Viene da qua.
Leggete e meditate, colleghi. Su questa difficoltà di lavorare, o di fare bene il mio lavoro, ci ho meditato per anni. E non avrei saputo dirlo meglio (ovvio, direte voi; il signore è un grande del giornalismo d'oltreoceano).
Gli inglesi lo chiamano rant, cioè qualcosa come lamentazione. E', come ho detto a mio figlio, una buona ragione per abolire la civiltà occidentale, o almeno il consumismo (in parte almeno). Sto scrivendo con la musica a volume un po' alto (ascolto i Phish, figuriamoci) perché la ventolina che raffredda la scheda grafica si ferma e riparte, facendo un rumore molto simile a quello di un soffocato muggito. Il che dà molto fastidio. Ho cercato di smontarla, anzi l'ho smontata, l'ho pulita, gli ho spruzzato un po' di lubrificante al silicone. Niente da fare. E' un aggeggino di plastica che costerà al massimo 3 euro. Disperato, ho mandato una mail alla casa produttrice della scheda (Nvidia) per dire che non posso cambiare la scheda (e in ogni caso non ne comprerei un'altra della stessa marca) perché un componente da niente fa rumore. Nessuna risposta, ovviamente.
Ecco perché credo che il consumismo sia da abolire; sostituito dal controllo statale sui prodotti.

12 luglio 2006

E' morto Syd Barrett. Lo so, lo hanno detto tutti, ma per me è importante dire che i primi due dischi dei Pink Floyd, quelli in cui l'influenza del cappellaio matto si è fatta sentire di più, sono assoluti capolavori. Li ho comperati qualche decennio fa come "A nice pair", e ormai sono quasi del tutto consumati come vinili, tanto che ho anche altre copie in vari formati. Ho spiegato ai figli che sentire, nel 1970 o giù di lì "Interstellar overdrive", è stato sconvolgente. Abituato a Sanremo o al massimo a canzoni strutturate, come quelle dei Creedence Clearwater Revival (mia passione giovanile, adulta e senile) un pezzo come quello sopra o "Astronomy domine" è pazzesco. E lo è ancora adesso, se devo dire la verità. Le altre canzoncine di "The piper at the gates of dawn" sono quanto meno inquietanti. Ascoltare e leggere il testo di Lucifer Sam, per esempio, per sentire un brivido dietro la schiena. "Quel gatto ha qualcosa che non so spiegare". E' quasi come leggere Matheson.

Share it

Sociable